Il Natale

dicembre 16th, 2014

Come membro della chiesa di Gesù Cristo, dei Santi degli Ultimi giorni (a volte, erroneamente chiamata chiesa mormone, da amici di altre fedi), il 25 Dicembre festeggio il Natale.

E’ il periodo dell’anno che preferisco. Amo la temperatura fredda di quei giorni, amo la neve, quando c’è, amo le nuvolette di fiato che si vedono, quando si parla all’aperto.

Ma, soprattutto, amo l’atmosfera di quei giorni.

mormone-NativitaAmo le luci colorate per le strade, gli alberi di Natale, i bambini che guardano tutto quello che hanno intorno, con i loro occhi meravigliati. Amo i sorrisi sul volto delle persone.

Tutti sappiamo, ormai, che Gesù non nacque davvero il 25 Dicembre ma che, piuttosto, la Sua nascita va collocata in Primavera. E, per noi mormoni, la data è quella del 6 Aprile.

Sappiamo che ci furono varie motivazioni per le quali la ricorrenza della nascita del Salvatore venne legata al giorno che tutto il mondo, ormai, riconosce ufficialmente come il Natale.

Eppure… nonostante non sia davvero quello, il giorno in cui Egli è nato, il ricordo della Sua nascita, il pensiero di ciò che Egli ha fatto, i sentimenti che proviamo nei Suoi riguardi, in questo periodo dell’anno si fanno più forti e presenti e sembrano riempire le strade, le case, i posti di lavoro, sembrano raggiungere chiunque, ovunque.

Le persone diventano davvero più unite di quanto siano, nel resto dell’anno. E’ la magia del Natale! La magia dell’amore! E’ il dono che ci ha fatto il nostro Padre Celeste di inviarci Suo figlio, e nostro fratello, che riempie i nostri cuori di speranza e buoni sentimenti, in questo periodo dell’anno più che mai.

Come mormone, e come italiana, ho le mie tradizioni, legate al Natale. In casa, mi piace addobbare ogni angolo, con palline e lucine colorate, faccio l’albero, accendo candele, in candelieri con soggetti natalizi, ho un piccolo presepe che preparo ogni anno. La sera della vigilia, con la mia famiglia, aspettiamo la mezzanotte, per aprire i regali. Da qualche anno, ho deciso di non spendere soldi inutilmente, in regali futili… preferisco fare dei pensieri, che abbiamo un significato. Degli oggetti, legati a delle storie o a degli insegnamenti, che facciano capire, a coloro a cui li regalo, l’importanza del Natale, del messaggio di amore e speranza che porta. Tutto questo fa parte del mio modo esteriore, di festeggiare il Natale. Altri membri della Chiesa, in altre parti del mondo, lo festeggiano seguendo le loro tradizioni.

Ma c’è anche un modo spirituale, di festeggiare il Natale.

Questo è un momento di festa e di gioia. Ma è anche un momento di riflessione, di pace e silenzio. Un momento in cui pensare al significato del Natale, più profondo e vero.

Con la nascita di quel bambino, il Padre Celeste ha compiuto un altro passo nella realizzazione del Suo piano di felicità, per tutti i Suoi figli che sono venuti e che verranno in questo mondo. In Luca 2:1-17, leggiamo quello che avvenne:

gesu-pastori-mormone“Or in que’ dì avvenne che un decreto uscì da parte di Cesare Augusto, che si facesse un censimento di tutto l’impero. Questo censimento fu il primo fatto mentre Quirino governava la Siria. E tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città. Or anche Giuseppe salì di Galilea, dalla città di Nazaret, in Giudea, alla città di Davide, chiamata Betleem, perché era della casa e famiglia di Davide, a farsi registrare con Maria sua sposa, che era incinta. E avvenne che, mentre eran quivi, si compié per lei il tempo del parto; ed ella diè alla luce il suo figliuolo primogenito, e lo fasciò, e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non v’era posto per loro nell’albergo.
Or in quella medesima contrada v’eran de’ pastori che stavano ne’ campi e facean di notte la guardia al loro gregge. E un angelo del Signore si presentò ad essi e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e temettero di gran timore. E l’angelo disse loro: Non temete, perché ecco, vi reco il buon annunzio di una grande allegrezza che tutto il popolo avrà: Oggi, nella città di Davide, v’è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino fasciato e coricato in una mangiatoia. E ad un tratto vi fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Iddio e diceva: Gloria a Dio ne’ luoghi altissimi, pace in terra fra gli uomini ch’Egli gradisce! E avvenne che quando gli angeli se ne furono andati da loro verso il cielo, i pastori presero a dire tra loro: Passiamo fino a Betleem e vediamo questo che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere. E andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe ed il bambino giacente nella mangiatoia; e vedutolo, divulgarono ciò ch’era loro stato detto di quel bambino”.

Trovo molto bello, il racconto in Luca. Trovo bello che, coloro che seppero della lieta novella, andarono a raccontarlo. Ma, soprattutto, trovo incredibilmente bello questo bambino, che con la Sua innocenza e la Sua vita, ha salvato il mondo.

Credo che dovremmo ricordare il nostro salvatore, ogni giorno dell’anno. Dovremmo ringraziarLo per ciò che ha fatto per noi, in ogni momento, non soltanto quando arriviamo a Dicembre.

Ogni anno, provo a focalizzare la mia attenzione su quello che festeggio, su quello che dovrei ricordare. Provo a capire in cosa posso migliorare, per onorare la Sua nascita, per far sì che il Suo venire su questa terra non sia stato inutile, almeno non nella mia vita. Faccio i miei bilanci e penso a cosa migliorare.

Sono immensamente grata a quel bambino, a quell’uomo, che ha scelto di seguire la volontà del Padre, nascere da genitori umani e portare la salvezza ad ognuno di noi. Sono immensamente grata di sapere chi Egli sia: il figlio del Padre Celeste, mio fratello e il mio Salvatore. Sono immensamente grata per la sua nascita, per quell’evento che ha dato inizio a tutto e ha riempito di speranza e amore il cuore degli uomini. So che Egli ci ama e ce lo ha dimostrato, venendo qui, su questa terra, tra noi. E spero con tutto il cuore che, in ogni giorno, in ogni momento, nel nostro cuore si possa compiere quel miracolo, quel cambiamento, che ci avvicini a Lui e ci faccia sentire davvero il grande amore che Egli nutre nei nostri riguardi.

Questo articolo è stato scritto da Cinzia Galasso

I profeti di Dio

novembre 22nd, 2014

Tempi antichiQuando mi sono convertita e sono diventata membro della Chiesa di Gesù dei Santi degli Ultimi Giorni (spesso erroneamente chiamata chiesa mormone, dagli amici delle altre fedi), una delle cose che mi ha colpito maggiormente è che la chiesa è guidata da un profeta, proprio come avveniva nell’antichità.

Questo è uno degli aspetti sicuramente più particolari e specifici della chiesa SUG.

Anche se molti uomini credono che i cieli siano chiusi e che non vi siano più rivelazioni, noi sappiamo che non è così. Noi possiamo chiedere e avere una guida e dei consigli, nell’affrontare il mondo in cui viviamo. Non siamo lasciati a noi stessi, come molti possono pensare. E questo avviene proprio grazie ai profeti.

I Profeti ricevono la rivelazione, da parte di Dio, per la Chiesa. Egli comunica la Sua volontà ai membri della Sua chiesa, tramite loro.

In Amos 3:7, leggiamo, infatti:

“Poiché il Signore, l’Eterno, non fa nulla, senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti”.

Ed è proprio così. Il Signore rivela ai Suoi profeti le Sue intenzioni e i Suoi comandamenti, ed essi guidano il Suo popolo, grazie a questo continuo colloquio con il Padre celeste.

Ma cos’è un profeta, esattamente? Un profeta è un uomo chiamato da Dio a essere il Suo rappresentante sulla terra e quando egli parla in nome di Dio è come se fosse Dio a parlare. In DeA 1:38, leggiamo:

“Ciò che io il Signore ho detto, l’ho detto, e non mi scuso; e sebbene i cieli e la terra passino, la mia parola non passerà, ma sarà tutta adempiuta; che sia dalla mia propria voce o dalla voce dei miei servitori, è lo stesso”.

Ma il profeta non è soltanto colui che parla in rappresentanza di Dio. Egli è anche un testimone speciale di Gesù Cristo. Egli porta testimonianza della verità del Vangelo di Gesù Cristo e della Sua divinità, in qualità di figlio del Padre celeste. Egli, inoltre, invita i malvagi a pentirsi, riceve rivelazioni per il nostro beneficio, ma può anche avere delle predizioni di eventi futuri, e darci dei consigli, affinchè possiamo trovarci preparati.

Non ci sono dei requisiti o dei corsi che si possono fare, per essere profeti di Dio. Qualunque uomo può diventarlo, purchè sia scelto da Dio e stabilito tramite l’autorità del sacerdozio.

Inoltre, una volta nominato un nuovo profeta, i membri della chiesa sono chiamati a sostenerlo, con l’alzata della mano destra. E’ richiesto ad ognuno di noi di domandare a Dio se davvero quell’uomo è un Suo profeta e agire di conseguenza.

Questo sostegno viene dato, oltre che alla Prima Presidenza (composta dal Profeta e dai suoi Consiglieri), anche al Quorum degli Apostoli.

Ma oltre al sostegno, tramite l’alzata di mano, in quale altro modo possiamo sostenere i profeti? Possiamo farlo pregando per loro, perché possano sostenere il peso delle loro responsabilità. Ma anche leggendo e studiando le loro parole. Il profeta ci parla sia durante le conferenze generali (che si tengono due volte l’anno, ad Aprile e a Ottobre, il primo weekend del mese), sia attraverso gli articoli pubblicati sulla rivista della chiesa (Liahona o Ensign). A volte, quando leggiamo un discorso del profeta, c’è qualcosa che non vorremmo sentire, che non ci trova d’accordo, ma se non vogliamo allontanarci dalla strada di Dio, dobbiamo rispettare tutti i comandamenti e i consigli che ci vengono dal profeta, non soltanto quello che ci piace di più. E dobbiamo avere la certezza che, davvero, quei consigli sono per il nostro bene. Dio non permetterà che ci venga detto qualcosa di errato.

predicazione-Wales-MormonI profeti sono comunque esseri umani e non sono perfetti. Questo significa che essi possono commettere degli errori, ma comunque non verrà mai permesso loro di portare fuori strada il popolo di Dio. Uno dei passati presidenti della chiesa, disse, una volta:

«Il Signore non permetterà mai a me, né ad alcun altro che stia come presidente di questa chiesa, di condurvi fuori strada. Non è nel programma. Non è negli intenti di Dio. Se io dovessi tentare di farlo, il Signore mi toglierebbe dal mio posto» (Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: Wilford Woodruff).

Nonostante essi possano essere imperfetti, come noi, il Padre Celeste ha sempre posto, fin dal passato, questi uomini alla guida del Suo popolo.

Le loro storie le troviamo all’interno delle Scritture e sono sempre fonte di ispirazione, per noi.

Ci basti pensare a uomini come Isaia, Mosè, Daniele (nella Bibbia), Nefi e Alma (nel Libro di Mormon). Ognuno di loro è stato scelto da Dio per aiutare il Suo popolo in un determinato momento storico. Per prepararlo e metterlo in guardia. Per aiutarlo ad affrontare le avversità e le persecuzioni.

Il profeta moderno, che ha restaurato la chiesa di Gesù Cristo, è stato Joseph Smith. Anch’egli scelto, per guidare la chiesa in quel determinato momento storico, caratterizzato da una forte confusione spirituale e un grande interessamento religioso.

Il profeta di oggi, è Thomas S. Monson, divenuto profeta il 3 Febbraio 2008, dopo la dipartita del precedente presidente della chiesa, Gordon B. Hinckley.

In DeA 21:6, possiamo leggere:

«Le porte dell’inferno non prevarranno contro di voi; sì, e il Signore Iddio disperderà i poteri delle tenebre dinanzi a voi e farà sì che i cieli siano scossi per il vostro bene e per la gloria del suo nome».

Questa sicurezza, questa benedizione, ci viene data proprio obbedendo alle direttive del profeta. Quando seguiamo i loro comandamenti, siamo sempre al sicuro.

Sapere che la chiesa è guidata da un profeta di Dio, mi conforta e mi fa sentire in pace. Significa avere la certezza di poter sapere sempre qual è la volontà di Dio, per il suo popolo, e anche per me, e sapere che ho sempre una guida, nella mia vita, anche durante i momenti più difficili.

Io so che la chiesa è guidata da un profeta di Dio e so che tramite Lui il Padre Celeste non ci lascia mai soli. E questa sicurezza, riempie il mio cuore di amore e serenità.

Questo articolo è stato scritto da Cinzia Galasso

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I leader globali della fede si incontrano per discutere del matrimonio, in Vaticano

novembre 22nd, 2014

La famiglia: un proclama al mondo, il trattato che è molto familiare ai membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, così come ai membri di altre religioni importanti, dichiara con enfasi:

La famiglia è ordinata da Dio. Il matrimonio tra l’uomo e la donna è essenziale per il Suo piano eterno. I bambini hanno il diritto di nascere nel vincolo del matrimonio e di essere allevati da un padre e da una madre che rispettano i voti nuziali con assoluta fedeltà. La felicità nella vita familiare è meglio conseguibile se è basata sugli insegnamenti del Signore Gesù Cristo. Il successo del matrimonio e delle famiglie deve essere stabilito e mantenuto sui principi della fede, della preghiera, del pentimento, del perdono, del rispetto, dell’amore, della compassione, del lavoro e delle sane attività ricreative.

Tuttavia, nella società in continua evoluzione di oggi, la definizione di matrimonio tradizionale e della famiglia sono diventati male interpretati, attraverso propagande ingannevoli usate da alcuni per espandere la definizione ed includere anche i matrimoni omosessuali. I matrimoni omosessuali non sono mai stati una parte del piano di Dio, quindi egli non ordina e non tollera questo atto. Tuttavia, vi sono molti, molti cristiani di buon cuore, che hanno fatto grandi passi per stabilire questo concetto e questa pratica, come norma sociale.

Tutto questo è sostenuto dai media liberali, così come dai politici. Persino persone come il Presidente dell’Istituto per i Valori Americani, David Blankenhorn, il cui articolo editoriale dal titolo “Non mollate proprio ora sul matrimonio”, pubblicato nel Deseret News, nell’edizione nazionale del 10 Ottobre 2014, e dice: “E consideriamo questa nuova possibilità: gay e lesbiche, dopo aver combattuto con coraggio per il diritto di sposarsi, avendo avuto successo, possono ora con la loro guida e il loro esempio aiutare la nazione, nel suo insieme, a riscoprire le promesse del matrimonio”, dimostrano disprezzo per la santità del matrimonio tra un uomo e una donna.

L’importanza del matrimonio tradizionale

La famiglia: un proclama al mondo, dichiara inoltre:

FamigliaIl primo comandamento che Dio dette a Adamo ed Eva riguardava il loro potenziale di genitori come marito e moglie. Noi proclamiamo che il comandamento di Dio per i Suoi figli di moltiplicarsi e riempire la terra è sempre valido. Dichiariamo che Dio ha comandato, inoltre, che i sacri poteri della procreazione devono essere usati soltanto tra l’uomo e la donna che sono legittimamente sposati come marito e moglie.

Il Direttore del Progetto Nazionale sul Matrimonio, W. Bradford Wilcox, ha dichiarato, in un commento per la Heritage Foundation:

Mezzo secolo fa, il matrimonio era la pietra angolare per l’età adulta, e l’ancora per crescere e allevare i bambini. Questo non è più il caso: il tasso dei matrimoni è diminuito del 50 per cento dal 1960 circa, e il tasso di divorzio raddoppiata dal 1960 al 1980 circa (dato che è diminuito). Di conseguenza, il matrimonio stabile è meno probabile che possa guidare l’esperienza degli adulti – e soprattutto dei bambini – in America. Infatti, solo circa la metà degli adulti della nazione è sposato. Attualmente, circa la metà dei figli della nazione trascorrere del tempo al di fuori della casa coniugale.

Egli esorta le persone che sono sinceramente preoccupate per il benessere dei bambini, o preoccupate per la crescente disuguaglianza in America, o per il rinnovarsi del sogno americano, anche a preoccuparsi per il matrimonio. Inoltre, aggiunge: “la ricostruzione della cultura del matrimonio non dovrebbe essere una questione di nostalgia per un’epoca passata, ma, piuttosto, per gli americani comuni deve essere come la chiave per riconoscere il legame tra il futuro del loro matrimonio e quello del loro paese”.

Per quanto riguarda l’importanza dell’unione matrimoniale, Ezra Taft Benson, il 13° presidente della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha insegnato: “Il matrimonio… è il principio più glorioso e più esaltante del vangelo di Gesù Cristo. Nessuna ordinanza è più importante e più sacra e più necessaria alla gioia eterna dell’uomo. La fedeltà al patto coniugale porta la gioia più piena qui e ricompense gloriose in seguito” (Insegnamenti di Ezra Taft Benson 1988, 533-34).

E il presidente Henry B. Eyring, primo consigliere della Prima Presidenza della Chiesa di Gesù Cristo ha insegnato:

Alla creazione dell’uomo e della donna, l’unità nel matrimonio non era data come speranza; era un comandamento! Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla sua sposa: e saranno una sola carne (Genesi 2:24).

Il nostro Padre celeste vuole che noi leghiamo insieme i nostri cuori. Questa unione nell’amore non è semplicemente un qualcosa di ideale. È una necessità (Stella, luglio 1998, 66).

In difesa del matrimonio tradizionale e della famiglia

Matrimonio al tempioGordon B. Hinckley, il 15° presidente della Chiesa di Gesù Cristo insegnò: “Il matrimonio, nel vero senso della parola, è un partenariato tra pari, senza esercizio del dominio l’uno sull’altro, ma, piuttosto, con l’incoraggiamento e l’aiuto nelle altre responsabilità e aspirazioni che chiunque, ella o egli, possa avere” (La Stella, agosto 1992, 6).

E’ su tale premessa che, a fine mese, la Chiesa cattolica ospiterà lo storico incontro in Vaticano, al quale i leader religiosi e studiosi che rappresenteranno 14 diverse fedi e 23 Paesi, discuteranno su come gli uomini e le donne si completino a vicenda nel matrimonio.

Il Vaticano ha designato il raduno che si terrà dal 17 al 19 Novembre 2014 come “Colloquium” e Papa Francesco aprirà i lavori. Secondo un comunicato del 3 Novembre 2014, pubblicato su Newsroom.org, canale mormone: “L’assemblea accademica sarà caratterizzata dalle presentazioni e testimonianze degli esponenti religiosi e dagli studiosi.” Il presidente Henry B. Eyring, primo consigliere della Prima Presidenza della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni sarà presente e accompagnato dall’anziano L. Tom Perry del Quorum dei Dodici Apostoli e dal Vescovo presiedente del Vescovato, Gérald Caussé. Egli è nel programma, per affrontare l’assemblea, il 18 novembre 2014.

Il comunicato stampa fa anche menzione di quanto segue:

Il raduno vedrà anche sei cortometraggi che trattano di uomini e donne di tutto il mondo e del matrimonio. Ogni film presenta una varietà di interviste a giovani e meno giovani, celibi e sposati, uomini e donne, laici e religiosi, provenienti da molte culture, religioni e Continenti. Gli argomenti spaziano dalla bellezza dell’unione tra l’uomo e la donna fino alla perdita di fiducia nella permanenza coniugale, ai problemi culturali ed economici che seguono la scomparsa del matrimonio.

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha anche una dichiarazione ufficiale in merito, che ha pubblicato riguardo la sua partecipazione al Convegno in Vaticano:

In questo momento di rapido declino dei valori morali e di sfide alle strutture familiari tradizionali e relazioni nel mondo, siamo lieti di unirci alla Chiesa cattolica e alle altre confessioni cristiane e di altre religioni mondiali, per sostenere in modo fermo e parlare della santità del matrimonio, chiaramente tra un uomo e una donna.

La famiglia: un proclama al mondo si conclude con due affermazioni, quali pietre miliari e chiave di volta nelle discussioni sulla santità del matrimonio e della famiglia:

Noi avvertiamo le persone che violano le alleanze della castità, che maltrattano il coniuge o i figli, o che non riescono a soddisfare la famiglia che un giorno starete come responsabili davanti a Dio. Inoltre ammoniamo la disintegrazione della famiglia che richiamerà sugli individui, le comunità e le nazioni le calamità predette dai profeti antichi e moderni.

Invitiamo i cittadini responsabili e i capi di governo di tutto il mondo a promuovere azioni tali e misure destinate a mantenere e rafforzare la famiglia come unità fondamentale della società.

 

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Fede sotto assedio: il viaggio attraverso la lunga notte prima dell’alba

ottobre 8th, 2014

Il Salmista ha dichiarato nel Salmo 30:5: “Il pianto può durare per una notte, ma viene il giubilo del mattino.” Anche nei momenti più profondi di dolore e disperazione, quando può sembrare che ogni speranza sia andata, il Salvatore stesso promette: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi” (Giovanni 14:18).

Fede sotto assedio

Uomo che pregaCome praticante e credente cristiano, quelle scritture contengono parole di grande pace e conforto. Tuttavia, devo ammettere che nel corso degli ultimi quattro anni e mezzo, quando sono andato a visitare la più grande delle mie due sorelle, mentre giaceva in stato vegetativo nella sua stanza in una casa di cura, la mia fede è stata messa sotto il fuoco e ci sono stati momenti in cui Dio mi è sembrato così lontano. E’ in quei momenti che il dubbio e la paura sembrano prevalere sulla mia fede.
Durante il tempo in cui mia sorella è stata ricoverata in ospedale, ci sono stati momenti in cui ho sentito un grande stress, l’angoscia, la rabbia, il dolore, la pena. A volte, quei sentimenti e quelle emozioni sembrano rotolare come una gigantesca palla. Ho scoperto che è in quei momenti che sono più vulnerabile e, invece di concentrarmi sull’aspetto spirituale della situazione e rendermi conto che Dio ha il controllo totale, tendo a concentrarmi solo su ciò che gli occhi naturali possono vedere e la vista non è necessariamente piacevole. Se mi permetto di concentrarmi sempre su ciò che è naturale, diventa ben presto più facile credere che le cose stanno così e che questo è il modo in cui le cose dovevano essere e, ahimè, se quello è il caso, non c’è molto da sperare. Ho sempre ricordato a me stesso che non ho bisogno di portare questo fardello da solo, perchè il Salvatore ha ammonito:
Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me; che sono mite e umile di cuore: e voi troverete riposo alle anime vostre. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico è leggero (Matteo 11:28-30).
Una delle lezioni più importanti che ho imparato da tutta questa prova è che quando la mia fede sembra essere sotto il fuoco, ho bisogno di imparare a fare più affidamento sul mio Salvatore e a non permettere che i miei sentimenti e le mie emozioni prendano il controllo.

La sua grazia è sufficiente

Ci sono molte persone che hanno vissuto situazioni simili, nella vita, e che hanno forse fatto domande simili a queste: “Perché è successo al mio amato?”, “Perché Dio punisce la nostra famiglia?” o “Perché Dio permette che accadano cose brutte alle persone buone?”. Posso onestamente attestare che tali questioni hanno attraversato la mia mente un paio di volte, ma poi mi viene in mente il racconto dell’apostolo Paolo come registrato in 2 Corinzi 12:7-9:
E perché io non avessi ad insuperbire a motivo della eccellenza delle rivelazioni, m’è stata messa una scheggia nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi ond’io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, onde la potenza di Cristo riposi su me.
L’apostolo Paolo continua nel versetto 10: “Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando son debole, allora sono forte. ”
Ho anche imparato da questa esperienza che la grazia del Signore è sufficiente in tutte le circostanze della vita. Anche se la mia famiglia ed io abbiamo pregato numerose volte, per un recupero completo o per qualsiasi altro piccolo miracolo, devo rendermi conto che tutte le cose sono fatte nei tempi del Signore, non nei nostri. Egli ha uno scopo per tenere mia sorella qui, con noi, in questa notte apparentemente senza fine, e so che se continuo a mettere la mia fiducia in Lui, l’alba è appena oltre l’orizzonte e, come il Salmista ha dichiarato, la gioia arriverà al mattino.

La tenera misericordia del Signore

Gesù e Pietro camminano sull'acquaNel corso degli ultimi quattro anni e mezzo, mi sono reso conto che ciò che può sembrare una situazione disperata è effettivamente una benedizione, in molti modi. Ad esempio, attraverso la tenera misericordia del Signore, Egli ha permesso a mia sorella di essere un testimone silenzioso del Suo amore, della Sua grazia e della Sua misericordia. Dato che le persone sono venute a farle visita, questo le ha aiutate a rendersi conto che la vita non è qualcosa che dovremmo dare per scontata, ma piuttosto che dovremmo amare in ogni momento che il Signore ci porge. Il Signore ha utilizzato anche questo incidente per aiutare i membri della nostra famiglia a crescere più vicini, mentre abbiamo imparato a dipendere dai punti di forza di un altro, per aiutarci a sopportare i giorni a venire.
Mi sono imbattuto in una citazione, di recente, che si applica a questa situazione. La citazione dice: “Le sfide della vita non arrivano per paralizzarti, si suppone che esse debbano aiutarvi a scoprire chi siete.” E così, questa situazione mi ha fatto esaminare la mia vita più strettamente, per scoprire più pienamente chi sono, ma ancora più importante, per realizzare pienamente dove mi trovo. E’ stato anche ribadito che la paura e il dubbio paralizzano, ma la fede incoraggia e aiuta ad andare avanti. Sto imparando sempre di più, ogni giorno, a mettere la mia fiducia e la fede nelle cose che spero e non riesco a vedere, e non nelle cose che vedo in questo momento.
Moroni, un profeta del Libro di Mormon, ha esortato: “Ed ora io, Moroni, vorrei parlare un po’ riguardo a queste cose; vorrei mostrare al mondo che la fede consiste in cose che si sperano e non si vedono; pertanto non disputate perché non vedete, poiché non riceverete alcuna testimonianza se non dopo aver dato prova della vostra fede” (Ether 12:6). Può sembrare che gli ultimi quattro anni e mezzo siano stati un lungo viaggio notturno prima dell’alba, ma so che il Signore fa tutte le cose secondo il suo tempo e le sue finalità. Non importa quale sia il risultato finale, Egli ha tutto sotto controllo, perchè “L’Eterno è buono verso tutti,
e le sue compassioni s’estendono a tutte le sue opere” (Salmo 145:9).

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Superare l’ansia e la paura attraverso il Vangelo di Gesù Cristo: Gesù calma le nostre tempeste

settembre 19th, 2014

Alzate la testa e gioite! Abbiamo il permesso da parte di Gesù Cristo di non temere e di essere felici. Non è necessario temere o essere eccessivamente preoccupati per le cose. Filippesi 4:6-7 dice:

Dalla paura alla fede“Il Signore è vicino. Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie. E la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, guarderà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù”.

Le note ci danno una visione più approfondita di questa scrittura. La traduzione di Joseph Smith di questa scrittura, sostituisce la parola “ansietà” con la parola “afflizione” – “Non siate con afflizione solleciti di cosa alcuna”. Un’altra nota fornisce ulteriori indicazioni dandoci la traduzione in greco, “Non essere eccessivamente preoccupato per niente”. Quando ho letto queste parole, esse sono state fonte di ispirazione per me e sono state una risposta personale alle mie preghiere e alle mie preoccupazioni. Era quello che mi serviva, perché nel corso della mia vita ho sempre avuto la tendenza a preoccuparmi molto. Questa scrittura mi ha aiutato a vedere che c’è così tanto, nella vita, che noi semplicemente non abbiamo bisogno di essere preoccupati o di preoccuparci. Gesù Cristo ci dice: “La pace sia ancora” e anche: “Fermatevi e sappiate che io sono Dio”.

Gesù e Pietro camminano sull'acquaUn esempio potente della Sacra Bibbia, che mi ha aiutato molto, è il racconto degli apostoli di Cristo, mentre erano su una nave nel Mare di Galilea e una grande tempesta si alzò. Cristo era addormentato nel fondo della nave. Gli apostoli paurosamente andarono da Lui e lo svegliarono, dicendo: “Maestro, non t’importa che noi periamo?” (Marco 4:38). Cristo si alzò, sgridò la tempesta dicendo: “La pace sia ancora” e, poi, la sua risposta agli apostoli fu: “Perché siete così paurosi? Come è possibile che non abbiate fede?” (Marco 4:39).

In un’altra occasione l’apostolo Pietro vide il Salvatore che camminava sulle acque agitate. Pietro desiderava andare incontro al Salvatore. E il Salvatore gli disse di andargli incontro. Attraverso la sua fiducia nel Signore, Pietro entrò in acqua e si mise a camminare sulle acque verso il Salvatore. Appena iniziò a camminare, la sua attenzione si spostò dal Salvatore e “quando udì la violenza del vento, ebbe paura; e, cominciò ad affondare, e gridò, dicendo: Signore, salvami. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: O uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Matteo 14: 30-31). La chiave dell’interpretazione, qui, è che Pietro ha posto la sua attenzione lontano da Cristo e ha cominciato a temere. Quando mi concentro troppo sul vento apparente e sulle ondate di paure e di ansia, mi sento più instabile e comincio a sentire come se stessi affondando. Quando metto la mia attenzione sul Salvatore Gesù Cristo e la tengo centrata su di Lui, e confido in Lui, non ho bisogno di temere le “tempeste”, perché, nonostante io le attraversi, avrò il Suo aiuto. Egli calma le mie tempeste interiori personali.

A volte mi sento come Pietro. Quando ho la mia attenzione focalizzata su Gesù Cristo e spero in Lui, le cose sono più gestibili. Quando inizio a prestare troppa attenzione alle paure che ho intorno a me o sulle preoccupazioni, sul futuro, sul passato, ecc., c’è più paura e inquietudine. Ricordare di mantenere l’attenzione verso il Signore e verso la Sua potenza e la grazia redentrice e “il potere di guidare nel futuro, come ha fatto nel passato”, è così importante per la pace interiore. La pace, che aiuta a calmare le tempeste interne e i disagi.

Quando sistemo i miei pensieri sulle parole del Signore, sui pensieri del suo potere, sulla pace, sulla forza e sul desiderio, per me, per essere felice, poi le tempeste diventano calme. Può anche essere che la tempesta resti ancora lì, per un pò, ma sono in grado di affrontare la tempesta e avere pace, durante essa, perché ho ​​messo la mia attenzione e la mia fiducia in Cristo. So che Egli è lì per sostenere me e voi. “Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica” (Filippesi 4:13). È vero. Le parole di uno dei miei inni preferiti dicono: “Qualunque sia l’ira del mare in tempesta o dei demoni o degli uomini o di qualunque cosa, nessuna acqua può inghiottire la nave dove si trova il Maestro del mare e della terra e del cielo. Tutti devono obbedire dolcemente alla tua volontà: la pace sia ancora; la pace sia ancora” (Innario SUG, pag. 105 “Maestro, la Tempesta infuria).

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Il nostro Getsemani personale (Parte 3)

luglio 31st, 2014

III PARTE

Come possiamo rafforzarci quotidianamente per evitare sempre più di dover percorrere il nostro “Getsemani personale”?

GesùIl Signore Gesù Cristo ci ha fornito di un modello per ogni cosa, affinché non si sia “sballottati qua e là da ogni vento di dottrina” e si detenga costantemente la capacità di riconoscere sempre ed in anticipo, le conseguenze delle strade che saremmo chiamati a percorrere durante questo meraviglioso viaggio che è la vita.

Dovremmo innanzitutto distinguere e fare chiarezza su un concetto fondamentale.

Vi è un’enorme differenza tra “ l’essere tentati” ed il “ peccare”.

La tentazione (a differenza del peccato discusso in precedenza), è la prova della capacità di un individuo di scegliere il bene invece del male.

La tentazione è la lusinga a seguire Satana invece di Dio.

Un estratto del versetto ventotto del tredicesimo capitolo di Alma dice: <<…Che invochiate il suo santo nome, e che vegliate e preghiate continuamente, per non essere tentati più di quanto potete sopportare, ed essere così guidati dal Santo Spirito…>>

Tale versetto si sposa con la citazione presente in Corinzi, nella quale è scritto che il Signore non permetterà che ognuno di noi sia tentato al di là delle proprie forze; questo perché confidando in Lui, Egli creerà una linea di demarcazione oltre la quale l’avversario non potrà spingersi innanzi.

Dunque, perché il Signore lascia che l’avversario ci tenti fino ad un determinato punto della nostra vita?

La risposta a questa domanda risuona in molteplici passi scritturali.

Ognuno di essi possiede il medesimo comune denominatore: affinché si possa distinguere il bene dal male, la salute dalla malattia, il piacere dal dolore, la virtù dal vizio e di propria libera volontà e scelta si provi tramite le nostre azioni “chi sta con il Signor”.

Come in precedenza descritto, il Signore Gesù Cristo ci ha dato un modello in ogni cosa.

Lui stesso, alla fine dei quaranta giorni e quaranta notti di digiuno nel deserto, fu tentato dall’avversario.

Ciò nonostante, rimase fermo e leale ad ogni precetto del Padre e ciò gli permise, nonostante le numerose tentazioni alle quali fu sottoposto, di non cadere nel peccato, rimanendo così l’unico essere sulla Terra perfetto, in grado di redimere ognuno di noi.

Similmente a quanto accaduto a Gesù Cristo, ogni giorno tutti noi siamo sottoposti a continue tentazioni.

L’essere sotto attacco spirituale o temporale però, di per sé, non deve condurci ad un decadimento nel peccato, proprio perché Satana non può piegare il nostro libero arbitrio se non glielo concediamo ed obbligarci a compiere nulla che sia contro la nostra medesima volontà.

Se infatti seguiremo il modello e l’esempio perfetto di Cristo, sapremo districarci tra le insidie del maligno, smascherandolo in ogni sua azione, scegliendo ogni giorno di seguire Dio e nessun’altro.

Ma per avere tale forza d’animo, per affinare la nostra vista spirituale ed allontanarci dalla tentazione e dal male, abbiamo la necessità di vivere in armonia con i comandamenti di Dio, sia spiritualmente, obbedendo Gli in ogni cosa e sia fisicamente, sforzandoci di trovarci sempre in luoghi che, per loro natura, non interferiscano con la sottile, ma decisa voce di conforto e di aiuto dello Spirito Santo.

Quanto è glorioso il Piano che il Nostro Signore e Salvatore ha preparato per noi!

Dobbiamo essere costantemente grati e gioiosi per la grazia e la misericordia dimostrataci dal Padre e dal Figlio, mediante quel singolo evento nel Getsemani che cambiò il corso della nostra intera esistenza ……eterna.

Questo articolo è stato scritto da Ether Modugno.

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Il nostro Getsemani personale (Parte 2)

luglio 30th, 2014

Riprendendo il discorso di “Getsemani personale” leggiamo, nel capitolo dodici del Libro di Ether, nel versetto ventisette, le seguenti parole:

<<E se gli uomini vengono a me, mostrerò loro la loro debolezza. Io do agli uomini la debolezza affinché possano essere umili; e la mia grazia basta a tutti gli uomini che si umiliano dinanzi a me; poiché, se si umiliano dinanzi a me, ed hanno fede in me, allora farò in modo che le cose deboli divengano forti per loro>>

Da queste parole possiamo comprendere due importanti principi.

Il primo, è il principio del cambiamento:

PentimentoSpesso sentiamo dire o pensiamo di essere troppo avanti negli anni per poter cambiare il nostro carattere o le nostre abitudini, anche quand’esse siano errate, unicamente perché risulta essere troppo arduo per noi, mutare attitudini di vita incancrenite a causa del passare degli anni.

Tali sentimenti e pensieri celano e conducono ad un impoverimento della nostra anima, poiché sono sentimenti che limitano il nostro potenziale,” tarpando le ali” del miglioramento continuo.

Dal punto di vista divino, sia che si abbia cinque o novant’anni, siamo tutti figli di Dio e per Lui saremo sempre come fanciulli alle prime armi.

Di fronte alla vastità dell’Infinto e dell’Eterno, persino novanta anni di vita risultano esser meno di un batter di ciglia.

Dunque, di cosa abbiamo noi da vantarci?

Tutto ciò che siamo, i nostri talenti, le nostre doti, le nostre capacità intellettuali, emotive e spirituali, sono il frutto di ciò che eravamo e, un giorno, saranno la semenza di ciò che diventeremo.

Dunque l’intera nostra esistenza è contraddistinta dal cambiamento.

Il secondo, è il principio del riconoscere, che solo mediante il nostro divenire umili ed obbedienti e solo tramite Gesù Cristo, possiamo realmente cambiare noi stessi.

Riconoscere i nostri limiti e le nostre debolezze, è il primo passo per ricevere ed essere testimoni di un mutamento in noi stessi, ma tale cambiamento potrà essere soddisfacente, duraturo e positivo, solo tramite il potere guaritore dell’espiazione di Gesù Cristo.

Infatti, è solo per Lui e tramite Lui, che ognuno di noi ha la possibilità quotidiana di riscattare le proprie colpe ed i propri fallimenti.

È solo mediante Lui, che è possente nel salvare che il braccio teso della misericordia e la mano aperta della carità sono sempre pronti a consolare, sempre pronti ad aiutare nel darci occasione di rialzarci dalla polvere della nostra condizione temporale.

È grazie a Lui che il peso della giustizia non sopraggiunge su di noi.

Gesù CristoTutto questo però è realizzabile se allineiamo e doniamo il nostro libero arbitrio, ossia la nostra facoltà di scegliere da noi stessi, unicamente al creatore dei Cieli e della Terra, al nostro Signore e Padre Celeste.

Affinché ciò avvenga, proprio come Gesù Cristo (anche se in forma ed in intensità diverse), siamo chiamati ogni giorno a percorrere il nostro “Getsemani personale”.

Dunque perché, nonostante Gesù Cristo abbia espiato per noi, siamo chiamati comunque a percorrere il nostro Getsemani quotidianamente?

Il nostro Getsemani personale non è un luogo geografico specifico; è più un “luogo”, un’ attitudine interna ed intrinseca nel nostro essere, che ci “chiama al pentimento” ogni qual volta riconosciamo di aver commesso degli errori.

Se non fosse stato per l’Espiazione di Cristo, saremmo eternamente intrappolati all’interno di questo giardino spirituale personale, dovendo scontare e soffrire in eterno, senza posa e senza rimedio alcuno, tutti quegli errori commessi finora.

Il solo peso dei nostri errori alla fine ci schiaccerebbe, rincarato dal peso della somma dei successivi peccati che continueremmo a commettere nel corso della nostra esistenza terrena.

Se così fosse, quanto sarebbe miserabile la nostra condizione!

Tutto ciò ci riporta alla realtà delle cose, a ciò che in realtà ognuno di noi possiede: ossia il dono dell’essere guariti dal sangue e dai peccati di questa generazione, mediante l’intervento del nostro Redentore che è Cristo, il Signore.

Grazie a Lui possiamo entrare nel nostro Getsemani personale ogni giorno, possiamo ovvero pentirci ogni giorno, e dopo aver preso coscienza dei nostri errori e del dolore che le nostre azioni sbagliate possono aver causato a noi stessi ed alle persone che ci circondano, possiamo nuovamente essere liberi di uscirne e lasciarci alla spalle il peso del peccato, perché pagato con il sangue e la vita di colui che tanto ha amato il mondo da donarsi come Salvatore di tutti e per tutti.

Non sappiamo quante gocce di sangue il Signore Gesù Cristo abbia versato nello specifico per ognuno di noi.

Sappiamo solo che la Sua espiazione è stata infinita perché infiniti sono i figli di Dio e perché ognuno di noi, durante il proprio percorso di vita, commette infinite volte dei peccati.

La nostra mente umana, attualmente, è in una condizione limitata e non siamo in grado di contenere e comprendere il significato di un’espiazione infinita.

Ciò nonostante, siamo in realtà, in grado di concepirne gli effetti, ossia la possibilità di poterci rialzare, scrollandoci la polvere del peccato di dosso, acquisendo una nuova spinta verso il miglioramento, con la speranza di poter dimostrare a noi stessi, oltre che a Dio, la nostra volontà, capacità, determinazione di riavvicinarci a Lui, riallineando la nostra volontà, con la Sua.

Oh quant’è grande, meraviglioso ed amorevole, il piano di redenzione!

Il nostro Getsemani personale – Parte 3

Questo articolo è stato scritto da Ether Modugno.

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Il nostro Getsemani personale

luglio 27th, 2014

mormone-gesu-cristo7Quando sentiamo parlare del “Getsemani”, il pensiero comune riconduce la nostra mente al credo cristiano ed al luogo dove Gesù Cristo si ritirò, dopo la Sua ultima cena con i Propri Apostoli, secondo quanto descritto nei Vangeli presenti nel Nuovo Testamento della Sacra Bibbia.

Questo è per certo vero. Fu proprio l’episodio di Cristo sofferente nel “Getsemani” a dare rilevanza e connotazione alla parole stessa.

Ma non tutti sanno cosa sia esattamente il “Getsemani”.

Temporalmente parlando, “Getsemani “ (parola aramaica che significa “frantoio”, “pressa delle ulive”), è un piccolo uliveto poco al difuori della città vecchia di Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi.

L’Anziano BRUCE R. MCCONKIE, Membro del Quorum dei Dodici Apostoli, scrisse le seguenti parole riguardo al significato spirituale del Getsemani:

<<Duemila anni fa, fuori dalle mura di Gerusalemme si trovava un delizioso giardino chiamato Getsemani, in cui Gesù e i Suoi amici più cari solevano ritirarsi per meditare e pregare.

Là Gesù insegnava ai Suoi discepoli le dottrine del regno…

Questo terreno santo è il luogo stesso in cui l’immacolato Figlio del Padre Eterno prese su di sé i peccati di tutti gli uomini a condizione del loro pentimento.

Noi non sappiamo, noi non possiamo dire né nessuna mente mortale può concepire l’intera portata di ciò che Cristo fece nel Getsemani…

Sappiamo che Egli Soffrì, sia nel corpo che nello spirito, più di quanto sia possibile per l’uomo soffrire, se non per morire.

Noi sappiamo che in qualche modo, per noi incomprensibile, la Sua sofferenza soddisfece le richieste della giustizia, riscattò le anime pentite dai dolori e dai castighi del peccato e rese la misericordia disponibile a coloro che credono nel Suo santo nome>>

Dunque, in questo luogo, si adempì ogni giustizia e grazie a Lui, mediante Lui e tramite Lui, Gesù il Cristo, al mondo intero fu offerto l’enorme dono di ricevere il balsamo guaritore della misericordia, poiché Egli, perfetto, patì ogni sorta di pena e sofferenza per tutti noi, esseri imperfetti.

In Dottrine ed Alleanze, sezione diciannove, nei versetti da sedici a diciannove è scritto:

<<Poiché ecco, io, Iddio, ho sofferto queste cose per tutti, affinché non soffrano, se si pentiranno;

Ma se non volessero pentirsi, essi dovranno soffrire proprio come me;

E queste sofferenze fecero sì che io stesso, Iddio, il più grande di tutti, tremassi per il dolore e sanguinassi da ogni poro, e soffrissi sia nel corpo che nello spirito — e desiderassi di non bere la coppa amara e mi ritraessi —

Nondimeno, sia gloria al Padre, bevvi e portai a termine i miei preparativi per i figlioli degli uomini>>

Quanto profonde e gloriose sono queste parole!

GetsemaniSono espressioni ripiene dello Spirito d’amore che Gesù Cristo nutre per tutti noi, suoi fratelli minori, nel preparare una via, mediante la quale, l’uomo possa essere redento dal peccato e non essere schiacciato dalla terribile morsa del dolore che ne consegue.

Affinché tuttavia, si possa ricevere il sommo beneficio dell’espiazione di Cristo ed evitare di dover soffrire oltremodo per i nostri errori, dobbiamo pentirci ogni qual volta commettiamo un peccato.

Ma che cos’è il peccato?

Con il termine peccato si intende una “disobbedienza premeditata” ai comandamenti di Dio.

“Disobbedienza premeditata”, significa quindi azione o pensiero che siano al difuori delle azioni o pensieri di Dio.

In realtà, per cui, ognuno di noi pecca quotidianamente, poiché la nostra condizione mortale, non ci consente di essere perfetti in tutto.

Dunque la perfezione umana non esiste, ma possiamo essere perfetti in Cristo.

Ma cosa significa esattamente essere perfetti in Cristo se, come detto pocanzi, non possiamo essere perfetti?

Come ci dicono le scritture, la perfezione in Cristo è: lo sforzo costante.

È quell’attitudine personale, quella condizione temporale e spirituale che ci spinge a ricercare sempre ciò che è meglio, ciò che è buono, ciò che è accettevole agli occhi di Dio.

Perché dunque si parla di Cristo nel raggiungimento di tale perfezione?

Poiché tramite il potere espiatorio di Gesù Cristo, ognuno di noi può migliorare e perfezionare se stesso.

Tramite Lui abbiamo facoltà di “smussare i nostri angoli caratteriali” ed avere quella sufficiente speranza di confidare, tramite Cristo, nella capacità di cambiare, giorno dopo giorno, per il meglio, crescendo di conseguenza, principio su principio, precetto dopo precetto e grazia su grazia.

Dunque, nonostante non sia per noi possibile essere perfetti, mediante Cristo possiamo sforzarci di diventare ciò che Lui già vede in noi, mediante il nostro potenziale temporale e spirituale.

Oh che gloriosa opportunità abbiamo in questa vita di imparare dai nostri errori e di poter ricevere una seconda possibilità per dimostrare a noi stessi, oltre che a Dio, la nostra capacità di aver preso maggiore consapevolezza dei nostri sbagli e sforzarci quotidianamente affinché avvenga in noi un cambiamento costante.

Il nostro Getsemani personale – parte 2

Questo articolo è stato scritto da Ether Modugno.

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Fare tutto ciò che puoi – Una breve guida finanziaria per le giovani donne che si preparano per la missione

luglio 22nd, 2014

Sorelle missionarieCon il cambiamento dell’età per servire la missione, annunciato dal presidente Thomas S. Monson alla Conferenza Generale, nell’Ottobre del 2012, le giovani donne hanno risposto con un enorme entusiasmo, con migliaia di richieste, che hanno incrementato il numero delle donne che servono come missionarie, passando da 8.055 alla fine del 2012 a 21.695 alla fine del 2013. Questa è veramente un’impresa notevole e storica, che sta spingendo avanti il lavoro. Tuttavia, prima che si arrivi a bussare alla porta di uno sconosciuto o a fare una conversazione amichevole su un autobus, c’è la responsabilità, da parte dei missionari, uomini e donne, di finanziare le loro missioni.

I fratelli hanno consigliato ai giovani della Chiesa, per anni, di risparmiare tutti i soldi che possono, per le loro missioni. La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è sempre stata ferma e schietta, nella sua dedizione ad aiutare i membri a comprendere il principio di autonomia, nella loro vita, e per la missione non è diverso. Ma prima di iniziare a preoccuparvi per le vostre finanze, guardate dentro di voi. Vi auguriamo un dibattito aperto e sincero nella preghiera e nella meditazione, con il Padre celeste, e leggete le Scritture e le benedizioni patriarcali, per ottenere l’orientamento, nel prendere questa importante decisione. Non permettete che i precedenti finanziari oscurino la vostra decisione, riguardo all’andare o meno in missione. Questa decisione è tra voi e il vostro Padre celeste. Se sussistono altre circostanze, bisogna tenerne conto ed essere contenti riguardo al fatto di essere riusciti ad avere dei soldi risparmiati, per aiutarvi ovunque vi porti la vita, che si tratti di una missione o un matrimonio o per studiare all’estero. Come ha detto il presidente Eyring nella nostra ultima Conferenza Generale, all’inizio di Aprile 2014: “Non vi preoccupate. Andrà tutto bene”.

Il Padre celeste si aspetta che i suoi figli facciano tutto il possibile per quanto riguarda la loro situazione finanziaria. Se la vostra situazione finanziaria è tale che non siete sicuri se avrete abbastanza soldi, non fatevi prendere dal panico, queste difficoltà non vi squalificano per svolgere una missione, il Signore vuole che voi possiate contribuire per quanto è possibile. Le giovani donne dovrebbero consigliarsi con le loro famiglie, sulle loro finanze, per discutere di eventuali domande o problemi, con il proprio vescovo o il presidente di palo. Non c’è mai alcuna vergogna nel chiedere aiuto, soprattutto quando tutti questi individui hanno un’esperienza migliore e più profonda, con le finanze. Ecco alcune informazioni generali, che vi aiuteranno ad iniziare.

I costi per la missione sono generalmente equiparati a circa 400 dollari al mese, per ogni missionario. Questo non include il denaro necessario ad acquistare necessità come vestiti, bagagli, scritture e altri materiali di cui avrete bisogno. Tale costo dipende in gran parte da quello che avete già, ma sarebbe una buona idea pianificare circa 1000 dollari per le spese. Abbattere quel numero è possibile, ma non lesinate su quelle cose di cui avrete attivamente bisogno e che dovrete utilizzare, come scarpe, vestiti comodi e resistenti, ecc. Iniziate a cercare quelle cose che sono sulla vostra “lista” di cose da comprare per la missione e fate un bilancio di conseguenza. In totale, la vostra missione di 18 mesi costerà probabilmente circa 9000 dollari e si tratta di un investimento per il futuro spirituale.

Alcuni missionari hanno alcune preoccupazioni, circa ogni sorta di debito che potrebbero avere da carte di credito o simili. Le carte di credito sono importanti, per avere degli strumenti per aiutarvi a costruire un credito, ma fate tutto il possibile per pagare le bollette, in modo da non dover sborsare soldi per pagare gli interessi, quando potreste usarli per aiutarvi a risparmiare per la vostra missione.

Il limite entro il quale decidere se servire una missione e preparare le vostre carte, per ricevere la vostra chiamata, determina per quanto tempo dovrete risparmiare denaro. Se decidete presto, piuttosto che tardi, avrete il tempo per salvare più soldi, ma non scoraggiatevi se avete un lasso di tempo relativamente breve, perché risparmiare qualche soldo è, comunque, meglio di niente. Essere realistici nel definire i propri obiettivi finanziari, è essenziale, in base al tempo che avete per prepararvi.

I modi per guadagnare il denaro necessario sono davvero infiniti, come la vostra creatività e il vostro desiderio. Se siete attualmente in un college, cercate il lavoro per studenti al campus, in modo che possiate ottenere il denaro necessario. Guardando nella vostra comunità locale, vedrete quali siano le loro esigenze e iniziate la vostra attività per fare lavori in giardino o simili. Guardate le piscine locali, per cercare lavoro come bagnino, i ristoranti per servire o addirittura i siti turistici locali (anche in altri stati, se siete avventurosi e interessati a lavorare per un’estate). Cercate delle posizioni stagionali, che sia nella vendita al dettaglio, in un campo di consulenza, nel coordinare una vendita nel rione, dove i membri possono donare alla vostra causa. Tutto sommato, i lavori sono ovunque, purchè siate eccitati e creativi, nel lavorare sodo.

Mantenere gli impegni finanziari già effettuati, è molto importante e questo include l’impegno finanziario spirituale della decima. Come missionario, dovete predicare la necessità di mantenere tutti i comandamenti di Dio e come rappresentanti della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, avete la responsabilità di mantenere l’impegno preso con il Signore. Fare queste cose permette una ricchezza di benedizioni spirituali, che abbonderanno nella vostra vita, insieme alle benedizioni temporali, quando ne avrete più bisogno. Abbiate fede e fiducia nel vostro impegno per il Signore e le cose funzioneranno.

Ora avete alcune linee guida che possono aiutarvi nelle vostre specifiche esigenze, quindi non preoccupatevi! Fate tutto il possibile e il vostro Padre celeste e i suoi servi si prenderanno cura di voi. Buona fortuna!

 

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Flusso di guarigione di grazia e amore

luglio 22nd, 2014

Le Scritture ci insegnano: “Non giudicate, affinché non siate giudicati” (Matteo 7:1). E veniamo ulteriormente ammoniti: “Perché come voi giudicate, sarete giudicati e con la misura onde misurate, sarà misurato a voi” (Matteo 7:2). Pertanto, quando un fratello o una sorella vengono trovati colpevoli di qualsiasi trasgressione – dalla più piccola alla più grave – dobbiamo fare tutto il possibile per aiutarli a tornare, in regola, all’ovile.

Coloro che il Signore ama, Egli rimprovera

Come per i bambini, ogni volta che ci comportiamo male diventa spesso necessario che nostro padre ci disciplini. A volte, la disciplina può sembrare grave o ingiusta, ma nostro padre ci ha sempre rassicurato che è così perché Egli ci ama ed è necessario, a volte, disciplinarci, al fine di correggere il nostro comportamento. Allo stesso modo, il nostro amorevole Padre celeste ci corregge ogni volta che commettiamo una trasgressione. Le Scritture ci insegnano, in Ebrei 12:6-11:

Perché il Signore corregge colui ch’Egli ama, e flagella ogni figliuolo ch’Egli gradisce.È a scopo di disciplina che avete a sopportar queste cose. Iddio vi tratta come figliuoli; poiché qual è il figliuolo che il padre non corregga? Che se siete senza quella disciplina della quale tutti hanno avuto la loro parte, siete dunque bastardi, e non figliuoli. Inoltre, abbiamo avuto per correttori i padri della nostra carne, eppur li abbiamo riveriti; non ci sottoporremo noi molto più al Padre degli spiriti per aver vita? Quelli, infatti, per pochi giorni, come pareva loro, ci correggevano; ma Egli lo fa per l’util nostro, affinché siamo partecipi della sua santità. Or ogni disciplina sembra, è vero, per il presente non esser causa d’allegrezza, ma di tristizia; però rende poi un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati per essa esercitati.

Disciplina della Chiesa e pentimento

Incontro con il vescovoNella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, ogni volta che un membro commette una trasgressione, egli è in grado di parlare con il suo vescovo, con il presidente di ramo o con il presidente di palo, che può aiutarlo a superare la trasgressione della sua vita, attraverso un processo chiamato pentimento. Coloro che sono al servizio delle missioni possono parlare con il loro presidente di missione o di distretto, che è lì per aiutarli a superare le loro trasgressioni.

Per ulteriori gravi trasgressioni come gravi violazioni del diritto civile, abuso del coniuge, abusi sui minori, adulterio, fornicazione, stupro, incesto e apostasia, viene richiesta la disciplina formale della Chiesa. Questa disciplina formale inizia quando un dirigente del sacerdozio presiedente determina, attraverso la preghiera e la rivelazione, che è necessario tenere un consiglio di disciplina. Va notato che il “fine dei consigli disciplinari è salvare le anime dei trasgressori, proteggere gli innocenti e salvaguardare la purezza, l’integrità e il buon nome della Chiesa.”

Tale disciplina formale della Chiesa può includere la restrizione dei privilegi di appartenenza alla Chiesa o una perdita del diritto di essere membro della Chiesa, conosciuto anche come scomunica. La scomunica è rara ed è considerata come un mezzo finale di risoluzione. Prima che venga effettuato un pronunciamento di scomunica, tutte le cose vengono attentamente e devotamente prese in considerazione, al fine di aiutare un membro che ha trasgredito a rimanere fedele e attivo nella Chiesa.

Durante i lavori del consiglio di disciplina, vengono dati dei consigli al membro per il quale si svolge il consiglio. Diventa responsabilità del membro che ha trasgredito, agire in base al consiglio che viene dato per aiutarlo a lavorare attraverso il processo di pentimento e ritrovare la sua buona reputazione nella Chiesa. La scomunica è di solito richiesta quando vengono dati i consigli e le direttive, ma il trasgressore rifiuta volentieri di accettare e seguire quanto stato detto in precedenza.

La Chiesa di Gesù Cristo risponde alle domande sulla disciplina

In risposta alle numerose domande pervenute di recente dai media, sulle notizie riguardanti la disciplina della Chiesa, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha rilasciato la seguente dichiarazione:

La Chiesa è una famiglia composta da milioni di persone con diverse storie e opinioni. C’è spazio per le domande e diamo il benvenuto alle conversazioni sincere. Speriamo che coloro che cercano risposte e felicità per sé stessi, le trovino attraverso il vangelo di Gesù Cristo.

A volte le azioni dei membri contraddicono la dottrina della Chiesa e conducono gli altri fuori strada. Nonostante sia raro, accade che alcuni membri, in effetti, scelgano di stare lontani dalla Chiesa, insegnando attivamente e tentando di cambiare la dottrina, per rispettare le loro convinzioni personali pubblicamente. Questo rattrista dirigenti e colleghi. In questi rari casi, i dirigenti locali hanno la responsabilità di chiarire i falsi insegnamenti ed evitare che altri membri vengano ingannati. Le decisioni sono prese dai leader locali e non dirette o coordinate dalla sede centrale della Chiesa.

Le azioni per affrontare l’appartenenza di una persona alla chiesa e per farla uscire da una congregazione, vengono convocate dopo lunghi periodi di consiglio e di incoraggiamento a riconsiderare il comportamento. In definitiva, la porta è sempre aperta per le persone che vogliono tornare in Chiesa.

La scomunica non è necessariamente la fine

C'è sempre una stradaMolta attenzione dovrebbe essere data dalla linea finale della dichiarazione: “In definitiva, la porta è sempre aperta per le persone che vogliono tornare in Chiesa”. L’affermazione fatta dalla Chiesa di Gesù Cristo dovrebbe contribuire a gettare una luce di speranza e comprensione sul tema, spesso incompreso, della scomunica. La scomunica dalla Chiesa non deve significare la fine di tutte le cose, anche se i privilegi della Chiesa vengono tolti. Come detto, la porta è sempre aperta e le persone che sono state in precedenza scomunicate, possono ritornare in Chiesa.

Una persona ha scritto quanto segue nei commenti all’articolo di Jana Riess ‘Stiamo assistendo ad una purga mormone?’, che aiuta a chiarire la definizione della scomunica applicata dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni:

La scomunica non è irrimediabilmente permanente e in realtà è destinata ad essere un inizio e non una fine. Anche se ci sono gravi conseguenze che vanno con essa (relative alle ordinanze e ai loro doni, il nome sui registri della chiesa, il possesso di chiamate, etc), le persone che vengono scomunicate non vengono allontanate né sono fuori della comunità. Le persone per le quali è invocata l’azione possono (e spesso lo fanno) andare in chiesa ogni settimana, partecipare alle attività settimanali e di chiesa, ricevere a casa gli insegnanti in visita, uscire con i membri e incontrare intensamente e regolarmente il loro vescovo. (In questo modo, la scomunica può differire drammaticamente dal modo in cui la stessa parola è usata in altre tradizioni). Essi non vengono affatto allontanati o considerati spiritualmente morti e noi cerchiamo di non giudicarli e dare loro il benvenuto nella nostra comunità, come faremmo con chiunque altro.

L’anziano M. Russell Ballard ha osservato:

L’azione disciplinare della Chiesa non è destinata ad essere la fine del processo, piuttosto, è stata progettata per essere l’inizio di una possibilità di ritorno alla piena comunione e a tutte le benedizioni della Chiesa. I dirigenti del sacerdozio si sforzano di essere sensibili ai bisogni della persona disciplinata, per la sua comprensione, l’incoraggiamento, i consigli e l’assistenza. Lavorano per vedere se egli o ella abbiano visite regolari con il loro vescovo; per capire se la persona è matura, attenta agli insegnanti familiari o ad altre persone appositamente assegnate; e che la sua famiglia riceva l’attenzione, il consiglio e la fraternità di cui ha bisogno in questo momento difficile.

Il risultato desiderato è che la persona farà le modifiche necessarie per tornare pienamente e completamente ad essere in grado di ricevere le meravigliose benedizioni della Chiesa. Quando la persona è progredita a quel punto, il suo vescovo o il presidente di palo, hanno l’autorità di convocare un nuovo consiglio di disciplina, per considerare quale azione debba essere presa, anche se la persona sta vivendo in un nuovo rione o un nuovo palo o se è in servizio un nuovo vescovato o una nuova presidenza di palo.

Dopo il ribattesimo di una persona, che non è stata dotata nel tempio, il suo certificato di appartenenza indica la data di battesimo originale, senza alcun riferimento alla scomunica. Un uomo che in precedenza deteneva il sacerdozio, ma non era dotato, dovrebbe generalmente essere ordinato al suo ex ufficio del sacerdozio. Ancora una volta, il suo record di appartenenza mostrerà la sua data dell’ordinazione originale, senza alcun riferimento alla scomunica.

Il flusso costante di grazia e amore

32493_000_01_Title.qxdCome ex membro del consiglio disciplinare di Palo e ex membro di due vescovati, sia come secondo e poi come primo consigliere, ho avuto l’opportunità di far parte dei consigli di disciplina. E’ stata la mia esperienza di allora, ed è la mia sincera convinzione ormai, che i consigli disciplinari non sono tenuti solo per disciplinare una persona per la trasgressione che ha commesso, ma piuttosto perché la persona si veda trattata come anima speciale e di valore, un figlio o figlia di un Padre amorevole celeste.

Il consiglio inizia con la preghiera, per chiedere guida e la direzione del Signore a frequentare gli affari del consiglio, e nessuna decisione è presa sull’esito dell’udienza, fino a quando la presidenza dirigente del sacerdozio e i suoi consiglieri non cerchino la guida e l’ispirazione del Signore.

Inoltre, è stata la mia esperienza, quando sono stato chiamato a partecipare a tali consigli, che il messaggio generale che viene convogliato al trasgressore è che esso è amato dal Padre celeste e dai membri della Chiesa, anche nelle rare occasioni in cui una persona è scomunicata. In tutti i casi, a prescindere dall’esito del consiglio, i flussi di guarigione di misericordia e di amore continuano a fluire.

 

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