LA COMPASSIONE DEL SALVATORE

marzo 25th, 2014

Questo articolo è stato scritto da Roberto Scordari

lordhelp-hand-assume-lfÈ naturale per ogni essere umano quando attraversa dei momenti particolarmente difficili, sentire il bisogno di condividere i fardelli, la sofferenza e il dolore che si provano con qualcuno che accolga liberamente la propria necessità di empatia e comprensione. L’ascolto sincero e compassionevole di un’altra persona può veramente alleviare fardelli e rendere il carico di chi lo porta più leggero. È un atteggiamento abbastanza comune, inoltre, quando si sta combattendo per esempio con una specifica malattia oppure si sta vivendo una situazione affettiva dolorosa, rivolgersi a qualcuno che ha già nel suo passato un bagaglio di vissuto simile. Ci si potrebbe domandare come mai ci si senta molto più inclini a condividere il proprio malessere con chi ha sperimentato esperienze affini alla propria. Penso che la risposta si trovi nel fatto che tra due persone che hanno in comune quel particolare vissuto di sofferenza si crei una sintonia, una connessione speciale e unica. Chi ha percorso già quello stesso cammino, infatti, potrebbe capire più a fondo la persona che lo sta faticosamente percorrendo nel presente.

RESPONSABILITÀ DEI SEGUACI DI CRISTO

Sforzarsi di avere un atteggiamento compassionevole verso il prossimo è un principio fondamentale per i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, e invero per tutti coloro che si professano seguaci del Salvatore. Nel Libro di Mormon troviamo la storia di un profeta di nome Alma che nell’atto di invitare il popolo a battezzarsi, espose un elenco delle responsabilità da adempiere da parte di chi sarebbe entrato in alleanza con Dio mediante l’ordinanza del battesimo:” E avvenne che egli disse loro: Ecco qui le acque di Mormon (poiché così erano chiamate), ed ora, se siete desiderosi di entrare nel gregge di Dio e di essere chiamati il suo popolo, e siete disposti a portare i fardelli gli uni degli altri, affinché possano essere leggeri; Sì, e siete disposti a piangere con quelli che piangono, sì, e a confortare quelli che hanno bisogno di conforto, e a stare come  testimoni di Dio in ogni momento e in ogni cosa e in ogni luogo in cui possiate trovarvi, anche fino alla morte, affinché possiate essere redenti da Dio ed essere annoverati con quelli della prima risurrezione perché possiate avere la vita eterna — Ora io vi dico, se questo è il desiderio del vostro cuore, cosa avete in contrario a essere battezzati nel nome del Signore, a testimonianza dinanzi a lui che siete entrati in alleanza con lui, che lo servirete e obbedirete ai suoi comandamenti, affinché egli possa riversare su di voi il suo Spirito più abbondantemente?” (Mosia 18:8-10). Come si può notare, tra le varie responsabilità menzionate, una grandissima enfasi è posta sull’invito a esercitare compassione. Particolarmente forte e densa di significato è l’espressione utilizzata dal profeta quando si rivolge alla moltitudine spronandoli a ”piangere con quelli che piangono”. Quest’ultima ingiunzione dà veramente l’idea della profonda, sincera e genuina empatia che i seguaci di Cristo dovrebbero manifestare nelle interazioni con il prossimo.

LA REALTÀ DELLA FRAGILITÀ UMANA

mormone-gesu-cristo7Nonostante il Vangelo abbia come obiettivo principale proprio quello di insegnare ad amare e quello di aiutare l’uomo a sviluppare attributi come la carità e la compassione, la strada verso il pieno raggiungimento e ottenimento di tali qualità è  lunga ed irta di ostacoli.

Durante l’ultima conferenza generale il Presidente Henry B. Eyring, consigliere della Prima Presidenza ha detto: “Diventare insensibili al dolore altrui è una caratteristica umana” (Presidente Henry B. Eyring, Fasciare le loro ferite, Conferenza Generale ottobre 2013).

Purtroppo la tendenza a indurirsi di fronte alla sofferenza propria e degli altri influisce notevolmente sul grado di compassione che l’uomo riceve e offre nelle sue relazioni interpersonali. Spesso, richieste d’aiuto e manifestazioni profonde di dolore, sono respinte brutalmente proprio perché l’accettazione di quei vissuti dolorosi presuppone da parte di colui al quale la richiesta di aiuto è rivolta, un profondo grado di accettazione delle proprie amarezze oltre che una matura comprensione teorica e pratica della sofferenza intesa in senso generale.

INSEGNAMENTI DALLA STORIA DI GIOBBE

Atteggiamenti che denotano disapprovazione, giudizio, incomprensione e insensibilità rappresentano l’esatto contrario di quello che dovrebbe essere il comportamento di un autentico discepolo di Gesù Cristo. Credo che uno degli episodi biblici più esemplari, da questo punto di vista, sia la storia di Giobbe nelle interazioni che ebbe con i suoi presunti “amici” durante il difficilissimo periodo di prova cui fu sottoposto.

Giobbe, un uomo integro e retto che a causa della sua obbedienza al Signore ricevette grandi benedizioni, improvvisamente perse tutto ciò che possedeva, persino il bene più prezioso, i suoi famigliari. In quel periodo di intensa sofferenza, questo fedelissimo servo di Dio ebbe modo di confrontarsi più volte con quelli che in passato considerava suoi amici. Durante tali confronti Giobbe, nel tentativo di alleviare la sua atroce agonia, cercava comprensione e supporto. Al contrario, di fronte alle sue espressioni di dolore, gli amici di Giobbe cominciarono immediatamente a giudicarlo e giunsero persino a insinuare che le disgrazie che lo avevano colpito fossero il risultato di suoi comportamenti ingiusti. Ovviamente l’effetto di tali commenti fu devastante per l’antico profeta biblico. Anche i suoi amici gli voltarono le spalle proprio in un momento di grandissimo bisogno.

Ho spesso riflettuto sulla reazione degli amici di Giobbe di fronte al suo comprensibilissimo sfogo. Una possibile e personalissima interpretazione che do dell’evento è che gli amici di Giobbe abbiano respinto il suo bisogno di compassione, proprio perché non erano in grado di accettare la dura realtà che anche un uomo retto ed obbediente, potesse andare incontro a disgrazie di tale portata. Accettare questo, avrebbe significato acconsentire al fatto che chiunque, quindi compresi loro stessi, avrebbe potuto confrontarsi con situazioni simili. Di conseguenza la cosa più facile da fare e cui dare credito in quel momento era dire a sé stessi che Giobbe era il responsabile delle sue proprie disgrazie e che la sofferenza che lo aveva colpito se l’era pienamente meritata.

L’AIUTO OFFERTO DA GESÙ CRISTO

CrocifissioneFortunatamente non tutti reagiscono di fronte al dolore altrui nella stessa maniera degli amici di Giobbe. Ci sono tantissimi discepoli del Signore che lottano quotidianamente contro la tendenza naturale a “indurirsi” ed esprimono gesti di genuino interesse e compassione verso chi è nel bisogno.

Esistono persone che hanno interiorizzato gli insegnamenti di Gesù Cristo e che si impegnano veramente a seguire le Sue orme.

Per quanto tali sforzi abbiano la loro efficacia e siano notevolmente apprezzati da chi li riceve, tuttavia, l’empatia di un essere umano pur con tutte le buone intenzioni ha pur sempre dei limiti.

Senza barriere e senza condizioni è invece l’infinita compassione del Salvatore:

“Ed ecco, egli nascerà da Maria, a Gerusalemme, che è laterra dei nostri padri, essendo ella una vergine, un vaso prezioso e scelto, che sarà coperta dall’ombra e concepirà per il potere dello Spirito Santo, e partorirà un figlio, sì, proprio il Figlio di Dio.

Ed egli andrà, soffrendo pene e afflizioni e tentazioni di ogni specie; e ciò affinché si possa adempiere la parola che dice: egli prenderà su di sé le pene e le malattie del suo popolo.

E prenderà su di sé la morte, per poter sciogliere i legami della morte che legano il suo popolo; e prenderà su di sé le loro infermità, affinché le sue viscere possano essere piene di misericordia, secondo la carne, affinché egli possa conoscere, secondo la carne, come soccorrere il suo popolo nelle loro infermità”.

Sebbene sia per noi una realtà inconcepibile, Gesù Cristo ha percorso qualsiasi cammino, ha vissuto ogni sofferenza possibile e per questa ragione può soccorrerci qualunque sia la natura della “croce” che dobbiamo portare.

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Fede & rivelazione personale – Tra le tempeste della vita

marzo 24th, 2014

Sono sempre stato incuriosito dal racconto biblico di Pietro che cammina sulle acque (Vedi Matteo 14). Gesù Cristo aveva appena compiuto il miracolo dei pani e dei pesci, grazie al quale Egli aveva alimentato 5.000 persone, con solo cinque pani e due pesci. Il Salvatore era andato sul monte a pregare e aveva incaricato i suoi discepoli di incontrarlo al di là del mare. Il vento era diventato “contrario” ed essi furono “spinti con forza dalle onde”. Allora i discepoli videro una figura che camminava sulle acque, andando verso di loro. Ebbero paura, ma il Salvatore gridò: “Siate di buon animo, sono io, non abbiate paura”. Pietro rispose: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”. Gesù gli disse di andare da lui e Pietro camminò sulle acque.

Ma quando la violenza del vento aumentò, ebbe paura e cominciò ad affondare, e gridò, dicendo: “Signore, salvami”. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: “O uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Matteo 14:30-31).

Mi sono spesso chiesta come Pietro, con il Salvatore in piedi di fronte a lui, avesse potuto dubitare. Ma questa settimana, ho ricevuto una maggiore comprensione di quanto sia difficile a volte avere fede, anche con la testimonianza del potere di guarigione di Gesù Cristo e l’amore di fronte a noi, durante le tempeste della vita. Sono nel bel mezzo di una di quelle tempeste. I venti stanno imperversando e i mari sono alti, e so che il Salvatore mi sta facendo cenno di andare verso di Lui e di essere guarita. Ma ora vedo come Pietro, con il Salvatore in piedi di fronte a lui, potesse dubitarne. E posso quasi sentire il Salvatore che mi dice: “O donna di poca fede, perché hai dubitato?”.

PregareSono un membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (a volte involontariamente chiamata Chiesa Mormone). Ho visto il potere del sacerdozio (che è il potere che Dio dà all’uomo di agire in tutte le cose per la salvezza dei Suoi figli ed è la stessa potenza con cui Gesù Cristo ha compiuto miracoli), nella guarigione dei malati. Ma quando i medici mi diedero la diagnosi dicendo che sarebbe stato improbabile avere altri figli per conto mio, fui presa dal panico. Temevo e dubitavo delle risposte che avevo ricevuto alle mie preghiere. Ero, come Pietro, una persona senza fede. Come possiamo avere fede nel Signore e nella sua volontà, quando esse sembrano contraddire quello che sentiamo? Come possiamo trovare la pace in mezzo alle tempeste della vita, soprattutto quando le tempeste sono così personali e colpiscono così vicino al nostro cuore? Il Signore fornisce risposte a suo tempo e nel suo modo. Dobbiamo solo essere disposti a fare la nostra parte.

Il potere della preghiera

Ho 4 bellissimi bambini e ho sempre pensato che avrei saputo quando fosse giunto il momento di non averne più. Lo avrei semplicemente saputo. Dopo la nascita del mio quarto figlio, sapevo che non era ancora il momento. Quando arrivò il giorno in cui potevo iniziare a provare per averne un altro, non ero pronta. Penso che ora so come mai non fossi pronta, perché penso che da qualche parte, dentro di me, sapevo che non sarebbe stato facile. Solo che non pensavo che sarebbe stato così difficile. Il primo passo per trovare le risposte ai nostri problemi è quello di cercare una guida, per avere una rivelazione personale. L’anziano Russell M. Nelson, membro del Quorum dei Dodici Apostoli (con la Prima Presidenza, l’organo di governo della Chiesa di Gesù Cristo), ha insegnato:

La tecnologia di oggi ci permette anche di usare telefoni senza fili, per scambiarci rapidamente informazioni. Ancora più sorprendente della tecnologia moderna è la nostra opportunità di accedere alle informazioni direttamente dal cielo, senza hardware, software o tasse di servizio mensili. Si tratta di uno dei più meravigliosi doni che il Signore abbia offerto ai mortali. E’ il suo generoso invito a “chiedere e vi sarà dato, cercate e troverete. Bussate e vi sarà aperto”.

Questa offerta senza tempo fornisce la rivelazione personale ed è estesa a tutti i Suoi figli. Sembra quasi troppo bello per essere vero. Ma è vero! Ho ricevuto e risposto a tale aiuto celeste. E ho imparato che ho sempre bisogno di essere pronta a riceverlo.

La preghiera è la linfa vitale tra noi e il cielo. E’ il primo passo che dobbiamo fare per metterci nella posizione di ricevere rivelazioni. L’anziano Robert D. Hales, un apostolo di Gesù Cristo, ci ha insegnato:

La rivelazione personale è il modo che conosciamo per noi stessi, le verità più importanti della nostra esistenza: la realtà vivente di Dio, nostro Padre Eterno, e Suo Figlio, Gesù Cristo, la veridicità del vangelo restaurato e lo scopo e la guida di Dio, per noi.

Ci potremmo chiedere: “Come cerchiamo la rivelazione personale?” Paolo consigliò ai santi di fare affidamento sullo Spirito, piuttosto che sulla saggezza del mondo. Per ottenere lo Spirito, cominciamo con la preghiera.

L’anziano Richard G. Scott, un apostolo di Gesù Cristo, ha detto:

La preghiera è un dono divino del nostro Padre celeste a ogni anima. Pensate: l’assoluto Essere Supremo, il più onnisciente, l’onniveggente, l’onnipotente personaggio, ci incoraggia, insignificanti come siamo, a conversare con Lui come nostro Padre. In realtà, poiché sa quanto disperatamente abbiamo bisogno della Sua guida, Egli ci comanda: ” Tu prega a voce, così come nel tuo cuore, sì, prima nel mondo così come in segreto, in pubblico, come in privato”.

Non importa la circostanza, sia che siamo umili o arroganti, poveri o ricchi, liberi o schiavi, dotti o ignoranti, amati o abbandonati, possiamo rivolgerci a Lui. Non abbiamo bisogno di nessuna nomina. La nostra supplica può essere breve o può occupare tutto il tempo necessario. Può essere un’espressione estesa di amore e di gratitudine o un appello urgente di aiuto. Egli ha creato il cosmo innumerevole e popolato con i mondi, ma si può parlare con lui personalmente, ed Egli ci risponde.

I tempi si fanno difficili per tutti, lo stress, le finanze, i bambini, la salute e l’occupazione. La vita può essere dura. Ma è confortante sapere che il nostro Padre celeste è lì per noi ed è solo ad una preghiera di distanza. Egli vuole che noi ci rivolgiamo a Lui, ed Egli vuole aiutarci. Esso non può essere l’aiuto che vogliamo, ma sarà l’aiuto di cui abbiamo bisogno. E tutto comincia con una semplice preghiera sincera.

Trovare le risposte nelle Scritture

Insegnante della Società di soccorsoLe Scritture sono la parola di Dio. Sono le Sue parole ai Suoi figli sulla terra. Quindi non dovrebbe essere una sorpresa sapere che dobbiamo iniziare la nostra ricerca delle risposte proprio qui. Comunque, sono ancora stupita di come faccio una domanda o cerco una guida o conforto nella preghiera sincera e, quindi, apro le Scritture e trovo spesso le risposte esattamente dove sto leggendo L’anziano Hales ha insegnato:

… Quando vogliamo parlare a Dio, preghiamo. E quando vogliamo che Egli ci parli, leggiamo le Scritture, poichè le Sue parole sono pronunciate attraverso i suoi profeti. Egli poi ci insegnerà come ascoltare i suggerimenti dello Spirito Santo. Se non avete sentito la Sua voce che vi parla ultimamente, tornate con nuovi occhi e nuove orecchie alle Scritture. Esse sono la nostra ancora di salvezza spirituale.

Una delle mie storie preferite delle Scritture è quella della regina Ester. Ester era una donna ebrea, che è stata allevata dal suo cugino più grande, Mardocheo, e da sua, moglie dopo che i suoi genitori erano morti. Divenne la regina di Persia a causa della sua bellezza. Mordecai aveva fatto arrabbiare il principe capo alla corte del re, rifiutando di inchinarsi e rendergli omaggio. Haman, il principe capo, ingannò il re, ordinando la distruzione di tutti gli ebrei sulla terra. Il presidente Thomas S. Monson, presidente della Chiesa di Gesù Cristo, ha proseguito il racconto:

Attraverso un servo, Mardocheo mandò a dire a Ester del decreto contro gli ebrei, chiedendo che lei andasse dal re a dichiararsi per il suo popolo. Ester fu dapprima riluttante, ricordando a Mardocheo che era contro la legge per chiunque, andare spontaneamente nel cortile interno del re. La punizione era la morte a meno che il re non stendesse il suo scettro d’oro, consentendo alla persona di vivere.

La risposta di Mordecai alle esitazioni di Ester, fu la seguente:

“Non pensare… tu dovrai fuggire dalla casa del re, più di tutti gli ebrei. Perché per mantenere la tua pace, in questo momento… tu e la casa di tuo padre sarete distrutti”.

E, poi, ha aggiunto questa domanda: “Chi sa se non sei divenuta regina appunto per un tempo come questo?”

Questa domanda spesso attraversa la mia mente: Chi sa se tu sei venuto sulla terra proprio per un tempo come questo? Nella mia vita e nelle mie prove, mi chiedo se c’è uno scopo più alto. La risposta di Ester a Mardocheo fu chiedere che lui e tutti i Giudei si raccogliessero a digiunare per tre giorni, e lei e le sue ancelle avrebbero fatto lo stesso. Ella dichiarò: “Andrò dal re, anche se è contro la legge: e se io perirò, perirò!” (Ester 4:16). Il presidente Monson ha detto:

Ester aveva raccolto il suo coraggio e aveva preso una posizione ferma, riguardo a ciò che era giusto. Fisicamente, emotivamente e spiritualmente preparata, Ester si trovò nel cortile interno della casa del re. Quando il re la vide, tenne il suo scettro d’oro, dicendole che le avrebbe concesso qualunque richiesta che aveva. Ella invitò il re ad una festa che aveva organizzato e durante la festa gli rivelò che ella era un’Ebrea. Ella espose anche il complotto subdolo di Haman, di sterminare tutti gli ebrei nel regno. L’appello di Ester per salvare se stessa e il suo popolo, trovò favore agli occhi del re.

Ester, attraverso il digiuno, la fede e il coraggio, aveva salvato una nazione.

Anche se la mia battaglia non riguarda la vita o la morte, è comunque una lotta per fare ciò che so essere giusto, anche se le risposte mediche sembrano puntare in una direzione diversa. Il coraggio di Ester salvò una nazione. Ma ho scoperto che affrontare la mia lotta mi ha aiutato a connettermi su un livello più personale con altri che si trovano ad affrontare problemi di salute. Vedo più chiaramente perché so come ci si sente, quanto sia difficile attendere il sollievo e le risposte dal campo medico. E forse questo è il motivo per cui io sono qui, alle prese con questi problemi “in un tempo come questo”. Forse questa è una delle risposte che posso trovare nelle scritture e posso avere coraggio nel sapere che il Signore con me come è stato come con Ester, nel suo momento del bisogno.

Benedizioni del sacerdozio

Un’altra fonte di guarigione, pace e conforto nei momenti di prova o di malattia sono le benedizioni del sacerdozio. L’anziano Dallin H. Oaks, un apostolo di Gesù Cristo, ha detto:

In una benedizione del sacerdozio, un servo del Signore esercita il sacerdozio, come sospinto dallo Spirito Santo, per invocare i poteri del cielo a beneficio della persona che viene benedetta.

Qual è il significato di una benedizione del sacerdozio? Pensate a un giovane uomo che si prepara a uscire di casa per cercare fortuna nel mondo. Se suo padre gli dà una bussola, potrebbe usare questo strumento mondano per essere aiutato a trovare la strada. Se suo padre gli dà sei soldi, potrebbe usarli, per poter avere potere sulle cose del mondo. Una benedizione del sacerdozio è un conferimento di potere sulle cose spirituali. Anche se non può essere toccato o pesato, è di grande importanza nel contribuire a superare gli ostacoli.

Ho ricevuto molte benedizioni dal sacerdozio, nel corso degli anni, tra cui una proprio prima dei risultati che mi ha dato il mio medico la scorsa settimana. Lo Spirito del Signore era forte, quando mio marito pose le mani sul mio capo e pronunciò una benedizione su di me. Sapevo che tutto sarebbe andato bene. Ecco perché mi sentivo come Pietro, mentre mettevo in dubbio la testimonianza che avevo ricevuto, nei giorni successivi il responso medico. So che tutto andrà bene, anche se non so esattamente cosa significhi. Che è proprio il punto in cui devo fare un’altra cosa: avere fede in Gesù Cristo.

La fede in Gesù Cristo

Avere fede in Gesù Cristo significa avere fede nel Suo amore per noi, anche quando le cose sembrano andare male nella nostra vita. E, come ho capito oggi, è anche credere che Gesù Cristo può e vuole fare miracoli nella nostra vita. I miracoli sono significativi per noi, come la divisione del Mar Rosso lo era per Mosè. La settimana scorsa, dovevo andare ad un incontro di orientamento per mia figlia che sta per compiere 12 anni quest’anno. Ella entrerà nel programma delle Giovani donne mormoni (per le ragazze dai 12 ai 18 anni). Ma poco prima della riunione, stavo così male che riuscivo a malapena a muovermi e ho pensato che stavo per vomitare. E’ successo dopo la visita dal dottore e ho pensato che poteva essere una reazione alla procedura (che non doveva essere un grosso problema). Avevo un tale dolore che volevo solo strisciare nel letto, ma non potevo mancare a quella serata speciale di mia figlia. Così ho chiesto a mio marito un’altra benedizione del sacerdozio. Dopo che ha finito, il dolore era sparito. Mi sono subito vestita per l’evento, che è stato meraviglioso. Mia figlia era bellissima e timida, quando è stata presentata per la piccola riunione ed io ero così grata per il miracolo di guarigione che mi ha permesso di essere presente. L’anziano Hales ha detto:

Con una fede incrollabile, impariamo da noi stessi che “è per fede che si compiono i miracoli”. In generale, questi miracoli non saranno dimostrazioni fisiche di potere, come la divisione del Mar Rosso di Dio, la risurrezione dai morti, l’abbattere i muri della prigione o la comparsa di messaggeri celesti. In base alla progettazione, la maggior parte dei miracoli sono manifestazioni spirituali di misericordia, Dio gentilmente elargisce attraverso impressioni, idee, sentimenti di affidabilità, le soluzioni ai problemi, la forza per affrontare le sfide e il conforto nel sopportare delusioni e dolore.

A volte i miracoli ci guariscono fisicamente e ci confortano emotivamente. Ma sono tutte le manifestazioni spirituali di misericordia e potere, che Dio ci manda nei nostri momenti di bisogno. Ma abbiamo bisogno di chiedere a Lui, per averle. A volte, Egli li manda sotto forma di un amico. In chiesa oggi un’amica è venuta da me e mi ha detto: “Stai facendo davvero bene, perché hai una luce, in te. Sembri davvero buona”. Questo ha significato molto per me, e le ho detto di sì, anche se questa settimana è stata davvero brutta, per me. Negli ultimi mesi ho subito una revisione della mia dieta e delle abitudini alimentari, e mi aspettavo un rapido ritorno sul miglioramento della mia salute. Quando ciò non è accaduto, avevo cominciato a dubitare. Come Pietro, mi chiedevo dov’era il Signore. Ma, come la mia amica mi ha dimostrato, Egli è stato al mio fianco tutto il tempo. Ero solo stata presa dal panico e ho dimenticato che lui era lì. L’anziano Jeffrey R. Holland, un apostolo di Gesù Cristo, ha detto:

Ognuno di noi ha momenti in cui abbiamo bisogno di sapere che le cose andranno meglio. Per la salute emotiva e la resistenza spirituale, tutti hanno bisogno di essere in grado di guardare avanti per un po’ di tregua, a qualcosa di piacevole, che possa rinnovare la speranza, sia se tale benedizione è a portata di mano o è ancora ad una certa distanza in avanti. E’ quanto basta per sapere che possiamo arrivarci, che sia vicino o lontano, c’è la promessa di “buone cose che verranno”.

Anche se non si può sempre vedere oltre le nuvole, Dio può, perché Egli è la sorgente stessa della luce che cercate. Lo fa con amore e conosce le nostre paure. Egli ascolta le nostre preghiere. Egli è il nostro Padre celeste e sicuramente egli risponde alle lacrime dei suoi figli in difficoltà.

Alcune benedizioni arrivano presto, alcune vengono in ritardo, e alcune non arrivano se non fino al cielo, ma per coloro che abbracciano il vangelo di Gesù Cristo, esse sicuramente verranno.

 

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DOVEVAMO CAMBIARE PROGRAMMA

marzo 21st, 2014

Questo articolo è stato scritto da Roberto Scordari

Vi è mai capitato di “sentire” qualcosa dentro di voi che non riuscite bene ad identificare?

Nel periodo in cui svolgevo servizio missionario a tempo pieno per la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni ebbi svariate esperienze con questa “voce interiore” che hanno senza dubbio arricchito il mio bagaglio spirituale. Alcune di esse sono ancora fisse in modo indelebile nella mia memoria e mi hanno lasciato insegnamenti preziosi.

IL BATTESIMO D’ACQUA E DI SPIRITO

BattesimoGesù in risposta a delle domande poste dal fariseo Nicodemo disse:” In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio”(Giovanni 3:5). Sebbene Nicodemo rimase stupito e non comprese pienamente le parole del Maestro, il Salvatore nell’emisfero orientale della terra come in quello occidentale  ha chiaramente spiegato la necessità del battesimo d’acqua e di fuoco, ossia di Spirito. In un’altra occasione Egli insegnò:” E di nuovo vi dico, dovete pentirvi, ed essere battezzati nel mio nome e divenire come un fanciullo, altrimenti non potrete in alcun modo ereditare il regno di Dio.

 39  In verità, in verità, io vi dico che questa è la mia dottrina, e chiunque acostruisce su di essa costruisce sulla mia roccia; e lebporte dell’inferno non prevarranno su di lui.

40  E chiunque dichiarerà di più o di meno di questo, annunciandola come mia dottrina, questi viene dal male e non è edificato sulla mia roccia; ma costruisce su afondazioni di sabbia, e le porte dell’inferno stanno aperte per riceverlo, quando verranno le piene e i venti si abbatteranno su di lui.

41 Andate dunque a questo popolo, e proclamate le parole che ho detto, fino alle estremità della terra.”(3Nefi 11:38-41)

Il messaggio del Salvatore, come sempre, non si limitava ad affermare la verità di ciò che promulgava solo attraverso l’insegnamento verbale, Egli stesso mostrava mediante l’esempio la strada giusta da percorrere:” Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. Ma questi vi si opponeva dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» Ma Gesù gli rispose: «Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia». Allora Giovanni lo lasciò fare. Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall’acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui”(Matteo 3:13-16).

IL DONO DELLO SPIRITO SANTO

Il battesimo d’acqua come si evidenzia dalla dottrina e dall’esempio di Cristo è seguito dal battesimo di fuoco, ossia dal ricevimento del dono dello Spirito Santo.

L’ordinanza della confermazione che consente al battezzando di ricevere lo Spirito Santo è una delle cerimonie fondamentali e parte essenziale della dottrina della Chiesa restaurata di Gesù Cristo.

Una volta che una persona riceve tale dono per imposizione delle mani da un degno detentore del Sacerdozio, ha diritto alla compagnia costante del terzo membro della divinità. Tra i vari ruoli che lo Spirito Santo ricopre apprendiamo dalle scritture  anche quello della funzione di guida:” Poiché ecco, vi dico di nuovo che, se voi entrerete per questa via e riceverete lo Spirito Santo, egli vi mostrerà tutte le cose che dovrete fare”. La guida dello Spirito si manifesta in svariate maniere: può essere come accennavo una voce, un sentimento, un’impressione o altro.

COS’ERA QUELLA SENSAZIONE?

battesimo di Gesu-mormoniDurante la mia missione a tempo pieno, in un giorno come un altro il mio collega ed io avevamo pianificato di fare diverse visite nel corso della giornata. In particolare, nel pomeriggio saremmo prima passati da una famiglia con la quale avevamo perso da tempo i contatti e, successivamente, avremmo fatto visita ad una signora anziana che vedevamo settimanalmente. Mentre ci accingevamo a percorrere l’itinerario necessario per arrivare al nostro primo appuntamento pomeridiano, improvvisamente ebbi una strana sensazione. All’inizio non vi prestai attenzione, ma poiché quello strano sentimento si ripresentò nuovamente dopo qualche secondo, decisi di comunicare al mio collega quello che stavo provando. Continuammo a percorrere un altro po’ di strada ma dopo qualche metro mi arrestai in quanto finalmente nella mia mente si fece chiarezza e riuscì a capire ciò che lo Spirito stava cercando di comunicarmi tramite quella sensazione poco prima indecifrabile: dovevamo cambiare programma e senza perdere tempo andare immediatamente dalla signora anziana. Con un passo frenetico decidemmo di seguire quell’ispirazione. Nel momento stesso in cui giungemmo a destinazione, ricevemmo una chiara spiegazione del perché sentivamo di recarci così velocemente e contro i nostri piani iniziali, a casa di quella signora: Dei ladri avevano appena derubato all’interno dell’abitazione e noi trovammo l’innocente signora in lacrime, sola ed in preda al panico.

Il Signore, nella Sua infinita bontà ed onniscienza, ci aveva inviato a consolare una persona sola in un momento di grande bisogno.

Il Presidente Thomas S. Monson, attuale Presidente della Chiesa di Gesù Cristo dei S.U.G, ha insegnato spesso che non c’è niente di più bello e di gratificante del sapere di essere la risposta concreta ad una preghiera di qualcun’altro. Il più delle volte offriamo tale servizio quando ascoltiamo attentamente e obbediamo alla dolce voce e sommessa dello Spirito che ci invita a fare del bene.

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Rallentare va bene

marzo 3rd, 2014

Articolo scritto da Patty Sampson

Gesù e i bambiniHo passato i miei anni di formazione nella “Cintura Biblica”; quella zona a sud dove ci sono più chiese che supermercati e scuole messe insieme. Mi ricordo i miei buoni vicini. Erano il tipo di signore che cucinavano il loro proprio pane, che cucivano i vestiti domenicali per le proprie figlie, e che avevano sempre dei biscotti caldi che ti aspettavano quando andavi a trovarle. Sembrava che facessero tutto e che lo facevano con un sorriso ed una calda accoglienza cristiana. I loro giardini erano magnifici, e le loro case erano pulite. Per me esse erano perfette. Ora che sono cresciuta mi rendo conto che queste signore non erano perfette. Ma di sicuro mi sono state di grande esempio. E mi guardo attorno nel mio quartiere e vedo molte donne che sono tutte uguali. Sono tutte d’un pezzo, e sono molto coinvolte in tante cause. Sembra che facciano tutto con grazie e senza una traccia di sudore sulla loro fronte. Esse sfamano gli ammalati, vestono i nudi, ed aiutano i bisognosi. Ed io non sono minimamente brava quanto loro. La cosa buffa riguardo alla vita è che quando vediamo gli altri vediamo il loro meglio. Abbiamo un occhio per il talento degli altri. Siamo gentili e sorvoliamo sulle debolezze dei nostri amici e li amiamo comunque. Ma io vi chiedo, siamo così gentili con noi stessi, specialmente se dobbiamo rallentare?

Ho due meravigliosi vicini di casa, uno ad ogni lato della mia casa. E queste due signore sono entrambe delle super donne. Loro fanno tutto! Ma in una paradossale svolta degli eventi entrambe devono affrontare un intervento chirurgico alla schiena in un futuro non troppo lontano. E so che stanno facendo fatica perché dovranno rallentare- se non l’hanno già fatto. Questa è una realtà dura della vita. Quando la malattia e gli infortuni ci forzano a cambiare le nostre abitudini quotidiane, so che io personalmente faccio davvero fatica e trovo difficile rallentare. Posso farlo per un giorno, ma poi riprendo a muovermi troppo presto e mi ritrovo in una situazione recidiva ed impegno il doppio del tempo per tornare di nuovo alla normalità. Dieter F. Uchtdorf ( un dirigente di alto rango della chiesa di Gesù Cristo) ci ha consigliato:

mormone-UchtdorfFratelli e sorelle, faremmo bene a rallentare un po’, a raggiungere la velocità di crociera ottimale per le nostre circostanze, a concentrarci su ciò che ha valore, ad alzare gli occhi e a volgere lo sguardo alle cose che contano davvero. Non trascuriamo i precetti fondamentali che il nostro Padre Celeste ha dato ai Suoi figli e che costituiscono la base di una vita terrena ricca e fruttuosa, con la promessa della felicità eterna. Ci insegneranno a fare “tutte queste cose con saggezza e ordine; poiché non è necessario che… corriamo più veloce di quanto ne abbiamo la forza… ma è opportuno che… siamo diligenti, affinché possiamo in tal modo vincere il premio”.

Fratelli e sorelle, fare diligentemente le cose che contano di più ci condurrà al Salvatore del mondo. Ecco perché “noi parliamo di Cristo, gioiamo in Cristo, predichiamo il Cristo, profetizziamo di Cristo… affinché… possiamo sapere a quale fonte possiamo rivolgerci per la remissione dei nostri peccati. Nella complessità, confusione e frenesia della vita moderna, questa è “la via per eccellenza”.

Fratelli e sorelle, abbiamo davvero gran motivo di gioire. Se la vita, con i suoi ritmi serrati e molte pressioni, vi ha reso difficile provare gioia, allora forse questo è il momento giusto per riconcentrarvi su ciò che conta di più.

La forza non scaturisce da un’attività frenetica, ma dall’essere fissati su fondamenta solide di verità e luce. Scaturisce dal riporre la nostra attenzione e impegno sui principi basilari del vangelo restaurato di Gesù Cristo. Scaturisce dal prestare attenzione alle cose divine che contano di più.

Semplifichiamo un po’ la nostra vita. Apportiamo i cambiamenti necessari per reindirizzare la nostra vita verso la bellezza sublime del sentiero, semplice e umile, del vero discepolo cristiano; questo sentiero conduce sempre a una vita piena di significato, gioia e pace. Per questo prego, lasciandovi la mia benedizione, nel sacro nome di Gesù Cristo. Amen.

Per leggere l’intero articolo andare su: http://www.lds.org/general-conference/2010/10/of-things-that-matter-most?lang=ita

Pensatela in questo modo, se nessuno fosse mai ammalato o ferito o bisognoso, chi serviremmo? So che è difficile essere la persona che necessita di aiuto, quello che ha bisogno di rallentare. Ma se saremo pazienti con noi stessi ci troveremo grandi benedizioni in quei momenti in cui dobbiamo rallentare i tempi.

Quando ero al college ho preso la Mononucleosi. Pensavo che stessi morendo! Per quanto mi riguarda è stata la fine del mondo. Sono rimasta a letto per 2 mesi, e davvero lottato contro un grave esaurimento. Mi ricordo di essermi distesa a letto dispiaciuta per me stessa, pregando per avere un po’ di sollievo. Ed un giorno, quando avevo finalmente ottenuto abbastanza tranquillità da dentro, ho cominciato a sentire il Salvatore che mi rispondeva. Abbiamo avuto delle conversazioni. Lui è spiritoso e meraviglioso. Quando ho iniziato a parlare con lui ed a sentire le sue risposte più chiaramente di quanto io abbia mai sentito nella mia vita, ho incominciato a sentire il Suo conforto. E’ diventato un tempo prezioso. Non ero più solamente ammalata e forzata a letto, ma ero con il mio Salvatore. Fu durante quel periodo, che mi sono resa conto di quanto spesso Egli parla e noi non Lo sentiamo perché siamo troppo pieni dei rumori del mondo.

Sono così riconoscente di aver avuto la Mononucleosi. E’ strano dirlo in questo modo, ma è vero. Se non fossi mai stata costretta a rallentare non avrei mai avuto la possibilità di avere quella meravigliosa esperienza con il mio Salvatore. Prego che, mentre ognuno di noi abbiamo le nostre sfide, ci ricorderemo di essere gentili con noi stessi. Che daremo a noi stessi il tempo necessario per poter guarire e non ci costringeremo ad andare avanti. Prenderci quei momenti per poter avere più pace interiore ci conduce verso delle grandi benedizioni. E so che il Signore pone quei momenti nella nostra vita in modo che possiamo avvicinarci a Lui.

Per Conoscere Ciò Che è in Alto Bisogna Andare in Basso

marzo 1st, 2014

Questo articolo è stato scritto da Roberto Scordari

Pescatori di uominiLa società odierna, altamente progredita nella conoscenza scientifica così come nel continuo rinnovamento tecnologico, potrebbe stimolare nella mente di una buona parte dell’umanità, la sottile convinzione che l’uomo sulla base di tale costante evoluzione possa arrivare a conoscere l’esistenza di Dio, lo scopo di questo mondo e tanti altri profondi interrogativi, appoggiandosi esclusivamente sugli studi secolari. Questo modo di pensare mi apparteneva completamente fino ad una decina di anni fa. “Prima o poi troveremo risposta a tutto” mi dicevo, “ la scienza si sta evolvendo così velocemente che ben presto scopriranno ogni cosa ”. Queste ad altre convinzioni erano padroni assoluti dei miei limitati schemi mentali. Malgrado ciò, il desiderio di avere delle risposte immediate e delle spiegazioni sui quesiti esistenziali, si faceva sempre più ardente e si manifestava sempre con maggiore insistenza durante le mie giornate. Spesso passavo ore a chiedere a me stesso, come un’anima affamata ed inquieta: ”perché siamo qui?”, “ chi sono?”, “da dove vengo?”, “dove andrò dopo la morte?”. Il mio bisogno di sapere divenne talmente grande che giunsi alla conclusione che finché non avessi soddisfatto tale necessità, la mia vita non avrebbe avuto un senso compiuto.

LA MENTE ED UN CUORE APERTO

Durante il mio periodo di ricerca della Verità, così immerso com’ero nelle filosofie che negavano l’esistenza di Dio, non mi era mai passato per la mente il concetto che la conoscenza spirituale potesse avere delle regole differenti rispetto alla mera acquisizione dell’istruzione secolare.

Nel frattempo, pertanto, proseguivo i miei studi scolastici conservando dentro di me l’insoddisfazione legata alla negazione del mio bisogno principale, conoscere lo scopo e l’origine dell’esistenza. Ben presto, però, le cose sarebbero radicalmente cambiate. La mia giovane mente, infatti, fu influenzata da uno dei famosi filosofi dell’antica Grecia: Socrate. Uno dei suoi celebri e per me indimenticabili insegnamenti era condensato in questa semplice ma profonda dichiarazione: ”Chi sa di sapere non sa, chi sa di non sapere, sa”. Queste parole mi aiutarono a rivisitare la mia posizione di fiducia assoluta nella capacità del progresso scientifico di rispondere ai quesiti dell’anima.

Pur non credendo in Dio, né in alcuna forma di spiritualità, mi resi pertanto conto che non potevo essere certo di nessuna delle mie posizioni e ancora di meno potevo avere opinioni sicure su questi temi, né d’altronde pensavo che qualcuno potesse averle. Con questa nuova attitudine ero spesso propenso ad immergermi volentieri in conversazioni aperte su argomenti quali l’esistenza di Dio, con chiunque desiderasse confrontarsi con me. Ero pronto a mettere totalmente in discussione tutte le mie convinzioni e ad ascoltare con genuina sincerità le idee degli altri.

LA CHIAVE CHE APRE LE PORTE DELLA CONOSCENZA SPIRITUALE

Gesù e i bambiniFu in questa fase della mia vita che i missionari della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni mi invitarono ad avere una conversazione con loro. Come di consueto di fronte ad una richiesta di confronto di opinioni, non mi tirai assolutamente indietro. Quando mi raccontarono la storia del profeta Joseph Smith, mi descrissero abbastanza dettagliatamente la sua intensa ricerca della Verità; nel farlo, citarono un versetto della Bibbia che aiutò il giovane Joseph a raggiungere il suo obiettivo e che si trova in Giacomo 1: 5”  Che se alcuno di voi manca di sapienza, la chiegga a Dio che dona a tutti liberalmente senza rinfacciare, e gli sarà donata”.

Per la prima volta dinanzi ai miei occhi si rivelò un sistema di acquisire conoscenza per me inedito, di cui non avevo mai sentito parlare e che, tuttavia, mi sembrò anche molto logico e valido. “Come potevo sperare di conoscere l’esistenza di Dio se non avevo mai provato a comunicare con Lui ? come avevo fatto a non pensarci prima?” Quest’idea, nuova e differente da tutte le convinzioni acquisite nella mia giovane vita, si fece spazio nella mia mente come qualcosa di semplice e stupendamente coerente. A questo punto il mio interesse per quello che i missionari avevano da dirmi crebbe, così, invece di rigettarli, mi fermai ad ascoltare il loro messaggio senza opporre alcuna resistenza.

Ciò permise a quei giovani servi del Signore di condividere la loro umile testimonianza della chiamata profetica di Joseph Smith quale strumento, nelle mani dell’Onnipotente nella nostra epoca, per la restaurazione della Chiesa di Gesù Cristo con la sua pura ed originale dottrina e nella sua corretta organizzazione. Prima di separarci, inoltre, i missionari mi spiegarono che avrei potuto sapere da me stesso mediante il potere dello Spirito Santo se il messaggio che avevano condiviso con me fosse vero, semplicemente chiedendo a Dio in preghiera. Le loro parole risuonarono nella mia anima come una dolce melodia e come una tangibile risposta al mio bisogno di sapere. Accettai l’invito dei missionari con entusiasmo realizzando proprio in quell’istante che se fosse esistito un Dio, effettivamente soltanto Lui e nessun altro avrebbe potuto indicarmi la via giusta da percorrere.

Nei giorni e nelle settimane che seguirono quel primo incontro, determinato a conoscere la Verità, continui a farmi istruire dai missionari e soprattutto a chiedere al Padre Eterno una conferma della Sua esistenza e della veridicità di ciò che mi veniva periodicamente esposto.

Era evidente per me che se quel messaggio fosse stato veritiero, tale conoscenza sarebbe stata un tesoro preziosissimo ed avrebbe cambiato per sempre la mia vita. Ora la mia mente era costantemente occupata da un unico pensiero: “tutto questo è vero oppure no?”. Nulla sembrava più importante, ed effettivamente non lo era. Ricevere conoscenza spirituale, però, richiede impegno, sacrificio, desiderio profondo e soprattutto la determinazione ad agire in base alla conoscenza che si ottiene.

Dopo un certo periodo di tempo, direi quando manifestai una fede sufficiente, Dio rispose alla mia preghiera e confermò alla mia anima in una maniera assolutamente inconfutabile che Egli esiste, che siamo tutti Suoi figli e che la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni è veramente la Sua Chiesa, guidata da Lui stesso attraverso autentici Apostoli e Profeti moderni, chiamati dal Salvatore proprio come nei tempi antichi.

Anche nella nostra epoca ultra moderna e sviluppata le conoscenze più preziose spesso si ottengono quando siamo in “basso”, in ginocchio nel tentativo di comunicare sinceramente ed umilmente con nostro Padre: “Sì, colui che si pente ed esercita la fede e produce buone opere, e prega continuamente senza posa: a costui sarà dato di conoscere i misteri di Dio;”(ALMA 26:22).

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10 cose che Joseph Smith ci ha insegnato su Gesù Cristo, durante il suo ministero

gennaio 14th, 2014

Lunedi, 23 Dicembre del 2013, era il 209 compleanno di Joseph Smith. Anche se Joseph Smith fu il primo profeta della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, a volte chiamata chiesa mormone, ed è considerato dai suoi membri come il profeta tramite il quale l’antica chiesa di Cristo è stata restaurata, i membri della Chiesa fanno molto poco per festeggiare il suo compleanno. Questo probabilmente avviene perché il compleanno di Smith è così vicino al Natale e, sebbene i Santi degli Ultimi Giorni amano ed apprezzano i contributi di Joseph Smith, adorano Gesù Cristo, quindi il Natale si presenta come una priorità molto più alta. In commemorazione di entrambi, il compleanno di Joseph Smith e il Natale, vorrei sottolineare dieci cose importanti che Joseph Smith ci ha insegnato di Gesù Cristo, durante il suo ministero. Questi punti provengono dalla traduzione di Joseph Smith del Libro di Mormon e la Perla di Gran Prezzo, così come dalle sue rivelazioni in Dottrina e Alleanze.

10 . Gesù ci conosce personalmente

Prima visione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando Joseph Smith ha chiesto di ricevere una guida, nella preghiera, è stato visitato personalmente da Dio Padre e Gesù Cristo. Ha imparato che Gesù lo conosceva e lo ascoltava personalmente. Questo è un esempio potente di come possiamo interagire con Gesù, ogni giorno della nostra vita.

9 . Nel Vecchio Testamento i sacrifici erano un simbolo del sacrificio di Gesù Cristo

Tempi antichi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Joseph Smith ha insegnato che gli antichi erano consapevoli della futura venuta di Gesù Cristo e che il loro culto, compresi i sacrifici, era fatto per preparare gli Israeliti alla Sua venuta.

8 . La risurrezione è un dono gratuito per tutta l’umanità

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Joseph Smith insegnò che la risurrezione di Gesù Cristo è una realtà, e che questa resurrezione è necessaria, in modo che tutta l’umanità possa essere resuscitata. Nel Libro di Mormon apprendiamo che la risurrezione è un dono della grazia di Gesù a tutta l’umanità e, quindi, a tutti gli esseri viventi.

7 . Gesù ha sofferto per tutti i nostri dolori

Getsemani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gesù, inoltre, ha sofferto per i nostri peccati. Quando Joseph Smith tradusse il Libro di Mormon, apprese gli insegnamenti del profeta Alma, che diceva che Gesù ha sofferto per tutto il nostro dolore e la sofferenza, in modo che, quando lottiamo e affrontiamo delle prove, Gesù può consolarci e prendersi cura di noi. Questa dottrina confortante ci può aiutare nelle ore più difficili.

6 . Egli ha creato la Terra

Terra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo molte cose per essere grati a Gesù Cristo. Joseph Smith ha aggiunto una cosa in più: la creazione del mondo. Gesù Cristo ha creato il mondo, sotto la guida di Dio, il Padre. La creazione che ci permette di avere una vita fisica, in parallelo con la sofferenza di Gesù per i nostri peccati, è quello che ci permette di avere una vita spirituale.

5 . Gesù visitò le Americhe

Gesù

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel Libro di Mormon, che Joseph Smith tradusse, vi è scritto un racconto di quando Gesù Cristo è tornato sulla Terra, dopo la Sua risurrezione, a visitare un gruppo di antichi abitanti del continente americano. Durante questa visita, Gesù insegnò molte delle stesse dottrine che aveva insegnato nel Nuovo Testamento, come avviene durante il Discorso della montagna o quando parlò dell’importanza di essere nati di nuovo, e anche le dottrine che soddisfacevano le esigenze specifiche di quel gruppo di persone, in quel tempo, come l’importanza del sacramento della cena del Signore.

4 . La sofferenza di Gesù ha salvato molte più anime

Crocifissione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oltre a coloro che hanno la possibilità di accettare Gesù Cristo da adulti, Joseph Smith ha insegnato che la sofferenza di Gesù ha il potere di salvare molte più persone, compresi i bambini morti senza battesimo, e le persone che sono morte senza la possibilità di imparare da lui.

3 . L’influenza di Gesù dà a tutti una coscienza

Gesù e i bambini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Libro di Mormon insegna che la coscienza o la capacità intrinseca di uomini e donne di conoscere la differenza tra giusto e sbagliato, viene da Gesù Cristo. Questa capacità si chiama “Luce di Cristo”. Capire Gesù aiuta a ravvivare la nostra coscienza e amplia la nostra comprensione del suo ruolo.

2 . La grazia di Cristo ci aiuta anche dopo la redenzione dei peccati

Famiglia in preghiera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Joseph Smith insegnò che la grazia di Gesù Cristo è abbastanza forte per aiutarci anche dopo la redenzione dei nostri peccati. Può aiutarci a vivere una vita più simile a quella di Cristo, attraverso il servizio, lo studio e la preghiera.

1 . Egli vive

Gesù mormone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Joseph Smith ha dato una potente e duratura testimonianza di Gesù Cristo: “Ed ora, dopo le numerose testimonianze che sono state date di Lui, questa è la testimonianza, l’ultima di tutte, che diamo di Lui: Egli vive! Poiché lo vedemmo, alla destra di Dio, e udimmo la voce che portava testimonianza che egli è il Figlio Unigenito del Padre”.

 

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3 Nefi 27: Gesù Cristo parla delle opere

dicembre 16th, 2013

Avete mai sentito parlare del Libro di Mormon? Il Libro di Mormon è un libro di scritture non troppo diverso dalla Bibbia ed è unico della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (spesso chiamata erroneamente come la Chiesa Mormone). Il Libro di Mormon racconta le cronache delle antiche generazioni del popolo di Dio nelle Americhe. Il punto cruciale del Libro di Mormon è quando Gesù Cristo stesso visita il popolo delle Americhe. Il Libro all’interno del Libro di Mormon in cui questo avviene è 3 Nefi.

Cristo ha tenuto diversi sermoni per il popolo. Uno di questo sermone parla delle opere, un concetto che è spesso incompreso da altre denominazioni Cristiane. Il sermone di Cristo in 3 Nefi 27 spiega di più riguardo alle opere e su come operano insieme alla grazia di Gesù Cristo.

La costruzione della Chiesa di Cristo

Coro del tabernacoloQuando Gesù visita le Americhe, Egli ha speso un po’ di tempo per stabilire la Sua chiesa tra il popolo. Egli ha chiamato degli apostoli ed ha stabilito il sacramento. Ha istruito che la chiesa aveva bisogno di essere nel Suo nome:

E come può essere la mia chiesa, salvo che sia chiamata col mio nome? Poiché se una chiesa è chiamata col nome di Mosè, allora è la chiesa di Mosè; o se è chiamata col nome di un uomo, allora è la chiesa di un uomo; ma se è chiamata con il mio nome, allora è la mia chiesa, se accadrà che essi siano edificati sul mio Vangelo.” (3Nefi 27:8)

Cristo continua nel dire che “E se accadrà che la chiesa sia edificata sul mio Vangelo, allora il Padre manifesterà in essa le sue opere. “ (27: 10). Se le persone costruiscono la chiesa sul vangelo di Gesù Cristo, il Padre Celeste sarà in grado di manifestare le Sue opere in essa. Se, ad ogni modo, il popolo decide di costruire la chiesa sulle loro proprie opere e idee, Cristo dice: “provano gioia nelle loro opere per una stagione, e poi arriva la fine, e vengono mandati giù e cacciati nel fuoco.”

Perché è così importante che la vera chiesa sia costruita sul vangelo al posto che sulle opere degli uomini e delle donne? Questo è un punto cruciale perché gli uomini e le donne non sono infallibili; le dottrine del vangelo di Gesù Cristo, invece, sono perfette. Anche se la Chiesa verrà gestita da persone imperfette, la forza della purezza delle dottrine compenserà le nostre limitazioni. Una chiesa costruita sulle nostre opere fallirebbe e ci allontanerebbe da Dio.

Le nostre opere sono importanti.

BattesimoAlcune denominazioni Cristiane sono in disaccordo su quale delle due qualità porteranno al paradiso: la grazia o le opere. La risposta è entrambe. Non avremmo nessuna possibilità di tornare dal Padre Celeste senza la grazia di Gesù Cristo. Cristo stesso spiega il Suo scopo all’interno del piano di Dio:

E mio Padre mi ha mandato, affinché fossi innalzato sulla croce; e dopo essere stato innalzato sulla croce, potessi attirare tutti gli uomini a me, affinché, come io sono stato innalzato dagli uomini, così siano gli uomini innalzati dal Padre, per stare davanti a me, per essere giudicati dalle loro opere, siano esse buone o siano esse cattive. “ (3 Nefi 27:14)

Quindi il Salvatore è venuto sulla terra in modo da poter prendere su di Se i nostri difetti, ma le nostre scelte che facciamo qui sulla terra fanno comunque la differenza. Gesù Cristo non ci può salvare se non glielo permettiamo, ed il modo in cui accettiamo la Sua grazia determina il percorso della nostra vita dopo la Sua.

Accettiamo Cristo vivendo i Suoi comandamenti.

Ho un’amica che pensava che l’enfasi dei Mormoni sulle opere contraddiceva la grazia del Salvatore. Ella  pensava che accentando il Salvatore saremmo stati automaticamente salvati, che non c’era bisogno di fare qualsiasi altra azione per poter essere salvati. Non è ciò che la dottrina di Gesù Cristo ci insegna. Quando Cristo stava insegnando alle persone del libro di Mormon, ha detto: In verità, in verità io vi dico: questo è il mio Vangelo; e voi sapete le cose che dovete fare nella mia chiesa; poiché le opere che mi avete visto fare, voi le farete pure; poiché farete proprio ciò che mi avete visto fare.” (3 Nefi 27: 21).

Gesù CristoGesù Cristo ha sofferto per noi ed ha espiato per i nostri peccati, ma questo dono non è gratuito. Se accettiamo il Suo dono infinito, dobbiamo farlo alle Sue condizioni, che sono di vivere secondo i Suoi comandamenti e di sforzarci a diventare come Lui. Per questo le nostre opere sono così importanti: le nostre opere sono ciò che dimostrano al Salvatore chi stiamo diventando e che intendiamo accettare la Sua grazia.

Gesù Cristo ha riassunto questo sermone in una semplice frase:

Dunque, che sorta di uomini dovreste essere? In verità, io vi dico: Così come sono io.” (3 Nefi 27: 27). Di sicuro Dio non intende dire che ci dobbiamo guadagnare la nostra via per il paradiso; questo a dire il vero contraddirebbe il piano di redenzione. Ciò che intende, ad ogni modo, è di far si che le nostre convinzioni siano il manifesto del mondo in cui viviamo. Questa vita è fatta per poter diventare, e per potere essere salvati da Cristo, dobbiamo accettarLo e dobbiamo cercare di diventare come Lui. Egli conoscerà il nostro cuore e saprà i nostri intenti. Se noi facciamo semplicemente il nostro meglio, egli compenserà il resto e ci  modellerà in modo che un giorno potremmo essere come Lui è.

La grazia di Gesù Cristo è incredibile perché ha effetto sulle nostre anime. La grazia di Cristo è ciò che ci permette di cambiare, di scegliere e di diventare. Le nostre opere funzionano in simbiosi con la grazia del Salvatore, permettendoci di cambiare in positivo e di diventare come Lui.

Unzione degli ammalati

novembre 19th, 2013

Gesù e la figlia di JairussC’è qualcuno fra voi che è infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su di lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore. (Giacomo 5:14)

Ungere gli ammalati con olio consacrato, come parte dell’amministrazione dei malati, è una pratica della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Gli apostoli di Gesù guarivano allo stesso modo: “…ungevano d’olio molti infermi e li guarivano” (Marco 6:13)

L’olio d’oliva è consacrato per la guarigione dei malati. Un detentore del sacerdozio di Melchisedec apre il contenitore dell’olio e prega il Padre Celeste, affermando che egli sta agendo tramite l’autorità del Sacerdozio di Melchisedec per consacrare l’olio, e lo mette a parte per ungere e benedire i malati. Conclude poi la preghiera nel nome del Signore [Gesù Cristo]. L’olio consacrato non viene usato per altri scopi. Molti detentori del Sacerdozio di Melchisedec portano sempre con sé una piccola fiala di olio consacrato.

Normalmente due detentori del Sacerdozio di Melchisedec benedicono i malati. Uno unge con l’olio applicando una goccia dello stesso sul capo della persona. Poi pone le sue mani sulla testa della persona, chiamandola con il  suo nome per esteso, affermando che egli sta agendo tramite l’autorità del Sacerdozio di Melchisedec per ungerlo con olio che è stato consacrato per ungere e benedire gli ammalati, e poi conclude nel nome di Gesù Cristo.

Il secondo detentore del Sacerdozio poi sigilla l’unzione. Entrambi mettono le loro mani sul capo della persona, e il secondo detentore chiama la persona col suo nome per esteso,  affermando che egli sta sigillando l’unzione tramite l’autorità del Sacerdozio di Melchisedec, e poi conferisce una benedizione seguendo lo Spirito del Signore, seguendo le Sue direttive tramite impressioni e pensieri di cosa dire, che arrivano per rivelazione nella sua mente; infine conclude nel nome di Gesù Cristo.

Se due detentori del Sacerdozio di Melchisedec non sono disponibili, il tutto può essere fatto da una sola persona; egli può anche dare una benedizione senza l’unzione con l’olio, soprattutto se non c’è n’è.

E la preghiera di fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà” (Giacomo 5:15)

jesushealingblindUna parte importante dell’unzione degli ammalati, sigillare l’unzione, e pronunciare una benedizione di guarigione, è la fede del destinatario, poiché essere guariti tramite il sacerdozio è un frutto della fede nel Signore Gesù Cristo e nella Sua capacità di guarire.

Al padre che portò suo figlio a Gesù per farlo guarire, Egli disse: “Ogni cosa è possibile a chi crede.” Il padre, sapendo che credeva, ma forse preoccupato dal fatto che la sua fede non era abbastanza, rispose: “Signore, io credo; sovvieni alla mia incredulità” (Marco 9:23-24). Il figlio fu guarito.

Nonostante spesso siano i membri della Chiesa di Gesù Cristo a chiedere benedizione, chiunque desidera una benedizione e/o un’unzione, può riceverla. Come disse Giacomo: “C’è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa” (Giacomo 5:14). I detentori del Sacerdozio di Melchisedec sono desiderosi di aiutare tutte le persone.

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Come la verità mi rende libero: una felice vita mormone

novembre 4th, 2013

Fin dalla mia infanzia, mi sono sempre sentita un passeggero felice, quando potevo stare sulla parte posteriore della moto, spensierata, a godermi il viaggio. Mio marito Anthony, tuttavia, mi diceva di sapere che mi sarebbe piaciuto molto andarci da sola. “Come potrebbe essere così tanto diverso, in realtà, dalla sella del passeggero?”, mi sono chiesta.

Un giorno mi sono stancata del suo continuo incitamento e, con un po’ di trepidazione, mi sono seduta, passando la gamba sopra la moto e mi sono tirata su. Egli mi ha dato una breve lezione sulle marce e la frenata e, poi, mi sono messo sulla strada di campagna di casa nostra. Mi sono divertita a testare lo sterzo, lungo la strada accidentata. Le curve sono state decisioni coscienti e non si sono limitate alla legge della fisica. Mi sentivo profondamente consapevole del vento sul mio viso e tra i capelli. L’aria giocava con i capelli e con la mia pelle, mentre mi avvicinavo agli irrigatori in funzione, e, poi, l’aria mi ha asciugata. Ho deciso quale strada prendere e a quale velocità andare. Guidare la moto era completamente diverso dall’essere il passeggero e mi è piaciuto molto!

Doni del tempioNella ricerca della verità, ho seguito un percorso simile. Inizialmente, ho imparato da altri e ne ero contenta. Mi sentivo a mio agio in sella, sui loro veicoli di conoscenza, fino a quando, un giorno, mi sono resa conto che gli insegnanti, gli amici e i parenti non potevano rispondere completamente alle domande che bruciavano nella mia anima.

Come membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (spesso involontariamente chiamata Chiesa Mormone), io credo in Gesù Cristo. Le sue parole, tramite i profeti antichi e moderni, dei nostri giorni, mi hanno insegnato a diventare sua discepola. Egli ci ha insegnato le verità che possono renderci liberi, attraverso il suo Vangelo perfetto. I miei genitori mi hanno insegnato che le vere risposte vengono da Dio, attraverso la rassicurazione dello Spirito Santo, che come un membro della Divinità, insegna e testimonia della verità.

“Allora Gesù disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; e conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:31, 32).

Le mie preghiere sono diventate più significative, mentre cercavo di conoscere la verità. Come mormone, mi era stato insegnato, e ci credevo, che tutti gli uomini sono figli di spirito di Dio Onnipotente, mandati sulla terra per ottenere corpi e scegliere di seguire i suoi comandamenti oppure fare il contrario. Dopo aver vissuto le nostre vite e colto le nostre opportunità sulla terra, crediamo che i nostri spiriti e i nostri corpi saranno risuscitati per vivere eternamente. Conoscere queste verità del piano di salvezza di Dio mi ha dato fiducia nel prendere le decisioni di rimanere pura e casta, di evitare l’alcool e la droga e di mantenere l’integrità nel mio lavoro scolastico, contro la pressione degli altri miei compagni adolescenti. Al liceo, mi sono resa conto che mantenere i comandamenti di Dio porta alla vera libertà!

Pur conoscendo le verità sul grande piano di Dio per l’umanità, a volte era ancora difficile sapere ed essere consapevole che egli aveva un piano specifico per me. Studiare le Scritture mi faceva scoprire sorprendenti percorsi di apprendimento, per me. Quasi ogni grande prova che ho vissuto in vita è stata identificata e ha ottenuto una risposta, da qualcuno nelle Scritture. La meccanica della mia storia e della loro storia spesso erano diverse (nessuna menzione di viaggi fatti con il coro della scuola o incidenti d’auto), ma quando ho visto la mano di Dio in ogni storia delle Scritture, ho cominciato a notare la sua mano, allo stesso modo, nella mia vita. Ho guadagnato fede nel Suo scopo e nei miracoli.

Che cos’è la verità? E come posso trovare la verità?

Durante la lettura delle Scritture, ho imparato che “La verità è la conoscenza delle cose come sono, e come erano e come sono a venire. E nessuno riceve una pienezza a meno che non osserva i comandamenti di Dio. Chi osserva i suoi comandamenti riceve verità e luce, fino a quando egli è glorificato nella verità e conosce ogni cosa” (Dottrina e Alleanze 93:24, 27-28).

Un amico del college mi ha portato a fare un giro in moto, in un canyon, una sera. Amo andare in giro, nella frescura della sera. Mentre egli guidava la moto, i miei pensieri vagavano e mi guardavo in giro senza meta. Ho guardato distrattamente troppo oltre la mia spalla e il vento ha portato via i miei occhiali, togliendoli dal mio volto. Il mio amico è tornato indietro e abbiamo rapidamente ripercorso il nostro cammino. I vetri erano stati già distrutti irreparabilmente da una macchina. Sono rimasta in una cecità da miope.

Vagare senza meta, cercando un approccio alla verità, non avrebbe prodotto gli effetti che cercavo! Le verità e la libertà del Salvatore non passano attraverso i percorsi disattenti e casuali della giustizia. Ma la promessa è sicura: “Chi osserva i suoi comandamenti riceve la verità e la luce…”.

La chiarezza della visione passa attraverso lo Spirito Santo. Egli è il Consolatore che il Salvatore ha promesso, “il Padre lo manderà nel mio nome ed egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (Giovanni 14:26).

Egli testimonia la vera natura di Dio: “Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me” (Giovanni 15:26).

La ricerca della verità di Joseph Smith

Per avere fede in Dio e in Gesù Cristo si deve avere una vera comprensione delle loro caratteristiche. Il ristabilimento della Chiesa di Gesù Cristo nei tempi moderni, è cominciato da un evento conosciuto ai Santi degli Ultimi Giorni, come la Prima Visione. Dopo aver studiato i principi della religione e aver deciso di voler seguire il comandamento di Dio ed essere battezzato, Joseph Smith lesse Giacomo 1:5, che dichiara: “Se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare”. Incoraggiato dalla promessa di Dio di rispondere alla sua sincera preghiera, Joseph si inginocchiò solo, in un boschetto di alberi, per chiedere a Dio a quale chiesa dovesse unirsi.

Joseph ha riportato il racconto che segue:

Ho visto una colonna di luce, esattamente sopra la mia testa, con una luminosità superiore a quella del sole, che è discesa gradualmente fino a che è caduta su di me. Quando la luce stette su di me, io vidi due Personaggi il cui splendore e la cui gloria sfidano ogni descrizione, ritti sopra di me nell’aria. Uno di essi mi parlò, chiamandomi per nome, e disse, indicando l’altro: Questo è il mio Figlio diletto. Ascoltalo! (Vedere Joseph Smith – Storia 1:16-17).

Dio, il Padre Eterno, e il Suo Figlio diletto Gesù Cristo, apparvero a Joseph Smith! La Prima Visione ha rivelato Dio Padre Eterno e il Signore Gesù Cristo, di nuovo al genere umano. La loro visita personale ha corretto le credenze erronee sulla natura della Divinità. Dio Padre, Suo Figlio Gesù Cristo e lo Spirito Santo sono tre personaggi separati e distinti. Conoscere la verità circa la natura di base di Dio mi consente la libertà di costruire un vero e duraturo rapporto con la Divinità.

Come essere felici

Nelle registrazioni dei racconti delle persone che videro il Salvatore nel continente americano, chiamato il Libro di Mormon, il profeta Lehi insegnò ai suoi bambini la verità e la scelta. Ho riflettuto su una parte di un versetto, per molti anni: “E gli uomini sono affinché possano provare gioia” (2 Nefi 2:25). La gioia in questo mondo di disagio e di depravazione? Sì!

Lehi ha continuato:

Pertanto gli uomini sono liberi secondo la carne e tutte le cose che sono opportune per l’uomo, gli vengono date. E sono liberi di scegliere la libertà e la vita eterna, tramite il grande Mediatore di tutti gli uomini, o di scegliere la schiavitù e la morte, secondo la schiavitù e il potere del diavolo, perché egli cerca di rendere tutti gli uomini infelici come lui (2 Nefi 2:27).

Siamo liberi di scegliere la felicità o l’infelicità. Siamo liberi di scegliere la verità o rimanere nelle tenebre. Siamo liberi di cambiare, grazie a quello che impariamo, interiorizziamo, e pentirci dei peccati, o studiare la verità senza mai giungere ad una conoscenza della verità.

Vi invito a cercare, e ad essere cambiati, tramite le verità del Salvatore! Lui veramente è la Via, la Verità e la Luce!

Ho imparato la verità che grazie alla redenzione del Salvatore, la gioia dell’umanità è una scelta. Posso godere di questo fantastico mondo e della mia vita , perché io so che Gesù Cristo è veramente vissuto ed è morto per me e per tutta l’umanità. Io so che i suoi comandamenti garantiscono la sicurezza e la libertà. So che secondo il disegno misericordioso di Dio per noi, vivremo di nuovo dopo la morte. La verità porta la sua pace.

Quasi nulla mi affascina di più che il guidare verso un glorioso tramonto, nell’ovest del Texas. L’intero cielo occidentale arde come fuoco celeste. Il rosso, il giallo, l’arancio e la tinta viola si fondono in una perfetta armonia di maestà divina. Le verità del Vangelo di Gesù Cristo, si fondono insieme in modo ancora più glorioso, perché proclamano la nostra natura divina come figli di Dio e del Suo piano eterno per noi. Come posso evitare di gioire?! Il mio appetito insaziabile di continuare ad imparare le verità di Dio, mi spinge in avanti in quel bel tramonto.

 

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Rivolgersi a Cristo per ottenere forza

ottobre 26th, 2013

Randall J. Brown scrisse nel suo libro, Experiencing Christ: Your Personal Journey To the Savior, pubblicato nel 2009 da Cedar Fort, Inc.(pag. 19- 20), i suoi pensieri riguardo al come le nostre prove e debolezze ci facciano volgere a Gesù Cristo. Non appena noi ci volgiamo a Lui, Egli ci può fortificare, a prescindere dai problemi che affrontiamo. Brown appartiene alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (spesso erroneamente chiamata la “Chiesa Mormone”) ed è un fervente seguace e discepolo di Cristo:

Il nostro Padre nei Cieli non ci condanna per le nostre debolezze; anzi, esse sono regali, fatti per aiutarci ad essere umili e volgerci a Cristo. Difatti, è a causa del Suo profondo amore e compassione per ognuno di noi, che Egli ha mandato il Suo Unigenito Figliuolo. L’apostolo Giovanni scrisse:

“Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affiche chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Dio infatti non ha mandato il suo Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui.” (Giovanni 3:16-17)

CrocifissioneMolti di noi ritrovano Cristo nelle loro ore più buie, dopo che abbiamo toccato il fondo dell’opposizione che possiamo subire. Per alcuni di noi, queste dolorose cadute fungono da catalizzatori che infine ci portano a Cristo; questi gioghi diventeranno i nostri più grandi benefattori se gli permettiamo di guidarci ad una relazione con il Signore.

Sappiamo noi in chi confidiamo, come sapeva Nefi? Confidiamo noi nel fatto che Dio dividerà il Mar Rosso in due per farci fuggire, come confidava Mosè? Crediamo davvero che Cristo è la risposta al nostro dilemma? Possiamo noi “venire coraggiosamente al trono di grazia” e reclamare la libertà ch’Egli ci ha promesso tramite il Suo grandioso sacrificio dell’Espiazione? Siamo in grado di mettere da parte la nostra mentalità carnale ed accettare Gesù Cristo come nostro personale Salvatore e come nostra unica speranza per la libertà e la salvezza?

L’uomo non può guarire le anime nel profondo; soltanto Gesù Cristo può guarirci dalle nostre ferite spirituali, tramite una rinnovata relazione con Lui.

Jeffrey R. Holland, un apostolo del Signore Gesù Cristo, disse, nella conferenza generale dell’aprile 2006:

“Io parlo per quelli che stanno affrontando prove personali e problemi familiari, per quelli che soffrono i conflitti combattuti nella solitudine del cuore, per quelli che stanno cercando di fermare la marea di disperazione che a volte ci sommerge come uno tsunami dell’anima… A tutti questi offro il più sicuro e dolce rimedio che io conosca…

«Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo.

Prendete su voi il mio giogo ed imparate da me, perch’io son mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre» (Matteo 11:28-30).

State combattendo contro una dipendenza malvagia —il tabacco o le droghe o il gioco d’azzardo o la piaga contemporanea e distruttiva della pornografia? Il vostro matrimonio è in difficoltà o vostro figlio in pericolo? La vostra identità sessuale è confusa?… Quando [Cristo] dice al povero in spirito «Vieni a me», intende che Egli conosce la via d’uscita e la via in salita. Lui è.. il Maestro che è al di sopra di ogni problema e timore, Colui che è la soluzione a ogni scoraggiamento e delusione (Jeffrey R. Holland, “Cose rotte da riparare”, aprile 2006, http://www.lds.org/general-conference/2006/04/broken-things-to-mend?lang=ita)

Il profeta Isaia, parlando in modo messianico, descrisse eloquentemente la promessa del Signore ad ognuno di noi:” Il digiuno di cui mi compiaccio non è forse questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo e che si lascino andar liberi gli oppressi, e che voi rompiate ogni giogo? (Isaia 58:6)

Significato della vitaPer tutti coloro che sono intrappolati nella spira della dipendenza e dei comportamenti compulsivi, io vi offro grande speranza. Queste afflizioni possono essere trasformate nella vostra più grande benedizione. Nel vostro viaggio verso la salvezza, voi potrete incontrare Cristo, conoscere la verità del Suo onnipotente potere di liberazione, e capire che questo potere lo userà solo a Suo tempo, e questo potrebbe impiegare anni. Nonostante ciò, ci è stata fatta questa promessa: “Alzate il capo e state di buon animo, poiché io conosco l’alleanza che avete fatto con me; e io farò alleanza con il mio popolo e lo libererò dalla schiavitù.” (Mosia 24:13)

Non importa quanto ci metterà, il Signore lavora in noi in ogni nostro passo della via, se noi manteniamo la nostra fiducia in Lui. La sua misericordia, valore, e grazia sono il rimedio per ogni malattia che incontriamo nella mortalità! Esse sono l’acqua viva, e il balsamo curativo per ognuno di noi, nel nostro stato decaduto.

Mentre noi torniamo a Cristo, saremo guidati attraverso il nostro unico set di esperienze, prove ed afflizioni. Esse possono diventare il catalizzatore che ci porta a tornare a Cristo, e permetterci di conoscerLo in un modo che altrimenti non è possibile.

Invito tutti quanti voi a venire a Cristo, e permettere al Suo potere di redenzione di benedire e curare la vostra anima. Egli può elevare, rafforzare, e infondere le nostre anime con la speranza che un giorno potremo diventare come Lui è (Moroni 7:48). Porto testimonianza che con la Sua forza noi possiamo fare ogni cosa (La sacra Bibbia, Filippesi 4:13). Non c’è oscurità che la luce di Cristo non possa penetrare. Potete avvicinarvi a Cristo iniziando a studiare e a pregare sul Libro di Mormon: un altro testamento di Gesù Cristo, ed osservare i miracoli che avvengono nella vostra vita. Puoi anche: “Chiede[r]e ai missionari! Loro possono aiutar[t]i!“.

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Questo post è stato scritto da Ashley, la quale ha scritto 42 articoli su Gesù Cristo.

Ashley Bell è una moglie di 22 anni, madre, laureata alla BYU, e membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Ashley ama correre, cucinare, fare giardinaggio, leggere, e soprattutto passare del tempo con la famiglia e gli amici.

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