Nuovo Testamento – Lezione 12 – Io sono il pane della vita

febbraio 25th, 2015

Pane e oliveUna cosa che guida le persone della Chiesa, è quando le Scritture ci danno dei messaggi che devono essere letti su più livelli. Nella società di oggi apprezziamo il parlare chiaro, un discorso che è puro e semplice da capire. Le Scritture non dovevano essere semplici. Esse sono state scritte per essere capite dallo Spirito, non dall’intelletto di una sola persona. Quando si parla di Cristo, dicendo che Egli è il pane della vita, stiamo parlando sia letteralmente che metaforicamente. Il trucco è capire come la descrizione si inserisce in entrambe le categorie contemporaneamente.

Traduzione letterale

Nell’assegnazione delle letture di questa settimana (Giovanni 5-6; Marco 6: 30-44; Matteo 14: 22-33) Gesù compie il miracolo di nutrire 5000 uomini con solo cinque pani e un paio di piccoli pesci. Quindi Egli era letteralmente in grado di nutrire le persone fisicamente, rendendolo una fonte di cibo. Per molte delle persone, essere in grado di ottenere un pasto gratuito era una cosa meravigliosa. Anche in un posto lontano dalla strada principale, dove non c’erano venditori che potessero vendere loro il cibo, Gesù poteva fornire loro un pasto. Un percorso dolce, da fare, per coloro che volevano ricevere una cosa buona.

La lezione sul lato fisico, di questo racconto, è dimostrata da Gesù. Egli prese i cinque pani e i due pesci piccoli, dal ragazzo che aveva un po’ di cibo, e lo moltiplicò per alimentare 5000 uomini. I discepoli dissero a Gesù che nemmeno con 200 denari sarebbe stato in grado di alimentare questa moltitudine. Tale somma di denaro era di circa due terzi di uno stipendio annuale, per una persona che lavora sette giorni su sette. In altre parole, anche quei soldi non sarebbero stati sufficiente ad alimentare correttamente tutte quelle persone. Eppure Gesù era in grado di prendere quel poco che avevano e moltiplicarlo, in modo che essi ne avessero in quantità sufficiente. Dopo che tutti ne avevano mangiato a sazietà, furono ritirate dalla folla 12 ceste di cibo. Anche i loro avanzi erano di gran lunga maggiori di quello con il quale avevano cominciato.

Traduzione Spirituale

Dopo che Gesù ebbe chiarito il punto che Egli poteva nutrire fisicamente le persone, Egli dichiarò di essere il pane della vita. Il popolo, cercando di capire che cosa stesse dicendo, rispose che Mosè diede loro un segno della potenza di Dio, alimentando fisicamente le persone per 40 anni, con la manna nel deserto. Gesù li corresse e disse loro che non era Mosè ad aver dato loro la manna, ma Dio. Ma ora Dio aveva mandato la “vera” manna o il pane dal cielo. Essi stavano pensando soltanto al cibo fisico, quindi erano completamente confusi.

31 I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto; come è scritto, egli diede loro pane dal cielo da mangiare.

32 Allora Gesù disse loro: In verità, in verità io vi dico, Mosè non ha dato il pane dal cielo; ma il Padre mio vi dà il vero pane del cielo.

33 il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo.

34 Poi loro dissero: Signore, dacci sempre questo pane.

35 E Gesù disse loro: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame; e chi crede in me non avrà mai più sete.

Cristo aveva cercato di insegnare loro, nei versi appena letti, quello che era il suo rapporto con il Padre, ma la gente non riusciva a capire perché pensava al pane fisico. Il pane di cui Gesù parlava consisteva nelle parole di vita eterna date dal Padre al Figlio e che venivano insegnate dal Figlio, a tutti i figli di Dio. Quando il Signore dice che abbiamo bisogno di vivere di ogni parola che esce dalla sua bocca, Egli ci sta dicendo che il tipo di vita che Dio vive, può essere anche nostro, ma solo se impariamo a vivere come Egli vive. Gli insegnamenti sul come farlo, sono le parole attraverso cui dobbiamo vivere. Questo è il nostro pane della vita (eterna). Vivere secondo tutte le parole di Dio, fa’ in modo che possiamo vivere per sempre alla presenza di Dio. E come vero cibo, la parola del Signore soddisfa e riempie l’anima, cosa che ci porta gioia.

Il concetto che coloro che vengono a Cristo non avranno più fame è sia letteralmente che metaforicamente vero. Coloro che vivono la loro vita senza Cristo, sentono un vuoto dentro di loro che può essere riempito o soddisfatto solo con la verità che si trova nel Vangelo di Cristo. Il loro desiderio, la fame, il desiderio di un luogo di appartenenza, le risposte alle domande della vita sono tutte cose che vengono soddisfatte con il vangelo di Cristo. Coloro che vengono a Cristo non potranno mai provare quel senso di fame o di vuoto personale. Coloro che credono in Cristo non potranno mai desiderare o aver sete di un luogo di appartenenza o della conoscenza delle loro origini o del potenziale del loro destino.

Cercate nelle Scritture

Cambiamo direzione e parliamo di Giovanni 5:39. Gesù sta parlando della legge dei testimoni. Egli sta dicendo alla gente che non può assistersi da sola, ma che se cerca nelle Scritture, le Scritture saranno testimoni di Cristo.

39 cercate nelle Scritture; perchè in loro avrete vita eterna: e sono quelle che testimoniano di me.

Qual è la differenza tra la lettura delle Scritture e cercare nelle Scritture? Ecco un esempio che mette a confronto la lettura e la ricerca. Quando camminate per casa vostra, è come se leggeste un libro. Vedete l’aspetto generale della casa, notate alcuni dettagli su dove sono le cose o dove dovrebbero essere, ma la vostra attenzione non è su qualcosa di molto specifico. Ma se perdete le chiavi della macchina e andate alla loro ricerca, avete un atteggiamento molto dettagliato e attento, verso ciò che state guardando. State pensando a dove potrebbero essere, come potreste trovarle, dove sono e come intendete affrontare la vita una volta che le avrete trovate.

Quando leggiamo le Scritture ci viene, spesso, di leggerle come si legge un romanzo, per relax, per un senso di distrazione o per sentirsi bene. Quando cerchiamo qualcosa nelle Scritture, perché abbiamo in testa la missione di trovare qualcosa, capire qualcosa, fare qualcosa di adatto a quel momento, vogliamo arrivare alla chiusura della situazione. Ci sono molte ragioni per leggere le Scritture, ma noi dobbiamo anche fare delle ricerche. Se cerchiamo nelle Scritture troveremo che effettivamente esse portano testimonianza di Cristo. Parlano di Cristo, gioiscono in Cristo, testimoniano della Sua missione e delle profezie di Cristo. Egli si trova in tutte la loro pagine, in cui parlano un profeta dopo l’altro. Questo è ciò che mancava agli ebrei. Essi erano diventati così legati alle ordinanze esteriori e alle regole quotidiane della legge di Mosè, che non riuscivano più a vedere come la legge li portava, in ogni cosa, verso Cristo.

Cristo e il suo sacrificio, per il bene di tutta l’umanità, è al centro di tutte le nostre scritture. Ma è così facile farsi distrarre dalle storie individuali o da altri punti dottrinali, che abbiamo bisogno di ricordare a noi stessi che le Scritture non diventano il pane della vita, fino a quando Cristo non diventa l’obiettivo centrale e il fulcro della nostra lettura delle Scritture. Quando andiamo a cercare nelle Scritture qualsiasi argomento, dobbiamo fare in modo che si comprenda come Cristo si inserisce nel quadro. Tutte le cose, nel Vangelo, sono centrate su Cristo.

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Come essere salvati dalla grazia – Parte 3

febbraio 18th, 2015

In questo terzo capitolo, sul tema della grazia, finiremo di rispondere alle domande su di essa. Nelle prime due parti abbiamo parlato di ciò che la grazia è, da dove viene, come si collega all’espiazione, alla giustificazione e alla santificazione e così via. L’ultima domanda, in questa discussione (Come faccio a ricevere il dono di grazia?) funge da sintesi di tutte le altre questioni che abbiamo discusso, sul tema della grazia. Si può leggere la prima serie di domande cliccando qui e la seconda serie di domande cliccando qui.

La grazia è davvero gratuita o ci sono degli obblighi che ne derivano?

Insegnante della Società di soccorsoQuesta è una domanda trabocchetto, dal momento che la risposta ad entrambe le metà della domanda è sì. Sì, la grazia di Dio è veramente gratuita, in quanto il dono della salvezza dalla morte eterna e la possibilità dell’esaltazione sono date a tutti, senza alcun vincolo. Il dono è offerto a coloro che amano il Salvatore, così come a coloro che lo odiano. Non ha messo alcuna clausola sui peccati che si è offerto di pagare. Per la resurrezione non dobbiamo fare nulla. La resurrezione arriva a tutti, come un dono gratuito dell’amore di Gesù. Il raggiungimento dell’esaltazione, tuttavia, richiede un notevole sforzo, e una grande quantità di obblighi, da parte nostra, ma l’offerta non è data liberamente. Spetta a noi ricevere questo dono.

Come ho già detto nella prima parte di questi articoli, Dio non può perdonare la violazione della legge, solo perché lo vuole. Deve essere effettuato il pagamento per ogni peccato. Se non accetteremo il pagamento di Cristo per i nostri peccati, dobbiamo soffrire all’inferno, nella misura delle nostre capacità di fare ammenda per le leggi che noi spezziamo. Anche allora la Sua grazia prende il sopravvento e ci libera dall’inferno, quando abbiamo effettuato la maggior quantità di pagamento che possiamo, perchè noi tutti sappiamo che non possiamo pagare il prezzo pieno, per i nostri peccati. Quindi, anche nel completa rifiuto della Sua sofferenza per conto nostro, Dio è misericordioso e dimostra il Suo amore eterno.

Devo essere perfetto per ricevere la Sua grazia?

Cristo doveva essere perfetto per pagare per i nostri peccati, ma non abbiamo bisogno di essere perfetti per ricevere la Sua grazia. In realtà, ricevere la grazia di Cristo è ciò che ci aiuta a diventare interi e spiritualmente sani, il che porta a diventare perfetti. Ricordate che la grazia ha il potere di guarirci nelle nostre infermità spirituali ed emozionali. Più pesantemente impariamo a fare affidamento sul potere abilitante e di guarigione della grazia di Dio, più velocemente il processo di avvicinamento verso la perfezione può avvenire.

Come posso ricevere il dono della grazia?

(Questa è la domanda di sintesi in tutta questa discussione)

Jesus-Praying-Gethsemane-MormonQuesta definizione è diversa da tutto il resto del mondo cristiano, dal momento che la nostra comprensione della grazia è influenzata pesantemente dalla rivelazione moderna, compresi gli insegnamenti del Libro di Mormon. Siamo d’accordo che la grazia è gratuita e che è offerta all’umanità da un Dio benevolo.

Noi, inoltre, crediamo che la grazia debba essere ricevuta attraverso la fede in Cristo. Ma questo funge da punto di separazione tra i Santi degli Ultimi Giorni e alcune altre fedi. Alcuni credono che la fede è un atto passivo. A noi, d’altra parte, è stato insegnato che la fede è un principio di potere, un principio che fa sì che il cambiamento avvenga attraverso le opere relative al nostro mettere in atto le nostre convinzioni. Entrambe queste definizioni di fede in Cristo come abilitazione e guarigione dovute alla grazia, rendono disponibile un potente catalizzatore per il cambiamento, nella vita di una persona.

Ho già detto che l’espiazione di Cristo ha aperto una porta di opportunità per il cambiamento. Senza l’espiazione, il nostro libero arbitrio avrebbe avuto dei vincoli. Con l’espiazione siamo ora in grado di fare delle scelte che cambiano la vita e che ci possono portare a Dio.

Questo ci porta al punto principale su quello che la grazia di Cristo fa per noi. La Sua grazia ci offre sia il cancello, che la strada verso Dio, ma richiede l’uso del nostro libero arbitrio, per farlo. Non possiamo stare a guardare e aspettare gli sforzi di Cristo, per salvarci. Egli ha aperto la strada e ha reso possibile il nostro ritorno a casa. Egli è pronto e in attesa che noi scegliamo e facciamo ciò che è necessario, per ritornare a Lui e al nostro Padre, ma tutto dipende dall’esercizio della nostra scelta personale e dall’uso del nostro arbitrio, nello scegliere o meno di accettare la Sua graziosa offerta.

E’ importante ricordare che lo scopo della grazia di Dio è quello di aiutare a cambiare quel tipo di persone che possono vivere comodamente con Dio. Ricordate che la grazia è un dono di trasformazione. Per fare questo abbiamo bisogno di fare tutti i cambiamenti necessari, nella nostra vita. La Sua grazia è qui come la spinta che dobbiamo realizzare, per poter compiere ciò che non avremmo potuto compiere altrimenti. Noi non possiamo cambiare la natura del nostro cuore, ma la Sua grazia è in grado di aiutarci ad attuare questi cambiamenti. Abbiamo bisogno di aiuto per superare le nostre debolezze e la Sua grazia è lì per aiutarci a trasformarle in punti di forza. Ogni passo del ritorno a casa, avviene attraverso la Sua grazia, il Suo potere di abilitazione e di guarigione ed è lì per aiutarci a fare quei cambiamenti, nella nostra vita, che sono necessari per diventare come Cristo.

Per ricevere il potere curativo di Cristo, dobbiamo essere umili e andare da Lui, per chiedere la Sua guida. Dobbiamo obbedire ai comandamenti e invocare la compagnia dello Spirito Santo, perché ci guidi nei nostri sforzi nel rispettare i comandamenti e fare delle scelte sagge. Solo quando abbiamo fatto lo sforzo da parte nostra, possiamo ricevere la grazia promessa di crescere in forza di carattere e capacità. Solo quando stiamo esercitando la nostra fede in Cristo, di fronte le nostre lotte personali, per superare le nostre debolezze, il suo potere curativo può cambiare i nostri cuori e le nostre capacità, per trasformare le nostre debolezze in punti di forza.

Uno dei punti che crea un po’ di confusione, su come i Santi degli Ultimi Giorni ricevono la grazia, viene dal Libro di Mormon. In 2 Nefi 25:23 ci viene detto:

“Perchè noi lavoriamo con diligenza a scrivere per persuadere i nostri figli, e anche i nostri fratelli, a credere in Cristo, e a riconciliarsi con Dio; poiché sappiamo che è per grazia che siamo salvati, dopo tutto ciò che possiamo fare”.

Questo versetto fa sembrare che dobbiamo esaurire le nostre forze, nel fare tutto ciò che possiamo fare, e poi, quando siamo sdraiati sul pavimento, ansimando per lo sforzo, allora, e solo allora, il Signore ci benedice con una certa grazia. Non è così che funziona la grazia. Il Signore è pronto e disposto a benedire con la Sua grazia, in qualsiasi momento, ognuno dei Suoi figli, quando siamo disposti a mettere davanti anche il minimo sforzo, per essere degni di una meravigliosa benedizione del genere. Egli è ansioso e ci incoraggia a fare del bene.

Durante un Devozionale, il 12 Luglio 2011, fatto alla Brigham Young University di Provo, Brad Wilcox ha fatto questa osservazione circa la potenza continua della grazia di Dio.

Jesus-Christ-Lamb-MormonLa grazia non è un motore di richiamo che entra in gioco, una volta che il nostro approvvigionamento di carburante è esaurito. Piuttosto, è la nostra fonte di energia costante. Non è la luce alla fine del tunnel, ma la luce che ci aiuta a muoverci attraverso il tunnel. La grazia non ci raggiunge da qualche parte, lungo la strada. Essa viene ricevuta proprio qui e proprio ora.

Gran parte della grazia di Cristo, la Sua misericordia, il Suo dono per noi, si presenta sotto forma di opportunità. Ci vuole il cambiamento personale e l’impegno, per ricevere la Sua grazia. Questa parte del Suo dono rende possibile, per noi, il diventare divinità, e ci offre la forza che ci permette di farlo. La parte di cui, spesso, non ci rendiamo conto, è che il Suo aprire la porta dell’esaltazione, non ci rende degli dei. Essa stabilisce soltanto qual è il percorso per diventare tale. Riceviamo questo dono di possibilità eterne, basandosi su Cristo e pentendoci dei nostri peccati, osservando i comandamenti, avvicinandoci allo Spirito Santo, che è il nostro tutor e la nostra guida spirituale, e attraverso il retto vivere, usando il potere di Cristo, che permette di cambiare i nostri cuori e superare le nostre debolezze.

Mettiamo in chiaro anche questo, nel discorso: ci vuole impegno, quindi, per ricevere la grazia di Dio? Sì, di certo, ci vuole. Molto di ciò che egli ci offre, in modo incondizionato, è l’opportunità di diventare come Cristo. Ma dobbiamo scegliere di provare. E’ quando si inizia questa strada che le meraviglie del Suo potere diventano evidenti nella nostra vita, cambiando le nostre capacità, e permettendoci di fare di più di quanto abbiamo mai pensato possibile. Impariamo ad avere fiducia nella Sua costante attenzione, nell’ascoltare lo Spirito e nel crescere nella fede, nella conoscenza e nella saggezza. Ricordate che le meraviglie della grazia di Dio, si svolgono nella loro capacità di cambiarci e farci diventare qualcosa di più di quello che attualmente siamo.

Cristo non può concedere queste benedizioni a coloro che non sono disposti a percorrere la strada del ritorno a Dio. Quindi, coloro che non sono disposti a metterci dell’impegno e a sforzarci di imparare ciò che riguarda Dio e le sue vie, spesso affermeranno che non vedono alcuna prova della grazia di Dio, nella loro vita. La grazia di Dio è data liberamente a chiunque la voglia veramente, ma alcune parti del Suo potere possono essere date solo a coloro che si qualificano per la loro fede in Cristo, perché lo scopo della Sua grazia è quello di farci simili a Cristo.

 

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Come essere salvati dalla grazia – Parte 2

febbraio 18th, 2015

In questa seconda parte della serie di articoli sulla grazia, le domande su di essa continuano. Nella prima parte abbiamo discusso ciò che la grazia è e da dove proviene. L’ultima serie di domande troverà risposta nell’articolo della prossima settimana, e verrà discussa l’ultima domanda, su come possiamo ricevere la grazia che, secondo la definizioni dei Santi degli Ultimi Giorni, è anche giustificazione e santificazione.

Non siamo salvati automaticamente tramite l’espiazione di Cristo?

Il terzo articolo di fede dichiara:

Uomo che pregaNoi crediamo che tramite l’espiazione di Cristo, tutta l’umanità può essere salvata, mediante l’obbedienza alle leggi e alle ordinanze del Vangelo.

Notate l’uso della parola “può” e la mancanza della parola “sarà”. Quindi la risposta breve è no, non siamo salvati automaticamente attraverso l’espiazione del Salvatore. L’espiazione ha pagato per i peccati di tutti gli uomini, per ripagare i nostri debiti con il Padre. Ma ora dobbiamo ripagare il Salvatore, per i nostri misfatti, invece del Padre. Il Salvatore non può perdonare un debito dovuto al non rispetto della legge, solo perché lo vorrebbe, più di quanto il nostro Padre Celeste non può perdonare tale debito, per aver infranto le leggi.

Cristo ha pagato il prezzo dei nostri peccati per noi, così ora può guardarsi indietro ed impostare un nuovo standard di comportamento, che non richiede la perfezione dall’inizio, come è stato richiesto a Lui. Non possiamo pagare per i nostri peccati, perché non siamo perfetti. Cristo era perfetto, in modo da poter pagare il prezzo per i nostri peccati. La misericordia che Egli ci può offrire, a causa del suo pagamento per noi, ci permette di avere il tempo di cui abbiamo bisogno, nella mortalità, per praticare l’obbedienza. La Sua misericordia, la Sua grazia, ci offrono l’opportunità di pentirci e diventare migliori, con il suo aiuto e la guida dello Spirito Santo.

Egli usa il Suo sacrificio per aiutarci a diventare santi come Egli è santo. L’espiazione soddisfa un debito di famiglia, ma ha anche aperto possibilità illimitate per il nostro progresso e per la nostra esaltazione finale. Ma il pagamento del debito di Cristo non ci ha garantito, in sé e per sé, altro che una resurrezione e una promessa di giudizio per le nostre scelte. Vorrei aggiungere a tale elenco la possibilità, per noi, di esercitare il libero arbitrio. Senza l’espiazione non potevamo scegliere di pentirci e cambiare. Questi risultati dell’espiazione sono doni d’amore di Cristo e del nostro Padre celeste.

L’espiazione può fare qualcosa per noi, oltre che ripagare i nostri debiti?

Si, e sicuramente lo ha fatto! A causa del pagamento che Cristo ha fatto in nostro favore, ora Egli può offrirci un periodo di prova e di tempo per mettere alla prova noi stessi, cosa che non avevamo prima. Senza l’espiazione saremmo stati condannati davanti a Dio e sarebbe stata una condanna inconciliabile. Con il pagamento effettuato da Cristo, ora possiamo vivere i comandamenti e imparare giorno per giorno come essere più simile a Lui. Abbiamo tempo per praticare e diventare perfetti, come Cristo.
PreghieraE’ importante ricordare che la definizione di essere perfetti, nelle Scritture, non ha nulla a che fare con il non commettere errori. Nessun essere umano può essere talmente bravo. Essere perfetto, nel senso scritturale, significa essere intero o completo. Quando Cristo ci dice che dobbiamo diventare perfetti come Egli e il Padre sono perfetti, sta dicendo che dobbiamo diventare esperti nel pentirci. Il pentimento ci insegna come superare il nostro deficit e diventare intero o completo. Questo significa “perfetto” nel linguaggio scritturale.

In un articolo del Giugno 2001, nell’Ensign Magazine, l’anziano D. Todd Christofferson ha affrontato i temi della giustificazione, della santificazione e della grazia. Egli dice che, per essere giustificati, o eliminati dalla legge eterna, in modo da non trovarci in pericolo di punizione, è richiesto un costante pentimento.

Per essere classificati tra i veri penitenti, fare atti casuali di obbedienza non sarà sufficiente. Dobbiamo stipulare correttamente le alleanze e persistere nel loro mantenimento, fino al punto che la nostra aspettativa di salvezza è affermata dal Santo Spirito di Promessa (vedere DeA 132: 7,19). Non è semplicemente la promessa di obbedienza, nei nostri contratti con la Divinità, che porta la grazia, ma le prestazioni delle nostre promesse: “Perchè non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli per i quali la legge deve essere giustificata” (Romani 2,13).

C’è una differenza tra la grazia e il dono della grazia?
Per alcune persone la differenza tra la grazia stessa e il dono della grazia, non sembra nulla di più che uno strano gioco di parole. La grazia è una benignità, che viene data per amore. Nei termini con il quale usiamo più spesso tale parola, la grazia è anche il potere che permette la potenza e la guarigione che Dio ci dà e che aiuterà i cambiamenti necessari, per tornare a casa trionfanti.

Il dono della grazia comprende tutte le parti del piano di salvezza che rendono l’utilizzo della grazia possibile, nella nostra vita. Il dono della grazia comprende il sacrificio espiatorio che rende possibile sia la risurrezione, che il giudizio. L’espiazione rende inoltre possibile utilizzare la vera forza del nostro libero arbitrio, per far diventare divina la nostra vita. Il dono della grazia comprende anche il dono dello Spirito Santo, il nostro tutor e insegnante, la nostra guida verso il Padre. Il dono della grazia, nella nostra vita, comprende tutti i modi in cui Cristo ci permette di cambiare in meglio, per essere più obbedienti, per trovare gioia nel nostro servizio, per sapere come servire meglio e come diventare più simili a Cristo, nei nostri sentimenti verso gli altri. E, naturalmente, il dono della Sua grazia comprende tutte le alleanze che siamo autorizzati a fare e che ci permettono di cambiare e diventare più simili a Lui.

Come avviene che, tramite la grazia, veniamo giustificati e santificati?

Diamo un’occhiata a Mose 6:59-60:

“Che per via della trasgressione viene la caduta, caduta che porta la morte; e dato che nasceste nel mondo mediante l’acqua, e il sangue, e lo spirito, che io ho fatto, e così diveniste dalla polvere un’anima vivente, proprio così dovete nascere di nuovo nel regno del cielo, di acqua e di Spirito, ed essere purificati mediante il sangue, sì, il sangue del mio Unigenito, affinché possiate essere santificati da ogni peccato e godere delle parole di vita eterna in questo mondo, e della vita eterna nel mondo a venire, sì, di gloria immortale; Poiché mediante l‘acqua rispettate il comandamento, mediante lo Spirito siete giustificati e mediante il sangue siete santificati”.

BattesimoLasciatemi dire all’inizio di questa spiegazione, che nessuno di questi temi è possibile senza la grazia, che ci ha dato l’espiazione. L’espiazione rende tutto questo possibile.

Così come ognuno di noi è nato nel mondo immerso nell’acqua (liquido amniotico), nel sangue (sì, c’è del sangue coinvolto nella nascita) e nello spirito (lo spirito entra nel corpo fisico, che è ciò che anima il corpo e lo rende “vivo”), allo stesso modo dobbiamo avere gli stessi tre componenti, per nascere nel regno spirituale.

L’acqua è rappresentata dalle acque del battesimo. E’ attraverso il battesimo che dimostriamo la nostra disponibilità a seguire tutti i comandamenti di Dio. Le acque del battesimo simbolicamente rappresentano tutti i comandamenti in cui promettiamo di immergerci, con la promessa di Dio che se lo facciamo, noi saliremo da quelle “acque”, come persone nuove, pulite dalla nostra vecchia vita, per vivere come servitori fedeli di Dio.

Lo spirito che anima il nostro corpo rappresenta lo Spirito Santo che ci animerà con la conoscenza di Dio. Insegnerà le vie di Dio e ci aiuterà ad essere in sintonia con legge eterna, quindi siamo liberi di agire e muoverci all’interno delle leggi di felicità, che compongono il vangelo di Cristo. Essere giustificati è ciò che arriva tramite il vivere in armonia con le leggi di Dio. La felicità può venire solo a coloro che vivono in armonia con le leggi che creano la felicità, e tutte le leggi di Dio portano alla felicità. Nessuno può tornare indietro alla presenza del Padre ed essere accettabile, a meno che non sia del tutto giustificato o, in altre parole, non viva in completa armonia con tutti i comandamenti di Dio.

Il sacrificio che Cristo ha fatto per noi, nella sua espiazione, fa molto più che pagare solo per il peccato. La sua grazia ci permette anche di diventare santi, puri, senza macchie sulla nostra anima. Il suo potere di perdono ha la capacità di spazzare via non solo il peccato, ma anche di invertire gli effetti di quel peccato. Mentre le macchie del peccato e corrompono la nostra anima, il perdono di Cristo, attraverso il sangue che ha versato in nostro favore con l’espiazione, ha la capacità di pulire le macchie della disobbedienza, lasciando i nostri capi bianchi e senza alcuna imperfezione. In altre parole, il nostro capo (la nostra anima) viene purificato e liberato da tutti gli effetti del peccato che corrompono il nostro pensiero e le nostre emozioni. Diventiamo puri come Cristo è puro e pulito, in tutto e per tutto come Cristo è pulito. Questo è ciò che si intende quando si dice “essere lavati nel sangue dell’agnello”. E’ la Sua grazia che rende possibile questa pulizia.

Conclusione

Nel prossimo articolo continueremo con le ultime tre domande sulla grazia, tra cui una molto importante: Come faccio a ricevere il dono della grazia? L’ultima domanda legherà tutto insieme, con le domande precedenti.

 Come Essere Salvato Dalla Grazia – Parte 3

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Come essere salvato dalla grazia – Parte 1

febbraio 13th, 2015

Parliamo dell’espiazione infinita, che è al centro di tutto il piano del Vangelo. Quello di cui parliamo più raramente è la grazia coinvolta nell’espiazione. A volte ci poniamo, nei riguardi dell’espiazione, quasi come se fosse una cosa dovuta. La verità è che non possiamo e non potremo mai fare nulla che sia degno di un dono, come quello del sacrificio espiatorio di Cristo. Questo è ciò che lo rende la massima espressione di amore. C’è stato bisogno del più grande figlio di Dio, per pagare per i peccati di tutti i figli di Dio. Ma il suo amore non si è fermato con il suo sacrificio nel Getsemani e sulla croce. Il sacrificio che Egli ha compiuto è stato solo l’inizio della sua bontà e della devozione ai figli di Dio. Nel Getsemani Egli ha posto le basi per tutto ciò che doveva venire, per ciascuno di noi.

In passato, ho avuto numerose conversazioni con i Santi degli Ultimi Giorni, che erano frustrati a causa della Chiesa. Essi sostenevano che ci affidiamo troppo alle opere e non abbastanza alla grazia salvifica di Cristo, per la nostra salvezza. Questo mi dava molto fastidio, ma non sapevo come rispondere loro. Ho deciso che era il momento di iniziare a scavare, per cercare di capire da dove provenissero.

Se fate una ricerca in Internet, sulla grazia, sulla giustificazione e la santificazione, è facile essere sopraffatti dal numero di definizioni su questGetsemanie parole. E che non hanno nulla a che fare con l’applicazione della dottrina, sono solo definizioni. Religioni intere vengono definite da come trattano la definizione e l’applicazione della grazia, da come vedono le possibilità di giustificazione e santificazione di fronte a Dio. E’ tutto molto confuso. È una piccola meraviglia che ci sia un po’ di accordo, là fuori, quando si parla di come visualizzare la grazia e le sue componenti.

Per questo userò solo le definizioni per grazia, giustificazione e santificazione, che sono utilizzate dai dirigenti dei Santi degli Ultimi Giorni. Dopo tutto, questo è ciò per il quale noi saremo giudicati responsabili. La grazia è un grande tema, che include l’espiazione al suo interno. Per favore, non pensate che questo articolo coprirà tutto quello che c’è da sapere sull’argomento. Il massimo che possiamo sperare è che leggendo questi articoli (tutte le parti) si avrà una migliore comprensione di ciò che crediamo sulla grazia e su come possiamo applicarla nella nostra vita.

In questa discussione, risponderò a delle domande sul problematiche già chiuse o su temi più piccoli, del tema della grazia. Le risposte non saranno esaustive, ma spero che saranno abbastanza istruttive e vi sentirete soddisfatti delle risposte. Nel seguente articolo, concluderò le risposte alle domande. Nell’articolo finale riassumerò il tema della grazia e come applicarla nella nostra vita.

Domande sulla grazia

Che cos’è la grazia?

Come definita nel nostro dizionario biblico, la grazia è il potere di Dio. La grazia è indicata anche in riferimento al suo potere di guarigione. Le definizioni tradizionali di grazia parlano di essa in termini di favore speciale che Dio mostra ai suoi figli. Questa disposizione è immeritata ed è data liberamente senza alcun requisito di merito da parte nostra. Infatti, se si guarda all’espiazione, questa definizione è posta all’inizio. Altri credono che dobbiamo esercitare la fede, per ricevere la grazia di Dio o dei favori speciali.

Preghiera-mormoniCome Santi degli Ultimi Giorni capiamo che la fede non può esistere senza sforzo applicato, per portare ciò in cui si crede nel regno della fede. Noi crediamo che i doni e le gentilezze che Dio dona ai suoi figli, vengano dal modo di vivere la fede, che, in realtà, richiede sforzo da parte nostra. Parleremo di più su questo argomento, in seguito. Nella conferenza di Ottobre del 2003, l’anziano Christoffel Golden Jr. ha parlato del tema della grazia. La seguente citazione viene da quel discorso. Questa citazione serve per illustrare la necessità di una cooperazione tra il dono liberamente offerto da Dio e l’assistenza divina e il nostro bisogno di sforzarci, per ricevere questo dono.

Alcuni anni fa, il presidente David O. McKay (1873-1970) in relazione ad una storia che illustra il rapporto tra le opere e la grazia. Raccontò di un gruppo di ragazzi che stavano imparando a nuotare, quando uno di essi cadde in un buco infido, nel flusso d’acqua. Il ragazzo sarebbe annegato, ma un compagno reagì velocemente e stese un ramo verso di lui e lo aiutò ad arrivare a riva.

“Ci sono quelli che sostengono che nessuno affonderà e sarà perso, se cercherà Gesù sulla riva e dirà ‘io credo.’ Ci sono altri che dichiarano che ognuno deve, con i propri sforzi, nuotare fino alla riva o sarà perso per sempre. La pura  verità è che entrambe queste posizioni estreme non sono corrette. Cristo ha redento tutti gli uomini dalla morte che è stata portata su di loro non per causa loro, ma non salverà gli uomini dalle loro trasgressioni personali, che compiranno senza sforzo, non più di quanto il giovane soccorritore sulla riva del fiume avrebbe potuto salvare l’amico dall’annegamento, se non avesse preso i mezzi previsti. Né l’uomo può salvarsi senza accettare gli strumenti previsti da Cristo, per la salvezza dell’uomo”.

Da dove viene la grazia?

Facciamo un passo indietro e guardiamo la nostra condizione precedente, senza la grazia. Venendo a terra e commettendo il peccato, cioè la rottura del rispetto dei comandamenti o delle leggi di Dio, ci tagliamo fuori dalla sua presenza per tutta l’eternità. Dio non può tollerare il peccato, neanche con il minimo grado di tolleranza (D & A 1:31), quindi, non abbiamo modo di tornare a casa. Senza l’intervento divino saremmo condannati a soffrire per l’eternità, come angeli di un diavolo (2 Nefi 9: 9).

Ma Dio è misericordioso, e ci ama, così ci ha donato Suo figlio. La grazia di Dio o il Suo potere di guarigione, per noi, era il dono di Suo figlio, Gesù, l’Unto (Cristo o Messia). Il loro dono combinato, per noi, era l’espiazione ricevuta attraverso Cristo; il Suo sacrificio era centrale per l’intero piano di salvezza. Questo sacrificio da parte Sua ha pagato per i peccati di tutti i figli di Dio, soddisfacendo le esigenze della giustizia, che dice che se una legge viene infranta, bisogna applicare la pena per la legge non rispettata. Cristo ha pagato il prezzo per noi e, così facendo, ha acquistato i diritti per la disposizione delle nostre anime.

Crocifissione di Gesù CristoIn altre parole, ora ha il diritto di dire quello che ci accade dopo la morte. La Sua sofferenza per i nostri peccati fu l’inizio della Sua grazia o gentilezza per noi. La grazia entra in scena in forma di misericordia, estesa da Cristo a ciascuno di noi, nella possibilità di pentirci dei nostri peccati, che non sarebbe stata possibile, senza il Suo sacrificio per nostro conto.

Con i requisiti di tutte le leggi eterne soddisfatte, Cristo può ora aprire la porta o il cancello, per noi, e metterci sulla via del ritorno a Dio. La sua grazia ci porta tutti gli strumenti necessari per farci diventare come Lui, in modo che quando torneremo, saremo giudicati da Lui, ci sentiremo a nostro agio in Sua presenza, perché siamo diventati come Lui. La Sua grazia rende questi cambiamenti nella nostra personalità e nei nostri desideri, possibili. La Sua grazia può guarire ogni ferita spirituale o emotiva, può riparare ogni debolezza e trasformarla in un punto di forza. In Ether 12:27 apprendiamo che attraverso il potere di Cristo – la Sua grazia – coloro che esercitano la fede in Cristo possono avere i loro punti deboli trasformati in punti di forza.

“E se gli uomini vengono a me, mostrerò loro la loro debolezza. Io do agli uomini la debolezza affinché possano essere umili; e la mia grazia basta a tutti gli uomini che si umiliano dinanzi a me; poiché, se si umiliano dinanzi a me, ed hanno fede in me, allora farò in modo che le cose deboli divengano forti per loro”.

Il suo potere è, come dicono le Scritture, sufficiente per chiunque eserciti la fede in Lui, per riportarlo al Padre. La grazia di Dio, la Sua immeritata benignità e l’aiuto, è visto in ogni parte del piano del Vangelo. Siamo tutti veramente in debito con loro, per tutto quello che hanno fatto per noi, solo perché ci amano, e non perché abbiamo fatto qualcosa per meritare il loro aiuto.

La prossima settimana, continuerò a rispondere alle domande circa la grazia. Abbiate pazienza. Rispondendo alle domande, manterrò l’argomento diviso. Ma tutto ritornerà insieme, nel modo in cui deve, quando arriverete all’ultimo articolo. Sentitevi liberi di fare i commenti che vi vengono in mente. Io risponderò il più rapidamente possibile, mentre ricevo commenti.

Come Essere Salvato Dalla Grazia – Parte 2

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Fare il puzzle con pazienza e fede

gennaio 27th, 2015

Insegnante della Società di soccorsoDopo essermi unita alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, mi sono resa conto che c’erano tante cose, per me, da imparare. Molte cose mi arrivavano abbastanza rapidamente, in relazione alla dottrina e alla storia della Chiesa. Per molti versi è stato un momento glorioso, mentre leggevo incessantemente il Vangelo e sentivo che stavo imparando tante cose, molto velocemente. Anche le canzoni della Primaria mi sembravano essere qualcosa che avevo sempre saputo. A volte, sembrava quasi che tutto ciò che avrei dovuto fare, era prendere contatto visivo con le parole su di una pagina e il loro significato veniva immediatamente scaricato nella mia anima.

Ma c’erano anche altre cose che erano più difficili, da capire. Avevo un lavoro presso la Biblioteca della BYU e parte di esso consisteva nel leggere e catalogare la letteratura anti-mormone. E’ stato allora che ho formulato, nella mio mente, questa analogia, per le cose che non riuscivo a capire, riguardo al Vangelo o alla Chiesa.

Ho pensato alla mia conoscenza della Chiesa e delle cose spirituali, in relazione alla mia esperienza di lavoro con un puzzle. Quando si comincia un puzzle, di solito, si mettono in posizione i quattro angoli. Questi quattro pezzi formano il quadro nel quale tutti gli altri pezzi devono essere posizionati. Chiunque abbia mai lavorato ad un puzzle di questo genere, sa che una volta che si inizia, è così facile imbattersi in un pezzo che si pensa non si potrà mai adattare al puzzle a cui si sta lavorando.

Ho avuto questa esperienza più volte, mentre lavoravo su un puzzle, di prendere un pezzo che ho pensato non potesse andare bene nel puzzle esistente. Questo avviene anche quando ci sono solo pochi pezzi rimasti, da posizionare. Sono arrivata al punto di chiedermi se un certo pezzo appartenesse ad un altro puzzle e lo avessi mescolato nel puzzle a cui stavo lavorando, per errore.

Quando questo accade, non sarebbe un peccato se uno gettasse via il puzzle, decidendo che è troppo frustrante continuare a lavorare su di esso? O, forse, se perdesse la fede che il puzzle possa mai davvero ricomporsi a formare l’immagine sulla scatola, e smettesse di provare, per abbandonarlo del tutto?

Non sarebbe l’approccio migliore, mettere da parte quel pezzo e continuare a lavorare con gli altri? Noi tutti abbiamo avuto quest’esperienza nella quale, a volte, tutto quello che serve, per quel pezzo difficile da incastrare, è trovare un altro pezzo che si inserisca al giusto posto. O forse, dopo un ulteriore esame, girare il pezzo un paio di volte e vederlo da una diversa angolazione o in una luce diversa, e, improvvisamente, vediamo come può andare bene nel nostro puzzle. Questo è sempre un momento emozionante, quando si prova, ed io ne ho avuto esperienza con i miei nipoti, quando facciamo i puzzle insieme.

donne-mormoniIn relazione alla mia testimonianza del Vangelo, considero i miei quattro “angolari”, come quelle cose fondamentali, che tengono ferma la mia testimonianza. Questi sono i pezzi fondamentali che ho ricevuto con la mia testimonianza, attraverso la preghiera e l’influenza dello Spirito Santo. Per me, sono: la mia testimonianza che Dio vive e risponde alle preghiere e mi ama, che Gesù Cristo è il Figlio di Dio e che Egli ha compiuto la Sua espiazione ed è risorto e ha stabilito la Sua Chiesa, che Joseph Smith ha ripristinato la stessa Chiesa sulla terra e ha portato alla luce un’altra vera testimonianza di Gesù Cristo, nel Libro di Mormon, e che ha restaurato il sacerdozio sulla terra, tramite moderni profeti e apostoli che guidano la Chiesa di oggi.

Avendo questi 4 pezzi al loro posto, posso andare a “lavorare oltre per la mia salvezza”, sempre con l’immagine che è sulla scatola chiara in mente, immagine che viene fornita dalle Scritture e dalle parole dei dirigenti moderni, che mi aiutano a conoscere un po’ quello che dovrebbe essere il risultato finale. Quando mi imbatto in qualcosa che non capisco, devo mettere quel lavoro da parte e continuare a lavorare con quello che ho. Che tragedia sarebbe buttare via tutto, perché non ho la pazienza o la fede nella promessa che tutte le cose, alla fine, andranno al loro posto insieme.

Ho già avuto l’esperienza, nel mio tempo come membro della Chiesa, di vedere alcuni di quei pezzi, che una volta ho “messo da parte”, trovare il loro giusto posto, avendo ricevuto un po’ più di informazioni o avendo imparato a capire qualcosa di più completo o da un punto di vista diverso. La cosa importante è mantenere quei quattro pezzi angolari, nella loro posizione. Dobbiamo rendere sempre ferma e sicura la nostra testimonianza di essi, attraverso lo studio e la preghiera e l’obbedienza. Essi sono la chiave!

Abbiamo un buon precedente, nelle Scritture, su come esercitare la pazienza e la fede nelle cose che ancora non comprendiamo.

Quando a Nefi viene chiesto, dall’angelo, se capisce la condiscendenza di Dio, Nefi dice: “So che egli ama i suoi figli; tuttavia io non conosco il significato di tutte le cose” (1 Nefi 11:17). Qui Nefi dà un esempio perfetto nel fare ciò che l’anziano Holland ci dice che dobbiamo fare e cioè lasciarci guidare da ciò che sappiamo e non da quello che ancora non conosciamo. Più tardi, nel Libro di Mormon, Alma, quando si parla della venuta del Messia, dice, riguardo ad alcuni dei dettagli della Sua venuta: “Ora, quanto a questa cosa io non so: ma questo io lo so, che il Signore Dio ha il potere di fare tutte le cose che sono in accordo con la sua parola” (Alma 7:8). In un altro capitolo, Alma il giovane, quando si parla di certe cose che accadranno in futuro, dice: “Ora questi misteri non mi sono stati pienamente resi noti, perciò lascerò stare.” (Alma 37:11)

Gesù e Pietro camminano sull'acquaQuesti sono esempi di profeti che hanno avuto una grande conoscenza spirituale, ma che ammettono di non avere tutte le risposte, ma si concentrano su ciò che sanno: che Dio ci ama e che Lui è onnipotente, per fare le cose che Egli dice che farà. Direi che queste due cose sono certamente importanti angoli, nei nostri puzzle personali. E per quanto riguarda ciò che non sappiamo, “lasciamo stare” o mettiamo il tutto da parte, con pazienza e fede.

Robert Millet ha detto: “E ‘importante sapere che cosa non sappiamo, proprio come lo è sapere ciò che sappiamo.”

Una parte importante della vita del discepolo fedele è l’essere alle prese con i tanti paradossi, con le domande e le ironie che fanno parte del territorio di una vita religiosa. Questo è parte di ciò che rende così dinamico e sì, anche “divertente”, risolvere il puzzle della nostra salvezza.

Questa vita è stata progettata per noi, per farci acquisire conoscenza spirituale tramite lo studio e la preghiera, la pazienza e la fede. (D&A 21:5). Linea su linea e precetto su precetto. Qui un pò, là un altro pò. Grazia su grazia.

Ed è stata anche progettata per aiutarci ad imparare che le cose sono di grande valore. Ho imparato da me che le cose che compongono i quattro angoli del mio puzzle, sono le cose di maggior valore. E il Signore invita tutti noi a venire ad una conoscenza sicura di quelle cose. Egli non ha fatto quegli angoli difficili da identificare o convalidare, per ingannarci o prenderci in giro. Egli estende a tutti lo stesso invito: “esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (1 Tessalonicesi 5:21).

Ed è stato promesso a tutti, che se faremo ciò che permetterà allo Spirito Santo di essere con noi, e se faremo le domande giuste, allora potremo conoscere la verità di certe cose, ora, e la verità di ogni cosa, alla fine.

Questo articoli è stato scritto da Bianca Lisonbee

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In che modo Gesù Cristo ci protegge?

gennaio 12th, 2015

Gesù CristoLa storia che più preferisco della Bibbia, si trova in 2 Re 6. Il re della Siria stava combattendo contro Israele. Il profeta Eliseo, per la potenza di Dio, diede al re d’Israele alcune informazioni critiche, che salvarono le sue truppe. Il re della Siria venne a conoscenza delle profezie di Eliseo e inviò delle truppe a catturarlo. Loro scoprirono dov’egli si trovava e assediarono la città di notte.

“Il servitore dell’uomo di Dio, alzatosi di buon mattino, uscì fuori, ed ecco che un gran numero di soldati con cavalli e carri accerchiava la città. E il servo disse all’uomo di Dio: ‘Ah, signor mio, come faremo?’ Quegli rispose: ‘Non temere, perché quelli che son con noi son più numerosi di quelli che son con loro’. Ed Eliseo pregò e disse: ‘O Eterno, ti prego, aprigli gli occhi, affinché vegga!’ E l’Eterno aperse gli occhi del servo, che vide a un tratto il monte pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno ad Eliseo”. (2 Re 6: 15-17).

Io mi sono sentito assediato dai miei nemici, dalle mie debolezze e dai miei peccati. In tante occasioni, questa storia incredibile, ha placato la mia paura e ha reso più grande la mia fede. Non ho visto le montagne piene di cavalli e carri di fuoco, ma ho sentito una profonda certezza di Dio. “Pertanto, siate di buon animo e non temete, poiché io, il Signore, sono con voi e vi starò vicino” (Dottrina e Alleanze 68: 6).

Come membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (spesso involontariamente chiamata chiesa mormone), credo che Gesù Cristo  viva veramente e sia il Figlio di Dio, il Padre Eterno. Credo che Egli ha sofferto per i miei peccati e, grazie alla sua misericordiosa Grazia, io sono nato di nuovo.

Il ministero del Salvatore ha dimostrato il Suo amore e la Sua misericordia. Ma Egli ha dichiarato guerra contro il peccato. Ha promesso la guida confortante del Suo Spirito e la protezione per tutta la vita, nei momenti di prova e in quelli di benessere. “Andrò davanti a voi. Sarò alla vostra destra e alla vostra sinistra, e il mio Spirito sarà nel vostro cuore, e i miei angeli tutt’attorno a voi per sostenervi” (DeA 84:88).

Attraverso l’apostolo Paolo, il Salvatore ha sottolineato la necessità di essere preparati e i modi in cui questo ci proteggerà.

“Del rimanente, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua possanza. Rivestitevi della completa armatura di Dio, onde possiate star saldi contro le insidie del diavolo; poiché il combattimento nostro non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono ne’ luoghi celesti. Perciò, prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e dopo aver compiuto tutto il dover vostro, restare in piè. State dunque saldi, avendo presa la verità a cintura dei fianchi, essendovi rivestiti della corazza della giustizia e calzati i piedi della prontezza che dà l’Evangelo della pace; prendendo oltre a tutto ciò lo scudo della fede, col quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio; orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni; ed a questo vegliando con ogni perseveranza e supplicazione per tutti i santi.”  (Efesini 6: 10-18).

Come destinatario della protezione fisica divina, sono stato molto influenzato dalla dichiarazione del Salvatore di essere forte e di un buon coraggio. “Non te l’ho io comandato? Sii forte e fatti animo; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché l’Eterno, il tuo Dio, sarà teco dovunque andrai”. (Giosuè 1: 9).

La mia vita non è in pericolo, ma una delle mie lotte è stata con la paura. Le direttive del Signore in tutte le Scritture proteggono il mio cuore dalla paura, la paura dei coetanei o delle persecuzioni, la depressione e le limitanti convinzioni circa il mio scopo nella vita.

Gesù CristoCome missionaria mormone in Scozia, mi sentivo un po’ impaurita dal rifiuto. La scrittura in 2 Timoteo 1:7-9 ha rafforzato la mia determinazione ad essere coraggiosa. “Dio infatti non ci ha dato uno spirito di paura; ma di forza, di amore e una mente sana. Non aver vergogna della testimonianza di nostro Signore… Che ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa…”

Alcuni disastri naturali mi hanno fatto temere, ma ho aumentato le mie competenze e mi sono preparata per le emergenze. Credo che, anche se tutti i miei kit di emergenza e di cibo fossero distrutti, il Signore proteggerebbe comunque la mia famiglia, perché abbiamo seguito il Suo comandamento di essere preparati. Ho trovato la pace nella Sua promessa che “se siete preparati, voi non temerete” (DeA 38:30).

Sono una figlia introversa del papà probabilmente più estroverso del mondo. Servire gli altri lo eccita. Il Signore gli ha insegnato che servendo gli altri, egli serve Lui. Alcuni pensieri sulle opportunità di servizio sono arrivati nella mia mente e qualche volta sentivo la paura di seguirli, perché non volevo far sentire l’altra persona, o me stessa, a disagio. La paura sembrava così stupida, ma ho faticato a superarla. “Non temete di far il bene, figli miei, poiché tutto ciò che seminate voi lo raccoglierete; perciò, se seminate il bene, raccoglierete pure il bene per vostra ricompensa. Perciò non temete, piccolo gregge; fate il bene; lasciate che la terra e l’inferno si coalizzino contro di voi, poiché, se siete edificati sulla mia roccia, essi non possono prevalere. “(Dottrina e Alleanze 6:33-34).

Il Salvatore ha promesso che avremmo potuto vincere la paura attraverso l’amore. “Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amor perfetto caccia via la paura; perché la paura implica apprensione di castigo; e chi ha paura non è perfetto nell’amore.” (1 Giovanni 4:18).

Il Signore sconfisse gli eserciti della Siria e salvò il suo servo Eliseo. Il Signore rafforzò Giosuè e condusse i figli d’Israele nella terra promessa. Il Signore permise a Mosè di stare davanti al Faraone e ad Enoch di predicare in modo che i malvagi divenissero perfettamente giusti. Noè costruì l’arca prima che venisse a piovere. Maria diventò la madre del Figlio di Dio. E un Pietro davvero convertito, non avrebbe più negato il Cristo. Essi rimasero “come testimoni di Dio in ogni momento e in ogni cosa e in ogni luogo… anche fino alla morte…” (Mosia 18:9).

Il Salvatore ha promesso, “Queste cose vi ho detto, che abbiate la pace. Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi animo: io ho vinto il mondo” (Giovanni 16:33). Poiché Egli ha vinto il mondo, so che Egli mi aiuterà a superare le mie paure e le mie debolezze. Come mi fido completamente in Lui, Egli può totalmente proteggermi.

Dio ama tutti i suoi figli. Chiunque lo invita sinceramente nella propria vita, è in grado di ricevere il Suo aiuto.

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CHE OGNI GIORNO SIA SPECIALE

gennaio 9th, 2015

gesu-pastori-mormoneNatale è un periodo meraviglioso. Le luci si accendono, i colori si diffondono e le strade si ricoprono di quella magia che è sempre da notte incantata, quando sembra che tutto possa accadere ed il lieto fine sia dietro l’angolo. Le stelle sono più luminose, i piccoli spalancano i loro grandi occhi, pronti per l’emozione di un nuovo dono, canti e gioia riempiono gli eco delle strade solitamente invase dai rumori cittadini.

Poi, la notte della vigilia, dopo i fuochi d’artificio, tutto tace, pacificamente, dopo un’emozione ormai passata, pronta ad accogliere un nuovo giorno.

Pochi si accorgono dei cigli delle strade o degli angoli bui, dove ancora soggiornano coloro meno fortunati di noi. Per costoro Natale è un giorno come tutti gli altri e probabilmente il nostro Salvatore avrebbe passato questo ricorrenza festosa con loro.

E’ così che immagino debba essere avvenuta la nascita di Gesù Cristo, nostro Salvatore. In un giorno dove i colori delle stoffe dei mercanti, i profumi delle fragranze, gli alberghi pieni di gente, la frenesia invadessero i giorni precedenti alla Sua nascita e nessuno deve essersi accorto in quel momento, di due giovani in una mangiatoia, mentre davano alla luce l’Essere più importante dell’intero universo. Gesù Cristo fu atteso quale principe, ma nacque umilmente, semplicemente, in un giorno qualsiasi, lontano dalle luci della ribalta. Ed è a Lui che vogliamo dedicare anche questi giorni, dopo le festività. Nella frenesia del ritorno al lavoro ed agli studi, ricordiamo sempre di celebrare e rinnovare la nostra fede in Lui.

La vera gioia non si trova nelle corse e nell’affannarsi per fare sempre di più. La vera gioia scaturisce dal mettere il Salvatore al centro delle nostre vite.

Il Profeta Monson, una volta disse:

“Nato in una stalla, posto a giacere in una mangiatoia, scese dal cielo per vivere sulla terra come uomo mortale e per istituire il regno di Dio. Il Suo glorioso vangelo rifoggiò il pensiero del mondo. Egli visse per noi e morì per noi. Che possiamo darGli noi in cambio?”… Amo le parole scritte dalla poetessa inglese Christina Rossetti:

Che cosa posso darGli

povero come sono?

Se fossi un pastore

Gli porterei un agnello;

se fossi uno dei magi

Gli porterei il mio dono;

cosa posso dunque darGli?

Posso darGli il mio cuore.

La nostra vita “dovrebbe riflettere l’amore e l’altruismo insegnati dal Salvatore. Dare, non ricevere, è ciò che fa fiorire rigoglioso lo spirito del Natale. Ci sentiamo più gentili gli uni con gli altri. Ci prodighiamo per aiutare le persone meno fortunate. I cuori s’inteneriscono. I nemici vengono perdonati, gli amici ricordati e Dio viene obbedito. Lo spirito del Natale illumina la finestra dell’anima, e noi guardiamo il va e vieni del mondo e ci interessiamo di più alle persone che alle cose. Per cogliere il vero significato dello Spirito del Natale dobbiamo semplicemente accogliere lo Spirito di Cristo nella nostra vita.”

Che parole meravigliose! E’ proprio vero, a Natale diveniamo tutti più buoni. Il dolce, fulgido spirito di misericordia del Signore invade i nostri cuori e desideriamo forse che ogni giorno sia Natale. Possiamo fare in modo che sia davvero Natale ogni giorno. Quando fermiamo le nostre vite dal frenetico vortice del quotidiano affannarsi, la nostra mente riposa ed è più semplice ascoltare il sottile richiamo dello Spirito Santo che suggerisce alle nostre anime che nulla può sussistere senza l’amore condiviso, l’amore per gli altri, coloro che ci circondano, poiché la vita eterna non si può conquistare da soli, ma tramite quel legame eterno che renderà le nostre eternità felici per sempre.

Il presidente David O. McKay disse: “La vera felicità si conosce soltanto quando facciamo felici gli altri, quando mettiamo in pratica la dottrina del Salvatore di perdere la propria vita per trovarla. In breve, lo spirito di Natale è lo spirito di Cristo, che fa splendere il nostro cuore pieno di amore fraterno e di amicizia e ci spinge a compiere buone azioni verso il prossimo.”

Quando perdiamo noi stessi nell’amore verso il prossimo, perdiamo ogni sorta di egoismo, ogni sfiducia e pregiudizio, ogni freno all’amare senza nulla in cambio attendere. Questo è l’amore di Cristo. Questo ci insegna la parabola dei dieci lebbrosi… solo uno fra loro tornò indietro a ringraziare, ma che il nostro agire sia buono a prescindere da ciò che riceviamo indietro.

“È lo spirito del vangelo di Gesù Cristo, l’obbedienza a ciò che porterà ‘pace in terra’, perché significa buona volontà verso tutti gli uomini”.

Presidente Uchtdorf ci insegna:

mormone-Uchtdorf“Quando ci prepariamo per il Natale meditando sul suo significato reale, ci prepariamo a sentire il Cristo e il Suo messaggio. Lasciatemi suggerire tre cose che potremmo studiare, meditare e mettere in pratica in questo periodo di preparazione.

Prima di tutto, gioite della nascita del nostro Salvatore. Celebriamo la nascita del Figlio di Dio, il Creatore, il nostro Messia. Gioiamo del fatto che il Re dei re è venuto sulla terra, è nato in una mangiatoia e ha vissuto una vita perfetta. Quando Gesù nacque, la gioia nei cieli fu talmente grande che non poté essere contenuta e un esercito angelico stracciò il velo, proclamando ai pastori “il buon annunzio di una grande allegrezza”.

I magi “si rallegrarono di grandissima allegrezza. E quando entrarono… videro il fanciullino con Maria sua madre… [si] prostra[rono]… [e] lo adorarono; ed aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra”.

È giusto che anche noi, come i magi, i pastori e gli angeli, ci fermiamo a gioire e a celebrare quel primo glorioso Natale.

Secondo: meditate sulla Sua influenza nella nostra vita. Più il Natale diventa un’operazione commerciale e si affolla di altro, più facile è che il messaggio sublime della vita del Salvatore si perda. Se ci accorgiamo che la programmazione delle feste e la corsa ai regali inizia a distoglierci dal messaggio pacifico di Gesù Cristo e ci allontana dal Vangelo che predicò, facciamo un passo indietro, rallentiamo un po’ e riconsideriamo ciò che conta di più.

Il Natale è il momento in cui ricordare il Figlio di Dio e rinnovare la nostra determinazione a prendere su di noi il Suo nome. Questo è il momento in cui rivalutare la nostra vita ed esaminare i nostri pensieri, sentimenti e azioni. Possa questo essere un periodo di reminiscenza, gratitudine e di perdono. Possa questo essere un momento per meditare sull’Espiazione di Gesù Cristo e sul suo significato per ciascuno di noi individualmente. Possa questo essere soprattutto un momento di rinnovo e ridedicazione a vivere secondo la parola di Dio e a obbedire ai Suoi comandamenti. Facendolo, Lo onoreremo più di quanto potremmo mai fare con luci, doni o feste

Terzo: tenete gli occhi puntati sulla Sua seconda venuta. I primi discepoli di Gesù Cristo anelavano al giorno in cui sarebbe tornato. Per loro, la mortalità era un momento di preparazione e crescita, di vaglio e affinamento, un momento per tarare le nostre lampade e prepararci per il ritorno del nostro amato Salvatore.

E fu questa umiltà, questa perfezione dell’amore, che lo portò a dare la propria vita per tutti noi e salvarci eternamente. Prego e spero che ognuno di noi possa trarre beneficio dalle parole ispirate dei nostri dirigenti, anche ora che il periodo delle festività è finito, facendo in modo che ogni giorno sia realmente un nuovo Natale.

Questo articolo è stato scritto da Ether Modugno.

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Il Capodanno

dicembre 28th, 2014

prendete_la_mia_mano_ttb-300x2403Anche quest’anno sta giungendo alla fine. Tra meno di 20 giorni, inizierà un nuovo anno. E si festeggerà, come sempre, la fine dell’anno ormai andato e l’inizio di quello nuovo.

Quando ci si avvicina al 31 Dicembre, credo che ognuno di noi sia portato a fare un bilancio. Guardare indietro e vedere cosa è successo, nell’anno appena trascorso.

E credo sia umano, spesso, desiderare la fine veloce dell’anno, se ci sono stati eventi brutti o pesanti da superare.

Io ho sempre vissuto, fino ad un certo punto della mia vita, la fine dell’anno con una sorta di tristezza, per tutto quello che mi lasciavo dietro. E questa tristezza, mi impediva di vivere e affrontare bene il momento del passaggio al nuovo anno.

Qualche anno fa, però, leggendo un articolo di una sorella della chiesa (membro, come me, della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, spesso erroneamente chiamata chiesa mormone), ho preso spunto dalle sue parole, per stabilire, nella mia vita, una tradizione, legata al Capodanno, che mi facesse vivere quel momento con gioia e serenità.

Ho comprato un contenitore di legno grezzo. Con il pennarello, ho scritto sopra: “Quest’anno…”. Ho tagliato dei foglietti di carta colorata, in rettangoli di circa 6×3 cm, ho preso una matita e ho messo il tutto sul mobile della sala.

Da quel momento, ogni volta che succede una qualunque cosa bella, nella mia vita, prendo un foglietto di carta, scrivo cosa è successo in poche parole, aggiungo la data, piego il foglietto e lo metto nel contenitore.

E poi, quando arriva il 31, apro il mio contenitore… apro, uno ad uno i foglietti… e mi ricordo di tutte le cose splendide che ho vissuto… e, al tempo stesso, so che ne vivrò, per certo, molte altre nell’anno in arrivo.

Perché ho scelto di creare questa tradizione, nella mia vita?

Perché, nella Liahona di Dicembre 2011, ho letto un articolo dal titolo: “La scelta di esser grati”, del presidente Henry B. Eyring.

Egli dice:

mormone-Eyring“Ognuno di noi vorrebbe provare gratitudine eppure non è facile essere grati costantemente in tutte le cose durante le prove della vita. A volte nella nostra vita sopraggiungono le malattie, le delusioni e la perdita di persone che amiamo. Le nostre afflizioni possono rendere difficile vedere le benedizioni che abbiamo e apprezzare quelle che Dio ha in serbo per noi nel futuro. È una sfida continua contare le nostre benedizioni perché abbiamo la tendenza a dare per scontato le cose buone. Ma quando perdiamo un tetto sopra la testa, il cibo da mangiare o il calore degli amici e della famiglia, allora ci rendiamo conto di quanto grati avremmo dovuto essere quando queste cose le avevamo ancora”.

E ancora:

“Dobbiamo chiedere in preghiera che Dio, attraverso il potere dello Spirito Santo, ci aiuti a vedere chiaramente le nostre benedizioni anche nel mezzo delle nostre afflizioni. Tramite il potere dello Spirito, Egli può aiutarci a riconoscerle e ad essere grati per le benedizioni che diamo per scontato”.

Le sue parole, queste parole, mi hanno fatto riflettere molto. Sono, per natura, una persona ottimista, eppure, spesso, stranamente, mi abbatto e vedo tutto buio. In genere, non dura che pochi minuti, il mio stato d’animo triste, ma vorrei non avere neanche quelli, perché la sensazione negativa che lasciano dura un per un pò.

Ho capito che, forse, una delle cose in cui stavo sbagliando, era il non essere grata abbastanza. O forse, il mio ottimismo, non era gestito nel modo migliore per me. Ho cercato nelle Scritture, ho letto discorsi della Prima Presidenza. Ho riflettuto molto sulle benedizioni, su ciò che esse sono e su cosa significano.

In Dottrina e Alleanza, nel capitolo 46, versetto 32, ho letto queste parole che il Signore ci dice:” E dovete render grazie a Dio nello Spirito per tutte le benedizioni con le quali siete benedetti.”

Quando ho iniziato a scrivere i miei bigliettini, all’inizio scrivevo delle cose davvero inusuali. I foglietti erano pochi. Scrivevo quelle che erano cose chiaramente belle, momenti speciali, benedizioni evidenti.

Poi, a mano a mano che la mia scelta di essere grata veniva approfondita, con la preghiera e lo studio delle scritture, le cose sono cambiate.

Ho iniziato a scrivere anche tutto ciò che era scontato. Il vedere un’alba bellissima, sorridere ad una persona per strada, riuscire ad andare in palestra, senza tornare a casa con i muscoli doloranti, riuscire a riposare bene.

E ho visto i miei bigliettini aumentare.

Poi, ho fatto un ulteriore passo: ho iniziato a scrivere anche le cose brutte. Le discussioni sul lavoro, i momenti di stress, i momenti di paura o di nervosismo. Li ho scritti, scrivendo anche quello che avevo imparato da quel momento.

Adesso, quando arrivo a fine anno ed apro la mia scatola, ho sempre tanti bigliettini da leggere. Ho sempre tanti momenti da ricordare e per i quali sorridere.

E il mio Capodanno è diventato un momento speciale. Un momento in cui posso contare, materialmente, le benedizioni di cui mi sono resa conto (perché chissà quante altre sfuggono alla mia attenzione) e posso finire l’anno ringraziando il Padre Celeste per ognuna di esse. E ringraziandolo perché so che sta per iniziare un nuovo anno, dove avrò ancora dei bigliettini da scrivere.

Questo articolo è stato scritto da Cinzia Galasso

È davvero possibile sapere che cosa è vero?

dicembre 23rd, 2014

Quando ero adolescente, ho passato molto tempo a cercare di capire ciò che è vero. Non ero un’indovina. Non volevo indovinare, volevo sapere. Potevo risolvere un’equazione matematica o fare un esperimento scientifico per capire delle cose accademiche, ma che cosa avrei dovuto fare con le mie domande religiose? Ho detto ad un’amica che non c’era modo di sapere ciò che fosse vero, quando si trattava di religione. Mi disse che ella sapeva ciò che era vero. Ero affascinata. Come faceva a saperlo?

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (spesso involontariamente denominata “Chiesa mormone”) ha un video per gli adolescenti che parla di una ragazza adolescente, che affronta lo stesso problema che ho avuto anche io. Vuole sapere ciò che è vero. Questa ragazza, inoltre, ottiene la risposta da un altro adolescente, ma uno che ha vissuto nel 1800. Come lei, un quattordicenne, Joseph Smith, stava cercando di capire a quale chiesa unirsi. Non voleva solo sceglierne uno che era carina o alla quale appartenevano i suoi amici e la sua famiglia. Voleva entrare nella vera chiesa.

Troppe chiese: quale è quella giusta?

Uomo che pregaMa come poteva capire quale fosse quella giusta? Andò in molte chiese diverse e parlò con i ministri e le altre persone che rispettava. Erano tutti piuttosto rigidi nel sostenere che la loro chiesa era quella giusta. Il problema è che tutte le loro chiese erano in disaccordo le une con le altre. Ogni denominazione aveva alcuni importanti insegnamenti che differivano da quelli di altre chiese. Come poteva egli sapere quale fosse quella giusta? Dopo tutto, quelli erano dei ministri. E sembravano saperne molto di più, della Bibbia, di quanto Joseph avrebbe mai saputo, ma anche loro non potevano accordarsi su ciò che era vero.

La famiglia di Joseph Smith amava la Bibbia e la leggeva, come famiglia. Tuttavia, Joseph decise che era tempo, per lui, di leggerla per conto proprio. Stava leggendo in Giacomo 1:5, quando incontrò un verso davvero interessante. Ecco quello che lesse:

“Se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio, che dona a tutti liberamente, senza rinfacciare”.

Improvvisamente Joseph seppe come risolvere il suo problema. Tutti i ministri potevano avere delle idee su ciò che era giusto, ma Dio sapeva per certo ciò che era vero. Tutto quello che Joseph Smith aveva bisogno di fare, era chiedere a Dio. Proprio lì, nella Bibbia, in un libro, scritto da quello che molta gente pensa fosse il fratello di Gesù, c’era una promessa: Dio avrebbe risposto a qualunque domanda, fino a quando fosse stata chiesta con fede che Egli potesse rispondere.

Pregare per conoscere la verità

Joseph decise che una tale preghiera era così importante che doveva essere fatta in privato. La privacy non era facile da trovare, in una piccola casa, piena fino all’orlo dei suoi familiari, così andò nel bosco, vicino a casa sua. Si inginocchiò e, per la prima volta, pregò ad alta voce.

Joseph ottenne la sua risposta. Nel suo caso, Dio e Gesù vennero di persona per rispondere alla sua preghiera. Joseph era stato chiamato da Dio e, data la responsabilità che avrebbe avuto di diventare il primo profeta dei tempi moderni, egli aveva bisogno di una risposta piuttosto speciale. Quando la mia amica mi parlò di Joseph Smith, le dissi che non credevo che Dio sarebbe venuto di persona, a rispondere alle mie domande. Ella annuì, ma mi disse che non avevo bisogno che Lui venisse di persona. Poteva utilizzare lo Spirito Santo, per mettere la risposta nel mio cuore. Tutto quello che dovevo fare era pregare e credere che avrei avuto una risposta.

La ragazza nel video, si rese conto che poteva fare quello che aveva fatto Joseph Smith. Proprio come ho fatto io quando avevo sedici anni, anche lei ha chiesto a Dio di aiutarla a sapere ciò che era vero. Avreste dovuto vedere il sorriso sul suo volto, alla fine del video, quando ha ottenuto la sua risposta.

Ho fatto anche io la stessa cosa che ha fatto questa ragazza. Mi ci è voluto un pò. Avevo bisogno di studiare e di imparare a pregare per avere delle risposte e come riconoscerle. Ho incontrato i missionari mormoni per qualche settimana e mi hanno insegnato a fare tutto questo e mi hanno incoraggiato a seguire il consiglio della mia amica e pregare. Pochi mesi più tardi, poco dopo il mio diciassettesimo compleanno, sono stata battezzata e sono diventata una mormone.

Hai un amico mormone? Se è così, chiedigli  di raccontarti la propria testimonianza. Se non ce l’hai, puoi andare sul sito Mormon.org/ita e leggere qualcosa in più sui mormoni. È anche possibile chattare online con un missionario. Non è un luogo per socializzare o discutere, ma è un posto per fare domande serie, se sei una persona che vuole davvero sapere ciò che è vero.

Leggi cosa accadde quando Joseph Smith voleva sapere cosa era vero. (Aveva solo quattordici anni all’epoca.)

 

Risorse aggiuntive:

Se volete saperne di più sui mormoni, cliccate qui.

Il Natale

dicembre 16th, 2014

Come membro della chiesa di Gesù Cristo, dei Santi degli Ultimi giorni (a volte, erroneamente chiamata chiesa mormone, da amici di altre fedi), il 25 Dicembre festeggio il Natale.

E’ il periodo dell’anno che preferisco. Amo la temperatura fredda di quei giorni, amo la neve, quando c’è, amo le nuvolette di fiato che si vedono, quando si parla all’aperto.

Ma, soprattutto, amo l’atmosfera di quei giorni.

mormone-NativitaAmo le luci colorate per le strade, gli alberi di Natale, i bambini che guardano tutto quello che hanno intorno, con i loro occhi meravigliati. Amo i sorrisi sul volto delle persone.

Tutti sappiamo, ormai, che Gesù non nacque davvero il 25 Dicembre ma che, piuttosto, la Sua nascita va collocata in Primavera. E, per noi mormoni, la data è quella del 6 Aprile.

Sappiamo che ci furono varie motivazioni per le quali la ricorrenza della nascita del Salvatore venne legata al giorno che tutto il mondo, ormai, riconosce ufficialmente come il Natale.

Eppure… nonostante non sia davvero quello, il giorno in cui Egli è nato, il ricordo della Sua nascita, il pensiero di ciò che Egli ha fatto, i sentimenti che proviamo nei Suoi riguardi, in questo periodo dell’anno si fanno più forti e presenti e sembrano riempire le strade, le case, i posti di lavoro, sembrano raggiungere chiunque, ovunque.

Le persone diventano davvero più unite di quanto siano, nel resto dell’anno. E’ la magia del Natale! La magia dell’amore! E’ il dono che ci ha fatto il nostro Padre Celeste di inviarci Suo figlio, e nostro fratello, che riempie i nostri cuori di speranza e buoni sentimenti, in questo periodo dell’anno più che mai.

Come mormone, e come italiana, ho le mie tradizioni, legate al Natale. In casa, mi piace addobbare ogni angolo, con palline e lucine colorate, faccio l’albero, accendo candele, in candelieri con soggetti natalizi, ho un piccolo presepe che preparo ogni anno. La sera della vigilia, con la mia famiglia, aspettiamo la mezzanotte, per aprire i regali. Da qualche anno, ho deciso di non spendere soldi inutilmente, in regali futili… preferisco fare dei pensieri, che abbiamo un significato. Degli oggetti, legati a delle storie o a degli insegnamenti, che facciano capire, a coloro a cui li regalo, l’importanza del Natale, del messaggio di amore e speranza che porta. Tutto questo fa parte del mio modo esteriore, di festeggiare il Natale. Altri membri della Chiesa, in altre parti del mondo, lo festeggiano seguendo le loro tradizioni.

Ma c’è anche un modo spirituale, di festeggiare il Natale.

Questo è un momento di festa e di gioia. Ma è anche un momento di riflessione, di pace e silenzio. Un momento in cui pensare al significato del Natale, più profondo e vero.

Con la nascita di quel bambino, il Padre Celeste ha compiuto un altro passo nella realizzazione del Suo piano di felicità, per tutti i Suoi figli che sono venuti e che verranno in questo mondo. In Luca 2:1-17, leggiamo quello che avvenne:

gesu-pastori-mormone“Or in que’ dì avvenne che un decreto uscì da parte di Cesare Augusto, che si facesse un censimento di tutto l’impero. Questo censimento fu il primo fatto mentre Quirino governava la Siria. E tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città. Or anche Giuseppe salì di Galilea, dalla città di Nazaret, in Giudea, alla città di Davide, chiamata Betleem, perché era della casa e famiglia di Davide, a farsi registrare con Maria sua sposa, che era incinta. E avvenne che, mentre eran quivi, si compié per lei il tempo del parto; ed ella diè alla luce il suo figliuolo primogenito, e lo fasciò, e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non v’era posto per loro nell’albergo.
Or in quella medesima contrada v’eran de’ pastori che stavano ne’ campi e facean di notte la guardia al loro gregge. E un angelo del Signore si presentò ad essi e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e temettero di gran timore. E l’angelo disse loro: Non temete, perché ecco, vi reco il buon annunzio di una grande allegrezza che tutto il popolo avrà: Oggi, nella città di Davide, v’è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino fasciato e coricato in una mangiatoia. E ad un tratto vi fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Iddio e diceva: Gloria a Dio ne’ luoghi altissimi, pace in terra fra gli uomini ch’Egli gradisce! E avvenne che quando gli angeli se ne furono andati da loro verso il cielo, i pastori presero a dire tra loro: Passiamo fino a Betleem e vediamo questo che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere. E andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe ed il bambino giacente nella mangiatoia; e vedutolo, divulgarono ciò ch’era loro stato detto di quel bambino”.

Trovo molto bello, il racconto in Luca. Trovo bello che, coloro che seppero della lieta novella, andarono a raccontarlo. Ma, soprattutto, trovo incredibilmente bello questo bambino, che con la Sua innocenza e la Sua vita, ha salvato il mondo.

Credo che dovremmo ricordare il nostro salvatore, ogni giorno dell’anno. Dovremmo ringraziarLo per ciò che ha fatto per noi, in ogni momento, non soltanto quando arriviamo a Dicembre.

Ogni anno, provo a focalizzare la mia attenzione su quello che festeggio, su quello che dovrei ricordare. Provo a capire in cosa posso migliorare, per onorare la Sua nascita, per far sì che il Suo venire su questa terra non sia stato inutile, almeno non nella mia vita. Faccio i miei bilanci e penso a cosa migliorare.

Sono immensamente grata a quel bambino, a quell’uomo, che ha scelto di seguire la volontà del Padre, nascere da genitori umani e portare la salvezza ad ognuno di noi. Sono immensamente grata di sapere chi Egli sia: il figlio del Padre Celeste, mio fratello e il mio Salvatore. Sono immensamente grata per la sua nascita, per quell’evento che ha dato inizio a tutto e ha riempito di speranza e amore il cuore degli uomini. So che Egli ci ama e ce lo ha dimostrato, venendo qui, su questa terra, tra noi. E spero con tutto il cuore che, in ogni giorno, in ogni momento, nel nostro cuore si possa compiere quel miracolo, quel cambiamento, che ci avvicini a Lui e ci faccia sentire davvero il grande amore che Egli nutre nei nostri riguardi.

Questo articolo è stato scritto da Cinzia Galasso

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