Il Nostro Dono da Dio

marzo 27th, 2012

Scritto da Marcus, membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi giorni (innavertitamente chiamati da amici di altre fedi come “Mormoni”). Provato dalle avversità da adolescente, ora condivide la storia della sua guarigione. Marcus ha anche realizzato le riprese di uno spot televisivo nazionale ed ha viaggiato in Sud America.

Era una giornata luminosa e soleggiata quando quel pomeriggio uscimmo dall’ufficio dell’OBGYN ,ma la nube della disperazione che era appena stata gettata su di noi sembrava bloccare la luce del sole. Mentre tornavamo a casa in silenzio, tutto quello che riuscivo a pensare era la notizia che ci era appena stata data. Le parole “non sarà in grado di rimanere incinta” hanno attraversato la mia mente più e più volte. A mia moglie, di quasi 20 anni, era appena stato diagnosticato la sindrome policistica ovarica, PCOS, che è legata ad uno squilibrio degli ormoni femminili. Nel caso di mia moglie, questo squilibrio faceva si che i suoi ovuli non maturassero e che quindi non venissero rilasciati dalle sue ovaie formando poi le cisti ovariche. Questa condizione è ciò che causava la sua sterilità.

Forse è il mio lato maschile a parlare, ma ho sempre cercato di provvedere adeguatamente al mantenimento di mia moglie. Se avesse avuto un problema avrei fatto del mio meglio per risolvero. Se lei fosse stata triste, avrei cercato di confortarla per farla sentire meglio. Ora soffriva di un problema che non solo la stava colpendo fisicamente ma anche emotivamente e non sembrava ci fosse niente che potessi fare per risolverlo.

Mentre facevo fatica a controllare le mie emozioni, facevo del mio meglio per consolare ed aiutare Valeria attraverso quel periodo difficile. Abbiamo espresso il nostro dolore al Signore, durante le nostre preghiere personali e di coppia. Poche volte nella mia vita mi sono sentito più umile di quando mi sono inginocchiato in preghiera con il capo chino ed implorando il Signore di aiutare mia moglie durante le sue lotte e di permetterci di avere dei figli ad un certo punto nella nostra vita.
Un giorno, mentre io ero al lavoro, Valeria andò al Tempio della Chiesa di Gesù Cristo di Orlando. Aveva deciso di avere bisogno di andare in un posto in cui si sentiva più di qualsiasi altro posto vicina a Dio e parlare con lui. E’ difficile descrivere la pace che si sente all’interno di uno dei nostri templi a qualcuno che non ci è mai stato prima. Li dentro è tranquillo, sereno e senza distrazioni. E’ un luogo di meditazione, preghiera e contemplazione. Valeria era andata apposta da sola in modo da potersi concentrare su ciò che aveva nel suo cuore. Le lacrime scorrevano mentre pregava ed esprimeva il grande dolore che le causava il fatto di non poteva diventare madre. Disse al Signore quanto fortemente volesse dare al mondo dei bambini e condividere il suo amore con loro.

Erano passate alcune settimane ed io sapevo che il compleanno di mia moglie si stava avvicinando. Volevo fare qualcosa di speciale per lei per poterle tirare su il morale, così comprai degli abbonamenti per uno dei suoi parchi di divertimento preferiti. Mentre le porgevo i pass e le dicevo che avremmo dovuto alzarci presto per andare al parco, vidi un senso di gioia diffusa sul suo viso che non vedevo da quando ricevemmo la brutta notizia.
Quando ci alzammo la mattina seguente, espresse delle preoccupazioni riguardo a dei sintomi più forti del solito riguardo alla sua condizione ed il bisogno di prendere le sue medicine. Sapevo che le probabilità che lei fosse incinta non erano molto alte, ma prima di tutto insistetti comunque per andare in farmacia a comprare dei test di gravidanza. Se per caso fosse stata incinta ed avesse preso le sue medicine avremmo perso il bambino.

Camminai avanti ed indietro davanti alla porta del bagno nervosamente. Quello che di solito si svolge in pochi minuti, sembrò metterci una vita. Mentre apriva la porta vidi le lacrime che le scorrevano giù per il viso e la terribile delusione che avevo sentito il giorno della nostra visita dal dottore sembrava essere tornata. Fu allora che mi resi conto che quelle non erano lacrime di dolore. Erano lacrime di gioia. Mi mostrò i vari test di gravidanza, ognuno dei quali risultava positivo. Non potevamo andare su nessuna delle attrazioni del parco di divertimenti per via della sua gravidanza, ma non aveva importanza. Il Signore dette a mia moglie il miglior regalo di compleanno che avrebbe mai potuto ricevere.
Siamo tornati all’ufficio dell’OBGYN pochi giorni dopo per una conferma della gravidanza con un ecografia. Valeria era di 7 settimane di gravidanza e il nostro bambino era solo della dimensione di un’unghia, ma il suo battito cardiaco era forte. Il tecnico dell’ecografia era molto stupito mentre guardavamo il monitor e nel giro di poche settimane ascoltavamo il battito cardiaco del nostro prezioso bambino.

Andando velocemente avanti fino ad oggi, nostro figlio ha appena compiuto il suo primo compleanno. Odio pensare a ciò che la vita sarebbe stata senza questo piccolino. Egli ha riempito uno spazio vuoto della nostra famiglia di cui non eravamo nemmeno a conosceva. Gli piace abbaiare come un cane, schiacciare gli spaghetti tra le dita e non riesce a stare fermo per 2 secondi. Mia moglie ha avuto una gravidanza sana e non ha avuto sintomi più della sua malattia da quel giorno al Tempio in poi. È come se la sua condizione fosse semplicemente scomparsa.
Alcune persone dicono che Dio non esiste o che i miracoli hanno smesso di esserci molto tempo fa, al tempo di Profeti come Mosè. Alcuni dicono che è stupido rendere merito a Dio, quando la scienza può provare tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Quando sento queste cose tutto quello che devo fare è guardare mio figlio e mi ricordo subito non solo che Dio esiste, ma che lui risponde sempre alle nostre preghiere e compie ancora i miracoli.

Il più grande regalo di compleanno ricevuto da mia moglie non è stato comprato con i soldi e non era impacchettato. E’ stato pagato con le lacrime e consegnato mediante la fede. Lei ed io sappiamo che nessun altro dono sarà mai amato tanto quanto il nostro piccolo dono da Dio.

Alex Boyé diventa cittadino degli Stati Uniti

marzo 22nd, 2012

Il 22 Febbraio del2012,Alex Boyé ha prestato giuramento come cittadino degli Stati Uniti d’America. E’ stato un momento emozionante per fratello Boyé, egli, infatti, si è convertito alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, a volte chiamata“Chiesa mormone” dai media. Conosciuto come cantante solista, FratelloBoyé è un membro del Coro del Tabernacolo Mormone. Invitato dal giudice a cantare l’inno nazionale, Boyè ha spiegato che, nonostante l’avesse cantato più di 100 volte, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, questa volta era diverso.


Secondo il Deseret News, Fratello Boyé ha parlato con il giudice e con gli altri nuovi cittadini che avevano appena prestato giuramento, insieme alle loro famiglie e ai loro amici.
“Sono così onorato” ha detto. Devo dire che sono qui da 10 anni. Mia madre e mio padre vengono dalla Nigeria e hanno vissuto a Londra, in Inghilterra. E da quando sono qui, penso di aver cantato l’inno nazionale oltre un centinaio di volte. E la prossima volta che potrò cantare l’inno nazionale, sarò un cittadino americano degli Stati Uniti. E’ molto diverso. Sono eccitato”. Boyé ha, poi, cantato l’inno nazionale per le persone presenti, che avevano le mani sul cuore. La performance è stata davvero stimolante.

Alex Boyé è diventato mormone quando aveva 16 anni,nonostante la seria opposizione da parte dei familiari e degli amici, compreso l’essere buttato fuori di casa per qualche tempo. Dopo aver prestato servizio come missionario Santo degli Ultimi Giorni (mormone), nella missione di Bristol, Inghilterra, Alex ha perseguito una carriera nella musica, diventando il cantante della boy band europea “Awesome“. Con la sensazione che ci fosse ancora qualcosa che mancava, nella sua vita, Alex si è trasferito in Utah, per entrare nel Coro Mormone del Tabernacolo e proseguire una carriera come cantante gospel. Fratello Boye ora incide con l’etichetta Deseret Book’s Shadow Mountain.

 Alex Boyè canta l’inno nazionale

Le Risposte alle Preghiere: Il Potere della Parola di Dio

marzo 19th, 2012

di Sadie C., membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Mormoni), e studente alla Brigham Young University (BYU).

Mentre stavo leggendo il capitolo primo di Mosè, un libro di scritture antiche contenuto in un volume chiamato Perla di Gran Prezzo, pensavo alla relazione tra Mosè e Dio, e non potevo fare a meno di pensare all’esperienza personale che mi era capitata precedentemente. Mi sono ritrovata in uno stato di confusione e frustrazione in cui non avevo nessun’altra cura se non rivolgermi al Signore. Questo semestre per me è iniziato in uni modo diverso rispetto al semestre passato. Ero all’ultimo anno nelle scuole superiori quando ho scelto la mia specializzazione, che ho amato da quel momento in poi. Più avanti, comunque, ho iniziato a dubitare della mia scelta. Mi sono chiesta se amassi davvero ciò che sto facendo e se io fossi almeno capace di farlo. Ho passato la prima settimana a scuola cambiando i corsi ed esplorando opzioni.

Mentre ero un po confusa al pensiero di ciò che volevo fare, sentivo comunque di avere il controllo della situazione e come pensavo avevo il controllo della situazione. Sfortunatamente, tutto ciò sembrò cambiare di punto in bianco. Da un giorno all’altro mi sentii come se il mio senso di chiarezza fosse perso, e che tutti gli aspetti del mio futuro sembravano sfocati. Mi sono fatta strada durante quella giornata in una foschia di confusione e frustrazione.

Per un bel po ho pregato e digiunato per avere risposta alle mie domande personali. Mi sentivo come se tutto andasse bene, e che il Signore mi stesse dicendo che avevo preso delle buone decisioni e che Lui le approvava. In quel giorno, però, mi sentivo come se le risposte alle mie preghiere fossero state completamente capovolte. Tornai a casa quella sera sentendomi completamente tradita. In meno di 24 ore sono stata portata a credere che le mie speranze ed i miei sogni degli ultimi due anni fossero stati vani. Mentre stavo andando a letto, completamente pronta ad addormentarmi, decisi di dare una breve lettura alla mia benedizione patriarcale (speciale benedizione data ai Membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Mormoni) come guida ed aiuto nelle loro vite).

Mentre leggevo le benedizioni che mi sono state promesse, ho realizzato che è stato solo quando ho affrontato il problema con il consiglio e la consulenza di altre fonti oltre a quelle del mio Padre in Cielo che mi sono trovata in dubbio. Ho pensato a quando Mosè ha detto a Satana che ha ricevuto da Dio la sua forza, e che Satana dovette andarsene. Ho capito che avevo fatto il contrario. Magari non sono stata messa alla prova con le parole di Satana, ma stavo comunque mettendo la mia fiducia in cose sbagliate.

Mentre continuavo a leggere le mie benedizioni, mi sono ricordata ancora di più di Mosè. Il Signore gli disse: “Io ti mostrerò le opere delle mie mani, ma non tutte, in quanto i miei lavori sono senza fine …”  Ho realizzato che Dio ha la Sua propria tabella oraria, e che io devo avere fiducia in Dio e nel Suo tempo. Potrei desiderare di avere ora tutte le risposte alle mie domande, ma so che il Signore ha un piano più grande. Più avanti in quel capitolo, il Signore confida in Mosè e gli da un “lavoro” da compiere. Posso chiaramente vedere attraverso le mie benedizioni il lavoro che il Signore ha per me.  Mi è stato ricordato che il Signore conosce le mie situazioni, conosce la mia forza e le mie debolezze, conosce cosa mi renderà più felice. Mi devo solo dicordare di cercalo e di fidarmi sempre di Dio.

 

La fede in Gesù Cristo: il cuore degli uomini non verrà loro meno

febbraio 28th, 2012

In questo mondo pieno di guai, di peccato, di difficoltà e di sfide, sembra non ci sia alcuna speranza. Che non ci sia niente di si cui fare affidamento. Ma affermo che questo non è vero. Il Signore Gesù Cristo è sceso su questa terra e ha preso su di sé i nostri peccati, i dolori, le sofferenze e la morte. Ha reso possibile la trasformazione di tutti i torti, in giustizia. Grazie a lui, tutti resusciteremo dai morti. Grazie a lui possiamo trovare la pace anche nei momenti più difficili e dolorosi della nostra vita. E’ attraverso il vangelo di Gesù Cristo che possiamo trovare la sicurezza per l’anima e la pace. Nel Libro di Mormon, un resoconto dei rapporti di Dio con gli antichi abitanti del continente americano, si testimonia di Gesù Cristo e della Sua missione. Si legge:

Ed egli andrà, soffrendo pene e afflizioni e tentazioni di ogni specie, e ciò affinchè possa essere soddisfatta la parola: Egli prenderà su di sé le pene e le malattie del suo popolo.

E prenderà su di sé la morte, per poter sciogliere i legami della morte che legano il suo popolo, ed egli prenderà su di sé le loro infermità, che le sue viscere possano essere piene di misericordia, secondo la carne, che egli possa conoscere, secondo la carne, come soccorrere il suo popolo nelle loro infermità.

Attesto che Gesù Cristo vive e che poiché vive, non abbiamo bisogno di avere paura. Quando ci rivolgiamo a Lui, possiamo sentire il potere e la forza del Suo amore, nella nostra vita. Ho sentito questa forza quando ho riposto la mia fiducia in Lui e ho seguito il vangelo che Egli ha dato a tutti noi, in modo che potessimo trovare la pace.

Come faccio a tornare a Gesù Cristo?

febbraio 16th, 2012

Noi non siamo lasciati soli, su questa terra. Gesù Cristo è stato mandato su questa terra per darci la forza per superare le sfide, i problemi e il peccato. Per vincere il peccato. Egli ci chiede di guardare a Lui con fede, perchè Lui sa cosa è meglio per noi. C’è un percorso che il Signore Gesù Cristo ha tracciato, per noi, affinché possiamo essere in grado di trovare la pace in questa vita e la vita eterna nella prossima. Egli ci ha dato il vangelo di Gesù Cristo. Il Signore fa prosperare tutti coloro che seguono il vangelo di Gesù Cristo. Nel Libro di Mormon, una registrazione degli insegnamenti di Gesù Cristo, che Egli ha dato agli antichi abitanti del continente americano, si dice: E inoltre, io desidero che tu debba prendere in considerazione lo stato beato e felice di coloro che osservano i comandamenti di Dio. Poiché ecco, essi sono benedetti in tutte le cose, sia temporali, che spirituali e, se si mantengono fedeli fino alla fine, sono accolti in cielo, così che essi possano dimorare con Dio, in uno stato di felicità senza fine. Oh ricordate, ricordate che queste cose sono vere, perché il Signore Dio ha parlato. Nella Sacra Bibbia Gesù Cristo disse: “Un nuovo comandamento do a voi, che vi amiate gli uni gli altri;. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri” (Giovanni 13:34). Ho scoperto che alcune delle miei più grandi gioie della vita, provengono dal servire gli altri. Quando cerco di mostrare l’amore per gli altri, come fece il Salvatore per me, Lui mi benedice con la pace e mi aiuta ad amare gli altri ancora di più. So che la vera felicità viene solo per coloro che cercano di amare e servire Dio e tutti i Suoi figli.

A proposito di Dio: Egli è Amore

febbraio 4th, 2012

Gli uragani infuriano e gli tsunami creano inondazioni, uccidendo persone e distruggendo case. I dittatori opprimono i loro popoli, i bambini indigenti mendicano nelle strade delle principali città di tutto il mondo. I nostri cari muoiono, e i membri della famiglia soffrono. Se Dio è amore, possiamo chiedere, perché esiste la sofferenza nel mondo?
Dio stesso ha risposto a queste domande nelle Scritture. Ogni momento di ogni giorno, Egli ci ricorda:
Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere?
Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te. Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani;
le tue mura mi stanno sempre davanti agli occhi…. (Isaia 49 :15-16)
Ma la domanda rimane: se Egli ci ricorda e ci ama in modo così completo, perché ci permette di soffrire?

Dio ci ama, così Egli ci ha mandato sulla terra per scegliere tra il bene e il male

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (chiamata dai media “la chiesa mormone”), insegna che Dio ha un piano per noi. Nella Perla di Gran Prezzo, che contiene antichi scritti di Abramo e di Mosè e  delle rivelazioni moderne, Dio spiega che noi siamo la Sua opera e la sua gloria:
Poiché ecco, questa è la mia opera e la mia gloria: fare avverare l’immortalità e la vita eterna dell’uomo. (La Perla di Gran Prezzo, Mosè 1:39)

La vita mortale non è l’inizio della nostra esistenza, e non è la fine. Come figli letterali di spirito di Dio, nostro Padre celeste, vivevamo con lui prima di venire sulla terra. Siamo qui a causa del suo piano amorevole che ci permette di imparare, crescere e diventare più simili a Lui, in modo che possiamo avere la vita eterna, e sperimentare la pienezza della gioia che Egli prova. Per essere come Lui, abbiamo bisogno di corpi fisici come il Suo, e della possibilità di scegliere tra il bene e il male. Dio ci ama così tanto che permette ai processi naturali del mondo di andare avanti in modo che possiamo sperimentare pienamente la vita mortale e il dono supremo della vita eterna. Egli ama ciascuno dei suoi figli, anche quelli che scelgono il male e fanno soffrire gli altri. Poiché Egli ci ama così tanto, ci permette di soffrire per mano di altri, in modo che ognuno di noi possa provare pienamente le conseguenze di aver scelto il bene o il male. Siccome Egli ama tantissimo ciascuno dei suoi figli, consente a tutti di scegliere il bene o il male, di prendere decisioni reali con conseguenze reali.

In questo ambiente, ci viene chiesto di agire da noi e dimostrare a noi stessi e a Dio se vogliamo tenere tutti i Suoi comandamenti e vincere il peccato e l’opposizione … il desiderio del Padre è di fornire a tutti noi l’opportunità di ricevere una pienezza di gioia, anche la pienezza che Egli possiede nel suo stato perfetto e glorificato. (Christoffel Golden Jr., Piano Padre Nostro, ottobre 2001 Conferenza Generale della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni)
Scegliendo di vincere il male e l’opposizione, la nostra natura può alla fine diventare come la Sua, e ci permetterà di sentire come Egli sente e vivere come Egli vive.

Dio ci ama, così ha mandato Gesù Cristo ad espiare per noi

Siccome Dio ci ama abbastanza da lasciarci scegliere, le scelte che fanno le altre persone spesso ci causano dolore e sofferenza. Dio mandò Suo Figlio, Gesù Cristo, per darci un modo per vincere la sofferenza che gli altri possono crearci, così come la sofferenza che ci creiamo da soli con il peccato.
L’espiazione di Gesù Cristo, mitiga gli effetti del peccato e della sofferenza nella nostra vita, se impariamo a scegliere il bene, pentendoci dei nostri peccati e osservando i Suoi comandamenti. Il dono del Salvatore è la più grande prova di tutto l’amore di Dio per noi:
“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque creda in Lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).

Gesù, il Figlio Unigenito del Padre nella carne, prese volontariamente su di Lui la sofferenza di tutti gli uomini, a causa del suo grande amore per noi. Il nostro Salvatore, che non aveva commesso nessun peccato, soffrì in un modo che non ci è possibile comprendere e morì per i nostri peccati. Nel Nuovo Testamento e in Dottrina e Alleanze, un libro di rivelazioni ricevute dai profeti moderni, Cristo descrive il suo amore e le Sue sofferenze. Nessun amore più grande avrebbe mai potuto essere dimostrato (cfr. Giovanni 15:13 e Dottrina e Alleanze 18:10-13).
Le sofferenze di Gesù Cristo nel Getsemani e sulla croce, pagarono il prezzo per i nostri peccati, a condizione del pentimento; La sua risurrezione dai morti ruppe i legami della morte e della sofferenza fisica per tutti gli uomini. L’espiazione ci protegge dall’essere distrutti dalle lotte della nostra vita. A causa del sacrificio del nostro Salvatore, i nostri pesi possono essere sollevati dalle nostre spalle mentre viviamo e noi possiamo tornare a Dio, e vivere con Lui in eterno.

Possiamo provare l’amore di Dio qui sulla terra

Tramite la nostra fede in Gesù Cristo, possiamo sentire il grande amore che Dio ha per noi qui sulla terra. Molti cristiani nel corso della storia possono testimoniare la gioia e la guarigione che hanno sentito di dentro, mentre provavano l’amore di Dio. Il Libro di Mormon, un altro testamento di Gesù Cristo, è la traduzione moderna di alcuni resoconti che parlano dei rapporti di Dio con un antico popolo delle Americhe. Una storia in esso contenuta è la storia di Alma il più giovane, che era figlio di un profeta di un popolo antico. Alma aveva causato grande dolore a suo padre e agli altri andando in giro, per cercare di distruggere la fede dei cristiani che vivevano durante il suo tempo. Un giorno, mentre era in viaggio con i suoi compagni, ebbe una visione simile a quella di Paolo: un angelo gli comandò di cessare la sua opera di distruzione.

Improvvisamente si rese conto del danno terribile che aveva fatto al suo popolo, e cadde a terra, incapace di muoversi, consumato dalla disperazione. Per tre giorni fu devastato dal tormento al pensiero dei suoi peccati. Ma dopo tre giorni, ricordò le cose gli erano state insegnate sull’ l’espiazione di Cristo. Allora invocò Gesù Cristo e chiese il suo aiuto e il suo perdono:

Ora, mentre la mia mente si soffermava su questo pensiero, gridai nel mio cuore: O Gesù, tu, Figlio di Dio, abbi misericordia di me che sono nel fiele dell’amarezza e sono circondato dalle catene eterne della morte.
Ed ora, ecco, quando pensai questo, non potei più ricordare le mie pene; sì, non fui più straziato dal ricordo dei miei peccati.
Ed, oh! quale ìgioia e quale luce meravigliosa vidi; sì, la mia anima fu riempita da una gioia tanto grande quanto era stata la mia pena!
Sì, io ti dico, figlio mio, che non può esservi nulla di così intenso e così amaro quanto lo furono le mie pene. E ti dico di nuovo, figlio mio, che d’altra parte non può esservi nulla di così intenso e dolce quanto lo fu la mia gioia.
Sì, mi parve di vedere, proprio come vide nostro padre Lehi, Dio seduto sul suo trono, circondato da innumerevoli schiere di angeli, nell’atteggiamento di cantare e di lodare il loro Dio; sì, e la mia anima anelava ad essere là.
Ma ecco, le mie membra riebbero la loro forza, e io mi alzai in piedi, e resi manifesto al popolo che ero nato da Dio. (Libro di Mormon, un altro testamento di Gesù Cristo, Alma 36:18-23)

Quando siamo sopraffatti dal peccato o dalla disperazione, anche noi possiamo invocare il nostro affettuoso Padre celeste e chiedergli aiuto. Attraverso l’espiazione di Gesù Cristo, possiamo sentire il suo grande amore ed essere guariti. Altri profeti  del Libro di Mormon descrissero un Albero della Vita, il cui frutto rappresentava l’amore di Dio. Essi descrivevano l’amore di Dio che riempiva la loro anima di gran gioia (1 Nefi 8:12), ed essendo “più prezioso, dolce sopra tutto quel che è dolce …puro sopra tutto ciò che è puro» (Alma 32:42) in modo che dimorando su di esso, non avrebbero avuto più né fame né sete.

Possiamo sentire l’amore di Dio, riconoscendo le sue tenere misericordie

Si è spesso detto che la chiave della felicità è la gratitudine. Riconoscendo i piccoli modi con cui Dio interviene ogni giorno nella nostra vita, possiamo arrivare a capire che Egli veglia su di noi costantemente con preoccupazione amorevole. L’anziano David Bednar, apostolo della Chiesa di Gesù Cristo, li chiama le  “benedizioni molto personali e individualizzate” che riceviamo dal Signore ogni giorno “tenere misericordie.” Alcune di queste benedizioni sono “forza, protezione, rassicurazione, guida, amorevole gentilezza, consolazione, sostegno e doni spirituali che riceviamo da Dio e attraverso il Signore Gesù Cristo. “Dio conosce ciascuno di noi, e ci dà proprio quello di cui abbiamo bisogno, mentre passa il tempo, così che possiamo crescere per essere più simili a lui. La sua cura quotidiana è una testimonianza quotidiana del suo grande amore per noi. Mentre lo invochiamo ne i nostri problemi, saremo riempiti del suo amore. Il Signore nostro Dio non esita e non dorme, e veglia sempre su di noi. Siamo scolpiti sulle palme delle sue mani.

Gesù Cristo e la nobiltà delle Donne

febbraio 2nd, 2012

Emily Spencer è un membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, scrittrice freelance, concertista, arrangiatore di musica sacra corale, e madre di quattro figli.
Una volta mi fu chiesto in un’intervista se avessi un modello di ruolo per la “donna mormone ideale ” (membro femminile della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni). “Che cosa si intende esattamente per ‘donna mormone ideale’?” Ho chiesto. ” Esiste davvero un prototipo del genere?” La discussione che ne seguì era interessante, perché non era passato troppo tempo da quando mi struggevo per  seguire dei modelli femminili nella mia vita – che fossero  iconici, profetici , visionari – e meditavo non solo su questa fantomatica ” donna mormone ideale “, ma più generalmente su “donne ideali”. Che cosa era considerato esattamente “ideale”, secondo quali  standard, e perché?
In  questo stesso periodo, sedevo in una classe di Dottrina evangelica (una delle classi di scuola domenicale offerte ai membri adulti della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, soprannominati “Mormoni“) e l’argomento del giorno per caso era la visione di Nefi dell’Albero della Vita, dal Libro di Mormon, un libro di scritture considerato dai Santi degli Ultimi Giorni un testimone insieme alla Bibbia, della divinità di Gesù Cristo.

Avevo letto il racconto almeno un migliaio di volte, e così, lo ammetto, sentivo il mio interesse svanire mentre l’insegnante guidava la classe attraverso i suoi versetti. Il passaggio, che si trova nei primi capitoli del Libro di Mormon, spiega in dettaglio come Nefi, figlio del profeta Lehi e lui stesso un profeta, desiderasse vedere e capire l’interpretazione di un sogno che aveva avuto suo padre in merito ad  un albero glorioso e il cui frutto era ” dolcissimo più di ogni altro che avessi mai assaggiato prima.” e che ” riempì la mia anima d’una immensa gioia» (1 Nefi 8:10-12).
Il desiderio di Nefi  fu esaudito, ed egli si trovò “rapito nello Spirito del Signore, sì,  su un’altissima cmontagna “, dove seguiva la sua esperienza visionaria (1 Nefi 11:1). Lo Spirito lo accompagnò, come una sorta di “guida”, sottolineando e spiegando gli elementi salienti del sogno perché Nefi ne comprendesse il significato. E’ un bel  resoconto, davvero, ma la mia mente si allontanava. Mi ritrovai a pensare soprattutto alla moglie di Nefi. Quali visioni trascendenti avrebbe potuto avere lei; aveva avuto le sue vette da superare?  Le era toccato in sorte di trasportare l’acqua, o pulire il vasellame nel ruscello? E se aveva fatto queste cose in come potremmo mai saperlo? Considerando il suo tempo e della cultura, i suoi scritti avrebbero mai potuto essere inclusi  in qualsiasi canone? E poi sapeva almeno leggere e scrivere?
Persa nei miei pensieri, scorsi  i versi familiari, isolandomi  dalla discussione in classe intorno a me. Mentre me ne stavo lì, qualcosa  improvvisamente cominciò ad emergere nella mia mente – una prospettiva che non avevo mai considerato prima, e una che mi ha colpì con grande forza. Ecco qui Nefi, che era stato trascinato fino alla cima della montagna, dove il Creatore dell’Universo aveva al suo comando una vasta gamma di manifestazioni cosmiche potenti e stupefacenti con cui istruire il suo allievo – un allievo che per caso  era  un profeta.
Come avrebbe fatto Dio a scegliere di distillare forse il concetto più importante di tutti – la natura del Suo amore – in uno dei suoi servi più eletti? Che lezione sorprendente avrebbe impiegato? In  1 Nefi capitolo 11, lo Spirito mostra a Nefi una vergine “più bella e leggiadra di ogni altra vergine” e gli chiede: “Conosci tu la condiscendenza di Dio?” Risposte Nefi, “Io so che Egli ama i suoi figli; tuttavia, io non conosco il significato di tutte le cose. “Allora lo Spirito spiega:” Ecco, la vergine che vedi è la madre del Figlio di Dio, alla maniera della carne. “Allora Nefi guarda e vede” di nuovo la  vergine, che teneva un bambino in braccio. ”

Prima della sua visione, Nefi “sedeva  meditando nel [suo] cuore”, meditando sulle possibili interpretazioni dell’  albero. Queste domande apparentemente pesavano molto nella sua mente, come suggerisce il testo che aveva dedicato del tempo a rifletterci. Nonostante questo,  rimaneva abbastanza incertezza così che lui alla fine andò dal Signore, Gesù Cristo, per le risposte definitive. Dopo aver dato Nefi l’opportunità di osservare questa scena dolce e semplice di una madre che tiene il suo bambino, l’angelo gli pone la domanda culminante, e proprio la domanda che avviava la ricerca di Nefi, in primo luogo, portandolo in  pieno cerchio: «Conosci tu il significato dell’albero che vide tuo padre? “Questa volta, Nefi  lo sa, e sa immediatamente, senza neanche stare a pensarci. Egli vede Maria che porta il suo bambino prezioso in braccio, e dichiara: “Sì, è l’amore di Dio ….” (V. 22).

Il mio cuore si gonfiò mentre ero seduta in quella classe e contemplavo questo scambio. Quindi questo è come Dio insegna ad un profeta sulla natura del suo amore! Ero appena stato sguazzare nella mia recriminazione per le ingiustizie apparenti  della moglie di Nefi, e della sua missione poco brillante (e il fatto che noi non sappiamo nemmeno il suo nome!), quando il mio Padre celeste illuminò la mia mente e mi mostrò che anche con l’intero universo come sua classe, fu attraverso l’atto più semplice e più fondamentale della femminilità e del nutrimento,  che la sua missione poteva essere esemplificata più chiaramente e potentemente. E fu modellata attraverso un ruolo in cui  mi ci trovavo! Amare e prendersi cura dei più piccoli – ovviamente importante, ma poco affascinante e confuso facilmente dal mondo con altri compiti apparentemente pedestri  del  vivere quotidiano – era infatti il simbolo sommo dell’amore di Dio per l’umanità!

Chi  indicava il Signore, quando questo antico profeta americano, Nefi, aveva bisogno di un modello? Quando Nefi  aveva bisogno della chiave per l’interpretazione del sogno? Non  figure adorne in gloria, potenti guerrieri, coraggiosamente abbattevano i nemici. Non oratori roboanti o suadenti  statisti. Non uomini o  donne di abbagliante acutezza intellettuale, bellezza mozzafiato, o acclamazioni senza fine al loro nome. La missione di Dio, la sua natura e il suo carattere – il suo ideale fu mostrato attraverso un tranquillo, atto -  che manifestava  la tenerezza, la compassione, amore instancabile, e senza attaccamento a qualsiasi manifestazione pubblica o di riconoscimento. Fu raffigurato anche con un ruolo a cui tutti noi possiamo far riferimento, poiché tutti quanti  noi siamo stati allevati delle nostre mamme, noi stessi siamo  genitori, o abbiamo la possibilità di nutrire in qualche modo quelli attorno a noi.

Ho riflettuto molte volte su questa esperienza.  Penso che ci  fossero diverse cose che mio Padre celeste voleva che  io capissi in quel momento di introspezione, quel giorno. Penso che lui volesse farmi sapere che il più grande eroe di tutti, Gesù Cristo, colui che non possedeva ” forma o  avvenenza; … non splendore per potercene compiacere» (Is 53,2), vede ogni atto, conosce ogni sincero desiderio e apprezza ogni sforzo nobile, anche quando non sono molto noti o esaltati. Penso che lui volesse farmi sapere che tutti, ” bianchi e neri, schiavi o liberi, maschi e femmine … sono uguali dinanzi a Dio”, e al Salvatore e che “Lui non rifiuta nessuno”, che “li invita tutti a venire a Lui ed a prendere parte alla sua bontà »(2 Nefi 26:33). Penso che lui volesse farmi sapere che il suo amore, il più gioioso da avere, non si sarebbe trovato obbedendo  a degli ideali sostenuti da altri, ma invece l’avrei ottenuto abbracciando gli ideali sostenuti da Lui, nostro Redentore. Penso che lui volesse farmi sapere  che Egli non si preoccupa tanto degli atti che ho compiuto quanto dal fatto che mio cuore sia stato trasformato – se sono pronto a soggiogare la causa sempre trionfante dell’io per soccorrere “i deboli, sollevare le mani cadenti e rafforzare le ginocchia fiacche »( Dottrina e Alleanze 81:5). Penso che lui volesse farmi sapere che il Suo amore, “la più desiderabile di tutte le cose” e “la più gioiosa per l’anima” (1 Nefi 11:22-23) è molto più accessibile di quanto avrei immaginato, e che le opportunità di partecipare in abbondanza sono state sotto il naso, da avere in qualsiasi momento o luogo.
Avendo mangiato il frutto prezioso, Lehi dice che il suo primo impulso fu: “Iniziai a desiderare che la mia famiglia ne prendesse pure» (1 Nefi  8:12). Mentre  siamo riempiti dell’ amore del nostro Padre e Gesù Cristo, il Figlio di Dio, siamo spinti a riversare a nostra volta l’amore sugli altri, così facendo, scopriamo che condividere è, infatti, partecipare – un dono che è sempre moltiplicato ma mai diviso. Così procede l’unico circolo eterno del Signore, , mentre lui lavora senza sosta per rendere ognuno di noi  creature santificate ognuno di noi. Così si attua il suo ideale ciò che alla fine ci rende ideali tramite l’amore di Cristo purificati, tramite il ricevere, tramite il dare, Egli ci fa suoi.

Le donne mormoni fanno del servizio tramite la Società di Soccorso

gennaio 31st, 2012

La Società di Soccorso è l’organizzazione femminile  della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. I suoi obiettivi sono quelli di “aumentare la fede e la rettitudine personale, rafforzare le famiglie, cercare e aiutare i bisognosi” . Essa è la più grande del mondo nel suo genere. Fu organizzata nel 1842 a Nauvoo, Illinois, dal profeta Joseph Smith.


La Società di Soccorso è per tutte le donne dai 18 anni in poi. Essa offre opportunità di amicizia e di servizio, ma soprattutto ci dà la struttura per essere discepole più efficaci del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Sono grata per l’organizzazione e per  le sorelle della Società di Soccorso. Anche se essa è composta da donne mormoni, è aperta anche a quelle di tutte le fedi che vogliano essere incluse e servire con noi. I mormoni servono fianco a fianco con i cattolici, con gli evangelici, con i membri di molte denominazioni e organizzazioni che abbiano a che fare con i valori della famiglia, e desiderano prodigarsi per aiutare i poveri e i bisognosi, prendersi cura degli altri al di fuori del nostro vicinato, come ha fatto il Gesù Salvatore Cristo. Queste donne mormoni, le sorelle della Società di Soccorso in Cristo, hanno benedetto la mia vita molte volte e in molti modi.

La Società di Soccorso, l’organizzazione femminile mormone

gennaio 31st, 2012

Organizzata nel 1842 e composta da oltre 6 milioni di membri, la Società di Soccorso mormone è la più grande e antica organizzazione femminile  del mondo (Kimball, P. 2011. Examiner).

I membri sono donne Santi degli Ultimi Giorni dai 18 anni in su. Si tratta di un’organizzazione all’interno della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (chiamata “Chiesa mormone” dai media), dedita alla fede, alla carità, alle opere buone, e ad edificare le donne attraverso il loro ruolo divino della femminilità e della maternità.
Quando Joseph Smith, profeta e capo della chiesa primitiva, organizzò la Società di Soccorso, l’organizzazione mormone concepita divinamente per aiutare i poveri e per edificare spiritualmente le donne – dichiarò che il suo scopo era quello di vedere “soccorrere i poveri, gli indigenti, le vedove e gli orfani e per l’esercizio di tutti i fini benevoli “. Come parte di questa organizzazione, so che il compimento di questo grande scopo dipende da tutte le sorelle della Società di Soccorso, ed è tramite piccoli gesti, compiuti da ognuno di noi ogni giorno, che siamo in grado di offrire sollievo e aiuto a coloro che ci circondano.
Il benessere dei nostri membri è supervisionato da coppie di sorelle, conosciute come insegnanti in visita. Sono stata immensamente benedetta da una di queste sorelle, in particolare, quando stavo attraversando un momento molto difficile. Ero incinta, mi trovavo a vivere un rapporto sbagliato, e non avevo alcun reddito. Lei mi dava dei passaggi in macchina per andare dal medico e al  Magazzino del Vescovo, dove  potevo ricevere cibo e cure, e fu un grande sostegno quando presi la decisione molto importante, quella di porre fine al mio rapporto  per la sicurezza del bambino. Ora, sono costantemente rafforzata dalle sorelle della Società di Soccorso e mi sforzo di fare del mio meglio facendo l’ insegnamento in visita, così da poter forse essere il sostegno e la forza di cui un’altra sorella può avere bisogno in un momento di difficoltà.
La Società di Soccorso, l’ organizzazione mormone che si cura dei poveri e dei bisognosi, va ben oltre i nostri incontri domenicali, dove ci vengono insegnati molti importanti principi del Vangelo,  la storia della nostra chiesa e di questa organizzazione. Se la nostra missione iniziasse e finisse solo ogni domenica, nella stanza della Società di Soccorso, non potremmo mai raggiungere gli scopi di questa organizzazione.

A tutte noi è stata data la possibilità di migliorare i propri talenti, di imparare le une dalle altre e crescere come mogli, madri, sorelle e figlie. Ognuno di noi ha un vissuto unico, e possiamo applicarci a modo nostro. Noi tutte abbiamo qualcosa da offrirci l’un l’altra. Le Sorelle della Società di Soccorso sono note perché fanno visita ai malati negli ospedali e nelle loro case, danno pasti a chi è nel bisogno, eseguono piccoli atti di gentilezza e di servizio come aiutare nei lavori domestici, nelle spese, facendo baby sitteraggio, ecc, e per essere sempre impegnate a migliorare se stesse lavorando sodo, e mostrando carità e compassione.
Sono onorata di essere un membro di questa grande organizzazione, e solo sperare che il mio contributo avrà un impatto positivo sulle vite altrui, in modo che le persone possano arrivare a conoscere il Salvatore attraverso di me, e riconoscere la Sua mano in ogni cosa. Attraverso le sorelle della Società di Soccorso, l’opera di Cristo continua sulla terra, e membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni) si sforzano di rendere il mondo un posto migliore migliorando se stessi e dedicando il loro tempo e talenti al servizio.

Sperimentare il nostro debito

gennaio 12th, 2012

La comprensione della nostra impotenza se manca l’aiuto divino del Signore Gesù Cristo ci permette di contare sulla Sua grazia, come la nostra vera fonte di forza. Le parole dell’inno: “Vieni, tu Fonte di ogni Benedizione” sottolinea quanto sia facile per le anime umane sbagliare e come siamo indebitati verso la grazia del nostro Salvatore, che lega a Lui le nostre anime che vagano nell’errore.

Come membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (soprannominata “Chiesa mormone” dagli amici di altre religioni), crediamo che tutti siamo debitori alla grazia infinita del nostro Salvatore debito che non potremo mai ripagare. Siamo tutte pecore perdute che hanno bisogno della guida costante del nostro pastore. Anche come membri della Chiesa restaurata di Gesù Cristo siamo pecore perdute, inclini a sbagliare perché spesso sopravvalutiamo la nostra parte nel patto del Vangelo. In tal modo, siamo in pericolo di trascurare il fatto che siamo totalmente alla mercé della grazia del nostro Salvatore.

Molti di noi fraintendono la dichiarazione di Nefi (Nefi è un profeta del Libro di Mormon), “Perché noi sappiamo che è per grazia che siamo salvati, dopo tutto ciò che possiamo fare» (2 Nefi 25:23). Alcuni hanno interpretato questo versetto per dire che dobbiamo fare tutto il possibile per perfezionarci, poi, una volta che abbiamo esaurito ogni oncia di autosufficienza, auto-disciplina, e di rettitudine, il Signore completerà qualunque cosa che resta ancora da perfezionare.

Quando facciamo questo, siamo in pericolo di assumere una posizione quasi anti-cristiana, ponendo la nostra fiducia nel nostro Io. Pare che diciamo che la maggior parte del merito per la nostra salvezza è solo nostra. Pare anche che diciamo che dovremmo tentare tutto quanto è in nostro potere per non ricorrere all’aiuto del Salvatore, ma se dovessimo avere problemi, saremmo lieti di permettergli di fare la differenza. Questo rivela una conoscenza molto superficiale del contributo infinito del Signore alla nostra relazione di alleanza finita. Solo trovandoci in un rapporto di alleanza con Cristo, un essere infinito, il nostro conto spirituale può riflettere i meriti infiniti, sufficienti per salvare ed esaltarci. Quello che facciamo non potrà mai essere sufficiente.

Una formula che ci potrebbe aiutare a comprendere la differenza drastica tra la nostra parte insufficiente (finita) nel patto e quella del Salvatore sufficiente (infinita), è questa: I – F = I. In altre parole, la differenza tra ciò che è infinito e quello, che è finito, è sempre una differenza infinita. La differenza tra quello che facciamo e ciò che il Salvatore fa per noi sarà sempre infinita. Anche se abbiamo preso F e l’abbiamo innalzato al centesimo di potenza, la differenza sarebbe lo stesso, infinita. Read the rest of this entry »

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