Fare il puzzle con pazienza e fede

gennaio 27th, 2015

Insegnante della Società di soccorsoDopo essermi unita alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, mi sono resa conto che c’erano tante cose, per me, da imparare. Molte cose mi arrivavano abbastanza rapidamente, in relazione alla dottrina e alla storia della Chiesa. Per molti versi è stato un momento glorioso, mentre leggevo incessantemente il Vangelo e sentivo che stavo imparando tante cose, molto velocemente. Anche le canzoni della Primaria mi sembravano essere qualcosa che avevo sempre saputo. A volte, sembrava quasi che tutto ciò che avrei dovuto fare, era prendere contatto visivo con le parole su di una pagina e il loro significato veniva immediatamente scaricato nella mia anima.

Ma c’erano anche altre cose che erano più difficili, da capire. Avevo un lavoro presso la Biblioteca della BYU e parte di esso consisteva nel leggere e catalogare la letteratura anti-mormone. E’ stato allora che ho formulato, nella mio mente, questa analogia, per le cose che non riuscivo a capire, riguardo al Vangelo o alla Chiesa.

Ho pensato alla mia conoscenza della Chiesa e delle cose spirituali, in relazione alla mia esperienza di lavoro con un puzzle. Quando si comincia un puzzle, di solito, si mettono in posizione i quattro angoli. Questi quattro pezzi formano il quadro nel quale tutti gli altri pezzi devono essere posizionati. Chiunque abbia mai lavorato ad un puzzle di questo genere, sa che una volta che si inizia, è così facile imbattersi in un pezzo che si pensa non si potrà mai adattare al puzzle a cui si sta lavorando.

Ho avuto questa esperienza più volte, mentre lavoravo su un puzzle, di prendere un pezzo che ho pensato non potesse andare bene nel puzzle esistente. Questo avviene anche quando ci sono solo pochi pezzi rimasti, da posizionare. Sono arrivata al punto di chiedermi se un certo pezzo appartenesse ad un altro puzzle e lo avessi mescolato nel puzzle a cui stavo lavorando, per errore.

Quando questo accade, non sarebbe un peccato se uno gettasse via il puzzle, decidendo che è troppo frustrante continuare a lavorare su di esso? O, forse, se perdesse la fede che il puzzle possa mai davvero ricomporsi a formare l’immagine sulla scatola, e smettesse di provare, per abbandonarlo del tutto?

Non sarebbe l’approccio migliore, mettere da parte quel pezzo e continuare a lavorare con gli altri? Noi tutti abbiamo avuto quest’esperienza nella quale, a volte, tutto quello che serve, per quel pezzo difficile da incastrare, è trovare un altro pezzo che si inserisca al giusto posto. O forse, dopo un ulteriore esame, girare il pezzo un paio di volte e vederlo da una diversa angolazione o in una luce diversa, e, improvvisamente, vediamo come può andare bene nel nostro puzzle. Questo è sempre un momento emozionante, quando si prova, ed io ne ho avuto esperienza con i miei nipoti, quando facciamo i puzzle insieme.

donne-mormoniIn relazione alla mia testimonianza del Vangelo, considero i miei quattro “angolari”, come quelle cose fondamentali, che tengono ferma la mia testimonianza. Questi sono i pezzi fondamentali che ho ricevuto con la mia testimonianza, attraverso la preghiera e l’influenza dello Spirito Santo. Per me, sono: la mia testimonianza che Dio vive e risponde alle preghiere e mi ama, che Gesù Cristo è il Figlio di Dio e che Egli ha compiuto la Sua espiazione ed è risorto e ha stabilito la Sua Chiesa, che Joseph Smith ha ripristinato la stessa Chiesa sulla terra e ha portato alla luce un’altra vera testimonianza di Gesù Cristo, nel Libro di Mormon, e che ha restaurato il sacerdozio sulla terra, tramite moderni profeti e apostoli che guidano la Chiesa di oggi.

Avendo questi 4 pezzi al loro posto, posso andare a “lavorare oltre per la mia salvezza”, sempre con l’immagine che è sulla scatola chiara in mente, immagine che viene fornita dalle Scritture e dalle parole dei dirigenti moderni, che mi aiutano a conoscere un po’ quello che dovrebbe essere il risultato finale. Quando mi imbatto in qualcosa che non capisco, devo mettere quel lavoro da parte e continuare a lavorare con quello che ho. Che tragedia sarebbe buttare via tutto, perché non ho la pazienza o la fede nella promessa che tutte le cose, alla fine, andranno al loro posto insieme.

Ho già avuto l’esperienza, nel mio tempo come membro della Chiesa, di vedere alcuni di quei pezzi, che una volta ho “messo da parte”, trovare il loro giusto posto, avendo ricevuto un po’ più di informazioni o avendo imparato a capire qualcosa di più completo o da un punto di vista diverso. La cosa importante è mantenere quei quattro pezzi angolari, nella loro posizione. Dobbiamo rendere sempre ferma e sicura la nostra testimonianza di essi, attraverso lo studio e la preghiera e l’obbedienza. Essi sono la chiave!

Abbiamo un buon precedente, nelle Scritture, su come esercitare la pazienza e la fede nelle cose che ancora non comprendiamo.

Quando a Nefi viene chiesto, dall’angelo, se capisce la condiscendenza di Dio, Nefi dice: “So che egli ama i suoi figli; tuttavia io non conosco il significato di tutte le cose” (1 Nefi 11:17). Qui Nefi dà un esempio perfetto nel fare ciò che l’anziano Holland ci dice che dobbiamo fare e cioè lasciarci guidare da ciò che sappiamo e non da quello che ancora non conosciamo. Più tardi, nel Libro di Mormon, Alma, quando si parla della venuta del Messia, dice, riguardo ad alcuni dei dettagli della Sua venuta: “Ora, quanto a questa cosa io non so: ma questo io lo so, che il Signore Dio ha il potere di fare tutte le cose che sono in accordo con la sua parola” (Alma 7:8). In un altro capitolo, Alma il giovane, quando si parla di certe cose che accadranno in futuro, dice: “Ora questi misteri non mi sono stati pienamente resi noti, perciò lascerò stare.” (Alma 37:11)

Gesù e Pietro camminano sull'acquaQuesti sono esempi di profeti che hanno avuto una grande conoscenza spirituale, ma che ammettono di non avere tutte le risposte, ma si concentrano su ciò che sanno: che Dio ci ama e che Lui è onnipotente, per fare le cose che Egli dice che farà. Direi che queste due cose sono certamente importanti angoli, nei nostri puzzle personali. E per quanto riguarda ciò che non sappiamo, “lasciamo stare” o mettiamo il tutto da parte, con pazienza e fede.

Robert Millet ha detto: “E ‘importante sapere che cosa non sappiamo, proprio come lo è sapere ciò che sappiamo.”

Una parte importante della vita del discepolo fedele è l’essere alle prese con i tanti paradossi, con le domande e le ironie che fanno parte del territorio di una vita religiosa. Questo è parte di ciò che rende così dinamico e sì, anche “divertente”, risolvere il puzzle della nostra salvezza.

Questa vita è stata progettata per noi, per farci acquisire conoscenza spirituale tramite lo studio e la preghiera, la pazienza e la fede. (D&A 21:5). Linea su linea e precetto su precetto. Qui un pò, là un altro pò. Grazia su grazia.

Ed è stata anche progettata per aiutarci ad imparare che le cose sono di grande valore. Ho imparato da me che le cose che compongono i quattro angoli del mio puzzle, sono le cose di maggior valore. E il Signore invita tutti noi a venire ad una conoscenza sicura di quelle cose. Egli non ha fatto quegli angoli difficili da identificare o convalidare, per ingannarci o prenderci in giro. Egli estende a tutti lo stesso invito: “esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (1 Tessalonicesi 5:21).

Ed è stato promesso a tutti, che se faremo ciò che permetterà allo Spirito Santo di essere con noi, e se faremo le domande giuste, allora potremo conoscere la verità di certe cose, ora, e la verità di ogni cosa, alla fine.

Questo articoli è stato scritto da Bianca Lisonbee

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In che modo Gesù Cristo ci protegge?

gennaio 12th, 2015

Gesù CristoLa storia che più preferisco della Bibbia, si trova in 2 Re 6. Il re della Siria stava combattendo contro Israele. Il profeta Eliseo, per la potenza di Dio, diede al re d’Israele alcune informazioni critiche, che salvarono le sue truppe. Il re della Siria venne a conoscenza delle profezie di Eliseo e inviò delle truppe a catturarlo. Loro scoprirono dov’egli si trovava e assediarono la città di notte.

“Il servitore dell’uomo di Dio, alzatosi di buon mattino, uscì fuori, ed ecco che un gran numero di soldati con cavalli e carri accerchiava la città. E il servo disse all’uomo di Dio: ‘Ah, signor mio, come faremo?’ Quegli rispose: ‘Non temere, perché quelli che son con noi son più numerosi di quelli che son con loro’. Ed Eliseo pregò e disse: ‘O Eterno, ti prego, aprigli gli occhi, affinché vegga!’ E l’Eterno aperse gli occhi del servo, che vide a un tratto il monte pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno ad Eliseo”. (2 Re 6: 15-17).

Io mi sono sentito assediato dai miei nemici, dalle mie debolezze e dai miei peccati. In tante occasioni, questa storia incredibile, ha placato la mia paura e ha reso più grande la mia fede. Non ho visto le montagne piene di cavalli e carri di fuoco, ma ho sentito una profonda certezza di Dio. “Pertanto, siate di buon animo e non temete, poiché io, il Signore, sono con voi e vi starò vicino” (Dottrina e Alleanze 68: 6).

Come membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (spesso involontariamente chiamata chiesa mormone), credo che Gesù Cristo  viva veramente e sia il Figlio di Dio, il Padre Eterno. Credo che Egli ha sofferto per i miei peccati e, grazie alla sua misericordiosa Grazia, io sono nato di nuovo.

Il ministero del Salvatore ha dimostrato il Suo amore e la Sua misericordia. Ma Egli ha dichiarato guerra contro il peccato. Ha promesso la guida confortante del Suo Spirito e la protezione per tutta la vita, nei momenti di prova e in quelli di benessere. “Andrò davanti a voi. Sarò alla vostra destra e alla vostra sinistra, e il mio Spirito sarà nel vostro cuore, e i miei angeli tutt’attorno a voi per sostenervi” (DeA 84:88).

Attraverso l’apostolo Paolo, il Salvatore ha sottolineato la necessità di essere preparati e i modi in cui questo ci proteggerà.

“Del rimanente, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua possanza. Rivestitevi della completa armatura di Dio, onde possiate star saldi contro le insidie del diavolo; poiché il combattimento nostro non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono ne’ luoghi celesti. Perciò, prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e dopo aver compiuto tutto il dover vostro, restare in piè. State dunque saldi, avendo presa la verità a cintura dei fianchi, essendovi rivestiti della corazza della giustizia e calzati i piedi della prontezza che dà l’Evangelo della pace; prendendo oltre a tutto ciò lo scudo della fede, col quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio; orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni; ed a questo vegliando con ogni perseveranza e supplicazione per tutti i santi.”  (Efesini 6: 10-18).

Come destinatario della protezione fisica divina, sono stato molto influenzato dalla dichiarazione del Salvatore di essere forte e di un buon coraggio. “Non te l’ho io comandato? Sii forte e fatti animo; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché l’Eterno, il tuo Dio, sarà teco dovunque andrai”. (Giosuè 1: 9).

La mia vita non è in pericolo, ma una delle mie lotte è stata con la paura. Le direttive del Signore in tutte le Scritture proteggono il mio cuore dalla paura, la paura dei coetanei o delle persecuzioni, la depressione e le limitanti convinzioni circa il mio scopo nella vita.

Gesù CristoCome missionaria mormone in Scozia, mi sentivo un po’ impaurita dal rifiuto. La scrittura in 2 Timoteo 1:7-9 ha rafforzato la mia determinazione ad essere coraggiosa. “Dio infatti non ci ha dato uno spirito di paura; ma di forza, di amore e una mente sana. Non aver vergogna della testimonianza di nostro Signore… Che ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa…”

Alcuni disastri naturali mi hanno fatto temere, ma ho aumentato le mie competenze e mi sono preparata per le emergenze. Credo che, anche se tutti i miei kit di emergenza e di cibo fossero distrutti, il Signore proteggerebbe comunque la mia famiglia, perché abbiamo seguito il Suo comandamento di essere preparati. Ho trovato la pace nella Sua promessa che “se siete preparati, voi non temerete” (DeA 38:30).

Sono una figlia introversa del papà probabilmente più estroverso del mondo. Servire gli altri lo eccita. Il Signore gli ha insegnato che servendo gli altri, egli serve Lui. Alcuni pensieri sulle opportunità di servizio sono arrivati nella mia mente e qualche volta sentivo la paura di seguirli, perché non volevo far sentire l’altra persona, o me stessa, a disagio. La paura sembrava così stupida, ma ho faticato a superarla. “Non temete di far il bene, figli miei, poiché tutto ciò che seminate voi lo raccoglierete; perciò, se seminate il bene, raccoglierete pure il bene per vostra ricompensa. Perciò non temete, piccolo gregge; fate il bene; lasciate che la terra e l’inferno si coalizzino contro di voi, poiché, se siete edificati sulla mia roccia, essi non possono prevalere. “(Dottrina e Alleanze 6:33-34).

Il Salvatore ha promesso che avremmo potuto vincere la paura attraverso l’amore. “Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amor perfetto caccia via la paura; perché la paura implica apprensione di castigo; e chi ha paura non è perfetto nell’amore.” (1 Giovanni 4:18).

Il Signore sconfisse gli eserciti della Siria e salvò il suo servo Eliseo. Il Signore rafforzò Giosuè e condusse i figli d’Israele nella terra promessa. Il Signore permise a Mosè di stare davanti al Faraone e ad Enoch di predicare in modo che i malvagi divenissero perfettamente giusti. Noè costruì l’arca prima che venisse a piovere. Maria diventò la madre del Figlio di Dio. E un Pietro davvero convertito, non avrebbe più negato il Cristo. Essi rimasero “come testimoni di Dio in ogni momento e in ogni cosa e in ogni luogo… anche fino alla morte…” (Mosia 18:9).

Il Salvatore ha promesso, “Queste cose vi ho detto, che abbiate la pace. Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi animo: io ho vinto il mondo” (Giovanni 16:33). Poiché Egli ha vinto il mondo, so che Egli mi aiuterà a superare le mie paure e le mie debolezze. Come mi fido completamente in Lui, Egli può totalmente proteggermi.

Dio ama tutti i suoi figli. Chiunque lo invita sinceramente nella propria vita, è in grado di ricevere il Suo aiuto.

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CHE OGNI GIORNO SIA SPECIALE

gennaio 9th, 2015

gesu-pastori-mormoneNatale è un periodo meraviglioso. Le luci si accendono, i colori si diffondono e le strade si ricoprono di quella magia che è sempre da notte incantata, quando sembra che tutto possa accadere ed il lieto fine sia dietro l’angolo. Le stelle sono più luminose, i piccoli spalancano i loro grandi occhi, pronti per l’emozione di un nuovo dono, canti e gioia riempiono gli eco delle strade solitamente invase dai rumori cittadini.

Poi, la notte della vigilia, dopo i fuochi d’artificio, tutto tace, pacificamente, dopo un’emozione ormai passata, pronta ad accogliere un nuovo giorno.

Pochi si accorgono dei cigli delle strade o degli angoli bui, dove ancora soggiornano coloro meno fortunati di noi. Per costoro Natale è un giorno come tutti gli altri e probabilmente il nostro Salvatore avrebbe passato questo ricorrenza festosa con loro.

E’ così che immagino debba essere avvenuta la nascita di Gesù Cristo, nostro Salvatore. In un giorno dove i colori delle stoffe dei mercanti, i profumi delle fragranze, gli alberghi pieni di gente, la frenesia invadessero i giorni precedenti alla Sua nascita e nessuno deve essersi accorto in quel momento, di due giovani in una mangiatoia, mentre davano alla luce l’Essere più importante dell’intero universo. Gesù Cristo fu atteso quale principe, ma nacque umilmente, semplicemente, in un giorno qualsiasi, lontano dalle luci della ribalta. Ed è a Lui che vogliamo dedicare anche questi giorni, dopo le festività. Nella frenesia del ritorno al lavoro ed agli studi, ricordiamo sempre di celebrare e rinnovare la nostra fede in Lui.

La vera gioia non si trova nelle corse e nell’affannarsi per fare sempre di più. La vera gioia scaturisce dal mettere il Salvatore al centro delle nostre vite.

Il Profeta Monson, una volta disse:

“Nato in una stalla, posto a giacere in una mangiatoia, scese dal cielo per vivere sulla terra come uomo mortale e per istituire il regno di Dio. Il Suo glorioso vangelo rifoggiò il pensiero del mondo. Egli visse per noi e morì per noi. Che possiamo darGli noi in cambio?”… Amo le parole scritte dalla poetessa inglese Christina Rossetti:

Che cosa posso darGli

povero come sono?

Se fossi un pastore

Gli porterei un agnello;

se fossi uno dei magi

Gli porterei il mio dono;

cosa posso dunque darGli?

Posso darGli il mio cuore.

La nostra vita “dovrebbe riflettere l’amore e l’altruismo insegnati dal Salvatore. Dare, non ricevere, è ciò che fa fiorire rigoglioso lo spirito del Natale. Ci sentiamo più gentili gli uni con gli altri. Ci prodighiamo per aiutare le persone meno fortunate. I cuori s’inteneriscono. I nemici vengono perdonati, gli amici ricordati e Dio viene obbedito. Lo spirito del Natale illumina la finestra dell’anima, e noi guardiamo il va e vieni del mondo e ci interessiamo di più alle persone che alle cose. Per cogliere il vero significato dello Spirito del Natale dobbiamo semplicemente accogliere lo Spirito di Cristo nella nostra vita.”

Che parole meravigliose! E’ proprio vero, a Natale diveniamo tutti più buoni. Il dolce, fulgido spirito di misericordia del Signore invade i nostri cuori e desideriamo forse che ogni giorno sia Natale. Possiamo fare in modo che sia davvero Natale ogni giorno. Quando fermiamo le nostre vite dal frenetico vortice del quotidiano affannarsi, la nostra mente riposa ed è più semplice ascoltare il sottile richiamo dello Spirito Santo che suggerisce alle nostre anime che nulla può sussistere senza l’amore condiviso, l’amore per gli altri, coloro che ci circondano, poiché la vita eterna non si può conquistare da soli, ma tramite quel legame eterno che renderà le nostre eternità felici per sempre.

Il presidente David O. McKay disse: “La vera felicità si conosce soltanto quando facciamo felici gli altri, quando mettiamo in pratica la dottrina del Salvatore di perdere la propria vita per trovarla. In breve, lo spirito di Natale è lo spirito di Cristo, che fa splendere il nostro cuore pieno di amore fraterno e di amicizia e ci spinge a compiere buone azioni verso il prossimo.”

Quando perdiamo noi stessi nell’amore verso il prossimo, perdiamo ogni sorta di egoismo, ogni sfiducia e pregiudizio, ogni freno all’amare senza nulla in cambio attendere. Questo è l’amore di Cristo. Questo ci insegna la parabola dei dieci lebbrosi… solo uno fra loro tornò indietro a ringraziare, ma che il nostro agire sia buono a prescindere da ciò che riceviamo indietro.

“È lo spirito del vangelo di Gesù Cristo, l’obbedienza a ciò che porterà ‘pace in terra’, perché significa buona volontà verso tutti gli uomini”.

Presidente Uchtdorf ci insegna:

mormone-Uchtdorf“Quando ci prepariamo per il Natale meditando sul suo significato reale, ci prepariamo a sentire il Cristo e il Suo messaggio. Lasciatemi suggerire tre cose che potremmo studiare, meditare e mettere in pratica in questo periodo di preparazione.

Prima di tutto, gioite della nascita del nostro Salvatore. Celebriamo la nascita del Figlio di Dio, il Creatore, il nostro Messia. Gioiamo del fatto che il Re dei re è venuto sulla terra, è nato in una mangiatoia e ha vissuto una vita perfetta. Quando Gesù nacque, la gioia nei cieli fu talmente grande che non poté essere contenuta e un esercito angelico stracciò il velo, proclamando ai pastori “il buon annunzio di una grande allegrezza”.

I magi “si rallegrarono di grandissima allegrezza. E quando entrarono… videro il fanciullino con Maria sua madre… [si] prostra[rono]… [e] lo adorarono; ed aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra”.

È giusto che anche noi, come i magi, i pastori e gli angeli, ci fermiamo a gioire e a celebrare quel primo glorioso Natale.

Secondo: meditate sulla Sua influenza nella nostra vita. Più il Natale diventa un’operazione commerciale e si affolla di altro, più facile è che il messaggio sublime della vita del Salvatore si perda. Se ci accorgiamo che la programmazione delle feste e la corsa ai regali inizia a distoglierci dal messaggio pacifico di Gesù Cristo e ci allontana dal Vangelo che predicò, facciamo un passo indietro, rallentiamo un po’ e riconsideriamo ciò che conta di più.

Il Natale è il momento in cui ricordare il Figlio di Dio e rinnovare la nostra determinazione a prendere su di noi il Suo nome. Questo è il momento in cui rivalutare la nostra vita ed esaminare i nostri pensieri, sentimenti e azioni. Possa questo essere un periodo di reminiscenza, gratitudine e di perdono. Possa questo essere un momento per meditare sull’Espiazione di Gesù Cristo e sul suo significato per ciascuno di noi individualmente. Possa questo essere soprattutto un momento di rinnovo e ridedicazione a vivere secondo la parola di Dio e a obbedire ai Suoi comandamenti. Facendolo, Lo onoreremo più di quanto potremmo mai fare con luci, doni o feste

Terzo: tenete gli occhi puntati sulla Sua seconda venuta. I primi discepoli di Gesù Cristo anelavano al giorno in cui sarebbe tornato. Per loro, la mortalità era un momento di preparazione e crescita, di vaglio e affinamento, un momento per tarare le nostre lampade e prepararci per il ritorno del nostro amato Salvatore.

E fu questa umiltà, questa perfezione dell’amore, che lo portò a dare la propria vita per tutti noi e salvarci eternamente. Prego e spero che ognuno di noi possa trarre beneficio dalle parole ispirate dei nostri dirigenti, anche ora che il periodo delle festività è finito, facendo in modo che ogni giorno sia realmente un nuovo Natale.

Questo articolo è stato scritto da Ether Modugno.

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Il Capodanno

dicembre 28th, 2014

prendete_la_mia_mano_ttb-300x2403Anche quest’anno sta giungendo alla fine. Tra meno di 20 giorni, inizierà un nuovo anno. E si festeggerà, come sempre, la fine dell’anno ormai andato e l’inizio di quello nuovo.

Quando ci si avvicina al 31 Dicembre, credo che ognuno di noi sia portato a fare un bilancio. Guardare indietro e vedere cosa è successo, nell’anno appena trascorso.

E credo sia umano, spesso, desiderare la fine veloce dell’anno, se ci sono stati eventi brutti o pesanti da superare.

Io ho sempre vissuto, fino ad un certo punto della mia vita, la fine dell’anno con una sorta di tristezza, per tutto quello che mi lasciavo dietro. E questa tristezza, mi impediva di vivere e affrontare bene il momento del passaggio al nuovo anno.

Qualche anno fa, però, leggendo un articolo di una sorella della chiesa (membro, come me, della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, spesso erroneamente chiamata chiesa mormone), ho preso spunto dalle sue parole, per stabilire, nella mia vita, una tradizione, legata al Capodanno, che mi facesse vivere quel momento con gioia e serenità.

Ho comprato un contenitore di legno grezzo. Con il pennarello, ho scritto sopra: “Quest’anno…”. Ho tagliato dei foglietti di carta colorata, in rettangoli di circa 6×3 cm, ho preso una matita e ho messo il tutto sul mobile della sala.

Da quel momento, ogni volta che succede una qualunque cosa bella, nella mia vita, prendo un foglietto di carta, scrivo cosa è successo in poche parole, aggiungo la data, piego il foglietto e lo metto nel contenitore.

E poi, quando arriva il 31, apro il mio contenitore… apro, uno ad uno i foglietti… e mi ricordo di tutte le cose splendide che ho vissuto… e, al tempo stesso, so che ne vivrò, per certo, molte altre nell’anno in arrivo.

Perché ho scelto di creare questa tradizione, nella mia vita?

Perché, nella Liahona di Dicembre 2011, ho letto un articolo dal titolo: “La scelta di esser grati”, del presidente Henry B. Eyring.

Egli dice:

mormone-Eyring“Ognuno di noi vorrebbe provare gratitudine eppure non è facile essere grati costantemente in tutte le cose durante le prove della vita. A volte nella nostra vita sopraggiungono le malattie, le delusioni e la perdita di persone che amiamo. Le nostre afflizioni possono rendere difficile vedere le benedizioni che abbiamo e apprezzare quelle che Dio ha in serbo per noi nel futuro. È una sfida continua contare le nostre benedizioni perché abbiamo la tendenza a dare per scontato le cose buone. Ma quando perdiamo un tetto sopra la testa, il cibo da mangiare o il calore degli amici e della famiglia, allora ci rendiamo conto di quanto grati avremmo dovuto essere quando queste cose le avevamo ancora”.

E ancora:

“Dobbiamo chiedere in preghiera che Dio, attraverso il potere dello Spirito Santo, ci aiuti a vedere chiaramente le nostre benedizioni anche nel mezzo delle nostre afflizioni. Tramite il potere dello Spirito, Egli può aiutarci a riconoscerle e ad essere grati per le benedizioni che diamo per scontato”.

Le sue parole, queste parole, mi hanno fatto riflettere molto. Sono, per natura, una persona ottimista, eppure, spesso, stranamente, mi abbatto e vedo tutto buio. In genere, non dura che pochi minuti, il mio stato d’animo triste, ma vorrei non avere neanche quelli, perché la sensazione negativa che lasciano dura un per un pò.

Ho capito che, forse, una delle cose in cui stavo sbagliando, era il non essere grata abbastanza. O forse, il mio ottimismo, non era gestito nel modo migliore per me. Ho cercato nelle Scritture, ho letto discorsi della Prima Presidenza. Ho riflettuto molto sulle benedizioni, su ciò che esse sono e su cosa significano.

In Dottrina e Alleanza, nel capitolo 46, versetto 32, ho letto queste parole che il Signore ci dice:” E dovete render grazie a Dio nello Spirito per tutte le benedizioni con le quali siete benedetti.”

Quando ho iniziato a scrivere i miei bigliettini, all’inizio scrivevo delle cose davvero inusuali. I foglietti erano pochi. Scrivevo quelle che erano cose chiaramente belle, momenti speciali, benedizioni evidenti.

Poi, a mano a mano che la mia scelta di essere grata veniva approfondita, con la preghiera e lo studio delle scritture, le cose sono cambiate.

Ho iniziato a scrivere anche tutto ciò che era scontato. Il vedere un’alba bellissima, sorridere ad una persona per strada, riuscire ad andare in palestra, senza tornare a casa con i muscoli doloranti, riuscire a riposare bene.

E ho visto i miei bigliettini aumentare.

Poi, ho fatto un ulteriore passo: ho iniziato a scrivere anche le cose brutte. Le discussioni sul lavoro, i momenti di stress, i momenti di paura o di nervosismo. Li ho scritti, scrivendo anche quello che avevo imparato da quel momento.

Adesso, quando arrivo a fine anno ed apro la mia scatola, ho sempre tanti bigliettini da leggere. Ho sempre tanti momenti da ricordare e per i quali sorridere.

E il mio Capodanno è diventato un momento speciale. Un momento in cui posso contare, materialmente, le benedizioni di cui mi sono resa conto (perché chissà quante altre sfuggono alla mia attenzione) e posso finire l’anno ringraziando il Padre Celeste per ognuna di esse. E ringraziandolo perché so che sta per iniziare un nuovo anno, dove avrò ancora dei bigliettini da scrivere.

Questo articolo è stato scritto da Cinzia Galasso

È davvero possibile sapere che cosa è vero?

dicembre 23rd, 2014

Quando ero adolescente, ho passato molto tempo a cercare di capire ciò che è vero. Non ero un’indovina. Non volevo indovinare, volevo sapere. Potevo risolvere un’equazione matematica o fare un esperimento scientifico per capire delle cose accademiche, ma che cosa avrei dovuto fare con le mie domande religiose? Ho detto ad un’amica che non c’era modo di sapere ciò che fosse vero, quando si trattava di religione. Mi disse che ella sapeva ciò che era vero. Ero affascinata. Come faceva a saperlo?

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (spesso involontariamente denominata “Chiesa mormone”) ha un video per gli adolescenti che parla di una ragazza adolescente, che affronta lo stesso problema che ho avuto anche io. Vuole sapere ciò che è vero. Questa ragazza, inoltre, ottiene la risposta da un altro adolescente, ma uno che ha vissuto nel 1800. Come lei, un quattordicenne, Joseph Smith, stava cercando di capire a quale chiesa unirsi. Non voleva solo sceglierne uno che era carina o alla quale appartenevano i suoi amici e la sua famiglia. Voleva entrare nella vera chiesa.

Troppe chiese: quale è quella giusta?

Uomo che pregaMa come poteva capire quale fosse quella giusta? Andò in molte chiese diverse e parlò con i ministri e le altre persone che rispettava. Erano tutti piuttosto rigidi nel sostenere che la loro chiesa era quella giusta. Il problema è che tutte le loro chiese erano in disaccordo le une con le altre. Ogni denominazione aveva alcuni importanti insegnamenti che differivano da quelli di altre chiese. Come poteva egli sapere quale fosse quella giusta? Dopo tutto, quelli erano dei ministri. E sembravano saperne molto di più, della Bibbia, di quanto Joseph avrebbe mai saputo, ma anche loro non potevano accordarsi su ciò che era vero.

La famiglia di Joseph Smith amava la Bibbia e la leggeva, come famiglia. Tuttavia, Joseph decise che era tempo, per lui, di leggerla per conto proprio. Stava leggendo in Giacomo 1:5, quando incontrò un verso davvero interessante. Ecco quello che lesse:

“Se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio, che dona a tutti liberamente, senza rinfacciare”.

Improvvisamente Joseph seppe come risolvere il suo problema. Tutti i ministri potevano avere delle idee su ciò che era giusto, ma Dio sapeva per certo ciò che era vero. Tutto quello che Joseph Smith aveva bisogno di fare, era chiedere a Dio. Proprio lì, nella Bibbia, in un libro, scritto da quello che molta gente pensa fosse il fratello di Gesù, c’era una promessa: Dio avrebbe risposto a qualunque domanda, fino a quando fosse stata chiesta con fede che Egli potesse rispondere.

Pregare per conoscere la verità

Joseph decise che una tale preghiera era così importante che doveva essere fatta in privato. La privacy non era facile da trovare, in una piccola casa, piena fino all’orlo dei suoi familiari, così andò nel bosco, vicino a casa sua. Si inginocchiò e, per la prima volta, pregò ad alta voce.

Joseph ottenne la sua risposta. Nel suo caso, Dio e Gesù vennero di persona per rispondere alla sua preghiera. Joseph era stato chiamato da Dio e, data la responsabilità che avrebbe avuto di diventare il primo profeta dei tempi moderni, egli aveva bisogno di una risposta piuttosto speciale. Quando la mia amica mi parlò di Joseph Smith, le dissi che non credevo che Dio sarebbe venuto di persona, a rispondere alle mie domande. Ella annuì, ma mi disse che non avevo bisogno che Lui venisse di persona. Poteva utilizzare lo Spirito Santo, per mettere la risposta nel mio cuore. Tutto quello che dovevo fare era pregare e credere che avrei avuto una risposta.

La ragazza nel video, si rese conto che poteva fare quello che aveva fatto Joseph Smith. Proprio come ho fatto io quando avevo sedici anni, anche lei ha chiesto a Dio di aiutarla a sapere ciò che era vero. Avreste dovuto vedere il sorriso sul suo volto, alla fine del video, quando ha ottenuto la sua risposta.

Ho fatto anche io la stessa cosa che ha fatto questa ragazza. Mi ci è voluto un pò. Avevo bisogno di studiare e di imparare a pregare per avere delle risposte e come riconoscerle. Ho incontrato i missionari mormoni per qualche settimana e mi hanno insegnato a fare tutto questo e mi hanno incoraggiato a seguire il consiglio della mia amica e pregare. Pochi mesi più tardi, poco dopo il mio diciassettesimo compleanno, sono stata battezzata e sono diventata una mormone.

Hai un amico mormone? Se è così, chiedigli  di raccontarti la propria testimonianza. Se non ce l’hai, puoi andare sul sito Mormon.org/ita e leggere qualcosa in più sui mormoni. È anche possibile chattare online con un missionario. Non è un luogo per socializzare o discutere, ma è un posto per fare domande serie, se sei una persona che vuole davvero sapere ciò che è vero.

Leggi cosa accadde quando Joseph Smith voleva sapere cosa era vero. (Aveva solo quattordici anni all’epoca.)

 

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Il Natale

dicembre 16th, 2014

Come membro della chiesa di Gesù Cristo, dei Santi degli Ultimi giorni (a volte, erroneamente chiamata chiesa mormone, da amici di altre fedi), il 25 Dicembre festeggio il Natale.

E’ il periodo dell’anno che preferisco. Amo la temperatura fredda di quei giorni, amo la neve, quando c’è, amo le nuvolette di fiato che si vedono, quando si parla all’aperto.

Ma, soprattutto, amo l’atmosfera di quei giorni.

mormone-NativitaAmo le luci colorate per le strade, gli alberi di Natale, i bambini che guardano tutto quello che hanno intorno, con i loro occhi meravigliati. Amo i sorrisi sul volto delle persone.

Tutti sappiamo, ormai, che Gesù non nacque davvero il 25 Dicembre ma che, piuttosto, la Sua nascita va collocata in Primavera. E, per noi mormoni, la data è quella del 6 Aprile.

Sappiamo che ci furono varie motivazioni per le quali la ricorrenza della nascita del Salvatore venne legata al giorno che tutto il mondo, ormai, riconosce ufficialmente come il Natale.

Eppure… nonostante non sia davvero quello, il giorno in cui Egli è nato, il ricordo della Sua nascita, il pensiero di ciò che Egli ha fatto, i sentimenti che proviamo nei Suoi riguardi, in questo periodo dell’anno si fanno più forti e presenti e sembrano riempire le strade, le case, i posti di lavoro, sembrano raggiungere chiunque, ovunque.

Le persone diventano davvero più unite di quanto siano, nel resto dell’anno. E’ la magia del Natale! La magia dell’amore! E’ il dono che ci ha fatto il nostro Padre Celeste di inviarci Suo figlio, e nostro fratello, che riempie i nostri cuori di speranza e buoni sentimenti, in questo periodo dell’anno più che mai.

Come mormone, e come italiana, ho le mie tradizioni, legate al Natale. In casa, mi piace addobbare ogni angolo, con palline e lucine colorate, faccio l’albero, accendo candele, in candelieri con soggetti natalizi, ho un piccolo presepe che preparo ogni anno. La sera della vigilia, con la mia famiglia, aspettiamo la mezzanotte, per aprire i regali. Da qualche anno, ho deciso di non spendere soldi inutilmente, in regali futili… preferisco fare dei pensieri, che abbiamo un significato. Degli oggetti, legati a delle storie o a degli insegnamenti, che facciano capire, a coloro a cui li regalo, l’importanza del Natale, del messaggio di amore e speranza che porta. Tutto questo fa parte del mio modo esteriore, di festeggiare il Natale. Altri membri della Chiesa, in altre parti del mondo, lo festeggiano seguendo le loro tradizioni.

Ma c’è anche un modo spirituale, di festeggiare il Natale.

Questo è un momento di festa e di gioia. Ma è anche un momento di riflessione, di pace e silenzio. Un momento in cui pensare al significato del Natale, più profondo e vero.

Con la nascita di quel bambino, il Padre Celeste ha compiuto un altro passo nella realizzazione del Suo piano di felicità, per tutti i Suoi figli che sono venuti e che verranno in questo mondo. In Luca 2:1-17, leggiamo quello che avvenne:

gesu-pastori-mormone“Or in que’ dì avvenne che un decreto uscì da parte di Cesare Augusto, che si facesse un censimento di tutto l’impero. Questo censimento fu il primo fatto mentre Quirino governava la Siria. E tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città. Or anche Giuseppe salì di Galilea, dalla città di Nazaret, in Giudea, alla città di Davide, chiamata Betleem, perché era della casa e famiglia di Davide, a farsi registrare con Maria sua sposa, che era incinta. E avvenne che, mentre eran quivi, si compié per lei il tempo del parto; ed ella diè alla luce il suo figliuolo primogenito, e lo fasciò, e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non v’era posto per loro nell’albergo.
Or in quella medesima contrada v’eran de’ pastori che stavano ne’ campi e facean di notte la guardia al loro gregge. E un angelo del Signore si presentò ad essi e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e temettero di gran timore. E l’angelo disse loro: Non temete, perché ecco, vi reco il buon annunzio di una grande allegrezza che tutto il popolo avrà: Oggi, nella città di Davide, v’è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino fasciato e coricato in una mangiatoia. E ad un tratto vi fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Iddio e diceva: Gloria a Dio ne’ luoghi altissimi, pace in terra fra gli uomini ch’Egli gradisce! E avvenne che quando gli angeli se ne furono andati da loro verso il cielo, i pastori presero a dire tra loro: Passiamo fino a Betleem e vediamo questo che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere. E andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe ed il bambino giacente nella mangiatoia; e vedutolo, divulgarono ciò ch’era loro stato detto di quel bambino”.

Trovo molto bello, il racconto in Luca. Trovo bello che, coloro che seppero della lieta novella, andarono a raccontarlo. Ma, soprattutto, trovo incredibilmente bello questo bambino, che con la Sua innocenza e la Sua vita, ha salvato il mondo.

Credo che dovremmo ricordare il nostro salvatore, ogni giorno dell’anno. Dovremmo ringraziarLo per ciò che ha fatto per noi, in ogni momento, non soltanto quando arriviamo a Dicembre.

Ogni anno, provo a focalizzare la mia attenzione su quello che festeggio, su quello che dovrei ricordare. Provo a capire in cosa posso migliorare, per onorare la Sua nascita, per far sì che il Suo venire su questa terra non sia stato inutile, almeno non nella mia vita. Faccio i miei bilanci e penso a cosa migliorare.

Sono immensamente grata a quel bambino, a quell’uomo, che ha scelto di seguire la volontà del Padre, nascere da genitori umani e portare la salvezza ad ognuno di noi. Sono immensamente grata di sapere chi Egli sia: il figlio del Padre Celeste, mio fratello e il mio Salvatore. Sono immensamente grata per la sua nascita, per quell’evento che ha dato inizio a tutto e ha riempito di speranza e amore il cuore degli uomini. So che Egli ci ama e ce lo ha dimostrato, venendo qui, su questa terra, tra noi. E spero con tutto il cuore che, in ogni giorno, in ogni momento, nel nostro cuore si possa compiere quel miracolo, quel cambiamento, che ci avvicini a Lui e ci faccia sentire davvero il grande amore che Egli nutre nei nostri riguardi.

Questo articolo è stato scritto da Cinzia Galasso

I profeti di Dio

novembre 22nd, 2014

Tempi antichiQuando mi sono convertita e sono diventata membro della Chiesa di Gesù dei Santi degli Ultimi Giorni (spesso erroneamente chiamata chiesa mormone, dagli amici delle altre fedi), una delle cose che mi ha colpito maggiormente è che la chiesa è guidata da un profeta, proprio come avveniva nell’antichità.

Questo è uno degli aspetti sicuramente più particolari e specifici della chiesa SUG.

Anche se molti uomini credono che i cieli siano chiusi e che non vi siano più rivelazioni, noi sappiamo che non è così. Noi possiamo chiedere e avere una guida e dei consigli, nell’affrontare il mondo in cui viviamo. Non siamo lasciati a noi stessi, come molti possono pensare. E questo avviene proprio grazie ai profeti.

I Profeti ricevono la rivelazione, da parte di Dio, per la Chiesa. Egli comunica la Sua volontà ai membri della Sua chiesa, tramite loro.

In Amos 3:7, leggiamo, infatti:

“Poiché il Signore, l’Eterno, non fa nulla, senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti”.

Ed è proprio così. Il Signore rivela ai Suoi profeti le Sue intenzioni e i Suoi comandamenti, ed essi guidano il Suo popolo, grazie a questo continuo colloquio con il Padre celeste.

Ma cos’è un profeta, esattamente? Un profeta è un uomo chiamato da Dio a essere il Suo rappresentante sulla terra e quando egli parla in nome di Dio è come se fosse Dio a parlare. In DeA 1:38, leggiamo:

“Ciò che io il Signore ho detto, l’ho detto, e non mi scuso; e sebbene i cieli e la terra passino, la mia parola non passerà, ma sarà tutta adempiuta; che sia dalla mia propria voce o dalla voce dei miei servitori, è lo stesso”.

Ma il profeta non è soltanto colui che parla in rappresentanza di Dio. Egli è anche un testimone speciale di Gesù Cristo. Egli porta testimonianza della verità del Vangelo di Gesù Cristo e della Sua divinità, in qualità di figlio del Padre celeste. Egli, inoltre, invita i malvagi a pentirsi, riceve rivelazioni per il nostro beneficio, ma può anche avere delle predizioni di eventi futuri, e darci dei consigli, affinchè possiamo trovarci preparati.

Non ci sono dei requisiti o dei corsi che si possono fare, per essere profeti di Dio. Qualunque uomo può diventarlo, purchè sia scelto da Dio e stabilito tramite l’autorità del sacerdozio.

Inoltre, una volta nominato un nuovo profeta, i membri della chiesa sono chiamati a sostenerlo, con l’alzata della mano destra. E’ richiesto ad ognuno di noi di domandare a Dio se davvero quell’uomo è un Suo profeta e agire di conseguenza.

Questo sostegno viene dato, oltre che alla Prima Presidenza (composta dal Profeta e dai suoi Consiglieri), anche al Quorum degli Apostoli.

Ma oltre al sostegno, tramite l’alzata di mano, in quale altro modo possiamo sostenere i profeti? Possiamo farlo pregando per loro, perché possano sostenere il peso delle loro responsabilità. Ma anche leggendo e studiando le loro parole. Il profeta ci parla sia durante le conferenze generali (che si tengono due volte l’anno, ad Aprile e a Ottobre, il primo weekend del mese), sia attraverso gli articoli pubblicati sulla rivista della chiesa (Liahona o Ensign). A volte, quando leggiamo un discorso del profeta, c’è qualcosa che non vorremmo sentire, che non ci trova d’accordo, ma se non vogliamo allontanarci dalla strada di Dio, dobbiamo rispettare tutti i comandamenti e i consigli che ci vengono dal profeta, non soltanto quello che ci piace di più. E dobbiamo avere la certezza che, davvero, quei consigli sono per il nostro bene. Dio non permetterà che ci venga detto qualcosa di errato.

predicazione-Wales-MormonI profeti sono comunque esseri umani e non sono perfetti. Questo significa che essi possono commettere degli errori, ma comunque non verrà mai permesso loro di portare fuori strada il popolo di Dio. Uno dei passati presidenti della chiesa, disse, una volta:

«Il Signore non permetterà mai a me, né ad alcun altro che stia come presidente di questa chiesa, di condurvi fuori strada. Non è nel programma. Non è negli intenti di Dio. Se io dovessi tentare di farlo, il Signore mi toglierebbe dal mio posto» (Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: Wilford Woodruff).

Nonostante essi possano essere imperfetti, come noi, il Padre Celeste ha sempre posto, fin dal passato, questi uomini alla guida del Suo popolo.

Le loro storie le troviamo all’interno delle Scritture e sono sempre fonte di ispirazione, per noi.

Ci basti pensare a uomini come Isaia, Mosè, Daniele (nella Bibbia), Nefi e Alma (nel Libro di Mormon). Ognuno di loro è stato scelto da Dio per aiutare il Suo popolo in un determinato momento storico. Per prepararlo e metterlo in guardia. Per aiutarlo ad affrontare le avversità e le persecuzioni.

Il profeta moderno, che ha restaurato la chiesa di Gesù Cristo, è stato Joseph Smith. Anch’egli scelto, per guidare la chiesa in quel determinato momento storico, caratterizzato da una forte confusione spirituale e un grande interessamento religioso.

Il profeta di oggi, è Thomas S. Monson, divenuto profeta il 3 Febbraio 2008, dopo la dipartita del precedente presidente della chiesa, Gordon B. Hinckley.

In DeA 21:6, possiamo leggere:

«Le porte dell’inferno non prevarranno contro di voi; sì, e il Signore Iddio disperderà i poteri delle tenebre dinanzi a voi e farà sì che i cieli siano scossi per il vostro bene e per la gloria del suo nome».

Questa sicurezza, questa benedizione, ci viene data proprio obbedendo alle direttive del profeta. Quando seguiamo i loro comandamenti, siamo sempre al sicuro.

Sapere che la chiesa è guidata da un profeta di Dio, mi conforta e mi fa sentire in pace. Significa avere la certezza di poter sapere sempre qual è la volontà di Dio, per il suo popolo, e anche per me, e sapere che ho sempre una guida, nella mia vita, anche durante i momenti più difficili.

Io so che la chiesa è guidata da un profeta di Dio e so che tramite Lui il Padre Celeste non ci lascia mai soli. E questa sicurezza, riempie il mio cuore di amore e serenità.

Questo articolo è stato scritto da Cinzia Galasso

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I leader globali della fede si incontrano per discutere del matrimonio, in Vaticano

novembre 22nd, 2014

La famiglia: un proclama al mondo, il trattato che è molto familiare ai membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, così come ai membri di altre religioni importanti, dichiara con enfasi:

La famiglia è ordinata da Dio. Il matrimonio tra l’uomo e la donna è essenziale per il Suo piano eterno. I bambini hanno il diritto di nascere nel vincolo del matrimonio e di essere allevati da un padre e da una madre che rispettano i voti nuziali con assoluta fedeltà. La felicità nella vita familiare è meglio conseguibile se è basata sugli insegnamenti del Signore Gesù Cristo. Il successo del matrimonio e delle famiglie deve essere stabilito e mantenuto sui principi della fede, della preghiera, del pentimento, del perdono, del rispetto, dell’amore, della compassione, del lavoro e delle sane attività ricreative.

Tuttavia, nella società in continua evoluzione di oggi, la definizione di matrimonio tradizionale e della famiglia sono diventati male interpretati, attraverso propagande ingannevoli usate da alcuni per espandere la definizione ed includere anche i matrimoni omosessuali. I matrimoni omosessuali non sono mai stati una parte del piano di Dio, quindi egli non ordina e non tollera questo atto. Tuttavia, vi sono molti, molti cristiani di buon cuore, che hanno fatto grandi passi per stabilire questo concetto e questa pratica, come norma sociale.

Tutto questo è sostenuto dai media liberali, così come dai politici. Persino persone come il Presidente dell’Istituto per i Valori Americani, David Blankenhorn, il cui articolo editoriale dal titolo “Non mollate proprio ora sul matrimonio”, pubblicato nel Deseret News, nell’edizione nazionale del 10 Ottobre 2014, e dice: “E consideriamo questa nuova possibilità: gay e lesbiche, dopo aver combattuto con coraggio per il diritto di sposarsi, avendo avuto successo, possono ora con la loro guida e il loro esempio aiutare la nazione, nel suo insieme, a riscoprire le promesse del matrimonio”, dimostrano disprezzo per la santità del matrimonio tra un uomo e una donna.

L’importanza del matrimonio tradizionale

La famiglia: un proclama al mondo, dichiara inoltre:

FamigliaIl primo comandamento che Dio dette a Adamo ed Eva riguardava il loro potenziale di genitori come marito e moglie. Noi proclamiamo che il comandamento di Dio per i Suoi figli di moltiplicarsi e riempire la terra è sempre valido. Dichiariamo che Dio ha comandato, inoltre, che i sacri poteri della procreazione devono essere usati soltanto tra l’uomo e la donna che sono legittimamente sposati come marito e moglie.

Il Direttore del Progetto Nazionale sul Matrimonio, W. Bradford Wilcox, ha dichiarato, in un commento per la Heritage Foundation:

Mezzo secolo fa, il matrimonio era la pietra angolare per l’età adulta, e l’ancora per crescere e allevare i bambini. Questo non è più il caso: il tasso dei matrimoni è diminuito del 50 per cento dal 1960 circa, e il tasso di divorzio raddoppiata dal 1960 al 1980 circa (dato che è diminuito). Di conseguenza, il matrimonio stabile è meno probabile che possa guidare l’esperienza degli adulti – e soprattutto dei bambini – in America. Infatti, solo circa la metà degli adulti della nazione è sposato. Attualmente, circa la metà dei figli della nazione trascorrere del tempo al di fuori della casa coniugale.

Egli esorta le persone che sono sinceramente preoccupate per il benessere dei bambini, o preoccupate per la crescente disuguaglianza in America, o per il rinnovarsi del sogno americano, anche a preoccuparsi per il matrimonio. Inoltre, aggiunge: “la ricostruzione della cultura del matrimonio non dovrebbe essere una questione di nostalgia per un’epoca passata, ma, piuttosto, per gli americani comuni deve essere come la chiave per riconoscere il legame tra il futuro del loro matrimonio e quello del loro paese”.

Per quanto riguarda l’importanza dell’unione matrimoniale, Ezra Taft Benson, il 13° presidente della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha insegnato: “Il matrimonio… è il principio più glorioso e più esaltante del vangelo di Gesù Cristo. Nessuna ordinanza è più importante e più sacra e più necessaria alla gioia eterna dell’uomo. La fedeltà al patto coniugale porta la gioia più piena qui e ricompense gloriose in seguito” (Insegnamenti di Ezra Taft Benson 1988, 533-34).

E il presidente Henry B. Eyring, primo consigliere della Prima Presidenza della Chiesa di Gesù Cristo ha insegnato:

Alla creazione dell’uomo e della donna, l’unità nel matrimonio non era data come speranza; era un comandamento! Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla sua sposa: e saranno una sola carne (Genesi 2:24).

Il nostro Padre celeste vuole che noi leghiamo insieme i nostri cuori. Questa unione nell’amore non è semplicemente un qualcosa di ideale. È una necessità (Stella, luglio 1998, 66).

In difesa del matrimonio tradizionale e della famiglia

Matrimonio al tempioGordon B. Hinckley, il 15° presidente della Chiesa di Gesù Cristo insegnò: “Il matrimonio, nel vero senso della parola, è un partenariato tra pari, senza esercizio del dominio l’uno sull’altro, ma, piuttosto, con l’incoraggiamento e l’aiuto nelle altre responsabilità e aspirazioni che chiunque, ella o egli, possa avere” (La Stella, agosto 1992, 6).

E’ su tale premessa che, a fine mese, la Chiesa cattolica ospiterà lo storico incontro in Vaticano, al quale i leader religiosi e studiosi che rappresenteranno 14 diverse fedi e 23 Paesi, discuteranno su come gli uomini e le donne si completino a vicenda nel matrimonio.

Il Vaticano ha designato il raduno che si terrà dal 17 al 19 Novembre 2014 come “Colloquium” e Papa Francesco aprirà i lavori. Secondo un comunicato del 3 Novembre 2014, pubblicato su Newsroom.org, canale mormone: “L’assemblea accademica sarà caratterizzata dalle presentazioni e testimonianze degli esponenti religiosi e dagli studiosi.” Il presidente Henry B. Eyring, primo consigliere della Prima Presidenza della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni sarà presente e accompagnato dall’anziano L. Tom Perry del Quorum dei Dodici Apostoli e dal Vescovo presiedente del Vescovato, Gérald Caussé. Egli è nel programma, per affrontare l’assemblea, il 18 novembre 2014.

Il comunicato stampa fa anche menzione di quanto segue:

Il raduno vedrà anche sei cortometraggi che trattano di uomini e donne di tutto il mondo e del matrimonio. Ogni film presenta una varietà di interviste a giovani e meno giovani, celibi e sposati, uomini e donne, laici e religiosi, provenienti da molte culture, religioni e Continenti. Gli argomenti spaziano dalla bellezza dell’unione tra l’uomo e la donna fino alla perdita di fiducia nella permanenza coniugale, ai problemi culturali ed economici che seguono la scomparsa del matrimonio.

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha anche una dichiarazione ufficiale in merito, che ha pubblicato riguardo la sua partecipazione al Convegno in Vaticano:

In questo momento di rapido declino dei valori morali e di sfide alle strutture familiari tradizionali e relazioni nel mondo, siamo lieti di unirci alla Chiesa cattolica e alle altre confessioni cristiane e di altre religioni mondiali, per sostenere in modo fermo e parlare della santità del matrimonio, chiaramente tra un uomo e una donna.

La famiglia: un proclama al mondo si conclude con due affermazioni, quali pietre miliari e chiave di volta nelle discussioni sulla santità del matrimonio e della famiglia:

Noi avvertiamo le persone che violano le alleanze della castità, che maltrattano il coniuge o i figli, o che non riescono a soddisfare la famiglia che un giorno starete come responsabili davanti a Dio. Inoltre ammoniamo la disintegrazione della famiglia che richiamerà sugli individui, le comunità e le nazioni le calamità predette dai profeti antichi e moderni.

Invitiamo i cittadini responsabili e i capi di governo di tutto il mondo a promuovere azioni tali e misure destinate a mantenere e rafforzare la famiglia come unità fondamentale della società.

 

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Fede sotto assedio: il viaggio attraverso la lunga notte prima dell’alba

ottobre 8th, 2014

Il Salmista ha dichiarato nel Salmo 30:5: “Il pianto può durare per una notte, ma viene il giubilo del mattino.” Anche nei momenti più profondi di dolore e disperazione, quando può sembrare che ogni speranza sia andata, il Salvatore stesso promette: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi” (Giovanni 14:18).

Fede sotto assedio

Uomo che pregaCome praticante e credente cristiano, quelle scritture contengono parole di grande pace e conforto. Tuttavia, devo ammettere che nel corso degli ultimi quattro anni e mezzo, quando sono andato a visitare la più grande delle mie due sorelle, mentre giaceva in stato vegetativo nella sua stanza in una casa di cura, la mia fede è stata messa sotto il fuoco e ci sono stati momenti in cui Dio mi è sembrato così lontano. E’ in quei momenti che il dubbio e la paura sembrano prevalere sulla mia fede.
Durante il tempo in cui mia sorella è stata ricoverata in ospedale, ci sono stati momenti in cui ho sentito un grande stress, l’angoscia, la rabbia, il dolore, la pena. A volte, quei sentimenti e quelle emozioni sembrano rotolare come una gigantesca palla. Ho scoperto che è in quei momenti che sono più vulnerabile e, invece di concentrarmi sull’aspetto spirituale della situazione e rendermi conto che Dio ha il controllo totale, tendo a concentrarmi solo su ciò che gli occhi naturali possono vedere e la vista non è necessariamente piacevole. Se mi permetto di concentrarmi sempre su ciò che è naturale, diventa ben presto più facile credere che le cose stanno così e che questo è il modo in cui le cose dovevano essere e, ahimè, se quello è il caso, non c’è molto da sperare. Ho sempre ricordato a me stesso che non ho bisogno di portare questo fardello da solo, perchè il Salvatore ha ammonito:
Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me; che sono mite e umile di cuore: e voi troverete riposo alle anime vostre. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico è leggero (Matteo 11:28-30).
Una delle lezioni più importanti che ho imparato da tutta questa prova è che quando la mia fede sembra essere sotto il fuoco, ho bisogno di imparare a fare più affidamento sul mio Salvatore e a non permettere che i miei sentimenti e le mie emozioni prendano il controllo.

La sua grazia è sufficiente

Ci sono molte persone che hanno vissuto situazioni simili, nella vita, e che hanno forse fatto domande simili a queste: “Perché è successo al mio amato?”, “Perché Dio punisce la nostra famiglia?” o “Perché Dio permette che accadano cose brutte alle persone buone?”. Posso onestamente attestare che tali questioni hanno attraversato la mia mente un paio di volte, ma poi mi viene in mente il racconto dell’apostolo Paolo come registrato in 2 Corinzi 12:7-9:
E perché io non avessi ad insuperbire a motivo della eccellenza delle rivelazioni, m’è stata messa una scheggia nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi ond’io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, onde la potenza di Cristo riposi su me.
L’apostolo Paolo continua nel versetto 10: “Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando son debole, allora sono forte. ”
Ho anche imparato da questa esperienza che la grazia del Signore è sufficiente in tutte le circostanze della vita. Anche se la mia famiglia ed io abbiamo pregato numerose volte, per un recupero completo o per qualsiasi altro piccolo miracolo, devo rendermi conto che tutte le cose sono fatte nei tempi del Signore, non nei nostri. Egli ha uno scopo per tenere mia sorella qui, con noi, in questa notte apparentemente senza fine, e so che se continuo a mettere la mia fiducia in Lui, l’alba è appena oltre l’orizzonte e, come il Salmista ha dichiarato, la gioia arriverà al mattino.

La tenera misericordia del Signore

Gesù e Pietro camminano sull'acquaNel corso degli ultimi quattro anni e mezzo, mi sono reso conto che ciò che può sembrare una situazione disperata è effettivamente una benedizione, in molti modi. Ad esempio, attraverso la tenera misericordia del Signore, Egli ha permesso a mia sorella di essere un testimone silenzioso del Suo amore, della Sua grazia e della Sua misericordia. Dato che le persone sono venute a farle visita, questo le ha aiutate a rendersi conto che la vita non è qualcosa che dovremmo dare per scontata, ma piuttosto che dovremmo amare in ogni momento che il Signore ci porge. Il Signore ha utilizzato anche questo incidente per aiutare i membri della nostra famiglia a crescere più vicini, mentre abbiamo imparato a dipendere dai punti di forza di un altro, per aiutarci a sopportare i giorni a venire.
Mi sono imbattuto in una citazione, di recente, che si applica a questa situazione. La citazione dice: “Le sfide della vita non arrivano per paralizzarti, si suppone che esse debbano aiutarvi a scoprire chi siete.” E così, questa situazione mi ha fatto esaminare la mia vita più strettamente, per scoprire più pienamente chi sono, ma ancora più importante, per realizzare pienamente dove mi trovo. E’ stato anche ribadito che la paura e il dubbio paralizzano, ma la fede incoraggia e aiuta ad andare avanti. Sto imparando sempre di più, ogni giorno, a mettere la mia fiducia e la fede nelle cose che spero e non riesco a vedere, e non nelle cose che vedo in questo momento.
Moroni, un profeta del Libro di Mormon, ha esortato: “Ed ora io, Moroni, vorrei parlare un po’ riguardo a queste cose; vorrei mostrare al mondo che la fede consiste in cose che si sperano e non si vedono; pertanto non disputate perché non vedete, poiché non riceverete alcuna testimonianza se non dopo aver dato prova della vostra fede” (Ether 12:6). Può sembrare che gli ultimi quattro anni e mezzo siano stati un lungo viaggio notturno prima dell’alba, ma so che il Signore fa tutte le cose secondo il suo tempo e le sue finalità. Non importa quale sia il risultato finale, Egli ha tutto sotto controllo, perchè “L’Eterno è buono verso tutti,
e le sue compassioni s’estendono a tutte le sue opere” (Salmo 145:9).

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Superare l’ansia e la paura attraverso il Vangelo di Gesù Cristo: Gesù calma le nostre tempeste

settembre 19th, 2014

Alzate la testa e gioite! Abbiamo il permesso da parte di Gesù Cristo di non temere e di essere felici. Non è necessario temere o essere eccessivamente preoccupati per le cose. Filippesi 4:6-7 dice:

Dalla paura alla fede“Il Signore è vicino. Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie. E la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, guarderà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù”.

Le note ci danno una visione più approfondita di questa scrittura. La traduzione di Joseph Smith di questa scrittura, sostituisce la parola “ansietà” con la parola “afflizione” – “Non siate con afflizione solleciti di cosa alcuna”. Un’altra nota fornisce ulteriori indicazioni dandoci la traduzione in greco, “Non essere eccessivamente preoccupato per niente”. Quando ho letto queste parole, esse sono state fonte di ispirazione per me e sono state una risposta personale alle mie preghiere e alle mie preoccupazioni. Era quello che mi serviva, perché nel corso della mia vita ho sempre avuto la tendenza a preoccuparmi molto. Questa scrittura mi ha aiutato a vedere che c’è così tanto, nella vita, che noi semplicemente non abbiamo bisogno di essere preoccupati o di preoccuparci. Gesù Cristo ci dice: “La pace sia ancora” e anche: “Fermatevi e sappiate che io sono Dio”.

Gesù e Pietro camminano sull'acquaUn esempio potente della Sacra Bibbia, che mi ha aiutato molto, è il racconto degli apostoli di Cristo, mentre erano su una nave nel Mare di Galilea e una grande tempesta si alzò. Cristo era addormentato nel fondo della nave. Gli apostoli paurosamente andarono da Lui e lo svegliarono, dicendo: “Maestro, non t’importa che noi periamo?” (Marco 4:38). Cristo si alzò, sgridò la tempesta dicendo: “La pace sia ancora” e, poi, la sua risposta agli apostoli fu: “Perché siete così paurosi? Come è possibile che non abbiate fede?” (Marco 4:39).

In un’altra occasione l’apostolo Pietro vide il Salvatore che camminava sulle acque agitate. Pietro desiderava andare incontro al Salvatore. E il Salvatore gli disse di andargli incontro. Attraverso la sua fiducia nel Signore, Pietro entrò in acqua e si mise a camminare sulle acque verso il Salvatore. Appena iniziò a camminare, la sua attenzione si spostò dal Salvatore e “quando udì la violenza del vento, ebbe paura; e, cominciò ad affondare, e gridò, dicendo: Signore, salvami. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: O uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Matteo 14: 30-31). La chiave dell’interpretazione, qui, è che Pietro ha posto la sua attenzione lontano da Cristo e ha cominciato a temere. Quando mi concentro troppo sul vento apparente e sulle ondate di paure e di ansia, mi sento più instabile e comincio a sentire come se stessi affondando. Quando metto la mia attenzione sul Salvatore Gesù Cristo e la tengo centrata su di Lui, e confido in Lui, non ho bisogno di temere le “tempeste”, perché, nonostante io le attraversi, avrò il Suo aiuto. Egli calma le mie tempeste interiori personali.

A volte mi sento come Pietro. Quando ho la mia attenzione focalizzata su Gesù Cristo e spero in Lui, le cose sono più gestibili. Quando inizio a prestare troppa attenzione alle paure che ho intorno a me o sulle preoccupazioni, sul futuro, sul passato, ecc., c’è più paura e inquietudine. Ricordare di mantenere l’attenzione verso il Signore e verso la Sua potenza e la grazia redentrice e “il potere di guidare nel futuro, come ha fatto nel passato”, è così importante per la pace interiore. La pace, che aiuta a calmare le tempeste interne e i disagi.

Quando sistemo i miei pensieri sulle parole del Signore, sui pensieri del suo potere, sulla pace, sulla forza e sul desiderio, per me, per essere felice, poi le tempeste diventano calme. Può anche essere che la tempesta resti ancora lì, per un pò, ma sono in grado di affrontare la tempesta e avere pace, durante essa, perché ho ​​messo la mia attenzione e la mia fiducia in Cristo. So che Egli è lì per sostenere me e voi. “Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica” (Filippesi 4:13). È vero. Le parole di uno dei miei inni preferiti dicono: “Qualunque sia l’ira del mare in tempesta o dei demoni o degli uomini o di qualunque cosa, nessuna acqua può inghiottire la nave dove si trova il Maestro del mare e della terra e del cielo. Tutti devono obbedire dolcemente alla tua volontà: la pace sia ancora; la pace sia ancora” (Innario SUG, pag. 105 “Maestro, la Tempesta infuria).

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