Sperimentare il nostro debito

gennaio 12th, 2012

La comprensione della nostra impotenza se manca l’aiuto divino del Signore Gesù Cristo ci permette di contare sulla Sua grazia, come la nostra vera fonte di forza. Le parole dell’inno: “Vieni, tu Fonte di ogni Benedizione” sottolinea quanto sia facile per le anime umane sbagliare e come siamo indebitati verso la grazia del nostro Salvatore, che lega a Lui le nostre anime che vagano nell’errore.

Come membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (soprannominata “Chiesa mormone” dagli amici di altre religioni), crediamo che tutti siamo debitori alla grazia infinita del nostro Salvatore debito che non potremo mai ripagare. Siamo tutte pecore perdute che hanno bisogno della guida costante del nostro pastore. Anche come membri della Chiesa restaurata di Gesù Cristo siamo pecore perdute, inclini a sbagliare perché spesso sopravvalutiamo la nostra parte nel patto del Vangelo. In tal modo, siamo in pericolo di trascurare il fatto che siamo totalmente alla mercé della grazia del nostro Salvatore.

Molti di noi fraintendono la dichiarazione di Nefi (Nefi è un profeta del Libro di Mormon), “Perché noi sappiamo che è per grazia che siamo salvati, dopo tutto ciò che possiamo fare» (2 Nefi 25:23). Alcuni hanno interpretato questo versetto per dire che dobbiamo fare tutto il possibile per perfezionarci, poi, una volta che abbiamo esaurito ogni oncia di autosufficienza, auto-disciplina, e di rettitudine, il Signore completerà qualunque cosa che resta ancora da perfezionare.

Quando facciamo questo, siamo in pericolo di assumere una posizione quasi anti-cristiana, ponendo la nostra fiducia nel nostro Io. Pare che diciamo che la maggior parte del merito per la nostra salvezza è solo nostra. Pare anche che diciamo che dovremmo tentare tutto quanto è in nostro potere per non ricorrere all’aiuto del Salvatore, ma se dovessimo avere problemi, saremmo lieti di permettergli di fare la differenza. Questo rivela una conoscenza molto superficiale del contributo infinito del Signore alla nostra relazione di alleanza finita. Solo trovandoci in un rapporto di alleanza con Cristo, un essere infinito, il nostro conto spirituale può riflettere i meriti infiniti, sufficienti per salvare ed esaltarci. Quello che facciamo non potrà mai essere sufficiente.

Una formula che ci potrebbe aiutare a comprendere la differenza drastica tra la nostra parte insufficiente (finita) nel patto e quella del Salvatore sufficiente (infinita), è questa: I – F = I. In altre parole, la differenza tra ciò che è infinito e quello, che è finito, è sempre una differenza infinita. La differenza tra quello che facciamo e ciò che il Salvatore fa per noi sarà sempre infinita. Anche se abbiamo preso F e l’abbiamo innalzato al centesimo di potenza, la differenza sarebbe lo stesso, infinita. Read the rest of this entry »

A proposito di Dio: La personalità di Dio

gennaio 6th, 2012

da Jacob L., membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni), e studente presso la Brigham Young University (BYU).

Spesso nelle riunioni di testimonianza, sentiamo membri che dicono quanto sono grati per l’amore del nostro Padre celeste e di Gesù Cristo. Infatti, tutti abbiamo sentito e sentiamo l’amore di Dio per noi mentre ci avviciniamo a Lui con l’obbedienza ai Suoi comandamenti, anche quando ci sentiamo indegni del suo amore. Ma, leggendo e rileggendo la visione di Enoch di Dio, ho imparato più che mai sulla natura di Dio Padre e Gesù Cristo. Infatti, imparariamo di Dio nostro Padre e che Egli è magnifico e glorioso, che ha passione e sentimenti eterni, che Egli può a volte sentirsi sconvolto quando non amiamo i nostri fratelli e scegliamo di trascurarLo. L’altra dottrina che ho imparato analizzando Mosè 7, è la legge di Dio nel trattare con il suo popolo collettivamente. Metterò a confronto il paese di Canaan con la gente di Enoch. Facendo cosi ho avuto una più profonda comprensione di ciò che alla fine può capitare ad un popolo giusto, quando non riescono a osservare i comandamenti di Dio.

A proposito di Dio: La compassione di Dio per noi

Prima di tutto, non sapevo che Dio potesse piangere. Questo significa che il nostro Padre celeste ha dei sentimenti come i nostri, ma immagino che sia eternamente più profondo, più di quanto io possa capire. Lo vediamo quando Enoch, durante la visione in cui vide tutte le creazioni di Dio, si volse verso Dio e lo vide piangere. Enoch deve essere rimasto scioccato! Doveva essere così incredibilmente stupito nel vedere l’essere più potente dell’universo piangere! Io sarei rimasto scioccato! Cito dal testo “Ed Enoc disse al Signore: Come è possibile che tu possa piangere, visto che sei santo, e da tutta l’eternità a tutta l’eternità? E Tu sei anche giusto, sei misericordioso e benevolo per sempre e la pace, la giustizia e la verità sono la dimora del tuo trono, e la misericordia andrà davanti a te e non hanno fine, come puoi tu piangere”? Read the rest of this entry »

Joseph Smith: Uno strumento di Gesù Cristo

gennaio 4th, 2012

di Eric Kotter, un membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (“Mormoni”). Eric studia comunicazione alla BYU- Idaho.

Avete mai avuto un fortissimo desiderio di voler sapere qualcosa? Può essere simile al voler cercare di risolvere un determinato problema di matematica, o potrebbe essere qualcosa di più grande, come la ricerca di comprensione nel cercare di dare un senso alla vita. Questo è lo stesso modo in cui si sentì un giovane ragazzo di 14 anni. Un adolescente, un ragazzo di nome Joseph Smith, si preoccupava per la religione e per la salvezza. Voleva conoscere e comprendere le cose che Dio voleva che lui facesse per poter tornare a Lui.

Durante il 1820, Joseph Smith iniziò a partecipare ad alcuni degli agitamenti religiosi che stavano avendo luogo nel periodo in cui viveva a Palmyra, New York. Usando le sue stesse parole dalla Storia di Joseph Smith, lui stesso dice:

” Durante questo periodo di grande agitazione, la mia mente fu stimolata a serie riflessioni e ad una grande inquietudine; ma, sebbene i miei sentimenti fossero profondi, e spesso pungenti, mi tenni tuttavia in disparte da tutti questi gruppi, sebbene partecipassi alle loro numerose riunioni ogni volta che l’occasione lo permetteva; coll’andar del tempo, la mia mente si fece alquanto favorevole verso la setta Metodista, e sentii un certo desiderio di unirmi a loro; ma così grandi erano la confusione e i conflitti fra le diverse confessioni, che era impossibile per una persona giovane come ero io, e così inesperta di uomini e di cose, giungere ad una qualche sicura conclusione su chi avesse ragione e chi avesse torto.” (Storia di Joseph Smith,1:8).

Joseph Smith voleva sapere la verità. Voleva capire cosa fosse giusto, buono e vero. Si interessò a tanti gruppi religiosi diversi, cercando di studiare e capire quale fosse la cosa giusta da fare. Durante la sua ricerca, stava leggendo nell’Epistola di Giacomo, nella versione della Bibbia tradotta da Re Giacomo, e e si imbatté in un versetto. Giacomo 1:5 “E se qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data.” Joseph Smith disse:” Giammai alcun passo delle scritture venne con più potenza nel cuore di un uomo di quanto questo fece allora nel mio. Sembrava entrare con grande forza in ogni sentimento del mio cuore.” (Joseph Smith 1:12). Read the rest of this entry »

La nascita di Gesù Cristo

novembre 30th, 2011

Tiffany Sowby è la madre di cinque figli. Ella cerca di trovare umorismo, gioia e appagamento nella piccole cose che la vita ha da offrire.

I membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni), come festeggiano il Natale? Si fonda tutto sulla visita di Babbo Natale, la notte della vigilia di Natale, e su quali regali sono stati acquistati per i propri cari? O il Natale è un modo per ricordare la nascita di Gesù Cristo?

Crescere da bambino, in Inghilterra, significa che gli studi religiosi fanno parte del curriculum scolastico quotidiano. Ho passato molti Dicembre lavorando a progetti d’arte e saggi, che rappresentavano ciò che la maggior parte del mondo cristiano pensa, quando si riferisce al ‘primo Natale’. Mi ricordo, in particolare, una “linea del tempo”, con le immagini che partivano da Maria in visita alla cugina Elisabetta, fino ad arrivare a Gesù Bambino, in una mangiatoia. Mi ricordo la mia terza classe, degli angeli verniciati d’oro, che misi orgogliosamente sull’albero di Natale della mia famiglia. Una delle mie cose preferite, di Dicembre, quando era un bambino in età scolare, era l’unirmi al resto della scuola e cantare i miei inni preferiti di Natale: In una mangiatoia e Astro del ciel.

I miei figli, ora, portano a casa, da scuola, una costruzione in carta di Rudolph e corone di fiori, fatte con fazzoletti di carta verdi e rossi, che adornano i nostri contatori, frigoriferi e porte. Inoltre, ogni canto che i miei figli fanno a scuola, durante il mese di Dicembre, è limitato strettamente a canzoni che parlano di renne, pupazzi di neve e, naturalmente, il buon vecchio Babbo Natale.

Troppo spesso ormai, il vero significato del Natale è lasciato fuori.

Come bambino cresciuto in Inghilterra, la mia famiglia è stata (ed è tuttora) membro attivo della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni). Le nostre feste di famiglia personali e le nostre tradizioni, erano mescolate alle celebrazioni della nostra congregazione della chiesa locale e alle feste della scuola e tutte avevano dei toni molto simili. Celebravamo il Natale. E anche se avevamo avuto la nostra parte equa di dolciumi natalizi, di visite da Santa Claus e di canzoni di Natale non religiose, una cosa che non veniva mai trascurata era il riconoscimento e la celebrazione della nascita di Gesù Cristo.

E’ possibile godere delle parti tradizionali del Natale, che includono Babbo Natale, i bastoncini di zucchero e le casette di dolci e la celebrazione della nascita di Gesù Cristo?

Assolutamente!

C’è molto da amare, nel periodo natalizio. La musica di Natale, il confezionamento dei regali, le ghirlande sulle balaustre e l’odore di un albero di Natale appena tagliato, sono in cima alla mia lista delle mie cose preferite di Natale. Mi piace l’emozione sui volti dei bambini in attesa di Babbo Natale e mi piace trovare del cioccolato nella mia calza.

Mi piace la gentilezza che sembra essere nell’aria, nel periodo natalizio. Sembra che i cuori siano un pò più aperti e i portafogli un po’ più ampi, solo con un giro di pagina del calendario. Eppure, anche con tutte le distrazioni di una vacanza commercializzata, c’è spazio per momenti di quiete e di riflessione, su ciò che il Natale è veramente.

Anche se i miei figli non possono avere lo stesso equilibrio delle celebrazioni natalizie a scuola, come facevo io, una volta, possono sperimentare entrambi i lati del Natale all’interno della nostra casa, della nostra chiesa e tra i parenti e gli amici.

Tipicamente, un Santo degli Ultimi Giorni, (mormone) nelle riunioni domenicali del mese di Dicembre, si concentra sul vero significato del Natale, ma ci sono molte opportunità per bilanciare le altre parti del Natale, all’interno delle nostre chiese. Ho partecipato a numerose cene di Natale, nell’ambiente della chiesa, in cui c’era la canzone di Jingle Bells, mentre Babbo Natale entrava nella stanza o mentre i bambini vestiti con abiti e foglie, rievocavano la scena di Betlemme, in quella prima notte di Natale. Mi sono iscritto a dei gruppi parrocchiali, per fare dei lavori di Natale e le decorazioni e ho unito i gruppi della chiesa, per dare un rifugio ai senzatetto.

Viviamo in un mondo che ha fatto diventare il Natale molto di più della notte semplice e sacra, di 2.000 anni fa. Siamo anche andati oltre i tempi in cui c’era eccitazione, per una singola arancia, lasciata sotto un albero. Viviamo in un mondo che riempie Dicembre con lo scambio di doni, cene, cibi insaccati e ogni sorta di ansia e stress, che vengono fuori dalla ricerca del regalo perfetto o dal celebrare.

Nella mia famiglia, nonostante i miei sforzi per bilanciare tutti gli aspetti del Natale, si passa il giorno di Natale ponendo la nostra completa attenzione, sullo scartare i regali, sulla visita di Babbo Natale e a rispondere alla domanda: “Che cosa hai ricevuto?” La rievocazione della Natività, i canti e le letture scritturale della notte precedente, vengono improvvisamente dimenticati nel vortice dei giochi, dei gadget e del cioccolato della mattina di Natale.

Diversi anni fa, mia nonna introdusse una nuova tradizione, nel pomeriggio, prima della cena di Natale, che lei organizzava sempre. A volte, eravamo quasi 40 persone, nella sua modesta stanza. In mezzo a mucchi di carta da regalo e regali, presentava una persona a cui aveva precedentemente assegnato il compito di leggere: “Babbo Natale sussurrò, insegnando ai bambini il vero significato del Natale”. Usando una lavagna un pò datata, guardavamo e ascoltavamo il significato dei prodotti di Natale e il simbolo con cui erano legati a Gesù Cristo.

Non era il pezzo da leggere, che creava uno spirito speciale nella stanza, e certamente non era l’aiuto visivo. Ma era il riconoscere e il ricordare la nascita di Gesù Cristo e cosa significasse la Sua vita, per ciascuno di noi. Mentre aprivamo i regali, sotto un albero di Natale illuminato, ricordavamo che il Natale era più dei doni presenti sotto un albero.

La mia famiglia ha trascorso molte stagioni natalizie, leggendo il libro di Luca, nella Bibbia. Abbiamo trascorso molte serate, vestiti con accappatoi e lenzuola raffiguranti angeli, uomini saggi e pastori. Abbiamo passato ore in discount e centri commerciali, alla ricerca del regalo giusto per le famiglie e i bambini meno privilegiati. Abbiamo lasciato cadere degli spiccioli nei raccoglitori dell’Esercito della Salvezza.

Eppure, ogni sera, alla vigilia di Natale, andiamo a letto con la speranza che Babbo Natale arriverà, mentre dormiamo.

C’è, senza dubbio, posto per ogni tipo di celebrazione natalizia, nel mese di Dicembre. Pur mantenendo tutte le cose con moderazione, vi è abbondanza di gioia, che si fa sentire a Natale. Il tipo di gioia che si estende anche al di là degli angeli di carta stagnola, agli involucri spiegazzati e ai campanelli abbandonati e ai doni di Babbo Natale. La gioia viene da un solo posto, nei nostri cuori, che mantiene il ricordo sacro della nascita e della vita del nostro Salvatore.

Come l’amore del Signore, mi ha aiutato ad amare me stesso

novembre 28th, 2011

Marcus è un membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (inavvertitamente chiamata dagli amici di altre fedi: “Chiesa mormone”). Provato dalle avversità fin da piccolo, condivide ora la sua storia di guarigione. Marcus ha anche filmato uno spot televisivo nazionale e ha viaggiato in Sud America.

Ognuno ha delle sfide.
 Non importa di dove siamo, di quale religione siamo, quanti soldi abbiamo o il nostro status, nella società. Nulla in questo mondo può rendere una persona immune dalle difficoltà della vita.

Alcune delle più grandi sfide che ho affrontato nella mia vita, le ho avute in tenera età. A 12 anni, mi è stata diagnosticata una malattia ereditaria, che ha causato al mio corpo l’impossibilità di produrre, in quantità sufficiente, una sostanza chimica, chiamata serotonina. Il risultato di non avere abbastanza serotonina nel corpo, è la depressione. Mi è stata, poi, diagnosticata una grave ansia sociale e ho dovuto abbandonare la scuola. I miei genitori divorziarono, quando avevo 15 anni, e dall’età di 17 anni mia madre smise di parlare con me. Le sue ultime parole, per me, sono state: “Non voglio più avere nulla a che fare, con te”, prima che lei si allontanasse, senza dirmi dove stesse andando.

Nell’età compresa tra i 12 e i 18 anni, la mia vita era un disastro. Il nostro medico di famiglia disse che il divorzio dei miei genitori mi avrebbe distrutto e molti degli psichiatri che mi visitarono, rinunciarono a seguirmi. La maggior parte del tempo, volevo essere lasciato in pace e soggiornavo nella mia stanza. Mi sentivo come se fossi un peso per tutti gli altri ed ero poco piacevole, se ero in giro. Quando mia madre se ne andò, mi chiusi nella mia stanza per 3 giorni e piansi. Per quanto triste possa sembrare tutto questo, è stato durante questi momenti che il mio rapporto con Dio e la mia fede nell’espiazione di Gesù Cristo sono cresciuti e si sono rafforzati.

Ora, guardando indietro a quel periodo difficile della mia vita, mi rendo conto che non sono andato da Cristo Gesù, per chiedere aiuto. Era il Signore che è venuto ad aiutarmi. Come si dice nel libro di Giovanni, capitolo terzo, versetti 16 e 17:

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque creda in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo, per giudicare il mondo, ma perché il mondo, per mezzo di Lui, si salvi”.

L’espiazione di Gesù Cristo non si applica solo alla salvezza della mia anima, l’espiazione vale anche per la mia vita in, ogni momento. Avevo bisogno allora, più che mai, che qualcuno mi salvasse e fu attraverso l’espiazione e l’amore del mio Salvatore, che la mia salvezza è arrivata. Nel momento in cui sembrava che il mondo fosse contro di me, ho sentito la conoscenza della verità: anche se il mondo intero mi avesse disprezzato, il Signore era venuto in questo mondo, con l’unico scopo di aiutarmi.

In qualche modo, attraverso la nebbia della mia depressione e nonostante l’inesperienza della mia giovinezza, mi sono sentito ispirato e rafforzato. Ho pregato Dio regolarmente e gli ho chiesto aiuto. Mi sembrava che più parlassi al Signore, più mi sentivo forte. La pace e il conforto che mi arrivava, cominciarono a guarirmi dall’interno e, dopo alcuni anni, sono riuscito a smettere di prendere le mie medicine.

Quando mia madre mi ha lasciato ho pianto, ma ho anche pregato. Ho detto al Signore, quanto mi sentivo solo e triste. Sembrava che un pezzo di me fosse stato rimosso e avessi un buco nell’anima. Fu allora che sentii di dover cercare nelle Scritture, il mio conforto. Come membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (erroneamente chiamata comunemente “Chiesa mormone“), avevo letto il Libro di Mormon, che è una registrazione antica di Sacre Scritture, che testimonia di Gesù Cristo. Quando sono andato a leggerlo, mi è capitato di aprire il Libro di Mormon su una scrittura che dovevo aver letto più volte, ma avevo sempre trascurato. Nel 1Nefi, capitolo 21, al versetto 15, si afferma:

“Può una donna dimenticare il suo lattante e non avere pietà per il figlio delle sue viscere? Sì, lo può dimenticare, ma io non ti dimenticherò, o casa d’Israele”.

Anche se avevo del dolore, dentro di me, ho capito che il Signore Gesù Cristo mi avrebbe sempre amato e si sarebbe sempre ricordato di me. In quel momento, è iniziata la guarigione e non mi sono mai più sentito solo, da allora.

Noi tutti soffriamo e proviamo dolore, di tanto in tanto. A volte ci si sente così sopraffatti, che non sembra esserci alcuna via d’uscita da quella fossa di disperazione. E’ allora che l’espiazione può servire come una scala, per farci uscire dal pozzo buio, e raggiungere la luce del giorno, ed è il Salvatore che stende quella scala fino a noi. Ci vorrà energia e lavoro, ma so che ne sarà valsa la pena. Sono così grato di aver scelto di arrampicarmi.

Il dono dello Spirito Santo: un possesso senza prezzo

novembre 17th, 2011

Intervento di Keith Lionel Brown, convertito alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni (inavvertitamente chiamata, da amici di altre fedi, “chiesa mormone”), attualmente in servizio come Dirigente dell’alto Sacerdozio del rione di Annapolis, Maryland.

 

Lo Spirito Santo, di solito, comunica con noi tranquillamente. La sua influenza è spesso definita come un “suono dolce e sommesso” (vedi 1 Re 19:9-12; Helaman 5:30; DeA 85:6). Il presidente Boyd K. Packer, un apostolo moderno di Gesù Cristo, ha spiegato: “Lo Spirito Santo parla con una voce che si sente, più che udire… Anche se si parla di ‘ascolto’, in riferimento ai suggerimenti dello Spirito, più spesso si descrive un suggerimento spirituale dicendo: ‘Ho avuto una sensazione…’”. Egli ha continuato: “Questa voce dello Spirito parla in modo gentile, dice cosa fare o cosa dire o può ispirarvi cautela o avvertire” (Rapporto della conferenza, Gennaio 1994, 77; o La Stella, Gennaio 1994, 60).

Il dono dello Spirito Santo è uno dei più grandi doni di Dio, per noi. Tramite lo Spirito Santo possiamo ottenere una testimonianza che Dio vive, che Gesù è il Cristo e che la Sua Chiesa è stata restaurata nella sua pienezza, sulla terra, oggi.

Nel Libro di Mormon, in 2 Nefi 32:5, ci viene insegnato: “Poiché ecco, di nuovo vi dico che se voi entrerete per questa via (qui si intende il battesimo) e riceverete lo Spirito Santo, vi verranno mostrate tutte le cose che dovrete fare”.

Questo dono prezioso del nostro Padre celeste può portare anche pace ai nostri cuori e comprensione delle cose di Dio. Nel Nuovo Testamento della Bibbia, in 1 Corinzi 2:9-12, leggiamo:

Ma come sta scritto, che occhio non vide, né orecchio udì, né sono entrati nel cuore dell’uomo, le cose che Dio ha preparate per coloro che lo amano. Ma Dio le ha rivelate a noi per mezzo del suo Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Tramite chi l’uomo conosce le cose di un uomo, se non per lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche le cose di Dio non le conosce nessuno, ma solo lo Spirito di Dio. Ora abbiamo ricevuto, non lo spirito del mondo, ma lo spirito che è di Dio, affinché conosciamo le cose che ci sono state donate da Dio. Read the rest of this entry »

Nomi Divini e titoli di Gesù Cristo

novembre 15th, 2011


La divinità di Gesù Cristo è indicata con specifici nomi e titoli autorevolmente applicati a lui. Potrebbero essere giudicati di poca importanza secondo molti uomini, ma nella nomenclatura degli Dei ogni nome è un titolo di potere o rango. Dio giustamente è zelante sulla santità del suo nome (Esodo 20:7, Levitico 19:12, Deuteronomio 5:11) e dei nomi datigli.

Nel caso di persone predestinate, i nomi sono stati scritti prima della nascita, questo è vero per il nostro Signore Gesù e per Giovanni il Battista, che fu mandato a preparare la via per il Cristo. I nomi di alcune persone sono stati cambiati grazie alla guida divina, quando non erano sufficientemente precisi come titoli per denotare il particolare servizio a cui erano stati chiamati i loro portatori, o le speciali benedizioni che erano loro attribuite .

Gesù è il nome specifico del Salvatore, ed è di derivazione greca, il suo equivalente ebraico era Yehoshua o Gesù, o, come noi lo traduciamo in Italiano, Giosuè. Originalmente ad esso  è stato sottointeso il significato di “Aiuto di Geova”, o “Salvatore”. Anche se oggi  viene usato come un nome comune come Giovanni, Enrico o Carlo, il nome è stato divinamente prescritto, come già detto. Così, a Giuseppe, il marito della Vergine, l’angelo disse: “E tu gli porrai nome Gesù,. Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Matteo 1:21; vedere anche i versetti 23, 25, Luca 1:31).

Cristo è un titolo sacro, e non una denominazione o un nome comune, è di derivazione greca, e in significato è identico al suo equivalente ebraico Messia , che significa l’Unto. (Giovanni 1:41, 4:25) Gli altri titoli, ognuno dei quali possiede un significato definitivo, come Emanuele, Salvatore, Redentore, Figlio Unigenito, Signore, Figlio di Dio, Figlio dell’uomo, e molti altri, sono trovati nelle Scritture; il fatto di principale importanza per noi è che questi diversi titoli esprimono l’origine divina del nostro Signore. Come si è visto, i nomi essenziali o titoli di Gesù Cristo sono stati resi noti prima della sua nascita, e sono stati rivelati ai profeti che lo hanno preceduto nello stato mortale. (Luca 1:31, 2:21, Matteo 1:21, 25; vedere anche il versetto 23 e confrontare con Isaia 7:14, Luca 2:11, Mosè 6:51, 57; 7:20, 8:24, 1 Nefi 10:4; 2 Nefi 10:03; Mosia 3:8)

Geova è la traduzione anglicizzata dell’ebraico Yahveh o Jahvè, a significare l’Esistente in se stesso, o l’Eterno. Questo nome è generalmente reso nella nostra versione Italiana del Vecchio Testamento come Signore, stampato in maiuscolo. (Il nome appare così in Genesi 2:5; vedi anche Esodo 6:2-4, e leggere per il confronto con Genesi 17:1, 35:11) L’ebraico, Ehyeh, significa Io Sono, è legato in senso e derivazione con il termine Yahveh o Geova, e qui è riposto il significato di questo nome con cui il Signore si è rivelato a Mosè quando questi ha ricevuto l’incarico di andare in Egitto e liberare i figli d’Israele dalla schiavitù: “E Mosè disse a Dio: Ecco, quando sarò andato dai figliuoli d’Israele e avrò detto loro: L’Iddio de’ vostri padri m’ha mandato da voi, se essi mi dicono: Qual è il suo nome? che risponderò loro? Iddio disse a Mosè: Io sono quegli che sono. Poi disse: Dirai così ai figliuoli d’Israele: L’Io sono m’ha mandato da voi.” (Esodo 3:13, 14; , Isaia 44:6, Giovanni 8:58, Colossesi 1:17; Ebrei 13:8, Apocalisse 1:4; vedere anche Mosè 1:3 e riferimenti) nei versetti successivi il Signore si dichiara di essere ” il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” Mentre Mosè era in Egitto, il Signore si è rivelato ulteriormente, dicendo: “Io sono l’Eterno, e apparii ad Abrahamo, ad Isacco e a Giacobbe, come l’Iddio onnipotente; ma non fui conosciuto da loro sotto il mio nome di Eterno”(Esodo 6:2-3) Il fatto centrale connotato da questi nomi, “io sono”, o Geova, che hanno sostanzialmente lo stesso significato, è quello dell’ esistenza o della durata che non avrà mai fine, e che, secondo il pensiero comune,non ha mai avuto inizio, il nome è legato ad altri titoli come Alfa e l’Omega, il primo e il Ultimo, il principio e la fine. (Apocalisse 1:11, 17; 2:8; 22:13; confrontare con Isaia 41:4, 44:6, 48:12) Read the rest of this entry »

Diventando Dio

novembre 10th, 2011

Di Elisa T, membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Mormoni) e studentessa della Brigham Young University (BYU).

Come membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Mormoni) apprezzo le cose che ho imparato leggendo il primo capitolo del Libro di Mosè, un libro di moderne rivelazioni che fa parte di un volume conosciuto come La Perla di Gran Prezzo. Nelle conversazioni tra Dio e Mosè lui impara quattro chiavi principali riguardo alla sua relazione con Dio che mi rafforza personalmente e mi aiuta a capire meglio la mia relazione con Dio.

Il Signore inizia la conversazione dicendo a Mosè della Sua natura infinita. Il Signore si definisce senza fine. Tramite questo dialogo Mosè impara la stabilità che può trovare  solamente nella sua relazione con il Signore. Questa realizzazione è estremamente confortante per noi che siamo nella mortalità. Le nostre vite sembrano in continuo movimento. Il cambiamento è semplicemente inevitabile, ma mentre coltiviamo una relazione con la fiducia in Dio, portiamo nelle nostre vite l’unica cosa che siamo sicuri potrà essere costante.

Nel verso quattro il Signore definisce la Sua relazione con Mosè: “Ed Ecco, tu sei mio figlio”. Amo come il Signore parla direttamente e come non ci possono essere errori. Mosè è Suo figlio. Questa conoscenza diventa uno strumento potente per Mosè più tardi quando si deve confrontare con l’avversario. Nel verso tredici Mosè mette in dubbio il potere dell’avversario, domandando “Chi sei tu? Poiché ecco, io sono un figlio di Dio.” Read the rest of this entry »

La speranza nell’espiazione di Gesù Cristo: la fede mormone

ottobre 9th, 2011

L’espiazione di Gesù Cristo è l’esempio estremo di amore che il nostro Salvatore e il nostro Padre Celeste hanno per ciascuno di noi. Tutti gli altri principi insegnati attraverso il Vangelo, servono ad aiutarci a diventare più simile a Cristo e ad orientare la nostra vita nel servizio agli altri. Nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, (a volte involontariamente chiamata dai media “Chiesa mormone”), noi crediamo nel vangelo di Gesù Cristo restaurato nella sua pienezza, in questo nostro tempo, e nella Sua espiazione, come dottrina centrale e principio dominante della nostra fede.

Per i mormoni, l’espiazione di Gesù Cristo ha l’influenza più importante nella nostra vita, a causa della speranza che essa dà. La speranza è un’emozione che porta uno scopo alla nostra vita quotidiana. La speranza può ispirare sogni e ci aiuta a realizzarli. Tuttavia, avere la speranza non assicura il successo. Simile alla fede, la speranza richiede un intervento da parte nostra. La speranza può anche avere una grande influenza calmante, nella nostra vita, e ci aiuta a sentire che le cose funzionano bene.

L’espiazione del Signore è stata portata a compimento, per aiutarci a superare le nostre lotte individuali, non per toglierle del tutto. Invece, i nostri oneri diventano più leggeri e più sopportabili, tali da essere superato con i nostri limiti personali. Come membri della Chiesa di Gesù Cristo (mormoni), non ci aspettiamo che a causa della nostra fede, le nostre vite saranno libere dal dolore e dalle prove pratiche. Tuttavia, siamo consapevoli che sopportarle bene, contribuirà a costruire il nostro carattere, costruire la nostra fede e la nostra comprensione dell’amore del Signore e della Sua misericordia, per ognuno di noi. Non importa quali prove si possano incontrare in questa vita: esse ci vengono date come opportunità per rafforzare la nostra fede in Gesù Cristo e ci aiutano a crescere più vicini a Lui. A volte potremmo non essere in grado di vedere, perché facciamo delle cose di cui abbiamo già fatto esperienza, ma dovremmo avere la speranza di poter crescere, grazie ad esse. Read the rest of this entry »

Quanto siamo confusi e disperati? La terapia dell’ Espiazione unica cura per la maledizione della mortalità

settembre 28th, 2011



C’è una maledizione pesante annessa alla mortalità:

E ad Adamo io, il Signore Iddio, dissi: Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie, e hai mangiato del frutto dell’albero riguardo al quale ti avevo comandato, dicendo: Non ne mangiare, maledetto sarà il suolo per causa tua; con dolore ne mangerai il frutto tutti i giorni della tua vita. Anche spine e cardi esso ti produrrà, e tu mangerai l’erba dei campi. Col sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non tornerai alla terra, poiché per certo morirai, poiché da essa fosti preso: poiché eri polvere, e alla polvere ritornerai. (Mosè 4:23-25).
Il mondo intero è maledetto a causa nostra. I nostri strenui sforzi produrranno spine, cardi, rovi, ed erbacce nocive piuttosto che frutti deliziosi.
Ma aspettate. Ci sono altre cattive notizie.
E il Signore parlò ad Adamo, dicendo: Dato che i tuoi figli sono concepiti nel peccato, così, quando cominciano a crescere, il peccato  concepisce nel loro cuore, ed essi assaporano  l‘amaro, affinché sappiano apprezzare il bene. (Mosè 6:55)
Non solo le nostre opere nel mondo sono premiate con le spine, ma ci sono spine in crescita nelle nostre anime. Siamo afflitti da cecità, ristrettezza, orgoglio, egoismo. La lista potrebbe continuare all’infinito. Siamo un disastro. Siamo un pasticcio del diavolo. Vacilliamo tra l’essere offesi dallo scoraggiamento  della nostra fallacia e la fallacia fastidiosa delle persone intorno a noi. Siamo un peso terribile per noi stessi e per tutta la creazione. E la condizione è terminale.
Ma rendiamo questo più personale. Avete visto questi fardelli  che vi maltrattano, nella vostra anima? Vi siete ritrovati a volte a provare risentimento verso altre persone per le loro qualità, buone e cattive? Vi siete ritrovati a resistere ai servitori di Dio perché le loro richieste interferivano con le vostre preferenze? Vi capita spesso di sapere ciò che è giusto, ma di non volerlo fare? Vi capita spesso di voler essere considerati meglio di quel che siete – ammirati per qualità che sono in gran parte un trucco? Avete desiderato a volte di poter peccare e farla franca? Vi capita mai di desiderare che Dio  avesse fatto cose a modo vostro? Read the rest of this entry »

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