Il nostro Getsemani personale (Parte 3)

luglio 31st, 2014

III PARTE

Come possiamo rafforzarci quotidianamente per evitare sempre più di dover percorrere il nostro “Getsemani personale”?

GesùIl Signore Gesù Cristo ci ha fornito di un modello per ogni cosa, affinché non si sia “sballottati qua e là da ogni vento di dottrina” e si detenga costantemente la capacità di riconoscere sempre ed in anticipo, le conseguenze delle strade che saremmo chiamati a percorrere durante questo meraviglioso viaggio che è la vita.

Dovremmo innanzitutto distinguere e fare chiarezza su un concetto fondamentale.

Vi è un’enorme differenza tra “ l’essere tentati” ed il “ peccare”.

La tentazione (a differenza del peccato discusso in precedenza), è la prova della capacità di un individuo di scegliere il bene invece del male.

La tentazione è la lusinga a seguire Satana invece di Dio.

Un estratto del versetto ventotto del tredicesimo capitolo di Alma dice: <<…Che invochiate il suo santo nome, e che vegliate e preghiate continuamente, per non essere tentati più di quanto potete sopportare, ed essere così guidati dal Santo Spirito…>>

Tale versetto si sposa con la citazione presente in Corinzi, nella quale è scritto che il Signore non permetterà che ognuno di noi sia tentato al di là delle proprie forze; questo perché confidando in Lui, Egli creerà una linea di demarcazione oltre la quale l’avversario non potrà spingersi innanzi.

Dunque, perché il Signore lascia che l’avversario ci tenti fino ad un determinato punto della nostra vita?

La risposta a questa domanda risuona in molteplici passi scritturali.

Ognuno di essi possiede il medesimo comune denominatore: affinché si possa distinguere il bene dal male, la salute dalla malattia, il piacere dal dolore, la virtù dal vizio e di propria libera volontà e scelta si provi tramite le nostre azioni “chi sta con il Signor”.

Come in precedenza descritto, il Signore Gesù Cristo ci ha dato un modello in ogni cosa.

Lui stesso, alla fine dei quaranta giorni e quaranta notti di digiuno nel deserto, fu tentato dall’avversario.

Ciò nonostante, rimase fermo e leale ad ogni precetto del Padre e ciò gli permise, nonostante le numerose tentazioni alle quali fu sottoposto, di non cadere nel peccato, rimanendo così l’unico essere sulla Terra perfetto, in grado di redimere ognuno di noi.

Similmente a quanto accaduto a Gesù Cristo, ogni giorno tutti noi siamo sottoposti a continue tentazioni.

L’essere sotto attacco spirituale o temporale però, di per sé, non deve condurci ad un decadimento nel peccato, proprio perché Satana non può piegare il nostro libero arbitrio se non glielo concediamo ed obbligarci a compiere nulla che sia contro la nostra medesima volontà.

Se infatti seguiremo il modello e l’esempio perfetto di Cristo, sapremo districarci tra le insidie del maligno, smascherandolo in ogni sua azione, scegliendo ogni giorno di seguire Dio e nessun’altro.

Ma per avere tale forza d’animo, per affinare la nostra vista spirituale ed allontanarci dalla tentazione e dal male, abbiamo la necessità di vivere in armonia con i comandamenti di Dio, sia spiritualmente, obbedendo Gli in ogni cosa e sia fisicamente, sforzandoci di trovarci sempre in luoghi che, per loro natura, non interferiscano con la sottile, ma decisa voce di conforto e di aiuto dello Spirito Santo.

Quanto è glorioso il Piano che il Nostro Signore e Salvatore ha preparato per noi!

Dobbiamo essere costantemente grati e gioiosi per la grazia e la misericordia dimostrataci dal Padre e dal Figlio, mediante quel singolo evento nel Getsemani che cambiò il corso della nostra intera esistenza ……eterna.

Questo articolo è stato scritto da Ether Modugno.

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Il nostro Getsemani personale (Parte 2)

luglio 30th, 2014

Riprendendo il discorso di “Getsemani personale” leggiamo, nel capitolo dodici del Libro di Ether, nel versetto ventisette, le seguenti parole:

<<E se gli uomini vengono a me, mostrerò loro la loro debolezza. Io do agli uomini la debolezza affinché possano essere umili; e la mia grazia basta a tutti gli uomini che si umiliano dinanzi a me; poiché, se si umiliano dinanzi a me, ed hanno fede in me, allora farò in modo che le cose deboli divengano forti per loro>>

Da queste parole possiamo comprendere due importanti principi.

Il primo, è il principio del cambiamento:

PentimentoSpesso sentiamo dire o pensiamo di essere troppo avanti negli anni per poter cambiare il nostro carattere o le nostre abitudini, anche quand’esse siano errate, unicamente perché risulta essere troppo arduo per noi, mutare attitudini di vita incancrenite a causa del passare degli anni.

Tali sentimenti e pensieri celano e conducono ad un impoverimento della nostra anima, poiché sono sentimenti che limitano il nostro potenziale,” tarpando le ali” del miglioramento continuo.

Dal punto di vista divino, sia che si abbia cinque o novant’anni, siamo tutti figli di Dio e per Lui saremo sempre come fanciulli alle prime armi.

Di fronte alla vastità dell’Infinto e dell’Eterno, persino novanta anni di vita risultano esser meno di un batter di ciglia.

Dunque, di cosa abbiamo noi da vantarci?

Tutto ciò che siamo, i nostri talenti, le nostre doti, le nostre capacità intellettuali, emotive e spirituali, sono il frutto di ciò che eravamo e, un giorno, saranno la semenza di ciò che diventeremo.

Dunque l’intera nostra esistenza è contraddistinta dal cambiamento.

Il secondo, è il principio del riconoscere, che solo mediante il nostro divenire umili ed obbedienti e solo tramite Gesù Cristo, possiamo realmente cambiare noi stessi.

Riconoscere i nostri limiti e le nostre debolezze, è il primo passo per ricevere ed essere testimoni di un mutamento in noi stessi, ma tale cambiamento potrà essere soddisfacente, duraturo e positivo, solo tramite il potere guaritore dell’espiazione di Gesù Cristo.

Infatti, è solo per Lui e tramite Lui, che ognuno di noi ha la possibilità quotidiana di riscattare le proprie colpe ed i propri fallimenti.

È solo mediante Lui, che è possente nel salvare che il braccio teso della misericordia e la mano aperta della carità sono sempre pronti a consolare, sempre pronti ad aiutare nel darci occasione di rialzarci dalla polvere della nostra condizione temporale.

È grazie a Lui che il peso della giustizia non sopraggiunge su di noi.

Gesù CristoTutto questo però è realizzabile se allineiamo e doniamo il nostro libero arbitrio, ossia la nostra facoltà di scegliere da noi stessi, unicamente al creatore dei Cieli e della Terra, al nostro Signore e Padre Celeste.

Affinché ciò avvenga, proprio come Gesù Cristo (anche se in forma ed in intensità diverse), siamo chiamati ogni giorno a percorrere il nostro “Getsemani personale”.

Dunque perché, nonostante Gesù Cristo abbia espiato per noi, siamo chiamati comunque a percorrere il nostro Getsemani quotidianamente?

Il nostro Getsemani personale non è un luogo geografico specifico; è più un “luogo”, un’ attitudine interna ed intrinseca nel nostro essere, che ci “chiama al pentimento” ogni qual volta riconosciamo di aver commesso degli errori.

Se non fosse stato per l’Espiazione di Cristo, saremmo eternamente intrappolati all’interno di questo giardino spirituale personale, dovendo scontare e soffrire in eterno, senza posa e senza rimedio alcuno, tutti quegli errori commessi finora.

Il solo peso dei nostri errori alla fine ci schiaccerebbe, rincarato dal peso della somma dei successivi peccati che continueremmo a commettere nel corso della nostra esistenza terrena.

Se così fosse, quanto sarebbe miserabile la nostra condizione!

Tutto ciò ci riporta alla realtà delle cose, a ciò che in realtà ognuno di noi possiede: ossia il dono dell’essere guariti dal sangue e dai peccati di questa generazione, mediante l’intervento del nostro Redentore che è Cristo, il Signore.

Grazie a Lui possiamo entrare nel nostro Getsemani personale ogni giorno, possiamo ovvero pentirci ogni giorno, e dopo aver preso coscienza dei nostri errori e del dolore che le nostre azioni sbagliate possono aver causato a noi stessi ed alle persone che ci circondano, possiamo nuovamente essere liberi di uscirne e lasciarci alla spalle il peso del peccato, perché pagato con il sangue e la vita di colui che tanto ha amato il mondo da donarsi come Salvatore di tutti e per tutti.

Non sappiamo quante gocce di sangue il Signore Gesù Cristo abbia versato nello specifico per ognuno di noi.

Sappiamo solo che la Sua espiazione è stata infinita perché infiniti sono i figli di Dio e perché ognuno di noi, durante il proprio percorso di vita, commette infinite volte dei peccati.

La nostra mente umana, attualmente, è in una condizione limitata e non siamo in grado di contenere e comprendere il significato di un’espiazione infinita.

Ciò nonostante, siamo in realtà, in grado di concepirne gli effetti, ossia la possibilità di poterci rialzare, scrollandoci la polvere del peccato di dosso, acquisendo una nuova spinta verso il miglioramento, con la speranza di poter dimostrare a noi stessi, oltre che a Dio, la nostra volontà, capacità, determinazione di riavvicinarci a Lui, riallineando la nostra volontà, con la Sua.

Oh quant’è grande, meraviglioso ed amorevole, il piano di redenzione!

Il nostro Getsemani personale – Parte 3

Questo articolo è stato scritto da Ether Modugno.

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Il nostro Getsemani personale

luglio 27th, 2014

mormone-gesu-cristo7Quando sentiamo parlare del “Getsemani”, il pensiero comune riconduce la nostra mente al credo cristiano ed al luogo dove Gesù Cristo si ritirò, dopo la Sua ultima cena con i Propri Apostoli, secondo quanto descritto nei Vangeli presenti nel Nuovo Testamento della Sacra Bibbia.

Questo è per certo vero. Fu proprio l’episodio di Cristo sofferente nel “Getsemani” a dare rilevanza e connotazione alla parole stessa.

Ma non tutti sanno cosa sia esattamente il “Getsemani”.

Temporalmente parlando, “Getsemani “ (parola aramaica che significa “frantoio”, “pressa delle ulive”), è un piccolo uliveto poco al difuori della città vecchia di Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi.

L’Anziano BRUCE R. MCCONKIE, Membro del Quorum dei Dodici Apostoli, scrisse le seguenti parole riguardo al significato spirituale del Getsemani:

<<Duemila anni fa, fuori dalle mura di Gerusalemme si trovava un delizioso giardino chiamato Getsemani, in cui Gesù e i Suoi amici più cari solevano ritirarsi per meditare e pregare.

Là Gesù insegnava ai Suoi discepoli le dottrine del regno…

Questo terreno santo è il luogo stesso in cui l’immacolato Figlio del Padre Eterno prese su di sé i peccati di tutti gli uomini a condizione del loro pentimento.

Noi non sappiamo, noi non possiamo dire né nessuna mente mortale può concepire l’intera portata di ciò che Cristo fece nel Getsemani…

Sappiamo che Egli Soffrì, sia nel corpo che nello spirito, più di quanto sia possibile per l’uomo soffrire, se non per morire.

Noi sappiamo che in qualche modo, per noi incomprensibile, la Sua sofferenza soddisfece le richieste della giustizia, riscattò le anime pentite dai dolori e dai castighi del peccato e rese la misericordia disponibile a coloro che credono nel Suo santo nome>>

Dunque, in questo luogo, si adempì ogni giustizia e grazie a Lui, mediante Lui e tramite Lui, Gesù il Cristo, al mondo intero fu offerto l’enorme dono di ricevere il balsamo guaritore della misericordia, poiché Egli, perfetto, patì ogni sorta di pena e sofferenza per tutti noi, esseri imperfetti.

In Dottrine ed Alleanze, sezione diciannove, nei versetti da sedici a diciannove è scritto:

<<Poiché ecco, io, Iddio, ho sofferto queste cose per tutti, affinché non soffrano, se si pentiranno;

Ma se non volessero pentirsi, essi dovranno soffrire proprio come me;

E queste sofferenze fecero sì che io stesso, Iddio, il più grande di tutti, tremassi per il dolore e sanguinassi da ogni poro, e soffrissi sia nel corpo che nello spirito — e desiderassi di non bere la coppa amara e mi ritraessi —

Nondimeno, sia gloria al Padre, bevvi e portai a termine i miei preparativi per i figlioli degli uomini>>

Quanto profonde e gloriose sono queste parole!

GetsemaniSono espressioni ripiene dello Spirito d’amore che Gesù Cristo nutre per tutti noi, suoi fratelli minori, nel preparare una via, mediante la quale, l’uomo possa essere redento dal peccato e non essere schiacciato dalla terribile morsa del dolore che ne consegue.

Affinché tuttavia, si possa ricevere il sommo beneficio dell’espiazione di Cristo ed evitare di dover soffrire oltremodo per i nostri errori, dobbiamo pentirci ogni qual volta commettiamo un peccato.

Ma che cos’è il peccato?

Con il termine peccato si intende una “disobbedienza premeditata” ai comandamenti di Dio.

“Disobbedienza premeditata”, significa quindi azione o pensiero che siano al difuori delle azioni o pensieri di Dio.

In realtà, per cui, ognuno di noi pecca quotidianamente, poiché la nostra condizione mortale, non ci consente di essere perfetti in tutto.

Dunque la perfezione umana non esiste, ma possiamo essere perfetti in Cristo.

Ma cosa significa esattamente essere perfetti in Cristo se, come detto pocanzi, non possiamo essere perfetti?

Come ci dicono le scritture, la perfezione in Cristo è: lo sforzo costante.

È quell’attitudine personale, quella condizione temporale e spirituale che ci spinge a ricercare sempre ciò che è meglio, ciò che è buono, ciò che è accettevole agli occhi di Dio.

Perché dunque si parla di Cristo nel raggiungimento di tale perfezione?

Poiché tramite il potere espiatorio di Gesù Cristo, ognuno di noi può migliorare e perfezionare se stesso.

Tramite Lui abbiamo facoltà di “smussare i nostri angoli caratteriali” ed avere quella sufficiente speranza di confidare, tramite Cristo, nella capacità di cambiare, giorno dopo giorno, per il meglio, crescendo di conseguenza, principio su principio, precetto dopo precetto e grazia su grazia.

Dunque, nonostante non sia per noi possibile essere perfetti, mediante Cristo possiamo sforzarci di diventare ciò che Lui già vede in noi, mediante il nostro potenziale temporale e spirituale.

Oh che gloriosa opportunità abbiamo in questa vita di imparare dai nostri errori e di poter ricevere una seconda possibilità per dimostrare a noi stessi, oltre che a Dio, la nostra capacità di aver preso maggiore consapevolezza dei nostri sbagli e sforzarci quotidianamente affinché avvenga in noi un cambiamento costante.

Il nostro Getsemani personale – parte 2

Questo articolo è stato scritto da Ether Modugno.

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Fare tutto ciò che puoi – Una breve guida finanziaria per le giovani donne che si preparano per la missione

luglio 22nd, 2014

Sorelle missionarieCon il cambiamento dell’età per servire la missione, annunciato dal presidente Thomas S. Monson alla Conferenza Generale, nell’Ottobre del 2012, le giovani donne hanno risposto con un enorme entusiasmo, con migliaia di richieste, che hanno incrementato il numero delle donne che servono come missionarie, passando da 8.055 alla fine del 2012 a 21.695 alla fine del 2013. Questa è veramente un’impresa notevole e storica, che sta spingendo avanti il lavoro. Tuttavia, prima che si arrivi a bussare alla porta di uno sconosciuto o a fare una conversazione amichevole su un autobus, c’è la responsabilità, da parte dei missionari, uomini e donne, di finanziare le loro missioni.

I fratelli hanno consigliato ai giovani della Chiesa, per anni, di risparmiare tutti i soldi che possono, per le loro missioni. La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è sempre stata ferma e schietta, nella sua dedizione ad aiutare i membri a comprendere il principio di autonomia, nella loro vita, e per la missione non è diverso. Ma prima di iniziare a preoccuparvi per le vostre finanze, guardate dentro di voi. Vi auguriamo un dibattito aperto e sincero nella preghiera e nella meditazione, con il Padre celeste, e leggete le Scritture e le benedizioni patriarcali, per ottenere l’orientamento, nel prendere questa importante decisione. Non permettete che i precedenti finanziari oscurino la vostra decisione, riguardo all’andare o meno in missione. Questa decisione è tra voi e il vostro Padre celeste. Se sussistono altre circostanze, bisogna tenerne conto ed essere contenti riguardo al fatto di essere riusciti ad avere dei soldi risparmiati, per aiutarvi ovunque vi porti la vita, che si tratti di una missione o un matrimonio o per studiare all’estero. Come ha detto il presidente Eyring nella nostra ultima Conferenza Generale, all’inizio di Aprile 2014: “Non vi preoccupate. Andrà tutto bene”.

Il Padre celeste si aspetta che i suoi figli facciano tutto il possibile per quanto riguarda la loro situazione finanziaria. Se la vostra situazione finanziaria è tale che non siete sicuri se avrete abbastanza soldi, non fatevi prendere dal panico, queste difficoltà non vi squalificano per svolgere una missione, il Signore vuole che voi possiate contribuire per quanto è possibile. Le giovani donne dovrebbero consigliarsi con le loro famiglie, sulle loro finanze, per discutere di eventuali domande o problemi, con il proprio vescovo o il presidente di palo. Non c’è mai alcuna vergogna nel chiedere aiuto, soprattutto quando tutti questi individui hanno un’esperienza migliore e più profonda, con le finanze. Ecco alcune informazioni generali, che vi aiuteranno ad iniziare.

I costi per la missione sono generalmente equiparati a circa 400 dollari al mese, per ogni missionario. Questo non include il denaro necessario ad acquistare necessità come vestiti, bagagli, scritture e altri materiali di cui avrete bisogno. Tale costo dipende in gran parte da quello che avete già, ma sarebbe una buona idea pianificare circa 1000 dollari per le spese. Abbattere quel numero è possibile, ma non lesinate su quelle cose di cui avrete attivamente bisogno e che dovrete utilizzare, come scarpe, vestiti comodi e resistenti, ecc. Iniziate a cercare quelle cose che sono sulla vostra “lista” di cose da comprare per la missione e fate un bilancio di conseguenza. In totale, la vostra missione di 18 mesi costerà probabilmente circa 9000 dollari e si tratta di un investimento per il futuro spirituale.

Alcuni missionari hanno alcune preoccupazioni, circa ogni sorta di debito che potrebbero avere da carte di credito o simili. Le carte di credito sono importanti, per avere degli strumenti per aiutarvi a costruire un credito, ma fate tutto il possibile per pagare le bollette, in modo da non dover sborsare soldi per pagare gli interessi, quando potreste usarli per aiutarvi a risparmiare per la vostra missione.

Il limite entro il quale decidere se servire una missione e preparare le vostre carte, per ricevere la vostra chiamata, determina per quanto tempo dovrete risparmiare denaro. Se decidete presto, piuttosto che tardi, avrete il tempo per salvare più soldi, ma non scoraggiatevi se avete un lasso di tempo relativamente breve, perché risparmiare qualche soldo è, comunque, meglio di niente. Essere realistici nel definire i propri obiettivi finanziari, è essenziale, in base al tempo che avete per prepararvi.

I modi per guadagnare il denaro necessario sono davvero infiniti, come la vostra creatività e il vostro desiderio. Se siete attualmente in un college, cercate il lavoro per studenti al campus, in modo che possiate ottenere il denaro necessario. Guardando nella vostra comunità locale, vedrete quali siano le loro esigenze e iniziate la vostra attività per fare lavori in giardino o simili. Guardate le piscine locali, per cercare lavoro come bagnino, i ristoranti per servire o addirittura i siti turistici locali (anche in altri stati, se siete avventurosi e interessati a lavorare per un’estate). Cercate delle posizioni stagionali, che sia nella vendita al dettaglio, in un campo di consulenza, nel coordinare una vendita nel rione, dove i membri possono donare alla vostra causa. Tutto sommato, i lavori sono ovunque, purchè siate eccitati e creativi, nel lavorare sodo.

Mantenere gli impegni finanziari già effettuati, è molto importante e questo include l’impegno finanziario spirituale della decima. Come missionario, dovete predicare la necessità di mantenere tutti i comandamenti di Dio e come rappresentanti della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, avete la responsabilità di mantenere l’impegno preso con il Signore. Fare queste cose permette una ricchezza di benedizioni spirituali, che abbonderanno nella vostra vita, insieme alle benedizioni temporali, quando ne avrete più bisogno. Abbiate fede e fiducia nel vostro impegno per il Signore e le cose funzioneranno.

Ora avete alcune linee guida che possono aiutarvi nelle vostre specifiche esigenze, quindi non preoccupatevi! Fate tutto il possibile e il vostro Padre celeste e i suoi servi si prenderanno cura di voi. Buona fortuna!

 

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Flusso di guarigione di grazia e amore

luglio 22nd, 2014

Le Scritture ci insegnano: “Non giudicate, affinché non siate giudicati” (Matteo 7:1). E veniamo ulteriormente ammoniti: “Perché come voi giudicate, sarete giudicati e con la misura onde misurate, sarà misurato a voi” (Matteo 7:2). Pertanto, quando un fratello o una sorella vengono trovati colpevoli di qualsiasi trasgressione – dalla più piccola alla più grave – dobbiamo fare tutto il possibile per aiutarli a tornare, in regola, all’ovile.

Coloro che il Signore ama, Egli rimprovera

Come per i bambini, ogni volta che ci comportiamo male diventa spesso necessario che nostro padre ci disciplini. A volte, la disciplina può sembrare grave o ingiusta, ma nostro padre ci ha sempre rassicurato che è così perché Egli ci ama ed è necessario, a volte, disciplinarci, al fine di correggere il nostro comportamento. Allo stesso modo, il nostro amorevole Padre celeste ci corregge ogni volta che commettiamo una trasgressione. Le Scritture ci insegnano, in Ebrei 12:6-11:

Perché il Signore corregge colui ch’Egli ama, e flagella ogni figliuolo ch’Egli gradisce.È a scopo di disciplina che avete a sopportar queste cose. Iddio vi tratta come figliuoli; poiché qual è il figliuolo che il padre non corregga? Che se siete senza quella disciplina della quale tutti hanno avuto la loro parte, siete dunque bastardi, e non figliuoli. Inoltre, abbiamo avuto per correttori i padri della nostra carne, eppur li abbiamo riveriti; non ci sottoporremo noi molto più al Padre degli spiriti per aver vita? Quelli, infatti, per pochi giorni, come pareva loro, ci correggevano; ma Egli lo fa per l’util nostro, affinché siamo partecipi della sua santità. Or ogni disciplina sembra, è vero, per il presente non esser causa d’allegrezza, ma di tristizia; però rende poi un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati per essa esercitati.

Disciplina della Chiesa e pentimento

Incontro con il vescovoNella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, ogni volta che un membro commette una trasgressione, egli è in grado di parlare con il suo vescovo, con il presidente di ramo o con il presidente di palo, che può aiutarlo a superare la trasgressione della sua vita, attraverso un processo chiamato pentimento. Coloro che sono al servizio delle missioni possono parlare con il loro presidente di missione o di distretto, che è lì per aiutarli a superare le loro trasgressioni.

Per ulteriori gravi trasgressioni come gravi violazioni del diritto civile, abuso del coniuge, abusi sui minori, adulterio, fornicazione, stupro, incesto e apostasia, viene richiesta la disciplina formale della Chiesa. Questa disciplina formale inizia quando un dirigente del sacerdozio presiedente determina, attraverso la preghiera e la rivelazione, che è necessario tenere un consiglio di disciplina. Va notato che il “fine dei consigli disciplinari è salvare le anime dei trasgressori, proteggere gli innocenti e salvaguardare la purezza, l’integrità e il buon nome della Chiesa.”

Tale disciplina formale della Chiesa può includere la restrizione dei privilegi di appartenenza alla Chiesa o una perdita del diritto di essere membro della Chiesa, conosciuto anche come scomunica. La scomunica è rara ed è considerata come un mezzo finale di risoluzione. Prima che venga effettuato un pronunciamento di scomunica, tutte le cose vengono attentamente e devotamente prese in considerazione, al fine di aiutare un membro che ha trasgredito a rimanere fedele e attivo nella Chiesa.

Durante i lavori del consiglio di disciplina, vengono dati dei consigli al membro per il quale si svolge il consiglio. Diventa responsabilità del membro che ha trasgredito, agire in base al consiglio che viene dato per aiutarlo a lavorare attraverso il processo di pentimento e ritrovare la sua buona reputazione nella Chiesa. La scomunica è di solito richiesta quando vengono dati i consigli e le direttive, ma il trasgressore rifiuta volentieri di accettare e seguire quanto stato detto in precedenza.

La Chiesa di Gesù Cristo risponde alle domande sulla disciplina

In risposta alle numerose domande pervenute di recente dai media, sulle notizie riguardanti la disciplina della Chiesa, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha rilasciato la seguente dichiarazione:

La Chiesa è una famiglia composta da milioni di persone con diverse storie e opinioni. C’è spazio per le domande e diamo il benvenuto alle conversazioni sincere. Speriamo che coloro che cercano risposte e felicità per sé stessi, le trovino attraverso il vangelo di Gesù Cristo.

A volte le azioni dei membri contraddicono la dottrina della Chiesa e conducono gli altri fuori strada. Nonostante sia raro, accade che alcuni membri, in effetti, scelgano di stare lontani dalla Chiesa, insegnando attivamente e tentando di cambiare la dottrina, per rispettare le loro convinzioni personali pubblicamente. Questo rattrista dirigenti e colleghi. In questi rari casi, i dirigenti locali hanno la responsabilità di chiarire i falsi insegnamenti ed evitare che altri membri vengano ingannati. Le decisioni sono prese dai leader locali e non dirette o coordinate dalla sede centrale della Chiesa.

Le azioni per affrontare l’appartenenza di una persona alla chiesa e per farla uscire da una congregazione, vengono convocate dopo lunghi periodi di consiglio e di incoraggiamento a riconsiderare il comportamento. In definitiva, la porta è sempre aperta per le persone che vogliono tornare in Chiesa.

La scomunica non è necessariamente la fine

C'è sempre una stradaMolta attenzione dovrebbe essere data dalla linea finale della dichiarazione: “In definitiva, la porta è sempre aperta per le persone che vogliono tornare in Chiesa”. L’affermazione fatta dalla Chiesa di Gesù Cristo dovrebbe contribuire a gettare una luce di speranza e comprensione sul tema, spesso incompreso, della scomunica. La scomunica dalla Chiesa non deve significare la fine di tutte le cose, anche se i privilegi della Chiesa vengono tolti. Come detto, la porta è sempre aperta e le persone che sono state in precedenza scomunicate, possono ritornare in Chiesa.

Una persona ha scritto quanto segue nei commenti all’articolo di Jana Riess ‘Stiamo assistendo ad una purga mormone?’, che aiuta a chiarire la definizione della scomunica applicata dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni:

La scomunica non è irrimediabilmente permanente e in realtà è destinata ad essere un inizio e non una fine. Anche se ci sono gravi conseguenze che vanno con essa (relative alle ordinanze e ai loro doni, il nome sui registri della chiesa, il possesso di chiamate, etc), le persone che vengono scomunicate non vengono allontanate né sono fuori della comunità. Le persone per le quali è invocata l’azione possono (e spesso lo fanno) andare in chiesa ogni settimana, partecipare alle attività settimanali e di chiesa, ricevere a casa gli insegnanti in visita, uscire con i membri e incontrare intensamente e regolarmente il loro vescovo. (In questo modo, la scomunica può differire drammaticamente dal modo in cui la stessa parola è usata in altre tradizioni). Essi non vengono affatto allontanati o considerati spiritualmente morti e noi cerchiamo di non giudicarli e dare loro il benvenuto nella nostra comunità, come faremmo con chiunque altro.

L’anziano M. Russell Ballard ha osservato:

L’azione disciplinare della Chiesa non è destinata ad essere la fine del processo, piuttosto, è stata progettata per essere l’inizio di una possibilità di ritorno alla piena comunione e a tutte le benedizioni della Chiesa. I dirigenti del sacerdozio si sforzano di essere sensibili ai bisogni della persona disciplinata, per la sua comprensione, l’incoraggiamento, i consigli e l’assistenza. Lavorano per vedere se egli o ella abbiano visite regolari con il loro vescovo; per capire se la persona è matura, attenta agli insegnanti familiari o ad altre persone appositamente assegnate; e che la sua famiglia riceva l’attenzione, il consiglio e la fraternità di cui ha bisogno in questo momento difficile.

Il risultato desiderato è che la persona farà le modifiche necessarie per tornare pienamente e completamente ad essere in grado di ricevere le meravigliose benedizioni della Chiesa. Quando la persona è progredita a quel punto, il suo vescovo o il presidente di palo, hanno l’autorità di convocare un nuovo consiglio di disciplina, per considerare quale azione debba essere presa, anche se la persona sta vivendo in un nuovo rione o un nuovo palo o se è in servizio un nuovo vescovato o una nuova presidenza di palo.

Dopo il ribattesimo di una persona, che non è stata dotata nel tempio, il suo certificato di appartenenza indica la data di battesimo originale, senza alcun riferimento alla scomunica. Un uomo che in precedenza deteneva il sacerdozio, ma non era dotato, dovrebbe generalmente essere ordinato al suo ex ufficio del sacerdozio. Ancora una volta, il suo record di appartenenza mostrerà la sua data dell’ordinazione originale, senza alcun riferimento alla scomunica.

Il flusso costante di grazia e amore

32493_000_01_Title.qxdCome ex membro del consiglio disciplinare di Palo e ex membro di due vescovati, sia come secondo e poi come primo consigliere, ho avuto l’opportunità di far parte dei consigli di disciplina. E’ stata la mia esperienza di allora, ed è la mia sincera convinzione ormai, che i consigli disciplinari non sono tenuti solo per disciplinare una persona per la trasgressione che ha commesso, ma piuttosto perché la persona si veda trattata come anima speciale e di valore, un figlio o figlia di un Padre amorevole celeste.

Il consiglio inizia con la preghiera, per chiedere guida e la direzione del Signore a frequentare gli affari del consiglio, e nessuna decisione è presa sull’esito dell’udienza, fino a quando la presidenza dirigente del sacerdozio e i suoi consiglieri non cerchino la guida e l’ispirazione del Signore.

Inoltre, è stata la mia esperienza, quando sono stato chiamato a partecipare a tali consigli, che il messaggio generale che viene convogliato al trasgressore è che esso è amato dal Padre celeste e dai membri della Chiesa, anche nelle rare occasioni in cui una persona è scomunicata. In tutti i casi, a prescindere dall’esito del consiglio, i flussi di guarigione di misericordia e di amore continuano a fluire.

 

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LA SACRALITA’ DEL MATRIMONIO

luglio 20th, 2014

LE IDEOLOGIE CORRENTI

Famiglia mormoneForse uno degli argomenti più discussi e differentemente interpretati nella nostra epoca è il tema del matrimonio. Oggi più che mai rispetto al passato assistiamo ad un numero via via crescente di divorzi e di coppie che decidono di vivere assieme senza aver sancito la loro unione tramite il vincolo matrimoniale. Sebbene la convivenza non sia contemplata negli insegnamenti contenuti nel Vangelo di Gesù Cristo, come spesso accade quando qualcosa prende piede in una società dove i forti valori morali scarseggiano o vengono accantonati, la sua accettazione, così come l’attuazione  del divorzio quale soluzione rapida anche quando evitabile attraverso l’esercizio di un maggiore impegno e senso di responsabilità, è diventata una realtà con il passare del tempo sempre più diffusa e comune. Alla base di questo fenomeno ,apparentemente inarrestabile, c’è senza dubbio una carenza di fiducia, come accennavo, nei principi contenuti nel Vangelo di Gesù Cristo e, di conseguenza, una tendenza sempre più forte ad abbracciare ideologie e filosofie contrastanti con la parola di Dio. Ovviamente la fede non può essere imposto, né trasmessa magicamente da una persona all’altra. Tuttavia credenti e scettici sono uniti dalla constatazione fattuale che il decadimento della famiglia nella società attuale rappresenta,ormai, una realtà veramente inconfutabile.

LA FAMIGLIA: UN PROCLAMA AL MONDO

Gli apostoli e i profeti moderni che dirigono la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni tramite l’ispirazione del Padre Celeste, alcuni anni fa hanno redatto un documento intitolato :” la famiglia un proclama al mondo”. In tale documento si può chiaramente comprendere la posizione della Chiesa riguardo questo importantissimo e delicato argomento. Ad esempio, in esso viene sottolineata l’assoluta importanza del matrimonio e della castità:

adam-eve-alter-mormon“Il primo comandamento che Dio dette a Adamo ed Eva riguardava il loro potenziale di genitori come marito e moglie. Noi proclamiamo che il comandamento dato da Dio ai Suoi figli di moltiplicarsi e riempire la terra è sempre valido. Dichiariamo inoltre che Dio ha comandato che i sacri poteri della procreazione devono essere usati soltanto tra l’uomo e la donna che sono legittimamente sposati come marito e moglie”(La famiglia:Un proclama al mondo, Prima Presidenza e Consiglio dei Dodici Apostoli della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni).

Per i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni l’osservanza della castità non cambia in base alla moda corrente, è un comandamento immutabile. Proseguendo nella lettura del documento troviamo che oltre a essere ribadita la sacralità del matrimonio, i profeti sottolineano in aggiunta l’importante ruolo che hanno gli insegnamenti del Vangelo di Gesù Cristo per il rafforzamento della famiglia e per la sana educazione e crescita dei figli:

“La famiglia è ordinata da Dio. Il matrimonio tra l’uomo e la donna è essenziale per la realizzazione del Suo piano eterno. I figli hanno il diritto di nascere entro il vincolo del matrimonio e di essere allevati da un padre e da una madre che rispettano i voti nuziali con assoluta fedeltà. La felicità nella vita familiare è meglio conseguibile quando è basata sugli insegnamenti del Signore Gesù Cristo. Il successo del matrimonio e della famiglia è fondato e mantenuto sui principi della fede, della preghiera, del pentimento, del perdono, del rispetto, dell’amore, della compassione, del lavoro e delle sane attività ricreative” (La famiglia:Un proclama al mondo,Prima Presidenza e Consiglio dei Dodici Apostoli della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni).

Il ruolo dei profeti è sempre stato anche quello di ammonire le persone sulle conseguenze negative che porta la violazione dei comandamenti di Dio. Nella parte conclusiva del proclama, pertanto, leggiamo che:

”Noi avvertiamo le persone che violano le alleanze della castità, che maltrattano il coniuge o i figli, che mancano di assolvere i loro doveri familiari, che un giorno saranno chiamati a renderne conto dinanzi a Dio. Inoltre ammoniamo che la disintegrazione della famiglia richiamerà sugli individui, sulle comunità e sulle nazioni le calamità predette dai profeti antichi e moderni” (La famiglia:Un proclama al mondo,Prima Presidenza e Consiglio dei Dodici Apostoli della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni).

mormone-gesu-cristo7Le parole che ho citato dal proclama non rappresentano il documento integrale ma credo che siano sufficienti per avere un’ idea chiara sulla posizione della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni  riguardo il matrimonio e la famiglia.

Viviamo in un’epoca in cui abbiamo accesso a migliaia di informazioni su qualsiasi argomento in maniera istantanea. Un click del mouse ci permette il collegamento con siti che dispensano informazioni di qualsiasi natura e su qualunque tema. Siamo abituati a confrontarci quotidianamente con una molteplicità infinita di opinioni tra loro contrastanti. Nonostante la confusione che ciò può provocare, esiste sempre una risorsa di conoscenza alla quale possiamo attingere e che può aiutarci ad avere chiarezza. Il Vangelo di Gesù Cristo nella sua semplicità e bellezza resta in assoluto la fonte più attendibile e la risposta ai quesiti dell’uomo e coloro che si interrogano sul ruolo della famiglia nella nostra società troveranno pace e sollievo vivendo i principi esposti nel proclama pronunciati dagli umili servi di Dio.

Questo articolo è stato scritto da Roberto Scordari.

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IL PENTIMENTO

giugno 26th, 2014

UNA NECESSITA’ PER TUTTI

mormone-gesu-cristo7Quando si pensa al pentimento spesso lo si associa a qualcosa di negativo, pesante e duro. Non so esattamente come mai nella nostra cultura tale parola sia collegata a questi concetti, tuttavia quando si studia veramente il Vangelo, si scopre che le cose non stanno esattamente così. Innanzitutto, per quanto sia ovvio, è importante sottolineare che tutti abbiamo bisogno di pentirci “poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” ( Romani 3:23). Sebbene la cosa possa risultare scontata, molte persone a volte si scoraggiano, oltre misura, quando erroneamente si mettono a confronto con altri figli di Dio che ai loro occhi sembrano perfetti. Eccetto Gesù Cristo, nessun essere umano che abbia camminato sulla terra è esente dal peccato. Il pentimento è, infatti, per chiunque un qualcosa di assolutamente necessario per poter tornare puri al cospetto di Dio.

PENTIMENTO SINONIMO DI CAMBIAMENTO

Il termine “pentimento” in realtà sarebbe molto più propriamente da associare a “cambiamento”. In effetti, il pentimento, ha come scopo finale quello di aiutare la persona a liberarsi da comportamenti contrari alla volontà di Dio. L’invito del Signore a cambiare e a pentirci delle nostre trasgressioni, è un invito amorevole:” l’invito al pentimento è un’espressione d’amore. Quando il Salvatore <cominciò a predicare e a dire: Ravvedetevi, perché il regno de’ cieli è vicino>, Egli pronunciava un messaggio d’amore, che invitava tutti coloro che lo volevano a qualificarsi per unirsi a Lui <e godere delle parole di vita eterna in questo mondo, e della vita eterna [stessa] nel mondo a venire>

( Il dono divino del pentimento,Anziano D. Todd Christofferson, conferenza generale ottobre 2011). Il vero pentimento richiede esercizio della fede, l’ammissione della colpa, rimorso a volte anche molto profondo e un impegno sincero nell’evitare di ripetere gli stessi errori. Tutte queste azioni hanno il fine di aiutare la persona a liberarsi dalla morsa del peccato e cambiare rotta. Non è un evento sporadico, anzi, la persona che vuole qualificarsi per la vita eterna dovrebbe ogni giorno applicare il principio del pentimento e provare in maniera diligente e costante a migliorare un poco alla volta: “pentirsi significa sforzarsi di cambiare. Pensare che il Salvatore ci trasformerà in esseri angelici senza alcuno sforzo reale da parte nostra è come farsi beffe della sofferenza che Egli patì per noi nel Giardino di Getsemani e sulla croce. Al contrario, noi ricerchiamo la Sua grazia per completare e per premiare i nostri sforzi più diligenti (vedere 2 Nefi 25:23). Forse dovremmo pregare non solo per ricevere misericordia, ma anche per avere il tempo e l’opportunità di impegnarci a fare del nostro meglio per vincere il peccato. Certamente il Signore arride a coloro che desiderano essere giudicati degénamente e che si sforzano giorno dopo giorno con risolutezza per trasformare la loro debolezza in un punto di forza. Il vero pentimento, il vero cambiamento potrebbe richiedere ripetuti tentativi, ma vi è qualcosa di sacro e di purificante in tale sforzo. Il perdono e la guarigione divini fluiscono in maniera abbastanza naturale nell’anima che li pratica, perché invero <la virtù ama la virtù; la luce si attacca alla luce; [e] la misericordia ha compassione della misericordia e reclama il suo>[DeA 88:40]( Il dono divino del pentimento,Anziano D. Todd Christofferson, conferenza generale ottobre 2011).

CON IL SUO AIUTO

Il messaggio centrale del Vangelo è che laddove c’è tristezza e dolore, laddove ci sono le tenebre e il rimorso, grazie al sacrificio espiatorio del Salvatore tutto questo può essere cancellato e sostituito dalla meravigliosa luce di Dio. Quando ci pentiamo delle nostre trasgressioni la pace di Cristo entra nelle nostre anime e ci sentiamo sollevati dai nostri fardelli.

E’ vero, cambiare non è facile. Tuttavia, non dobbiamo incamminarci verso il cambiamento da soli, Gesù Cristo è il nostro mediatore, il nostro avvocato presso il Padre e le Sue viscere sono piene di misericordia verso di noi. La storia e le scritture sono piene di racconti di persone che, pur partendo da situazioni difficilissime, hanno rivolto il cuore a Dio e con il Suo aiuto hanno cambiato totalmente le loro vite. Il Padre Celeste ci fa una promessa rassicurante che testimonia della Sua infinita misericordia:”Quand’anche i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; quand’anche fossero rossi come la porpora, diventeranno come la lana” (Isaia 1:18).

Questo articolo è stato scritto da Roberto Scordari.

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LO STUDIO DELLE SCRITTURE

giugno 13th, 2014

I membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni pongono grande enfasi sullo studio delle sacre scritture. Infatti, come incoraggiano le scritture stesse e gli apostoli e profeti viventi, studiare le scritture e quindi nutrire il nostro spirito, è importante tanto quanto nutrire giornalmente il nostro corpo fisico. Non a caso Gesù Cristo stesso disse: “Voi investigate le Scritture, perché pensate di aver per mezzo di esse vita eterna; ed esse sono quelle che testimoniano di me”(Giovanni 5:39).

PERCHE’ E’ COSI’ IMPORTANTE

famiglia-mormone-cristoStudiare le scritture è importante per vari motivi. Innanzitutto tramite la parola di Dio possiamo conoscere la vita di Cristo e cercare di sforzarci di modellare la nostra vita sul Suo esempio. Ovviamente non è possibile per noi essere come Lui, ma possiamo impegnarci al meglio delle nostre capacità nel cercare di seguire i Suoi passi. Le scritture contengono anche le storie di profeti e di persone che hanno vissuto in fede fino alla morte. Possiamo apprendere preziose lezioni e principi dalle loro vicissitudini applicabili alla nostra vita quotidiana. Quando ci immergiamo nelle scritture sentiamo il potere dello Spirito Santo. Lo Spirito ci aiuta anche a prendere delle decisioni ispirate e evitare strade che ci allontanerebbero da Dio e dalla Sua volontà. L’anziano David A. Bednar, apostolo della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni ha detto:” Siamo grandemente benedetti di poter vivere in un’epoca in cui il sacerdozio è di nuovo sulla terra e possiamo ricevere lo Spirito Santo.

Diversi anni dopo il martirio del profeta Joseph Smith, egli apparve al presidente Brigham Young e gli diede questo consiglio senza tempo: <Chiedi alle persone di essere umili, fedeli e di assicurarsi di tenere con loro lo spirito del Signore, che li guiderà in rettitudine. Stai attento a non allontanare da te la voce dolce e sommessa dello Spirito, poiché ti mostrerà che cosa fare e dove andare; ti darà i frutti del Regno. Chiedi ai fratelli di tenere il cuore aperto alla convinzione, in modo che quando lo Spirito Santo verrà da loro, il loro cuore sarà pronto a riceverLo. Possono distinguere lo Spirito del Signore da tutti gli altri spiriti, perché suggerisce pace e gioia alla loro anima, allontana dal loro cuore la cattiveria, l’odio, l’invidia, la discordia e qualsiasi male e l’unico loro desiderio sarà di fare il bene, far avanzare la rettitudine e edificare il regno di Dio. Dì ai fratelli che se seguiranno lo spirito del Signore andranno sempre nella direzione giusta>( Ricevi lo Spirito Santo, Anziano David A. Bednar, Conferenza generale ottobre 2010).

ESPERIENZE PERSONALI

Credo che chiunque studi regolarmente le scritture possa raccontare esperienze che confermino quanto sia di beneficio abbeverarsi alla fonte inesauribile di acqua viva. Personalmente non sono sempre stato diligente nello studio della parola di Dio ma nei periodi della mia vita in cui l’ho fatto, ho potuto vedere la differenza. Qualche tempo fa, ad esempio, dovevo decidere se fosse la cosa giusta trasferirmi in un’altra città. Con uno spirito di preghiera mi sono messo d’impegno a studiare le scritture. Mentre leggevo, sono rimasto colpito dalla storia di un profeta a cui fu comandato di spostarsi dal luogo in cui si trovava per recarsi in un’altra città. La storia in sé poteva essere simile alla mia, ma fu mentre la lessi che sentii in maniera inequivocabile che quella era la risposta alla mia domanda. Da quella decisione presa grazie all’aiuto delle scritture, io e mia moglie abbiamo visto grandi benedizioni.

Questo articolo è stato scritto da Roberto Scordari.

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LA SPERANZA

maggio 17th, 2014

Recentemente ho visto un film il cui messaggio principale è rimasto impresso nella mia mente in modo indelebile.

Jesus-Storm-Boat-MormonIl protagonista è un esperto conduttore di barca a vela che si avventura a navigare nelle acque dell’Oceano Indiano. Una mattina, al risveglio, il navigatore scopre che la sua imbarcazione è rimasta incagliata in una struttura metallica e che parte della fiancata del veicolo acquatico è stata gravemente danneggiata. Come conseguenza dell’impatto, infatti, si è creato un foro di una dimensione ragguardevole e l’acqua del mare ha cominciato a fluire in modo costante all’interno dell’abitacolo. L’esperto marinaio provvede celermente a porre riparo al danno utilizzando degli strumenti che aveva a bordo della sua imbarcazione. Sfortunatamente, tuttavia, a quel punto l’acqua aveva già invaso buona parte della cabina e mandato in cortocircuito la radio trasmittente che lo teneva in collegamento con il resto del mondo. Dopo vari e vani tentativi di riparare lo strumento di comunicazione di cui disponeva, il protagonista ormai sfinito è costretto ad imbattersi anche con un nemico ancora più difficile da affrontare: una tempesta tropicale in piena regola. Questa volta i danni causati dal maltempo sono davvero catastrofici: Il tronco della vela principale si è spezzato; il foro che con tanta fatica lo sventurato marinaio aveva riparato è stato nuovamente riaperto dalla furia delle onde del mare e gran parte della barca è interamente sotto l’acqua. Senza possibilità di contattare la terra ferma e con il mezzo di navigazione ormai praticamente inutilizzabile, lo sventurato navigatore decide allora di abbandonare la barca a vela, munirsi di tutti i viveri disponibili e calarsi nelle acque oceaniche sul gommone di salvataggio. Ora il protagonista del film è letteralmente in balia della corrente marina e le sue chances di sopravvivenza sono davvero poche. I giorni continuano a trascorrere e della terra ferma non si intravede neanche l’ombra. A complicare la situazione si aggiungeva il fatto che l’acqua potabile cominciava a scarseggiare e che il vulnerabile gommone era spesso circondato da squali minacciosi. Nonostante le circostanze fossero davvero avverse il marinaio sembrava ancora pieno di risorse e dotato di una determinazione e forza di volontà veramente notevoli.

lordhelp-hand-assume-lfQuando si era accorto che ormai non gli restava più nulla per dissetarsi e che il cibo era quasi completamente terminato, ha elaborato un sistema semplice ma ingegnoso per eliminare il sale dall’acqua dell’oceano e si è costruito un strumento per catturare pesci. Nel frattempo, ad una certa distanza, ha visto più volte passare delle navi e con lo scopo di fare notare  la sua presenza ha lanciato i razzi di avvistamento. Purtroppo anche questi tentativi di mettersi in salvo sono risultati dall’esito negativo. Quando anche i razzi erano terminati ogni opportunità di salvezza sembrava ormai veramente svanita. Dopo averle provate tutte senza successo chiunque si sarebbe potuto facilmente lasciare andare in preda alla disperazione e allo scoraggiamento, ma la voglia di vivere dell’intraprendente navigatore è davvero stupefacente. Nel buio di una notte più che mai solitaria egli intravide ancora una volta a grande distanza la luce di un’imbarcazione in mezzo al vasto oceano. Pur non avendo più alcun razzo a disposizione da poter lanciare e testimoniare così della sua presenza, il marinaio dalle infinite risorse decise di ideare un ultimo disperato tentativo: prese delle carte e cominciò a darle fuoco in modo da generare una piccola luce con la speranza di attirare l’attenzione della barca che viaggiava a notevole distanza. Sfortunatamente non solo le carte presero fuoco ma il gommone stesso cominciò ad ardere in maniera incontrollabile. Come conseguenza di ciò il protagonista, privo ormai di ogni appiglio materiale a cui appoggiarsi, fu costretto a lanciarsi nelle acque dell’oceano e gettare la spugna di fronte a un destino decisamente beffardo e ostile. Mentre si lasciava, così, sprofondare verso il fondo del mare e quando pensava ormai che ogni possibilità di salvezza fosse svanita, però, si verificò qualcosa di decisamente inaspettato. Gradualmente vide la luce della barca avvicinarsi verso il punto dove il gommone era stato bruciato dalle fiamme. Quando la luce era sopra la testa del marinaio stremato, con le ultime energie a sua disposizione si sforzò di risalire dalle profondità del mare e ricevere i soccorsi tanto desiderati.

DOPO TUTTO CIO’ CHE POSSIAMO FARE

Questa storia illustra in maniera molto chiara un principio essenziale del concetto di “grazia” secondo la dottrina della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

Nefi, un profeta del Libro di Mormon affermò: «Poiché sappiamo che è per grazia che siamo salvati, dopo aver fatto tutto ciò che possiamo fare» (Libro di Mormon, 2 Nefi 25:23).

L’uomo disperso in mezzo all’oceano ha veramente provato ogni cosa, ha fatto tutto ciò che era in suo potere per salvarsi e quando non poteva veramente fare più nulla per modificare la sua drammatica situazione, una mano soccorritrice è giunta per portarlo al sicuro sulla terra ferma. Allo stesso modo, come evidenziato dal passo scritturale sopra citato, il Signore ci invita e fare tutto quello che possiamo per migliorare, per vivere al meglio delle nostre capacità giorno per giorno il Vangelo di Gesù Cristo e, dopo aver profuso il nostro più devoto impegno, Egli ci promette che verrà in nostro soccorso e con la Sua “grazia” farà per noi ciò che non possiamo fare per noi stessi.

La “grazia” del Salvatore, tuttavia, non si applica soltanto in relazione al nostro sforzo di vivere i comandamenti e qualificarci per la salvezza ma è una forza salvifica che interviene in nostro favore anche nelle difficoltà e prove della vita. A prescindere dalla drammaticità, infatti, della nostra situazione contingente, sappiamo che quando stiamo facendo del nostro meglio per risolvere i nostri problemi di qualunque natura essi siano e ci stiamo impegnando di seguire la parole del Signore, Egli non mancherà di manifestare il Suo supporto e abbiamo diritto al Suo aiuto nei tempi e nei modi migliori che Egli ritiene per noi.

Avere la consapevolezza che un Padre amorevole e premuroso è e sarà sempre pronto ad aiutarci quando noi facciamo la nostra parte produce una grandissima fonte di speranza in chi ripone fiducia nelle Sue infinite promesse.

Questo articolo è stato scritto da Roberto Scordari.

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L’espiazione ci dà speranza

maggio 16th, 2014

Donna al pozzoIl motto della Società di Soccorso dichiara: “Come sorellanza in tutto il mondo, siamo unite nella nostra devozione a Gesù Cristo, nostro Salvatore ed esempio”. La devozione al Salvatore comprende anche il capire la sua missione e lo scopo ultimo della nostra vita individuale e del mondo.

Diane Jergensen condivide i suoi pensieri su come la comprensione dell’espiazione del Salvatore offra veramente speranza.

La speranza è descritta come un verbo, un’azione e, più specificamente, come l’atto di coltivare un desiderio di anticipazione, desiderare con l’aspettativa di ottenere, aspettare con fiducia. La speranza è il credere, il contare sugli altri, il dipendere. La speranza porta l’unità con entusiasmo ed è il seme della fede, in un certo obiettivo o visione del futuro che vogliamo raggiungere.

Nefi parla di avere un “perfetto fulgore di speranza e amore verso Dio e verso tutti gli uomini” che porterà al nostro essere in grado di andare avanti, con costanza, in Cristo (vedere 2 Nefi 31:20).

Speranza – Essere pienamente convinti che Dio sia in grado di fare ogni cosa

Sono anche riconoscente che esiste un altro tipo di speranza, che arriva ad un punto della vita in cui la speranza non è perfettamente brillante e il Signore sembra lontano e le sue promesse di certo non sembrano essere sicure. Quando penso alla lotta che ciascuno di noi ha con i giusti desideri irrealizzati, penso ad Abramo che era stato così fedele per tutta la vita e aveva ricevuto meravigliose promesse dal Signore. Tuttavia, tali promesse sembravano irrealizzate. In realtà, Paolo descrive l’agonia della fede di Abramo in mezzo alla realtà della condizione fisica di Abramo e Sara e alla loro capacità, o meglio incapacità, di avere dei propri figli. Paolo dice: Abramo “non vacillò nella promessa di Dio, nonostante l’incredulità; ma era forte nella fede… essendo pienamente convinto che ciò che Dio aveva promesso, Dio sarebbe stato anche in grado di eseguirlo” (Romani 4:20-21). Così è stato con Abramo: “Colui che contro ogni speranza credette nella speranza che potesse diventare il padre di molti popoli” (Romani 4:18).

A volte, penso che ognuno di noi lotti come il fedele Abramo, senza credere alla speranza, quando i nostri cuori e le nostre menti possono, dopo aver considerato le circostanze attuali, chiedersi se quello che avevamo previsto o era stato promesso da un Dio amorevole, si potesse mai avverare. Anche se siamo pienamente persuasi che Dio è in grado di eseguire tutto, richiede ancora grande energia e sforzo, credere e mantenere la nostra speranza.

Nelle Scritture ci sono innumerevoli esempi di lotte che ognuno di noi porta avanti, di fronte alla perdita di capacità fisiche, problemi economici, il dolore al momento della morte, la revoca dello Spirito mediante peccato o errori, le promesso di benedizioni disattese, per citarne solo alcuni. Lotte che, quando ci si trova in mezzo, sembrano così travolgenti che si può, a volte, perdere la speranza.

Speranza – Per la libertà

GedeoneNel capitolo 6 del libro dei Giudici, leggiamo di Gedeone. Israele è essenzialmente in schiavitù dei Madianiti ed è ridotto in grande miseria, desiderando che il Signore arrivi loro in aiuto, come ha fatto tante volte, prima. Una notte un angelo del Signore venne a visitare Gedeone.

“E l’angelo del Signore gli apparve e gli disse: il Signore è con te, uomo forte e valoroso.

E Gedeone gli disse: O mio Signore, se il Signore è con noi, perché allora tutto questo ci è accaduto? E dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrate dicendo: Forse non il Signore non ci ha fatto uscire dall’Egitto? Ma ora il Signore ci ha abbandonati e ci ha consegnato nelle mani di Madian.

E il Signore lo guardò e disse: Và in questa tua forza e tu salverai Israele dalla mano di Madian: non sono forse io che ti mando?

Ed egli disse: O mio Signore , con cosa salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è di Manasse ed è povera ed io sono il più piccolo nella casa di mio padre.

E il Signore gli disse: Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un sol uomo” (Giudici 6:12-16).

Così qui abbiamo Gedeone che, essenzialmente, sta dicendo all’angelo in visita: “Siamo stati abbandonati dal Signore e dove sono quei miracoli che mi sono stati raccontati più e più volte, durante la crescita? Tu cosa vuoi che io faccia? Io? Io sono nessuno. Vengo da una famiglia povera e io sono il più piccolo del gruppo”. E proprio come fece Gedeone, io stesso probabilmente avrei detto: ” Va bene, dimostralo”.

Beh, l’angelo gli ha dimostrato ciò che chiedeva. Ma il Signore non aveva ancora finito. Attraverso un processo che ad uno stratega militare sembrerebbe semplicemente pazzesco, il Signore diminuì il numero di uomini di Gedeone da circa 32.000 a 300. Infine, quando Gedeone era pronto ad andare a combattere contro un numero enorme di Madiani, questi ultimi, oltre ai loro più grandi numeri, erano in una migliore posizione strategica.

Ma Gedeone sapeva che il Signore era con lui e, anche se la logica e il buon senso avrebbero parlato diversamente, è andato avanti, con la speranza e pienamente convinto che Dio avrebbe compiuto ciò che aveva promesso.

Le Scritture dicono che i 300 uomini circondarono i padroni di casa e in un tempo stabilito gli uomini “suonarono le trombe e i freni delle loro brocche e tenevano alte le lampade e la spada del Signore e per Gedeone” (Giudici 7:2o). Poi, nella confusione e nella sorpresa del momento, i Madianiti pensarono che un esercito di Israele fosse entrato nel loro campo e cominciarono la lotta tra di loro e fuggirono. Non uno degli uomini di Gedeone morì in battaglia e Israele fu miracolosamente liberato. Dio aveva dato la salvezza ad Israele, perché Gedeone e i suoi uomini erano stati obbedienti ai Suoi comandamenti, anche se ciò che il Signore aveva chiesto sembrava inconcepibile, guardando dal punto di vista della saggezza convenzionale.

Speranza – Per sopportare i momenti difficili

Proprio come a Gedeone è stato chiesto e richiesto di fare qualcosa di estremamente duro (e spaventoso), anche a noi viene chiesto di sopportare e fare cose difficili.

A Gesù è stato richiesto di sopportare delle cose estremamente difficili. Un inno sacramentale dice: “Non possiamo sapere, non possiamo dire quanto ha sofferto e quanto ha dovuto sopportare” (“C’è una collina lontana”). Nel Getsemani, Cristo ha fatto quello che nessun altro figlio di Dio avrebbe potuto fare, prendendo su di sé i nostri peccati, le nostre speranze, le nostre delusioni, i nostri sentimenti di gioia, i nostri dolori sulla più profonda tristezza, affinché Egli potrebbe essere in grado di comprendere ciascuno di noi individualmente e soccorrerci, o correre in nostro aiuto, durante i nostri Getsemani personali.

Preghiera nell’orto del Getsemani

AgoniaAllora perché la fede, o la speranza nel Salvatore e nell’Espiazione che ha donato ad ogni persona che è vissuta e che sempre vivrà sulla terra, è diventata così importante per la nostra vita, oggi?

Proprio come Gedeone, possiamo anche noi avere speranza e fede nel nostro Padre celeste e nel nostro fratello maggiore Gesù Cristo. Quella fede, come dice Moroni, può diventare un punto fermo nella nostra vita, ci tiene stabili tra i venti e le onde del dubbio e dello scoraggiamento (Vedere Ether 12:04). Possiamo avere fede che Egli ascolta le nostre preghiere imploranti (anche quando ci sentiamo che stiamo toccando il soffitto della nostra camera, piuttosto che salire al cielo). E anche quando le cose sembrano insormontabili , possiamo avere fede e speranza che Egli è consapevole di noi e delle nostre esigenze, e nel momento in cui non possiamo più andare avanti, Egli è lì per aiutare ciascuno di noi. La sua promessa è che se Lo cercheremo, mantenendo le alleanze e le promesse che abbiamo fatto con Lui, Egli ci salva e ci dà un modo, per noi, affinchè trasformiamo la nostra vita intorno a noi e lavoriamo attraverso la situazione o le situazioni che ci possono scoraggiare… non importa la causa o la gravità di tale situazione.

Eric ed io abbiamo un amico molto vicino, la cui vita sembrava completamente distrutta da una serie di decisioni sbagliate che aveva preso, nell’arco del tempo. Aveva rinunciato alla sua vita, sentendo che l’espiazione non gli dava più alcuna speranza, a causa della sua situazione. Era pronto a sopportare solo la punizione che gli era stata data, senza ulteriore speranza che ci sarebbero stati tempi migliori. Per fortuna , ha ancora voluto credere ed era ancora disposto a provare di nuovo ad aver fiducia in Cristo e che Egli era, in realtà, in grado di fortificare la sua speranza e che, in qualche modo, il Signore poteva aiutarlo a trasformare la sua vita.

Quello che è successo è stato il miracolo dell’Espiazione. Questo buon uomo lavorava sulle conseguenze delle sue scelte, con la fede… e lavorare attraverso queste conseguenze non è stato facile. Ha iniziato a studiare di nuovo le Scritture, ha cominciato a pregare di nuovo, ha cominciato a servire nel suo ramo (congregazione locale), ha iniziato a comportarsi con gentilezza nei riguardi degli altri. E, facendo queste cose, ha cominciato a cambiare. Egli è ora attivo nel suo rione (congregazione locale) ed è occupato nel fare il bene. Egli è pieno di fede. Sono andati via, i suoi problemi? No… Non sono andati via. Lotta ancora con le preoccupazioni comuni della vita. Ma egli è una potente testimonianza della speranza che viene, cercando Cristo e facendo quello che Egli avrebbe fatto, anche quando non sembra esserci alcuna ragione di avere speranza.

Spesso casualmente diciamo che grazie all’espiazione i nostri peccati sono lavati via. Non c’è nulla di casuale, in merito a questa affermazione. Noi tutti abbiamo sentito una liberazione dal dolore, per il peccato che sentiamo. E, in quei momenti, abbiamo sentito la nostra profonda gratitudine e l’apprezzamento per Cristo. Ma Cristo promette anche che, attraverso la Sua opera espiatoria, possiamo avere la fede e la speranza che non solo i nostri peccati e i nostri errori possono essere lavati via, ma anche le delusioni della vita, la stanchezza delle continue sfide della vita, apparentemente senza fine, l’ambiguità della nostra vita, le frustrazioni con l’influenza degli altri nella nostra vita… e potrei andare avanti… ma ci viene promesso che tutte queste cose saranno considerate con benevolenza da un Cristo che ci ama e che Egli fornirà il Suo supporto e il Suo aiuto, nel momento del bisogno. Perché, come ha detto Paolo, “Noi non abbiamo un sommo sacerdote che non può essere toccato dai sentimenti delle nostre infermità” (Ebrei 4:15).

Speranza – Continuare ad andare avanti attraverso l’espiazione di Cristo

Quello che trovo veramente sorprendente è che l’Espiazione non è un momento, in un determinato periodo. Possiamo guardare a Cristo più volte, ogni volta con una luminosità di speranza che riceveremo lo stesso amore e la pazienza che Cristo ci mostra sempre.

Gesù Cristo è la parte essenziale del piano di salvezza. E’ stato così fin dall’inizio. A causa del suo amore disinteressato e della Sua volontà di fare sempre la volontà del Padre, Cristo si fece avanti e diede la sua vita in modo che avremmo avuto la speranza e la fede che possiamo tornare, un giorno, alla presenza dei nostri genitori celesti e, una volta lì, trovare la pace e il riposo che spesso ci sfugge in questa vita. Ma, anche in questa vita, ci viene promesso che se Lo seguiamo, troveremo “la pace in questa vita e nella vita eterna, nel mondo a venire” (Dottrina e Alleanze 59:23).

Non dovremmo mai rinunciare a sperare nel Signore, perché, come benedizione dovuta alla Sua espiazione, il Signore non potrà mai rinunciare a noi.

Ci sono giorni in cui vorrei davvero che il Signore ci avesse promesso, piuttosto, “facilità in questa vita” e non solo “la pace in questa vita”. Ma, purtroppo, questo non è il Suo piano. So che le nostre lotte saranno sempre per il nostro bene e ci forniranno esperienze che rafforzeranno la nostra fede e ci ricordano che possiamo davvero avere fiducia in Dio e nel suo Figlio. Per mezzo di Cristo, noi possiamo avere un perfetto fulgore di speranza che le Sue promesse sono sicure. Ma, soprattutto, quando le circostanze non sembrano fornire alcuna speranza di pace, possiamo “contro ogni speranza , credere nella speranza” e il Signore ci sosterrà nei nostri sforzi. Non dovremmo mai rinunciare a sperare nel Signore perché, come benedizione dovuta alla Sua espiazione, il Signore non potrà mai rinunciare a noi.

 

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