Archive for the ‘crocifissione di Gesu’’ Category

La legge del sacrificio: parte III – In ricordo

domenica, settembre 4th, 2011

La sera prima che l’Agnello di Dio dovesse essere crocifisso, per i peccati del mondo, e ore prima che Egli venisse tradito, il Signore Gesù era seduto con i suoi apostoli, in una “grande sala” (Marco 14:15). E’ stato qui, che Egli, per primo, istituì il sacramento: “E mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e lo benedisse, lo spezzò e lo diede ai discepoli” (Matteo 26:26). Poi disse: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo, che è offerto in sacrificio per voi: fate questo in memoria di me” (1 Corinzi 11:24). Poi, “dopo, con le stesse modalità, Egli prese il calice, dopo aver cenato, dicendo: Questo calice è la nuova alleanza, nel mio sangue: fate questo, ogni volta che voi ne bevete, in memoria di me” (1 Corinzi 11:25). Pertanto, lo scopo del sacramento della Cena del Signore è quello di guardare indietro e ricordare Gesù il Cristo, e ciò che Egli ha fatto per ognuno di noi. Tutto fa pensare “a quel grande e ultimo sacrificio; e quel grande e ultimo sacrificio sarà quello del Figlio di Dio, sì, infinito ed eterno (Alma 34:14). I sacrifici di sangue, guardavano avanti, il sacramento istituito durante la Cena del Signore, guarda indietro, e al centro c’è l’espiazione di Gesù Cristo, proprio nel mezzo, il meridiano del tempo.

In due precedenti articoli, sulla legge del sacrificio, abbiamo discusso di come la legge è stata usata anticamente, per insegnare ai figli di Dio a guardare al “grande e ultimo sacrificio” che doveva essere compiuto. Con l’estremo sacrificio del Salvatore, la legge di Mosè è stata abolita. La legge di Mosè, tuttavia, “non è la stessa cosa della legge del sacrificio” (M. Russell Ballard, “La legge del sacrificio”, La Stella, ottobre 1998, 7). Il Salvatore ha detto, dopo la sua risurrezione dai morti, ” E non mi offrirete più spargimento di sangue… e mi offrirete in sacrificio un cuore spezzato e uno spirito contrito” (3 Nefi 9:19-20). Quindi, ciò che è cambiato è ciò che sacrifichiamo, ma il sacrificio e le ragioni per cui lo facciamo, sono rimaste le stesse.

La parola sacrificio significa rendere santo. Significa anche “arrendersi o rinunciare a qualcosa, per il raggiungimento di un vantaggio superiore o di un oggetto più caro” (dizionario inglese di Oxford, “Sacrifice”). O, come apostolo della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, Bruce R. McConkie, ha detto: “Il sacrificio implica la rinuncia alle cose di questo mondo, a causa delle promesse delle benedizioni che si possono ottenere, in un mondo migliore” (Dottrine mormoni, vol. 2, “Sacrificio”, ed Bookcraft: 1966). (continua…)

La legge del sacrificio: parte II – Un grande e ultimo sacrificio

domenica, settembre 4th, 2011

Il sacrificio espiatorio di Gesù Cristo “abbraccia, sostiene, supporta e dà vita a tutte le altre dottrine del Vangelo. E’ il fondamento su cui poggia tutta la verità e tutte le cose derivano da esso e nascono a causa di esso”. “La meravigliosa e gloriosa espiazione, è stata l’atto centrale di tutta la storia umana”. A causa di queste affermazioni, tutte le cose puntano a Cristo e alla Sua espiazione. Coloro che hanno vissuto prima di Cristo, guardavano avanti a Lui e al Suo sacrificio infinito ed eterno. Coloro che vivono dopo Cristo, guardano indietro, al più grande di tutti gli eventi e “ricordano cosa è stato fatto.”

C’erano molti modi diversi in cui venivano compiuti i sacrifici di sangue, prima di Cristo, per simboleggiare il grande e ultimo sacrificio. Si notino alcuni dettagli:

in primo luogo, Cristo, l’animale sacrificale, era stato scelto e consacrato mediante l’imposizione delle mani (il titolo ebraico di Messia e il titolo greco di Cristo, significano entrambi “l’Unto del Signore”). In secondo luogo, l’animale doveva dare la propria vita, con il sangue. In terzo luogo, doveva essere senza difetto, del tutto privo di difetti fisici, completo, intero e perfetto. Quarto, il sacrificio doveva essere puro e degno. Quinto, il sacrificio doveva essere addomesticato, non selvaggio, ma domato e di aiuto per l’uomo (vedi Lev 1:2-3,10 e Lev 22:21). Sesto e settimo, per il sacrificio originale, praticato da Adamo, ed il sacrificio più comune, nella legge di Mosè, l’animale doveva essere un primogenito, un maschio (cfr. Es 12,5; Lev 1:3; Lev 22:18-25). Ottavo, il sacrificio di grano doveva essere di grano macinato, diventato farina e trasformato in pane, che ci ricorda il titolo del nostro Signore “il pane della vita” (vedi Giovanni 6:48). Nono, la primizia che veniva offerta, ci ricorda che Cristo era la primizia della resurrezione.

Circa 74 anni prima di Cristo, il profeta Amulec ha scritto di come il sacrificio di Cristo avrebbe messo fine ai sacrifici di sangue:

Poiché è opportuno che vi sia un grande e ultimo sacrificio; sì, non un sacrificio di uomini, né di bestie, né d’alcuna sorta di volatili; poiché non sarà un sacrificio umano; ma dovrà essere un sacrificio infinito ed eterno. Ed ecco, questo è l’intero significato della legge; ogni più piccola parte sta a indicare quel grande e ultimo sacrificio; e quel grande e ultimo sacrificio sarà quello del Figlio di Dio, sì, infinito ed eterno. (Alma 34:10, 14) (continua…)

La legge del sacrificio: parte I – Guardando avanti

domenica, settembre 4th, 2011

L’espiazione di Gesù Cristo è la dottrina centrale del cristianesimo, e tutte le altre dottrine cristiane nascono da essa e sono appendici di essa. Non solo queste altre dottrine sono collegate al Salvatore e al Suo sacrificio espiatorio, ma se non lo sono ”non ci sarà vita, né sostanza né redenzione in loro”, per usare una frase del presidente Boyd K. Packer, apostolo della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Quindi non è solo importante, ma necessario, quando si studia qualsiasi dottrina o insegnamento o appendice del vangelo, collegarsi di nuovo a Gesù Cristo e al Suo sacrificio eterno.

Quando Adamo ed Eva furono cacciati dal Giardino dell’Eden, gli venne comandato “che avrebbero dovuto adorare il Signore loro Dio e avrebbero dovuto offrire i primogeniti delle loro greggi, come offerta al Signore” (Mosè 5:5). Eppure M. Russell Ballard, un altro apostolo della Chiesa, ha detto che alcuni si sono chiesti: “Come può l’uccisione di un animale, sull’altare, avere a che fare con il vangelo dell’amore?”

E continua:

Possiamo capire meglio la risposta a questa domanda quando comprendiamo i due scopi principali della legge del sacrificio. A tal fine, questi scopi furono applicati ad Adamo, Abramo, Mosè e agli Apostoli del Nuovo Testamento e si applicano a noi, oggi, quando accettiamo di vivere la legge del sacrificio. I due scopi principali della legge del sacrificio sono testarci e metterci alla prova, e ci aiutano a venire a Cristo.
Quando leggiamo qualcosa in più, su Adamo ed Eva e l’obbedienza alla legge del sacrificio, prendiamo atto di come questi due scopi principali, servono “per aiutarci a venire a Cristo.”

“Adamo fu obbediente ai comandamenti del Signore” (Mosè 5:5). Egli offrì i primogeniti del suo gregge. Questo non fu facile, soprattutto in un’epoca in cui essi vivevano fuori dal paese e solo grazie alle loro greggi. Un primogenito era un possedimento di grande valore. E se ciò non bastasse, Adamo ed Eva non sapevano nemmeno il motivo per cui offrivano sacrifici. Le scritture dicono che “dopo molti giorni, un angelo del Signore apparve ad Adamo, dicendo: Perché offri sacrifici al Signore? E Adamo disse: Non so, salvo che il Signore me lo ha comandato” (Mosè 5:6).

Adamo ed Eva hanno superato la prova.

Come ad Adamo ed Eva, anche a noi viene chiesto di fare dei sacrifici. La maggior parte di noi non ha primizie o frutta da dare (e anche se le avessimo, in ogni caso, la legge è stata cambiata, dopo che Gesù Cristo ha compiuto l’estremo sacrificio). Siamo, tuttavia, messi alla prova e dobbiamo dimostrare la nostra fede e, talvolta, una persona “deve imparare a camminare facendo qualche passo avanti, nelle tenebre, e poi la luce si accende e illumina la strada”, come ha scritto Boyd K. Packer. Adamo ed Eva fecero qualche passo nell’oscurità. Essi non sapevano il motivo per cui veniva loro richiesto di fare sacrifici, ma lo fecero comunque. Eppure, come dicono le scritture, Adamo ed Eva hanno ricevuto una testimonianza, dopo aver dato prova della loro fede (vedere Ether 12:6) e sono stati insegnati loro, i due scopi principali della legge del sacrificio “per aiutare i figli di Dio a venire a Cristo.” (continua…)

La mano di Dio

martedì, dicembre 14th, 2010

Mormoni- Gesu' camminando sull' acquaLa Bibbia si riferisce spesso alla mano del Signore. Di solito, viene utilizzata questa metafora per rappresentare le interazioni di Dio con l’uomo. Le interazioni sono spesso descritte come punizioni, per i peccati, o come conforto o gratificazioni, in risposta a comportamenti valorosi.

Ascoltate le parole di Mormon: ‘Non sapete, voi, che siete nelle mani di Dio? Non sapete che Egli ha ogni potere?’ (Morm. 5:23).

Le mani sono una delle parti più simbolicamente espressive del corpo. In ebraico, yad, la parola più comune per “mano”, è anche usata metaforicamente per potenza, forza, potere (vedi William Wilson, Studio della parola del Vecchio Testamento [1978], 205). Quindi, mani significano potere e forza.” (W. Craig Zwick,” Il Signore tuo Dio terrà la tua mano », Liahona, Novembre 2003, 34-36).
La scrittura riportata di seguito si trova nel Libro di Mormon, che la utilizza spesso. Anche la Bibbia ci mostra come essa viene applicata alle persone: “E io sono stata rafforzata, poiché la mano del Signore mio Dio era su di me” (Ezra 7:28).

L’anziano Zwick continua a spiegare l’analogia:
Considerate le parole di Giovanni che descrivono il Salvatore risorto e glorificato: “E quando l’ho visto, … egli mise la sua mano destra su di me, dicendomi di non temere, … sono io Colui che vive, e che era morto, ed ecco, io vivrò per sempre “(Ap 1,17-18). Quando Egli pone la sua mano su di noi, noi, come Giovanni, possiamo vivere in lui. (continua…)

Perché Gesù è chiamato il Figlio dell’uomo?

martedì, dicembre 14th, 2010


mormoni-Gerusalemme tempioQuesta domanda è particolarmente strana se si pensa che ci sono altri, nelle Scritture (in particolare nell’Antico Testamento), che vengono chiamati “figli dell’uomo” (Geremia 49:18, Ezechiele 04:16, Salmi 08:04). L’anziano James E. Talmage, studioso della Bibbia, ci illumina sulla risposta in modo molto più eloquente di quanto possa farlo io, nel suo libro Gesù il Cristo. Egli dice:

“Nel riferirsi a sè stesso, il Signore usa sempre l’articolo determinativo. ‘Il Figlio dell’uomo’ era ed è, specificatamente ed esclusivamente, Gesù Cristo. Per una questione di certezza solenne, Egli era l’unico maschio, da Adamo in poi, che non era figlio di un uomo mortale, ed ha usato quel titolo per dimostrare che era propriamente e unicamente suo. E’ evidente e chiaro che l’espressione è carica di un senso più profondo, oltre al significato delle parole di uso comune. Tale denominazione è stata interpretata da molti come indice dell’umile situazione di mortale, del nostro Signore, e per sottolineare che Egli era parte dell’umanità e aveva un rapporto particolare e unico con l’intera famiglia umana “. (continua…)

Trovare il Messia, oggi

lunedì, agosto 11th, 2008

Ora . . . cosa trovano gli uomini e le donne quando tentano di scoprire il vero Messia? ?  Trovare il Messia è la scoperta più grande di tutte.  Se dovessimo discutere la cosa più importante su Gesu’ il Messia, cosa sarebbe? Se oggi dovessimo tornare a casa dalle nostre famiglie e dire: “Abbiamo trovato il Messia!”.

Cosa diremmo di Lui?  Qual è la cosa più importante su di Lui che potremmo dire ad un’ altra persona? Sarebbe la sua altezza, o peso, o il colore dei capelli, lo stile dei suoi abiti, il tono della sua voce? Ogni cosa su Gesu’ e’ importante ogni vero dettaglio o concetto sarebbe degno di essere soppesato  e conosciuto, ma quale sarebbe la cosa sola e più importante da scoprire su di Lui? Potrei rispondere a quello con la mia opinione, ma cogliamo un indizio da cio’ che le scritture dicono di Lui. (continua…)

Il potere redentivo dell’Espiazione

lunedì, luglio 21st, 2008

La caduta di Adamo porto’ nel mondo sia la morte fisica, che e’ la separazione dello spirito dal corpo (Giacomo 2:26) , che quella spirituale, separazione da Dio o alienazione dalle cose di Dio (Alma 12:32). L’espiazione di Cristo redime, o riscatta, noi dagli effetti della caduta. “La redenzione,” insegno’ Bruce R. McConkie , e’ di due tipi: condizionata e incondizionata” (Mormon Doctrine, 2d ed., Bookcraft, 1966, 623.) (continua…)

Il potere abilitante dell’Espiazione

lunedì, luglio 21st, 2008

Alla conferenza generale dell’ottobre 1995 della chiesa di Gesu’ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (a volte nota come  chiesamormone’ ), il Presidente Boyd K. Packer, [apostolo moderno ], disse:

[tranne ] i pochissimi che passano alla perdizione, non c’e’ alcuna abitudine, nessuna dipendenza, nessuna ribellione, nessuna trasgressione, nessuna apostasia, nessuno e’ esentato dalla promessa di un perdono completo. Cioe’ la promessa dell’Espiazione di Cristo . (”The Brilliant Morning of Forgiveness,” Ensign, Nov. 1995, 20). (continua…)

Perche’ Dio abbandono’ Gesu sulla croce?

domenica, luglio 20th, 2008

Matteo e Marco, gli unici vangeli che registrano dettagliatamente quest’accaduto, notano che Gesu’ si senti’ abbandonato da Dio senza spiegare perche’ (vedere Matteo 26: 46; Marco 15:34).

Piu’ tardi, alcuni commentatori cominciarono a esplorare l’ imponderabile; suggerendo una varietà di spiegazioni sul perche’ Gesu’, innocente e senza colpa, abbia provato una completa separazione dal Padre in questo terribile momento.

Alcuni studiosi e teologi suggeriscono che il Padre non poteva portare testimonianza della morte del suo beneamato figliolo e perciò si distolse al  momento della sofferenza finale di Gesu’.

Altri ipotizzano che il Padre doveva partire, un divino fiat, cosicché  Gesu’ potesse compiere l’espiazione completamente solo.

Infine, alcuni postulano che Gesu’ fu completamente abbandonato da Dio come tutti i peccatori poiche’ Gesu’ soffri’ e mori’ al nostro posto (vedere Galati 3:13; 1 Pietro 2:24).

Perche’ il Padre abbia dimenticato Gesu’ mentre moriva di una terribile morte sulla croce e’ degno di una riflessione profonda. 

Cio’ che si sa chiaramente, a prescindere delle cose a cuMatteo e Marco, gli unici vangeli che registrano dettagliatamente quest’accaduto, notano che Gesu’ si senti’ abbandonato da Dio senza spiegare perche’ (vedere Matteo 26: 46; Marco 15:34).

 Piu’ tardi, alcuni commentatori cominciarono a esplorare l’ imponderabile; suggerendo una varietà di spiegazioni sul perche’ Gesu’, innocente e senza colpa, abbia provato una completa separazione dal Padre in questo terribile momento.

Alcuni studiosi e teologi suggeriscono che il Padre non poteva portare testimonianza della morte del suo beneamato figliolo e perciò si distolse al  momento della sofferenza finale di Gesu’.

Altri ipotizzano che il Padre doveva partire, un divino fiat, cosicché  Gesu’ potesse compiere l’espiazione completamente solo.

Infine, alcuni postulano che Gesu’ fu completamente abbandonato da Dio come tutti i peccatori poiche’ Gesu’ soffri’ e mori’ al nostro posto (vedere Galati 3:13; 1 Pietro 2:24).

Perche’ il Padre abbia dimenticato Gesu’ mentre moriva di una terribile morte sulla croce e’ degno di una riflessione profonda. 

Cio’ che si sa chiaramente, a prescindere delle cose a cui non possiamo trovare pienamente una risposta, e’ che il Padre e’ perfetto in ogni  attributo – e non avrebbe permesso che Gesu’ vivesse questo momento di solitudine se non fosse stato per raggiungere il suo proposito immutato : il bene eterno di  Suo Figlio e di tutti i Suoi figli, incluso ognuno di noi.

 non possiamo trovare pienamente una risposta, e’ che il Padre e’ perfetto in ogni  attributo – e non avrebbe permesso che Gesu’ vivesse questo momento di solitudine se non fosse stato per raggiungere il suo proposito immutato : il bene eterno di  Suo Figlio e di tutti i Suoi figli, incluso ognuno di noi.

 

 

 

Gli ebrei sono responsabili per la morte di Gesu’?

domenica, luglio 20th, 2008

No. Gesu’ fu crocifisso. La crocifissione era una punizione romana , non una punizione ebraica. Inoltre, non ci si dovrebbe dimenticare che  Gesu’ era un ebreo. Sua madre e i Suoi discepoli erano tutti ebrei. Essi, naturalmente, non furono responsabili della morte di Gesu’ .  Tantissimi ebrei che vivevano al di la’ della Galilea e della Giudea non incontrarono mai, o sentirono parlare di Gesu’ . Ovviamente essi non erano responsabili per la condanna a morte di Gesu’, su cui non avevano nessun detto o conoscenza durante la loro vita mortale. La maggior parte degli ebrei del I  secolo erano totalmente ignari della Sua vita e del Suo ministero e, percio’, non ebbero niente a che fare con la Sua morte  e dunque non furono responsabili delle azioni  di pochi individui  (Giuda-che lo consegno’ agli ufficiali perche’ lo arrestassero; i soldati che lo condussero dal sommo sacerdote Ebreo; Caifa-che lo consegno’ al governatore romano; e Pilato, che lo consegno’ allo squadrone di esecuzione romano). Naturalmente, gli ebrei vissuti prima del I secolo e quelli che vissero dopo il I secolo non ebbero niente a che fare con i tragici eventi di quel fatale venerdi’ di tanto tempo fa a Gerusalemme.

In Galilea e Giudea, molti ebrei erano simpatizzanti con il suo messaggio  “i minimi, gli ultimi e i perduti.” I suoi nemici avevano paura delle folle dei giudei che lo ascoltavano  e lo seguivano (Marco 14:1-2). Molti giudei che lo incontrarono pensarono che era un insegnante retto, un guaritore, persino un profeta (Matteo 16:13-14). Gli altri credevano che fosse il servo unto da lungo atteso -il Messia. Anche fra i capi giudei a Gerusalemme, c’erano quelli che credevano che Gesu’ fosse stato mandato da Dio (vedere Giovanni 19:39; cf. Giovanni 3:1).

Dopo la sua morte, molti giudei continuarono ad accettare il messaggio di Gesu’  e divennero ferventi discepoli ( vedere Atti 2:41; 4:4). Alla fine, la chiesa completamente giudaico-cristiana apri’ le sue porte ai gentili  (vedere Atti 10) che si unirono in cosi’ gran numero da diventare la maggioranza verso la fine del I secolo.

Solo molto piu’ tardi, i gentili-cristiani iniziarono a biasimare i giudei come nazione, dimenticando che tutti gli eroi e le eroine dei vangeli che essi ammiravano cosi’ tanto (Simeone, Anna, Maria Maddalena, Giovanni Battista, Marta, e Lazzaro) erano ebrei osservanti che credevano che Gesu’ fosse il messia ebraico. Inoltre queste persone dimenticarono anche che Gesu’ stesso prego’: “Padre, perdona loro; perche’ non sanno quello che fanno ” (Luca 23:34).

Il Nuovo Testamento non assegna responsabilita’  di questo ai Romani, ai Gentili, o agli Ebrei. Esso fornisce la storia di un crudele governatore romano e di un gruppo di ebrei piuttosto piccolo, e collaborazionista, che era a capo del popolo, e che cospiro’ per liberarsi di Gesu’ perche’ era cosi’ popolare fra i giudei che vivevano in Galilea e in Giudea nel I secolo.

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