Archive for the ‘Donne seguaci di Gesu’’ Category

Gesù Cristo e la nobiltà delle Donne

giovedì, febbraio 2nd, 2012

Emily Spencer è un membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, scrittrice freelance, concertista, arrangiatore di musica sacra corale, e madre di quattro figli.
Una volta mi fu chiesto in un’intervista se avessi un modello di ruolo per la “donna mormone ideale ” (membro femminile della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni). “Che cosa si intende esattamente per ‘donna mormone ideale’?” Ho chiesto. ” Esiste davvero un prototipo del genere?” La discussione che ne seguì era interessante, perché non era passato troppo tempo da quando mi struggevo per  seguire dei modelli femminili nella mia vita – che fossero  iconici, profetici , visionari – e meditavo non solo su questa fantomatica ” donna mormone ideale “, ma più generalmente su “donne ideali”. Che cosa era considerato esattamente “ideale”, secondo quali  standard, e perché?
In  questo stesso periodo, sedevo in una classe di Dottrina evangelica (una delle classi di scuola domenicale offerte ai membri adulti della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, soprannominati “Mormoni“) e l’argomento del giorno per caso era la visione di Nefi dell’Albero della Vita, dal Libro di Mormon, un libro di scritture considerato dai Santi degli Ultimi Giorni un testimone insieme alla Bibbia, della divinità di Gesù Cristo.

Avevo letto il racconto almeno un migliaio di volte, e così, lo ammetto, sentivo il mio interesse svanire mentre l’insegnante guidava la classe attraverso i suoi versetti. Il passaggio, che si trova nei primi capitoli del Libro di Mormon, spiega in dettaglio come Nefi, figlio del profeta Lehi e lui stesso un profeta, desiderasse vedere e capire l’interpretazione di un sogno che aveva avuto suo padre in merito ad  un albero glorioso e il cui frutto era ” dolcissimo più di ogni altro che avessi mai assaggiato prima.” e che ” riempì la mia anima d’una immensa gioia» (1 Nefi 8:10-12).
Il desiderio di Nefi  fu esaudito, ed egli si trovò “rapito nello Spirito del Signore, sì,  su un’altissima cmontagna “, dove seguiva la sua esperienza visionaria (1 Nefi 11:1). Lo Spirito lo accompagnò, come una sorta di “guida”, sottolineando e spiegando gli elementi salienti del sogno perché Nefi ne comprendesse il significato. E’ un bel  resoconto, davvero, ma la mia mente si allontanava. Mi ritrovai a pensare soprattutto alla moglie di Nefi. Quali visioni trascendenti avrebbe potuto avere lei; aveva avuto le sue vette da superare?  Le era toccato in sorte di trasportare l’acqua, o pulire il vasellame nel ruscello? E se aveva fatto queste cose in come potremmo mai saperlo? Considerando il suo tempo e della cultura, i suoi scritti avrebbero mai potuto essere inclusi  in qualsiasi canone? E poi sapeva almeno leggere e scrivere?
Persa nei miei pensieri, scorsi  i versi familiari, isolandomi  dalla discussione in classe intorno a me. Mentre me ne stavo lì, qualcosa  improvvisamente cominciò ad emergere nella mia mente – una prospettiva che non avevo mai considerato prima, e una che mi ha colpì con grande forza. Ecco qui Nefi, che era stato trascinato fino alla cima della montagna, dove il Creatore dell’Universo aveva al suo comando una vasta gamma di manifestazioni cosmiche potenti e stupefacenti con cui istruire il suo allievo – un allievo che per caso  era  un profeta.
Come avrebbe fatto Dio a scegliere di distillare forse il concetto più importante di tutti – la natura del Suo amore – in uno dei suoi servi più eletti? Che lezione sorprendente avrebbe impiegato? In  1 Nefi capitolo 11, lo Spirito mostra a Nefi una vergine “più bella e leggiadra di ogni altra vergine” e gli chiede: “Conosci tu la condiscendenza di Dio?” Risposte Nefi, “Io so che Egli ama i suoi figli; tuttavia, io non conosco il significato di tutte le cose. “Allora lo Spirito spiega:” Ecco, la vergine che vedi è la madre del Figlio di Dio, alla maniera della carne. “Allora Nefi guarda e vede” di nuovo la  vergine, che teneva un bambino in braccio. ”

Prima della sua visione, Nefi “sedeva  meditando nel [suo] cuore”, meditando sulle possibili interpretazioni dell’  albero. Queste domande apparentemente pesavano molto nella sua mente, come suggerisce il testo che aveva dedicato del tempo a rifletterci. Nonostante questo,  rimaneva abbastanza incertezza così che lui alla fine andò dal Signore, Gesù Cristo, per le risposte definitive. Dopo aver dato Nefi l’opportunità di osservare questa scena dolce e semplice di una madre che tiene il suo bambino, l’angelo gli pone la domanda culminante, e proprio la domanda che avviava la ricerca di Nefi, in primo luogo, portandolo in  pieno cerchio: «Conosci tu il significato dell’albero che vide tuo padre? “Questa volta, Nefi  lo sa, e sa immediatamente, senza neanche stare a pensarci. Egli vede Maria che porta il suo bambino prezioso in braccio, e dichiara: “Sì, è l’amore di Dio ….” (V. 22).

Il mio cuore si gonfiò mentre ero seduta in quella classe e contemplavo questo scambio. Quindi questo è come Dio insegna ad un profeta sulla natura del suo amore! Ero appena stato sguazzare nella mia recriminazione per le ingiustizie apparenti  della moglie di Nefi, e della sua missione poco brillante (e il fatto che noi non sappiamo nemmeno il suo nome!), quando il mio Padre celeste illuminò la mia mente e mi mostrò che anche con l’intero universo come sua classe, fu attraverso l’atto più semplice e più fondamentale della femminilità e del nutrimento,  che la sua missione poteva essere esemplificata più chiaramente e potentemente. E fu modellata attraverso un ruolo in cui  mi ci trovavo! Amare e prendersi cura dei più piccoli – ovviamente importante, ma poco affascinante e confuso facilmente dal mondo con altri compiti apparentemente pedestri  del  vivere quotidiano – era infatti il simbolo sommo dell’amore di Dio per l’umanità!

Chi  indicava il Signore, quando questo antico profeta americano, Nefi, aveva bisogno di un modello? Quando Nefi  aveva bisogno della chiave per l’interpretazione del sogno? Non  figure adorne in gloria, potenti guerrieri, coraggiosamente abbattevano i nemici. Non oratori roboanti o suadenti  statisti. Non uomini o  donne di abbagliante acutezza intellettuale, bellezza mozzafiato, o acclamazioni senza fine al loro nome. La missione di Dio, la sua natura e il suo carattere – il suo ideale fu mostrato attraverso un tranquillo, atto -  che manifestava  la tenerezza, la compassione, amore instancabile, e senza attaccamento a qualsiasi manifestazione pubblica o di riconoscimento. Fu raffigurato anche con un ruolo a cui tutti noi possiamo far riferimento, poiché tutti quanti  noi siamo stati allevati delle nostre mamme, noi stessi siamo  genitori, o abbiamo la possibilità di nutrire in qualche modo quelli attorno a noi.

Ho riflettuto molte volte su questa esperienza.  Penso che ci  fossero diverse cose che mio Padre celeste voleva che  io capissi in quel momento di introspezione, quel giorno. Penso che lui volesse farmi sapere che il più grande eroe di tutti, Gesù Cristo, colui che non possedeva ” forma o  avvenenza; … non splendore per potercene compiacere» (Is 53,2), vede ogni atto, conosce ogni sincero desiderio e apprezza ogni sforzo nobile, anche quando non sono molto noti o esaltati. Penso che lui volesse farmi sapere che tutti, ” bianchi e neri, schiavi o liberi, maschi e femmine … sono uguali dinanzi a Dio”, e al Salvatore e che “Lui non rifiuta nessuno”, che “li invita tutti a venire a Lui ed a prendere parte alla sua bontà »(2 Nefi 26:33). Penso che lui volesse farmi sapere che il suo amore, il più gioioso da avere, non si sarebbe trovato obbedendo  a degli ideali sostenuti da altri, ma invece l’avrei ottenuto abbracciando gli ideali sostenuti da Lui, nostro Redentore. Penso che lui volesse farmi sapere  che Egli non si preoccupa tanto degli atti che ho compiuto quanto dal fatto che mio cuore sia stato trasformato – se sono pronto a soggiogare la causa sempre trionfante dell’io per soccorrere “i deboli, sollevare le mani cadenti e rafforzare le ginocchia fiacche »( Dottrina e Alleanze 81:5). Penso che lui volesse farmi sapere che il Suo amore, “la più desiderabile di tutte le cose” e “la più gioiosa per l’anima” (1 Nefi 11:22-23) è molto più accessibile di quanto avrei immaginato, e che le opportunità di partecipare in abbondanza sono state sotto il naso, da avere in qualsiasi momento o luogo.
Avendo mangiato il frutto prezioso, Lehi dice che il suo primo impulso fu: “Iniziai a desiderare che la mia famiglia ne prendesse pure» (1 Nefi  8:12). Mentre  siamo riempiti dell’ amore del nostro Padre e Gesù Cristo, il Figlio di Dio, siamo spinti a riversare a nostra volta l’amore sugli altri, così facendo, scopriamo che condividere è, infatti, partecipare – un dono che è sempre moltiplicato ma mai diviso. Così procede l’unico circolo eterno del Signore, , mentre lui lavora senza sosta per rendere ognuno di noi  creature santificate ognuno di noi. Così si attua il suo ideale ciò che alla fine ci rende ideali tramite l’amore di Cristo purificati, tramite il ricevere, tramite il dare, Egli ci fa suoi.

Le donne mormoni fanno del servizio tramite la Società di Soccorso

martedì, gennaio 31st, 2012

La Società di Soccorso è l’organizzazione femminile  della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. I suoi obiettivi sono quelli di “aumentare la fede e la rettitudine personale, rafforzare le famiglie, cercare e aiutare i bisognosi” . Essa è la più grande del mondo nel suo genere. Fu organizzata nel 1842 a Nauvoo, Illinois, dal profeta Joseph Smith.


La Società di Soccorso è per tutte le donne dai 18 anni in poi. Essa offre opportunità di amicizia e di servizio, ma soprattutto ci dà la struttura per essere discepole più efficaci del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Sono grata per l’organizzazione e per  le sorelle della Società di Soccorso. Anche se essa è composta da donne mormoni, è aperta anche a quelle di tutte le fedi che vogliano essere incluse e servire con noi. I mormoni servono fianco a fianco con i cattolici, con gli evangelici, con i membri di molte denominazioni e organizzazioni che abbiano a che fare con i valori della famiglia, e desiderano prodigarsi per aiutare i poveri e i bisognosi, prendersi cura degli altri al di fuori del nostro vicinato, come ha fatto il Gesù Salvatore Cristo. Queste donne mormoni, le sorelle della Società di Soccorso in Cristo, hanno benedetto la mia vita molte volte e in molti modi.

La Società di Soccorso, l’organizzazione femminile mormone

martedì, gennaio 31st, 2012

Organizzata nel 1842 e composta da oltre 6 milioni di membri, la Società di Soccorso mormone è la più grande e antica organizzazione femminile  del mondo (Kimball, P. 2011. Examiner).

I membri sono donne Santi degli Ultimi Giorni dai 18 anni in su. Si tratta di un’organizzazione all’interno della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (chiamata “Chiesa mormone” dai media), dedita alla fede, alla carità, alle opere buone, e ad edificare le donne attraverso il loro ruolo divino della femminilità e della maternità.
Quando Joseph Smith, profeta e capo della chiesa primitiva, organizzò la Società di Soccorso, l’organizzazione mormone concepita divinamente per aiutare i poveri e per edificare spiritualmente le donne – dichiarò che il suo scopo era quello di vedere “soccorrere i poveri, gli indigenti, le vedove e gli orfani e per l’esercizio di tutti i fini benevoli “. Come parte di questa organizzazione, so che il compimento di questo grande scopo dipende da tutte le sorelle della Società di Soccorso, ed è tramite piccoli gesti, compiuti da ognuno di noi ogni giorno, che siamo in grado di offrire sollievo e aiuto a coloro che ci circondano.
Il benessere dei nostri membri è supervisionato da coppie di sorelle, conosciute come insegnanti in visita. Sono stata immensamente benedetta da una di queste sorelle, in particolare, quando stavo attraversando un momento molto difficile. Ero incinta, mi trovavo a vivere un rapporto sbagliato, e non avevo alcun reddito. Lei mi dava dei passaggi in macchina per andare dal medico e al  Magazzino del Vescovo, dove  potevo ricevere cibo e cure, e fu un grande sostegno quando presi la decisione molto importante, quella di porre fine al mio rapporto  per la sicurezza del bambino. Ora, sono costantemente rafforzata dalle sorelle della Società di Soccorso e mi sforzo di fare del mio meglio facendo l’ insegnamento in visita, così da poter forse essere il sostegno e la forza di cui un’altra sorella può avere bisogno in un momento di difficoltà.
La Società di Soccorso, l’ organizzazione mormone che si cura dei poveri e dei bisognosi, va ben oltre i nostri incontri domenicali, dove ci vengono insegnati molti importanti principi del Vangelo,  la storia della nostra chiesa e di questa organizzazione. Se la nostra missione iniziasse e finisse solo ogni domenica, nella stanza della Società di Soccorso, non potremmo mai raggiungere gli scopi di questa organizzazione.

A tutte noi è stata data la possibilità di migliorare i propri talenti, di imparare le une dalle altre e crescere come mogli, madri, sorelle e figlie. Ognuno di noi ha un vissuto unico, e possiamo applicarci a modo nostro. Noi tutte abbiamo qualcosa da offrirci l’un l’altra. Le Sorelle della Società di Soccorso sono note perché fanno visita ai malati negli ospedali e nelle loro case, danno pasti a chi è nel bisogno, eseguono piccoli atti di gentilezza e di servizio come aiutare nei lavori domestici, nelle spese, facendo baby sitteraggio, ecc, e per essere sempre impegnate a migliorare se stesse lavorando sodo, e mostrando carità e compassione.
Sono onorata di essere un membro di questa grande organizzazione, e solo sperare che il mio contributo avrà un impatto positivo sulle vite altrui, in modo che le persone possano arrivare a conoscere il Salvatore attraverso di me, e riconoscere la Sua mano in ogni cosa. Attraverso le sorelle della Società di Soccorso, l’opera di Cristo continua sulla terra, e membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni) si sforzano di rendere il mondo un posto migliore migliorando se stessi e dedicando il loro tempo e talenti al servizio.

La mano di Dio

martedì, dicembre 14th, 2010

Mormoni- Gesu' camminando sull' acquaLa Bibbia si riferisce spesso alla mano del Signore. Di solito, viene utilizzata questa metafora per rappresentare le interazioni di Dio con l’uomo. Le interazioni sono spesso descritte come punizioni, per i peccati, o come conforto o gratificazioni, in risposta a comportamenti valorosi.

Ascoltate le parole di Mormon: ‘Non sapete, voi, che siete nelle mani di Dio? Non sapete che Egli ha ogni potere?’ (Morm. 5:23).

Le mani sono una delle parti più simbolicamente espressive del corpo. In ebraico, yad, la parola più comune per “mano”, è anche usata metaforicamente per potenza, forza, potere (vedi William Wilson, Studio della parola del Vecchio Testamento [1978], 205). Quindi, mani significano potere e forza.” (W. Craig Zwick,” Il Signore tuo Dio terrà la tua mano », Liahona, Novembre 2003, 34-36).
La scrittura riportata di seguito si trova nel Libro di Mormon, che la utilizza spesso. Anche la Bibbia ci mostra come essa viene applicata alle persone: “E io sono stata rafforzata, poiché la mano del Signore mio Dio era su di me” (Ezra 7:28).

L’anziano Zwick continua a spiegare l’analogia:
Considerate le parole di Giovanni che descrivono il Salvatore risorto e glorificato: “E quando l’ho visto, … egli mise la sua mano destra su di me, dicendomi di non temere, … sono io Colui che vive, e che era morto, ed ecco, io vivrò per sempre “(Ap 1,17-18). Quando Egli pone la sua mano su di noi, noi, come Giovanni, possiamo vivere in lui. (continua…)

Perche’ ci sono cosi’ tante Marie nel Nuovo Testamento?

domenica, luglio 20th, 2008

I giudei tipicamente avevano un nome solo, cosa che causava difficolta’ a distinguersi fra individui con lo stesso nome nel Nuovo Testamento. Per esempio, il Nuovo Testamento cita i nomi di almeno sette Marie differenti . Per distinguerle gli autori del Nuovo Testamento, includevano nomignoli o altri fatti su di esse che le identificassero, come per esempio il luogo di provenienza (Maria Maddalena o Maria di Magdala).

Chi era Maria, la madre di Gesu’ ?

Maria, la madre di Gesu’, viveva a Nazaret, probabilmente con i genitori, quando avvenne l’ annunciazione della nascita di Gesu’, sebbene Matteo e Luca riferiscono una forte connessione fra di lei, suo marito, e Betlemme (Matteo 1:16-23; Luca 2:4-7). Lei fu un testimone al miracolo di Cana (Giovanni 2:3), parti del ministero (Matteo 12:46), la crocifissione (Giovanni 19:25), e possibilmente la resurrezione di Cristo (Matteo 28: 1; Marco 16:1; Luca 24:10). E’ anche menzionata come essendo presente durante una riunione di discepoli dopo la resurrezione di Gesu’ (Atti 1:14). Da nessuna parte nella Bibbia e’ riportata la genealogia di Maria, sebbene tradizioni posteriori tentarono di identificare la traccia genealogica che si trova in Luca come quella di Maria (Luca 3:23-38).

Chi era Maria Maddalena ?

Maria Maddalena era della citta’ di Magdala. Probabilmente offri’ sostegno finanziario al ministero di Gesu’ come suggerito dalla sua abilita’ di viaggiare liberamente (Marco 15:41; Luca 8:1-2) Fu guarita miracolosamente dalla possessione demoniaca (Luca: 2). Fu testimone della crocifissione, sepoltura, della tomba vuota, e del corpo risorto di Gesu’ (vedere Matteo 27:55-56, 61: Giovanni 20:14-18). Secondo il vangelo di Giovanni fu la prima persona a vedere Gesu’ dopo la sua resurrezione.

Chi era Maria, la sorella di Marta e Lazzaro ?

Maria, la sorella di Marta e Lazzaro, fu lodata per la volonta’ di imparare quando la sorella si lamento’ con Gesu’ di essere sopraffatta dai lavori domestici della casa (Luca 10:41-42). Maria unse anche i piedi di Gesu’ con spigonardo e li asciugo’ con I suoi capelli prima della sua sepoltura, cio’ fa di Maria la prima persona oltre a Gesu’ a richiamare apertamente l’attenzione sulla sua morte incombente (Giovanni12:3-7).

Chi era Maria, madre di Giacomo e Giose’?

Maria, la madre di Giacomo e di Jose’, era una discepola che seguiva Gesu’ dalla Galilea (Matteo 27:55-56). Il vangelo di Marco la presenta come una benefattrice del pubblico ministero; fu anche una testimone della tomba vuota (Marco 15:40-41; Matteo 27:56). Probabilmente e’ ” l’altra Maria” a cui ci si riferisce nei resoconti della tomba vuota (Matteo 27:61). Interessante notare che Gesu’ ebbe quattro fratelli, e i due maggiori si chiamavano “Giacomo e di Jose’ ” (Marco 6:3), rendendo possibile che questa Maria sia la stessa madre di Gesu’, conclusione supportata dall’asserzione di Marco che Maria era la madre di ” Giacomo il minore”, un nomignolo popolare per il fratello minore di Gesu’ con lo stesso nome (Marco 15:40).

Chi era Maria, la moglie di Cleofa?

Maria, moglie di Cleofa, e’ menzionata per nome solo in Giovanni 19:25 come una testimone della crucifissione ed e’ chiamata “Maria la moglie di Cleofa ” o, piu’ letteralmente “Maria di Cleofa .” Alcuni hanno pensato che fosse Maria la sorella della madre di Gesu’. Comunque, sembra improbabile che due sorelle abbiano avuto lo stesso nome. Percio’, alcuni studiosi credono che il riferimento in Giovanni elencava la madre di Gesu’ e la sorella della madre, e “Maria, la moglie di Cleofa,” come tre persone separate .

Chi era Maria, madre di Giovanni Marco ?

Maria, la madre di Giovanni Marco fu una discepola importante che apri’ la sua casa ai santi in Gerusalemme subito dopo la morte di Gesu’ (Atti12:12). Luca la descrive come una donna di mezzi (Atti 12:12-14).

Chi era Maria menzionata in Romani?

La Maria, menzionata nei Romani, sembra non avere alcun nesso con quelle menzionate nel vangelo canonico, ma fu una grande benedizione per le congregazioni a Roma. Paolo lodo’ il suo servizio dicendo: “Salutate Maria la quale si e’ molto affaticata per noi ” (Romani 16:6).

Le donne, seguivano Gesu’ ?

domenica, luglio 20th, 2008

Si’! Gesu’ aveva un grande rispetto per le donne, spesso includendole come modelli di ruoli positivi di fede e dedicazione nel suo insegnamento e nelle sue parabole (vedere per esempio, la vedova di  Sarepta che nutri’ Elia, Luca 4:25-26; e la donna che diede le sue due mine al tesoro (Marco 12:42-44). (continua…)