Archive for the ‘Gesu' Cristo’ Category

Quando fu scritto il vangelo di Giovanni ?

Lunedì, Luglio 21st, 2008

Gli studiosi hanno considerato per molto tempo il vangelo di Giovanni come uno degli ultimi testi scritti nel Nuovo Testamento. Le ragioni di questa conclusione, che il vangelo di Giovanni sia stato scritto dopo le lettere di Paolo, i vangeli sinottici (Matteo, Marco, e Luca), e molte delle epistole posteriori, sono basate su una varieta’ di evidenze che quando considerate collettivamente suggeriscono una composizione avvenuto dopo il 90 d.C.

Forse l’assunzione piu’ basilare, riguardante la data di composizione del vangelo di Giovanni,  e’ la sua teologia paragonata agli altri tre vangeli.

Specificamente, il quarto vangelo enfatizza la divinita’ di Gesu’ e il Suo ruolo premortale come deita’ (Giov. 1:1, 14). Gesu’ sembra anche essere onnisciente in molti episodi, come la storia della donna al pozzo in Samaria, quando Gesu’ conosce dettagli intimi riguardo allo stato maritale della donna, senza che gli sia stato detto nulla (Giov. 4:16-18). Gesu’ dichiara anche che Lui e’ Dio nel vangelo di Giovanni (Giov. 8:58) e si identifica con il Geova del Vecchio Testamento. Le altre storie presentano un ritratto di Gesu’ molto esaltato a paragone col vangelo di Marco , per esempio, dove Gesu’  appare affamato (Marco 3:5) o dove sembra essere “fuori di se’ ” (Marco 3:21). Se la teologia e il credo in Gesu’ si sia sviluppato da una comprensione piu’ primitiva, un credo piu’ esaltato in Gesu’ come suggeriscono gli studiosi, Marco e’ il primo.

Un secondo fattore guida nella discussione e’ che i vangeli sinottici sono chiaramente in una conversazione fra loro ed hanno in comune circa il 90% del loro materiale; laddove il vangelo di Giovanni puo’ essere spesso considerato come un tardo commentario a quella precedente conversazione. Un esempio di questo avvenimentosi si puo’ trovare nel resoconto del Monte della Trasfigurazione, che il vangelo di Giovanni  omette, forse perche’ la storia era gia’ stata annotata in tre fonti precedenti. Molte delle omissioni di Giovanni possono essere interpretate in questo modo, anche se la logica e’ chiaramente circolare.

Un’altra considerazione importante e’ che il vangelo di Giovanni puo’ tentare di rompere certi gruppi che laceravano il cristianesimo indicate a volte come Docetisti, a causa del loro credo che Gesu’ non fosse veramente mortale, ma invece, dicevano, Gesu’ sembrava essere mortale solo ai nostri occhi . Giovanni puo’ aver tentato di minare queste affermazioni includendo storie di Gesu’ che mangiava pesce (Giov.  21:12-15) e che era carne e dimoro’ fra noi (Giov. 1:14). Il movimento Docetista e’ datato dagli studiosi le ultime decadi del primo secolo e poi si estende nel secondo secolo, il che’ porrebbe la redazione del vangelo di Giovanni contemporaneamente al sorgere del Docetismo.

Tutte queste considerazioni, incluse molte altre, sono comunque affermazioni soggettive che non possono essere provate o screditate. L’ evidenza fisica per  il vangelo di Giovanni e’ allo stesso modo inconclusiva e percio’  il nostro solo suggerimento e’ di considerare l’evidenza letteraria che sopravvive. Fino a quando il modello colto di sviluppo teologico continua a reggere, il vangelo di Giovanni sara’ considerato un  documento del tardo I secolo che ha catturato una delle finali dichiarazioni teologiche della chiesa del I secolo. Una dotta cautela , comunque, spinge a dire che l’ultima datazione  del vangelo di Giovanni resta piu’ una conclusione di prova che  il risultato di una teoria di origini cristiane piuttosto che una teoria letteraria usata per spiegare il vangelo di Giovanni stesso.

 

 

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Cos’e’ la seconda venuta?

Lunedì, Luglio 21st, 2008

 

Gesu’ venne sulla terra come un essere mortale nel meridiano del tempo. Insegno’ il Vangelo, elargi’ la divina autorita’ , organizzo’ la chiesa, e soffri’ e mori’ come un sacrificio espiatorio infinito per i peccati del mondo. Dichiaro’ che sarebbe venuto di nuovo, non sarebbe tornado come il nazareno mite e di basso rango ma come il signore del sabato e il Signore degli eserciti. La Sua Seconda Venuta e’ descritta come “in Gloria” venendo, nella sua vera identita’ comne il Dio di tutta la creazione, il Redentore e Giudice . La Sua Seconda Venuta e’ descritta come sia grande che terribile-grande per coloro che sono stati sinceri e fedeli e percio’ non vedono l’ora che Egli torni , e terribile per coloro che hanno agito contro lo spirito di grazia e che percio’ sperano che non torni La Seconda Venuta in gloria e’ infatti “la fine del mondo,” che significa la fine della mondanita’, la distruzione dei malvagi (Joseph Smith-Matteo 1:4, 31). A questa venuta I malvagi saranno distrutti, i retti si faranno avanti e saranno portati su ad incontrarlo, e la terra trasformata da una orbe celestiale caduta a una sfera terreste, paradisiaca. Noi vivremo e saremo fra nuovi cieli e nuove terre . La Seconda Venuta iniziera’ il regno millenario.

Sperry Symposium Classics, Religious Studies Center, Brigham Young University, 2004, p. 202.

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Perche’ Dio abbandono’ Gesu sulla croce?

Domenica, Luglio 20th, 2008

Matteo e Marco, gli unici vangeli che registrano dettagliatamente quest’accaduto, notano che Gesu’ si senti’ abbandonato da Dio senza spiegare perche’ (vedere Matteo 26: 46; Marco 15:34).

Piu’ tardi, alcuni commentatori cominciarono a esplorare l’ imponderabile; suggerendo una varietà di spiegazioni sul perche’ Gesu’, innocente e senza colpa, abbia provato una completa separazione dal Padre in questo terribile momento.

Alcuni studiosi e teologi suggeriscono che il Padre non poteva portare testimonianza della morte del suo beneamato figliolo e perciò si distolse al  momento della sofferenza finale di Gesu’.

Altri ipotizzano che il Padre doveva partire, un divino fiat, cosicché  Gesu’ potesse compiere l’espiazione completamente solo.

Infine, alcuni postulano che Gesu’ fu completamente abbandonato da Dio come tutti i peccatori poiche’ Gesu’ soffri’ e mori’ al nostro posto (vedere Galati 3:13; 1 Pietro 2:24).

Perche’ il Padre abbia dimenticato Gesu’ mentre moriva di una terribile morte sulla croce e’ degno di una riflessione profonda. 

Cio’ che si sa chiaramente, a prescindere delle cose a cuMatteo e Marco, gli unici vangeli che registrano dettagliatamente quest’accaduto, notano che Gesu’ si senti’ abbandonato da Dio senza spiegare perche’ (vedere Matteo 26: 46; Marco 15:34).

 Piu’ tardi, alcuni commentatori cominciarono a esplorare l’ imponderabile; suggerendo una varietà di spiegazioni sul perche’ Gesu’, innocente e senza colpa, abbia provato una completa separazione dal Padre in questo terribile momento.

Alcuni studiosi e teologi suggeriscono che il Padre non poteva portare testimonianza della morte del suo beneamato figliolo e perciò si distolse al  momento della sofferenza finale di Gesu’.

Altri ipotizzano che il Padre doveva partire, un divino fiat, cosicché  Gesu’ potesse compiere l’espiazione completamente solo.

Infine, alcuni postulano che Gesu’ fu completamente abbandonato da Dio come tutti i peccatori poiche’ Gesu’ soffri’ e mori’ al nostro posto (vedere Galati 3:13; 1 Pietro 2:24).

Perche’ il Padre abbia dimenticato Gesu’ mentre moriva di una terribile morte sulla croce e’ degno di una riflessione profonda. 

Cio’ che si sa chiaramente, a prescindere delle cose a cui non possiamo trovare pienamente una risposta, e’ che il Padre e’ perfetto in ogni  attributo – e non avrebbe permesso che Gesu’ vivesse questo momento di solitudine se non fosse stato per raggiungere il suo proposito immutato : il bene eterno di  Suo Figlio e di tutti i Suoi figli, incluso ognuno di noi.

 non possiamo trovare pienamente una risposta, e’ che il Padre e’ perfetto in ogni  attributo – e non avrebbe permesso che Gesu’ vivesse questo momento di solitudine se non fosse stato per raggiungere il suo proposito immutato : il bene eterno di  Suo Figlio e di tutti i Suoi figli, incluso ognuno di noi.

 

 

 

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Cos’e’ una parabola ?

Domenica, Luglio 20th, 2008

Una parabola, letteralmente un paragone (greco parabole), riferisce l’essenza delle cose piuttosto che i modi in cui le cose esistono.

Per quel motivo le parabole, trascendono i limiti del tempo e hanno significato in un mondo che cambia continuamente. Il Nuovo Testamento usa una definizione sciolta di una parabola quando paragonata al senso piu’ ristretto dato ad esse dai pensatori greci.

Invece, “parabola” nel Nuovo Testamento puo’ descrivere una metafora estesa, un’ allegoria, o una vera parabola narrativa.

Il Nuovo Testamento segue strettamente la tradizione stabilita nelle scritture ebraiche ( Vecchio  Testamento) che una parabola e’ qualsiasi cosa che paragoni due oggetti l’un l’altro. “Come puo’ Satana cacciar via Satana?” come una parabola (Marco 3:23), mentre si usa la stessa terminologia per parlare della parabola del Seminatore.

La predominanza di parabole nel Nuovo Testamento rivela che la parabola era un metodo di insegnamento preferito di Gesu’ fornendo al lettore moderno una finestra in chi egli era realmente e come vedeva il mondo. Gesu’ preferiva parlare delle cose come avrebbero dovuto, potuto e voluto essere, invece di istruire direttamente  i suoi discepoli su come gestire un problema.

Raramente interpretava le sue parabole (Matteo 13:36-43); preferiva che il compito dell’interpretazione fosse portato avanti dai suoi discepoli. Per questo motivo, le parabole offrono un invito aperto all’ interpretazione a ogni generazione che le usa.

Senza questa finestra di interpretazione continua, le parabole diventano confinate storicamente e applicabili solo a un determinato momento della storia. Nel Nuovo Testamento, il Vangelo di Matteo contiene piu’ parabole di Gesu’ che ogni altra fonte. Il suo autore era evidentemente attratto dagli insegnamenti in parabole di Gesu’.

A differenza di Marco, Luca, e Giovanni , Matteo non solo riferisce le parabole ma le ha anche raccolte in numerose collezioni concise (Matteo 13 e 25) con in mente uno scopo distinto.

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Chi era Nicodemo?

Domenica, Luglio 20th, 2008

Nicodemo era un fariseo che, come un “capo dei giudei,” sembra sia stato membro del Sinedrio. Appare tre volte nel vangelo di Giovanni. Nel primo e piu’ famoso, subito dopo la purificazione del tempio, Nicodemo visito’ Gesu’ di notte, presumibilmente per evitare di essere scoperto da altri capi ebrei del Sinedrio ma forse in una visita ufficiale come delegato farisaico del Sinedrio per accertarsi delle intenzioni e del carattere di Gesu’. Il loro incontro forni’ l’occasione per il discorso di Gesu’ sulla “rinascita” (Giovanni 3:1-21), in cui Gesu’ afferma il bisogno per ogni persona di “nascere dall’alto” (Giovanni3:3 anothen, KJV “di nuovo”), essere nato d’acqua e di spirito. Sebbene Nicodemo inizialmente sembrasse confuso, forse rivelando che le sue opinioni lineari su Gesu’ stavano per cambiare, Gesu’ enfatizzò la fonte di questa nuova vita descrivendo se stesso come l’esempio di uno che  “e’ sceso dal cielo,” che Dio ha mandata perche’ egli  “ha cosi’ amato il mondo, che ha dato il Suo unigenito figlio, affinché chiunque creda  in Lui non perisca, ma abbia vita eterna ” (Giovanni 3:13, 16).

Nicodemo e’ menzionato di nuovo quando i Farisei e i capi sacerdoti cercano di arrestare Gesu’ mentre sta recandosi alla Festa dei Tabernacoli a Gerusalemme (Giovanni 7:45-53). Ricordando che era lo stesso uomo che “venne a Gesu’ di notte” (Giovanni 7:50), Giovanni nota che Nicodemo fu rimproverato quando ricordo’ all’adunanza che la legge non condannava nessuno senza che gli fosse stato dato ascolto.

Nicodemo e’ indentificato a volte come un discepolo segreto di Gesu’ o come uno che rappresenta quelli che mancano di fede sufficiente per sostenerlo apertamente. Comunque, nella sua terza apparizione nel vangelo di Giovanni al seppellimento di Gesu’ (Giovanni 19:38-42), Nicodemo, che prima era venuto da Gesu’ quando era buio, esce alla luce, portando un vasto ammontare di spezie per assistere Giuseppe di Arimatea nel preparare il corpo di Gesu’ ad essere messo nella tomba e nel rendere nota la sua linea di pensiero. Significativamente, questo evento successe dopo che Gesu’ era stato sollevato sulla croce, permettendo a Nicodemo di vedere l’adempimento di una profezia fatta da Gesu’ che egli sarebbe stato sollevato “come Mose’ sollevo’ il serpente nel deserto” (Giovanni 3:14).

 

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Le donne, seguivano Gesu’ ?

Domenica, Luglio 20th, 2008

Si’! Gesu’ aveva un grande rispetto per le donne, spesso includendole come modelli di ruoli positivi di fede e dedicazione nel suo insegnamento e nelle sue parabole (vedere per esempio, la vedova di  Sarepta che nutri’ Elia, Luca 4:25-26; e la donna che diede le sue due mine al tesoro (Marco 12:42-44). (continua…)

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I pastori: testimoni della nascita di Gesu’

Domenica, Luglio 20th, 2008

 

La vigilia della nascita di Cristo nella stalla a Betlehem, c’erano, nei campi non molto lontani, dei pastori che guardavano le loro greggi . Il fatto che fossero nei campi di notte ci da’ qualche indicazione della stagione dell’anno in cui Cristo era nato.

Era abitudine fra gli ebrei portare le greggi nei campi verso il periodo di Pasqua e riportarle a casa al giungere delle prime piogge -cosi’ sarebbero state nei campi  circa da aprile fino a ottobre. Di questi pastori l’anziano, Bruce R. McConkie ha suggerito:

Questi non erano pastori comuni, ne’ greggi comuni. Le pecore che venivano curate la’-no, non fatte pascolare, ma custodite, trattate con amore e devozione-erano destinate al sacrificio sul grande altare nella casa del Signore, in similitudine del sacrificio eterno di colui che in quella notte mirifica giaceva in una stalla, forse fra pecore di un destino minore.

E i pastori -per i quali il velo era stato lacerato: sicuramente erano di statura spirituale come Simeone  e Anna e Zaccaria ed Elisabetta e Giuseppe e il gruppo crescente di anime credenti che stavano venendo a conoscere, per rivelazione, che il Cristo del Signore era ora sulla terra. Poiche’ c’erano molte vedove in Israele, ed Elia fu mandata solo a quella di Sarepta, cosi’ c’erano molti pastori in Palestina, ma l’angelo araldo ando’ solo su coloro che guardavano le greggi del tempio, solo loro udirono i cori celesti.

Che la  testimonianza di un solo Apostolo in merito al carattere di questi pastori non sta da sola, io cito quella di un’altra, Alma, che annuncio il principio che gli angeli avrebbero dichiarato le buone novelle della nascita del Messia a “uomini giusti e santi” (Alma 13:26).

La testimonianza speciale che questi “uomini giusti e santi” portarono sulla nascita di Cristo non era limitata alla notte della nascita del Salvatore, ma fu per ognuno di essi una chiamata durata tutta la vita.

La loro storia doveva essere raccontata a familiari, amici e vicini. Doveva essere raccontata alle corti del tempio e da la’ doveva trovarsi narrata a tutte le nazioni della terra. Luca ci dice che dopo che i pastori ebbero visto il “bambino che giaceva nella mangiatoia” fecero sapere intorno cio’ che era stato loro detto in merito a questo bambino” (Luca 2:16-17).

Tale era la commissione dell’ angelo che stette davanti a loro quella notte santa dichiarando  “buone novelle di grande allegrezza,”, che dovevano andare “a tutto il popolo” (Luca 2:10).

Sperry Symposium Classics, Joseph Fielding McConkie, 2006, Brigham Young University & Deseret Book, 112-113.

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Il coro celeste: testimoni della nascita di Cristo

Domenica, Luglio 20th, 2008

 

 Quando i cieli furono aperti ai pastori, essi videro dapprima un angelo del Signore -supponiamo Gabriele -che diceva: “Non temete: perche’, ecco, io vi reco novelle di grande gioia, che tutto il popolo avra’. Poiche’ oggi nella citta’ di Davide e’ nato per voi un Salvatore che e’ Cristo il Signore” (Luca 2:10-11). Poi “improvvisamente,” secondo la versione del Re Giacomo , “si uni’ all’angelo una moltitudine  dell’esercito celeste che lodava Dio dicendo: Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra, benevolenza verso gli uomini ” (Luca 2:13-14).

Nel narrare la storia di Natale, c’e’ un’obiezione occasionale all’idea che la nascita di Cristo fu annunciata ai pastori da un coro celeste. Questa obiezione si basa sul fatto che il testo della Bibbia non dice che il loro messaggio fu cantato.

In risposta, osservo dapprima che ci sono traduzioni della Bibbia responsabili che riferiscono che  l’esercito di Dio stava “cantando le lodi di Dio”; secondo, sarebbe contrario all’ordine dell’adorazione per una schiera fare qualcos’altro che cantare, come afferma una molteplicità di testi scritturali; e terzo, abbiamo accenni dell’apparizione di altri cori celesti che gioivano in altre occasioni.

 La capacità musicale varia fra i talenti con cui uno potrebbe essere nato e che uno puo’ portare con se nel mondo a venire. L’anziano McConkie frequentemente predicava la dottrina che quelli con grandi talenti musicali stanno faticando dall’altro lato del velo per preparare la musica e il coro  che ci sara’ al ritorno di Cristo.

Mentre il coro cantava agli umili pastori di Giudea, forse aveva la missione dal mondo di sopra di annunciare la nascita del Salvatore fra resti sparsi delle tribù d’Israele. “Si’, e la  voce del Signore, lo proclama a tutte le nazioni per bocca degli angeli,” Alma scrisse, “si’, lo proclama, affinché essi possano avere buone novelle di grande gioia; si’ ed egli fa risuonare  queste buone novelle fra tutto il suo popolo, si’ anche a quelli che sono dispersi sulla faccia della terra; pertanto sono giunte sino a noi” (Alma 13:22).

L’inno di Natale, “A mezzanotte in ciel s’udi’ ” e’ un annuncio proprio dell’ora dell’apparizione del coro celeste ai pastori.

Quest’inno ha le sue radici da un testo dalla Saggezza di Salomone, una parte apocrifa del  Vecchio Testamento  Il passaggio afferma che “la notte nel suo rapido corso era ora per meta’ trascorsa” e  si riferisce contestualmente alla distruzione dei primogeniti degli Egiziani al tempo dell’Esodo.

Cio’ comunque non ha impedito agli scrittori cristiani dal vederlo come un riferimento al tempo della nascita di Cristo (vedere Saggezza di Salomone 18:14-15).

Sperry Symposium Classics, Joseph Fielding McConkie, 2006, Brigham Young University & Deseret Book, 113-114.

 

 

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Chi e’ Tacito?

Domenica, Luglio 20th, 2008

Cornelio Tacito, nacque verso il  56 A.D. , era di una famiglia di recente nobiltà.  Il suo primo incarico politico fu sotto gli imperatori della casa Flavia Vespasiano, Tito e Domiziano.

Sopravvisse con successo alle purghe senatoriali sotto il regno di Domiziano, riuscendo persino a mantenere la sua carica, in seguito, sotto il buon imperatore Traiano divenne console, dopodichè inizio’ una fertile carriera letteraria, scrivendo una biografia del suocero , uno studio etnografico sui Germani, un trattato sull’oratoria, e due famose opere storiche di cui oggi ci sono giunti solo   i frammenti.

La prima di queste, Storie inizia con la Guerra civile che segui’ la caduta dell’imperatore Nerone e tracciava anche il sorgere dei Flavi .

 Essa contiene importanti informazioni sulla rivolta giudaica, raccontando il primo comando di Vespasiano e la riconquista della Giudea da parte dei romani e la sua proclamazione  da parte delle legioni come imperatore mentre serviva in quel luogo.

Le storie  procedono poi a descrivere l’assedio di Gerusalemme da parte di Tito, tuttavia il resoconto di Tacito si interrompe prima della sua conclusione .

La seconda opera storica di Tacito gli Annali, copre un periodo precedente, degli imperatori Giulio-Claudi dopo Augusto. Le parti che sopravvivono dei regni di Tiberio e di Nerone. Molte delle nuove famiglie senatoriali dell’impero nutrivano un attaccamento nostalgico alla “repubblica libera ” prima di Augusto, e Tacito non faceva eccezione. Pur borbottando ammirava  Augusto, ma criticava i suoi successori e si focalizzava sui conflitti fra gli imperatori e la classe senatoria. Aveva un’antipatia  particolare per Tiberio, che gli ricordava Domiziano, il cui regno era impopolare per Tacito e gli altri senatori.

 

 

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Quali sono i titoli delle parabole di Gesù ?

Domenica, Luglio 20th, 2008

 La parabola del seminatore

Sorprendentemente, solo due parabole di Gesù hanno un titolo nel testo o nei manoscritti del Nuovo Testamento : la “parabola del seminatore” (Matteo 13:18) e “la “parabola del loglio nel campo” (Matteo 13:36). Le altre parabole hanno titoli che sono il risultato della descrizione nei commentari, intestazioni dei capitoli nella Bibbia stampata e discussioni secondarie. Originalmente, queste altre parabole non avevano titoli standardizzati. L’importanza di queste informazioni e’ che l’interpretazione delle parabole e’ stata connessa inestricabilmente ai loro nomi. Il titolo “Il figliol prodigo” per esempio si focalizza, su un figlio traviato che dilapida l’eredita’ del padre. In realtà comunque, la parabola del figliol prodigo tratta di un padre amorevole che ha due figli traviati , uno che va via e si pente e uno che diventa duro di cuore a causa della gelosia . Forse lo scopo originale era di mostrare l’amore del padre, ma sfortunatamente questo intento e’ oscurato dal solito (e incompleto)  titolo della parabola .

Consideriamo i titoli seguenti e il loro impatto sulla comprensione del significato della parabola: “la parabola del grano e del loglio” e “il matrimonio del figlio del re.” Nel primo esempio, il nome moderno suggerisce che il grano e il loglio ricevono uguale enfasi ma quando i discepoli di  Gesù  gli chiesero di interpretarla la chiamarono “la parabola del loglio nel campo” (Matteo 13:36). La loro comprensione era stata diretta verso un interesse immediato – il riconoscimento del loglio nel regno e il loro dovere di distinguerlo – mentre il titolo moderno identifica sia il grano che il loglio come elementi uguali.

La parabola del matrimonio del figlio del re all’inizio sembra focalizzarsi su una parte di una bella storia – la vera cerimonia di matrimonio, che viene menzionata una volta ma mai raccontata (Matteo 22:2). Comunque, il tema della parabola poi si sposta verso gli ospiti invitati  e non invitati, con quelli che erano attesi ad attendere il matrimonio  che vengono cacciati  e quelli che erano stati  guardati con disprezzo che alla fine sono accolti alla cerimonia. Il titolo moderno manca la conclusione potente che un invito non garantisce l’entrata al matrimonio. Nel leggere il testo biblico, dovremmo distinguere fra vero testo e commentario piu’ recente, come le intestazioni dei capitoli, le note a pie’ di pagina e altri aiuti interpretativi.

 

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