Archive for the ‘Gesu’ Cristo’ Category

Sperimentare il nostro debito

giovedì, gennaio 12th, 2012

La comprensione della nostra impotenza se manca l’aiuto divino del Signore Gesù Cristo ci permette di contare sulla Sua grazia, come la nostra vera fonte di forza. Le parole dell’inno: “Vieni, tu Fonte di ogni Benedizione” sottolinea quanto sia facile per le anime umane sbagliare e come siamo indebitati verso la grazia del nostro Salvatore, che lega a Lui le nostre anime che vagano nell’errore.

Come membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (soprannominata “Chiesa mormone” dagli amici di altre religioni), crediamo che tutti siamo debitori alla grazia infinita del nostro Salvatore debito che non potremo mai ripagare. Siamo tutte pecore perdute che hanno bisogno della guida costante del nostro pastore. Anche come membri della Chiesa restaurata di Gesù Cristo siamo pecore perdute, inclini a sbagliare perché spesso sopravvalutiamo la nostra parte nel patto del Vangelo. In tal modo, siamo in pericolo di trascurare il fatto che siamo totalmente alla mercé della grazia del nostro Salvatore.

Molti di noi fraintendono la dichiarazione di Nefi (Nefi è un profeta del Libro di Mormon), “Perché noi sappiamo che è per grazia che siamo salvati, dopo tutto ciò che possiamo fare» (2 Nefi 25:23). Alcuni hanno interpretato questo versetto per dire che dobbiamo fare tutto il possibile per perfezionarci, poi, una volta che abbiamo esaurito ogni oncia di autosufficienza, auto-disciplina, e di rettitudine, il Signore completerà qualunque cosa che resta ancora da perfezionare.

Quando facciamo questo, siamo in pericolo di assumere una posizione quasi anti-cristiana, ponendo la nostra fiducia nel nostro Io. Pare che diciamo che la maggior parte del merito per la nostra salvezza è solo nostra. Pare anche che diciamo che dovremmo tentare tutto quanto è in nostro potere per non ricorrere all’aiuto del Salvatore, ma se dovessimo avere problemi, saremmo lieti di permettergli di fare la differenza. Questo rivela una conoscenza molto superficiale del contributo infinito del Signore alla nostra relazione di alleanza finita. Solo trovandoci in un rapporto di alleanza con Cristo, un essere infinito, il nostro conto spirituale può riflettere i meriti infiniti, sufficienti per salvare ed esaltarci. Quello che facciamo non potrà mai essere sufficiente.

Una formula che ci potrebbe aiutare a comprendere la differenza drastica tra la nostra parte insufficiente (finita) nel patto e quella del Salvatore sufficiente (infinita), è questa: I – F = I. In altre parole, la differenza tra ciò che è infinito e quello, che è finito, è sempre una differenza infinita. La differenza tra quello che facciamo e ciò che il Salvatore fa per noi sarà sempre infinita. Anche se abbiamo preso F e l’abbiamo innalzato al centesimo di potenza, la differenza sarebbe lo stesso, infinita. (continua…)

A proposito di Dio: La personalità di Dio

venerdì, gennaio 6th, 2012

da Jacob L., membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni), e studente presso la Brigham Young University (BYU).

Spesso nelle riunioni di testimonianza, sentiamo membri che dicono quanto sono grati per l’amore del nostro Padre celeste e di Gesù Cristo. Infatti, tutti abbiamo sentito e sentiamo l’amore di Dio per noi mentre ci avviciniamo a Lui con l’obbedienza ai Suoi comandamenti, anche quando ci sentiamo indegni del suo amore. Ma, leggendo e rileggendo la visione di Enoch di Dio, ho imparato più che mai sulla natura di Dio Padre e Gesù Cristo. Infatti, imparariamo di Dio nostro Padre e che Egli è magnifico e glorioso, che ha passione e sentimenti eterni, che Egli può a volte sentirsi sconvolto quando non amiamo i nostri fratelli e scegliamo di trascurarLo. L’altra dottrina che ho imparato analizzando Mosè 7, è la legge di Dio nel trattare con il suo popolo collettivamente. Metterò a confronto il paese di Canaan con la gente di Enoch. Facendo cosi ho avuto una più profonda comprensione di ciò che alla fine può capitare ad un popolo giusto, quando non riescono a osservare i comandamenti di Dio.

A proposito di Dio: La compassione di Dio per noi

Prima di tutto, non sapevo che Dio potesse piangere. Questo significa che il nostro Padre celeste ha dei sentimenti come i nostri, ma immagino che sia eternamente più profondo, più di quanto io possa capire. Lo vediamo quando Enoch, durante la visione in cui vide tutte le creazioni di Dio, si volse verso Dio e lo vide piangere. Enoch deve essere rimasto scioccato! Doveva essere così incredibilmente stupito nel vedere l’essere più potente dell’universo piangere! Io sarei rimasto scioccato! Cito dal testo “Ed Enoc disse al Signore: Come è possibile che tu possa piangere, visto che sei santo, e da tutta l’eternità a tutta l’eternità? E Tu sei anche giusto, sei misericordioso e benevolo per sempre e la pace, la giustizia e la verità sono la dimora del tuo trono, e la misericordia andrà davanti a te e non hanno fine, come puoi tu piangere”? (continua…)

La nascita di Gesù Cristo

mercoledì, novembre 30th, 2011

Tiffany Sowby è la madre di cinque figli. Ella cerca di trovare umorismo, gioia e appagamento nella piccole cose che la vita ha da offrire.

I membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni), come festeggiano il Natale? Si fonda tutto sulla visita di Babbo Natale, la notte della vigilia di Natale, e su quali regali sono stati acquistati per i propri cari? O il Natale è un modo per ricordare la nascita di Gesù Cristo?

Crescere da bambino, in Inghilterra, significa che gli studi religiosi fanno parte del curriculum scolastico quotidiano. Ho passato molti Dicembre lavorando a progetti d’arte e saggi, che rappresentavano ciò che la maggior parte del mondo cristiano pensa, quando si riferisce al ‘primo Natale’. Mi ricordo, in particolare, una “linea del tempo”, con le immagini che partivano da Maria in visita alla cugina Elisabetta, fino ad arrivare a Gesù Bambino, in una mangiatoia. Mi ricordo la mia terza classe, degli angeli verniciati d’oro, che misi orgogliosamente sull’albero di Natale della mia famiglia. Una delle mie cose preferite, di Dicembre, quando era un bambino in età scolare, era l’unirmi al resto della scuola e cantare i miei inni preferiti di Natale: In una mangiatoia e Astro del ciel.

I miei figli, ora, portano a casa, da scuola, una costruzione in carta di Rudolph e corone di fiori, fatte con fazzoletti di carta verdi e rossi, che adornano i nostri contatori, frigoriferi e porte. Inoltre, ogni canto che i miei figli fanno a scuola, durante il mese di Dicembre, è limitato strettamente a canzoni che parlano di renne, pupazzi di neve e, naturalmente, il buon vecchio Babbo Natale.

Troppo spesso ormai, il vero significato del Natale è lasciato fuori.

Come bambino cresciuto in Inghilterra, la mia famiglia è stata (ed è tuttora) membro attivo della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni). Le nostre feste di famiglia personali e le nostre tradizioni, erano mescolate alle celebrazioni della nostra congregazione della chiesa locale e alle feste della scuola e tutte avevano dei toni molto simili. Celebravamo il Natale. E anche se avevamo avuto la nostra parte equa di dolciumi natalizi, di visite da Santa Claus e di canzoni di Natale non religiose, una cosa che non veniva mai trascurata era il riconoscimento e la celebrazione della nascita di Gesù Cristo.

E’ possibile godere delle parti tradizionali del Natale, che includono Babbo Natale, i bastoncini di zucchero e le casette di dolci e la celebrazione della nascita di Gesù Cristo?

Assolutamente!

C’è molto da amare, nel periodo natalizio. La musica di Natale, il confezionamento dei regali, le ghirlande sulle balaustre e l’odore di un albero di Natale appena tagliato, sono in cima alla mia lista delle mie cose preferite di Natale. Mi piace l’emozione sui volti dei bambini in attesa di Babbo Natale e mi piace trovare del cioccolato nella mia calza.

Mi piace la gentilezza che sembra essere nell’aria, nel periodo natalizio. Sembra che i cuori siano un pò più aperti e i portafogli un po’ più ampi, solo con un giro di pagina del calendario. Eppure, anche con tutte le distrazioni di una vacanza commercializzata, c’è spazio per momenti di quiete e di riflessione, su ciò che il Natale è veramente.

Anche se i miei figli non possono avere lo stesso equilibrio delle celebrazioni natalizie a scuola, come facevo io, una volta, possono sperimentare entrambi i lati del Natale all’interno della nostra casa, della nostra chiesa e tra i parenti e gli amici.

Tipicamente, un Santo degli Ultimi Giorni, (mormone) nelle riunioni domenicali del mese di Dicembre, si concentra sul vero significato del Natale, ma ci sono molte opportunità per bilanciare le altre parti del Natale, all’interno delle nostre chiese. Ho partecipato a numerose cene di Natale, nell’ambiente della chiesa, in cui c’era la canzone di Jingle Bells, mentre Babbo Natale entrava nella stanza o mentre i bambini vestiti con abiti e foglie, rievocavano la scena di Betlemme, in quella prima notte di Natale. Mi sono iscritto a dei gruppi parrocchiali, per fare dei lavori di Natale e le decorazioni e ho unito i gruppi della chiesa, per dare un rifugio ai senzatetto.

Viviamo in un mondo che ha fatto diventare il Natale molto di più della notte semplice e sacra, di 2.000 anni fa. Siamo anche andati oltre i tempi in cui c’era eccitazione, per una singola arancia, lasciata sotto un albero. Viviamo in un mondo che riempie Dicembre con lo scambio di doni, cene, cibi insaccati e ogni sorta di ansia e stress, che vengono fuori dalla ricerca del regalo perfetto o dal celebrare.

Nella mia famiglia, nonostante i miei sforzi per bilanciare tutti gli aspetti del Natale, si passa il giorno di Natale ponendo la nostra completa attenzione, sullo scartare i regali, sulla visita di Babbo Natale e a rispondere alla domanda: “Che cosa hai ricevuto?” La rievocazione della Natività, i canti e le letture scritturale della notte precedente, vengono improvvisamente dimenticati nel vortice dei giochi, dei gadget e del cioccolato della mattina di Natale.

Diversi anni fa, mia nonna introdusse una nuova tradizione, nel pomeriggio, prima della cena di Natale, che lei organizzava sempre. A volte, eravamo quasi 40 persone, nella sua modesta stanza. In mezzo a mucchi di carta da regalo e regali, presentava una persona a cui aveva precedentemente assegnato il compito di leggere: “Babbo Natale sussurrò, insegnando ai bambini il vero significato del Natale”. Usando una lavagna un pò datata, guardavamo e ascoltavamo il significato dei prodotti di Natale e il simbolo con cui erano legati a Gesù Cristo.

Non era il pezzo da leggere, che creava uno spirito speciale nella stanza, e certamente non era l’aiuto visivo. Ma era il riconoscere e il ricordare la nascita di Gesù Cristo e cosa significasse la Sua vita, per ciascuno di noi. Mentre aprivamo i regali, sotto un albero di Natale illuminato, ricordavamo che il Natale era più dei doni presenti sotto un albero.

La mia famiglia ha trascorso molte stagioni natalizie, leggendo il libro di Luca, nella Bibbia. Abbiamo trascorso molte serate, vestiti con accappatoi e lenzuola raffiguranti angeli, uomini saggi e pastori. Abbiamo passato ore in discount e centri commerciali, alla ricerca del regalo giusto per le famiglie e i bambini meno privilegiati. Abbiamo lasciato cadere degli spiccioli nei raccoglitori dell’Esercito della Salvezza.

Eppure, ogni sera, alla vigilia di Natale, andiamo a letto con la speranza che Babbo Natale arriverà, mentre dormiamo.

C’è, senza dubbio, posto per ogni tipo di celebrazione natalizia, nel mese di Dicembre. Pur mantenendo tutte le cose con moderazione, vi è abbondanza di gioia, che si fa sentire a Natale. Il tipo di gioia che si estende anche al di là degli angeli di carta stagnola, agli involucri spiegazzati e ai campanelli abbandonati e ai doni di Babbo Natale. La gioia viene da un solo posto, nei nostri cuori, che mantiene il ricordo sacro della nascita e della vita del nostro Salvatore.

Come l’amore del Signore, mi ha aiutato ad amare me stesso

lunedì, novembre 28th, 2011

Marcus è un membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (inavvertitamente chiamata dagli amici di altre fedi: “Chiesa mormone”). Provato dalle avversità fin da piccolo, condivide ora la sua storia di guarigione. Marcus ha anche filmato uno spot televisivo nazionale e ha viaggiato in Sud America.

Ognuno ha delle sfide.
 Non importa di dove siamo, di quale religione siamo, quanti soldi abbiamo o il nostro status, nella società. Nulla in questo mondo può rendere una persona immune dalle difficoltà della vita.

Alcune delle più grandi sfide che ho affrontato nella mia vita, le ho avute in tenera età. A 12 anni, mi è stata diagnosticata una malattia ereditaria, che ha causato al mio corpo l’impossibilità di produrre, in quantità sufficiente, una sostanza chimica, chiamata serotonina. Il risultato di non avere abbastanza serotonina nel corpo, è la depressione. Mi è stata, poi, diagnosticata una grave ansia sociale e ho dovuto abbandonare la scuola. I miei genitori divorziarono, quando avevo 15 anni, e dall’età di 17 anni mia madre smise di parlare con me. Le sue ultime parole, per me, sono state: “Non voglio più avere nulla a che fare, con te”, prima che lei si allontanasse, senza dirmi dove stesse andando.

Nell’età compresa tra i 12 e i 18 anni, la mia vita era un disastro. Il nostro medico di famiglia disse che il divorzio dei miei genitori mi avrebbe distrutto e molti degli psichiatri che mi visitarono, rinunciarono a seguirmi. La maggior parte del tempo, volevo essere lasciato in pace e soggiornavo nella mia stanza. Mi sentivo come se fossi un peso per tutti gli altri ed ero poco piacevole, se ero in giro. Quando mia madre se ne andò, mi chiusi nella mia stanza per 3 giorni e piansi. Per quanto triste possa sembrare tutto questo, è stato durante questi momenti che il mio rapporto con Dio e la mia fede nell’espiazione di Gesù Cristo sono cresciuti e si sono rafforzati.

Ora, guardando indietro a quel periodo difficile della mia vita, mi rendo conto che non sono andato da Cristo Gesù, per chiedere aiuto. Era il Signore che è venuto ad aiutarmi. Come si dice nel libro di Giovanni, capitolo terzo, versetti 16 e 17:

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque creda in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo, per giudicare il mondo, ma perché il mondo, per mezzo di Lui, si salvi”.

L’espiazione di Gesù Cristo non si applica solo alla salvezza della mia anima, l’espiazione vale anche per la mia vita in, ogni momento. Avevo bisogno allora, più che mai, che qualcuno mi salvasse e fu attraverso l’espiazione e l’amore del mio Salvatore, che la mia salvezza è arrivata. Nel momento in cui sembrava che il mondo fosse contro di me, ho sentito la conoscenza della verità: anche se il mondo intero mi avesse disprezzato, il Signore era venuto in questo mondo, con l’unico scopo di aiutarmi.

In qualche modo, attraverso la nebbia della mia depressione e nonostante l’inesperienza della mia giovinezza, mi sono sentito ispirato e rafforzato. Ho pregato Dio regolarmente e gli ho chiesto aiuto. Mi sembrava che più parlassi al Signore, più mi sentivo forte. La pace e il conforto che mi arrivava, cominciarono a guarirmi dall’interno e, dopo alcuni anni, sono riuscito a smettere di prendere le mie medicine.

Quando mia madre mi ha lasciato ho pianto, ma ho anche pregato. Ho detto al Signore, quanto mi sentivo solo e triste. Sembrava che un pezzo di me fosse stato rimosso e avessi un buco nell’anima. Fu allora che sentii di dover cercare nelle Scritture, il mio conforto. Come membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (erroneamente chiamata comunemente “Chiesa mormone“), avevo letto il Libro di Mormon, che è una registrazione antica di Sacre Scritture, che testimonia di Gesù Cristo. Quando sono andato a leggerlo, mi è capitato di aprire il Libro di Mormon su una scrittura che dovevo aver letto più volte, ma avevo sempre trascurato. Nel 1Nefi, capitolo 21, al versetto 15, si afferma:

“Può una donna dimenticare il suo lattante e non avere pietà per il figlio delle sue viscere? Sì, lo può dimenticare, ma io non ti dimenticherò, o casa d’Israele”.

Anche se avevo del dolore, dentro di me, ho capito che il Signore Gesù Cristo mi avrebbe sempre amato e si sarebbe sempre ricordato di me. In quel momento, è iniziata la guarigione e non mi sono mai più sentito solo, da allora.

Noi tutti soffriamo e proviamo dolore, di tanto in tanto. A volte ci si sente così sopraffatti, che non sembra esserci alcuna via d’uscita da quella fossa di disperazione. E’ allora che l’espiazione può servire come una scala, per farci uscire dal pozzo buio, e raggiungere la luce del giorno, ed è il Salvatore che stende quella scala fino a noi. Ci vorrà energia e lavoro, ma so che ne sarà valsa la pena. Sono così grato di aver scelto di arrampicarmi.

Nomi Divini e titoli di Gesù Cristo

martedì, novembre 15th, 2011


La divinità di Gesù Cristo è indicata con specifici nomi e titoli autorevolmente applicati a lui. Potrebbero essere giudicati di poca importanza secondo molti uomini, ma nella nomenclatura degli Dei ogni nome è un titolo di potere o rango. Dio giustamente è zelante sulla santità del suo nome (Esodo 20:7, Levitico 19:12, Deuteronomio 5:11) e dei nomi datigli.

Nel caso di persone predestinate, i nomi sono stati scritti prima della nascita, questo è vero per il nostro Signore Gesù e per Giovanni il Battista, che fu mandato a preparare la via per il Cristo. I nomi di alcune persone sono stati cambiati grazie alla guida divina, quando non erano sufficientemente precisi come titoli per denotare il particolare servizio a cui erano stati chiamati i loro portatori, o le speciali benedizioni che erano loro attribuite .

Gesù è il nome specifico del Salvatore, ed è di derivazione greca, il suo equivalente ebraico era Yehoshua o Gesù, o, come noi lo traduciamo in Italiano, Giosuè. Originalmente ad esso  è stato sottointeso il significato di “Aiuto di Geova”, o “Salvatore”. Anche se oggi  viene usato come un nome comune come Giovanni, Enrico o Carlo, il nome è stato divinamente prescritto, come già detto. Così, a Giuseppe, il marito della Vergine, l’angelo disse: “E tu gli porrai nome Gesù,. Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Matteo 1:21; vedere anche i versetti 23, 25, Luca 1:31).

Cristo è un titolo sacro, e non una denominazione o un nome comune, è di derivazione greca, e in significato è identico al suo equivalente ebraico Messia , che significa l’Unto. (Giovanni 1:41, 4:25) Gli altri titoli, ognuno dei quali possiede un significato definitivo, come Emanuele, Salvatore, Redentore, Figlio Unigenito, Signore, Figlio di Dio, Figlio dell’uomo, e molti altri, sono trovati nelle Scritture; il fatto di principale importanza per noi è che questi diversi titoli esprimono l’origine divina del nostro Signore. Come si è visto, i nomi essenziali o titoli di Gesù Cristo sono stati resi noti prima della sua nascita, e sono stati rivelati ai profeti che lo hanno preceduto nello stato mortale. (Luca 1:31, 2:21, Matteo 1:21, 25; vedere anche il versetto 23 e confrontare con Isaia 7:14, Luca 2:11, Mosè 6:51, 57; 7:20, 8:24, 1 Nefi 10:4; 2 Nefi 10:03; Mosia 3:8)

Geova è la traduzione anglicizzata dell’ebraico Yahveh o Jahvè, a significare l’Esistente in se stesso, o l’Eterno. Questo nome è generalmente reso nella nostra versione Italiana del Vecchio Testamento come Signore, stampato in maiuscolo. (Il nome appare così in Genesi 2:5; vedi anche Esodo 6:2-4, e leggere per il confronto con Genesi 17:1, 35:11) L’ebraico, Ehyeh, significa Io Sono, è legato in senso e derivazione con il termine Yahveh o Geova, e qui è riposto il significato di questo nome con cui il Signore si è rivelato a Mosè quando questi ha ricevuto l’incarico di andare in Egitto e liberare i figli d’Israele dalla schiavitù: “E Mosè disse a Dio: Ecco, quando sarò andato dai figliuoli d’Israele e avrò detto loro: L’Iddio de’ vostri padri m’ha mandato da voi, se essi mi dicono: Qual è il suo nome? che risponderò loro? Iddio disse a Mosè: Io sono quegli che sono. Poi disse: Dirai così ai figliuoli d’Israele: L’Io sono m’ha mandato da voi.” (Esodo 3:13, 14; , Isaia 44:6, Giovanni 8:58, Colossesi 1:17; Ebrei 13:8, Apocalisse 1:4; vedere anche Mosè 1:3 e riferimenti) nei versetti successivi il Signore si dichiara di essere ” il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” Mentre Mosè era in Egitto, il Signore si è rivelato ulteriormente, dicendo: “Io sono l’Eterno, e apparii ad Abrahamo, ad Isacco e a Giacobbe, come l’Iddio onnipotente; ma non fui conosciuto da loro sotto il mio nome di Eterno”(Esodo 6:2-3) Il fatto centrale connotato da questi nomi, “io sono”, o Geova, che hanno sostanzialmente lo stesso significato, è quello dell’ esistenza o della durata che non avrà mai fine, e che, secondo il pensiero comune,non ha mai avuto inizio, il nome è legato ad altri titoli come Alfa e l’Omega, il primo e il Ultimo, il principio e la fine. (Apocalisse 1:11, 17; 2:8; 22:13; confrontare con Isaia 41:4, 44:6, 48:12) (continua…)

La speranza nell’espiazione di Gesù Cristo: la fede mormone

domenica, ottobre 9th, 2011

L’espiazione di Gesù Cristo è l’esempio estremo di amore che il nostro Salvatore e il nostro Padre Celeste hanno per ciascuno di noi. Tutti gli altri principi insegnati attraverso il Vangelo, servono ad aiutarci a diventare più simile a Cristo e ad orientare la nostra vita nel servizio agli altri. Nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, (a volte involontariamente chiamata dai media “Chiesa mormone”), noi crediamo nel vangelo di Gesù Cristo restaurato nella sua pienezza, in questo nostro tempo, e nella Sua espiazione, come dottrina centrale e principio dominante della nostra fede.

Per i mormoni, l’espiazione di Gesù Cristo ha l’influenza più importante nella nostra vita, a causa della speranza che essa dà. La speranza è un’emozione che porta uno scopo alla nostra vita quotidiana. La speranza può ispirare sogni e ci aiuta a realizzarli. Tuttavia, avere la speranza non assicura il successo. Simile alla fede, la speranza richiede un intervento da parte nostra. La speranza può anche avere una grande influenza calmante, nella nostra vita, e ci aiuta a sentire che le cose funzionano bene.

L’espiazione del Signore è stata portata a compimento, per aiutarci a superare le nostre lotte individuali, non per toglierle del tutto. Invece, i nostri oneri diventano più leggeri e più sopportabili, tali da essere superato con i nostri limiti personali. Come membri della Chiesa di Gesù Cristo (mormoni), non ci aspettiamo che a causa della nostra fede, le nostre vite saranno libere dal dolore e dalle prove pratiche. Tuttavia, siamo consapevoli che sopportarle bene, contribuirà a costruire il nostro carattere, costruire la nostra fede e la nostra comprensione dell’amore del Signore e della Sua misericordia, per ognuno di noi. Non importa quali prove si possano incontrare in questa vita: esse ci vengono date come opportunità per rafforzare la nostra fede in Gesù Cristo e ci aiutano a crescere più vicini a Lui. A volte potremmo non essere in grado di vedere, perché facciamo delle cose di cui abbiamo già fatto esperienza, ma dovremmo avere la speranza di poter crescere, grazie ad esse. (continua…)

Lui vi conosce

giovedì, luglio 21st, 2011

Alcune persone non sono sicure che Dio esista. Il termine con cui di solito esse si identificano  è “agnostico”.
E’  difficile non sapere le cose. E per natura, in questa vita, ci sono molte cose di cui siamo sicuri. Ma non c’è bisogno di ignorare l’esistenza di un Padre celeste. Se vogliamo sapere che Egli esiste, tutto quello che dobbiamo fare è chiedere.
Nel 2003, ero senza lavoro, vivevo a Washington, DC. Stavo arrancando attraverso il mio secondo terribile mese  di disoccupazione La mia piccola scorta di risparmio era esaurita, e le bollette si stavano accumulando. Un giorno particolare, mi stavo dirigendo verso quello che sarebbe sicuramente un ulteriore doloroso colloquio di lavoro  - che certo sarebbe terminato con un rifiuto.
Vestito bene, ma  molto giù di corda, mi sedetti nella stazione della metropolitana in attesa del mio treno.Il mondo si muoveva così velocemente intorno a me. Sembrava che tutto ciò che poteva andare male in una vita giovane lo aveva fatto – e in un periodo di tempo molto breve. Senza lavoro e senza soldi, stavo cominciando a chiedermi se un giorno potessi semplicemente scomparire. Qualcuno avrebbe notato che non esistevo più? Stavo cominciando a chiedermelo.Mentre il mio treno si avvicinava, dissi una rapida preghiera silenziosa, “Ti prego, Padre celeste, ho bisogno di sapere che tu sai che io sono qui … ti prego, aiutami a condividere il Vangelo con qualcuno oggi …”.La mia preghiera fu improvvisamente interrotta dal suono delle porte del mio treno che si aprivano.
Salii subito a bordo, e dal momento che non era molto affollato, mi sedetti in uno dei posti spaziosi solitamente riservati agli anziani. Avevo preso l’abitudine di leggere il manuale d’ istituto della mia chiesa durante i miei spostamenti, così iniziai a leggere da dove rimasto. Da un capitolo sulla natura di Dio. (continua…)

Riflessioni su Cristo, al giardino del Sepolcro

martedì, luglio 19th, 2011

Oggi, dopo la chiesa, siamo andati al Giardino della Tomba, uno dei siti in cui Gesù potrebbe essere stato sepolto. E’ bello, semplice e tranquillo, una pausa dalle chiese dorate, dove la gente soffoca per l’incenso, la dottrina contraddittoria e secoli di dibattiti. Accanto al sito vi è una scogliera, con una combinazione di affioramenti e rientranze, che sembrano un po’ come un Golgota (un teschio). Il fondo è coperto perché il livello del suolo è cresciuto, dai tempi di Gesù. A causa di questo e di alcune altre specifiche che si trovano nella Bibbia e della particolarità del sito (incluso il fatto che c’è una parte della tomba che sembra sia stata ritagliata in fretta, per qualcuno tre pollici più alto dell’uomo per il quale la tomba fu originariamente costruita), è ampiamente probabile che sia il luogo della crocifissione e della sepoltura di Cristo.

I custodi, in realtà, permettono di entrare nella tomba. Attraverso alcune manovre furtive da parte mia, ho avuto modo di essere là dentro da sola, per qualche minuto. Sono rimasta lì, aspettando di sentire qualche esplosione di spiritualità, presso il sito della resurrezione, ma non è successo niente. Sono rimasta lì, al buio, delusa. Dove erano i fuochi d’artificio spirituali? Dov’era la sconvolgente rivelazione personale? E poi mi sono chiesta perché avrei dovuto sentire qualcosa di speciale qui dentro. Il punto centrale di questa tomba, il motivo per cui è meravigliosa, è perché Egli non è più qui! Avevo camminato a destra, oltre la porta che diceva: “Egli non è qui perché è risorto” e avevo completamente mancato il punto. Avevo sentito e ripetuto la frase tutta la mia vita e sono dovuta rimanere là al buio, per capire realmente. Se Gesù fosse stato ancora in questa tomba, il suo corpo o la sua anima in trappola, non ci sarebbe stato alcun motivo, per me, di essere lì.

Poi mi sono emozionata e ho cominciato a piangere, appoggiata alla parete di roccia e guardando la cavità sottile in cui uno degli eventi più miracolosi della storia del mondo, ha avuto luogo. Ho viaggiato in tutto il mondo. Ho visto il Partenone e il Taj Mahal, ma tutta la bellezza del lavoro intricato di quei luoghi, non può eguagliare la meraviglia di questa piccola caverna. Uomini hanno costruito memoriali della loro vita mortale e un uomo morto è passato da qui, per rendere immortale tutta l’umanità. Ho capito perché Maria Maddalena potrebbe essersi fermata allo stesso posto, piangendo per la stessa persona. Lo stesso uomo ha due donne, nate a migliaia di anni di distanza, nello stesso posto, con lo stesso scopo, nella stessa Tomba. (continua…)

L’espiazione perfeziona le nostre imperfezioni

martedì, giugno 14th, 2011

Chiunque abbia sufficiente esperienza terrena, conosce la sensazione di aver fatto o detto qualcosa di cui si rammarica. Quante volte ci siamo trovati a girarci e rigirarci nel letto, mentre rivediamo quei momenti imbarazzanti, in cui abbiamo perso la calma, detto o fatto qualcosa di scortese o semplicemente abbiamo fatto meno di quello che avremmo dovuto?

Ma fare errori è solo una parte della condizione umana, non è vero? Dopo tutto, non c’è nulla che possiamo davvero fare per quel genere di fragilità spirituale. E’ solo una parte della mortalità.

Al contrario, le Scritture e i profeti affermano che uno degli scopi più importanti dell’espiazione di Gesù Cristo è quello di correggere tutti i difetti mortali, siano essi fisici, emotivi o spirituali.

Il Salvatore pre-mortale insegnò a Moroni, nel Libro di Mormon:

“Se gli uomini vengono a me, mostrerò loro la loro debolezza. Io do agli uomini la debolezza affinché possano essere umili, e la mia grazia è sufficiente per tutti gli uomini che si umiliano dinanzi a me, se si umiliano dinanzi a me, ed hanno fede in me, allora farò in modo che le cose deboli divengano forti per loro” (Ether 12:27).

L’elenco delle nostre imperfezioni sembra infinito. Emozioni come la rabbia, la gelosia, la lussuria e l’avidità, ne fanno certamente parte. L’egoismo, l’impazienza, la volgarità e la paura sono anche le spine comuni dei nostri lati spirituali. Com’è possibile che l’Espiazione sia in grado di compensare anche le nostre innumerevoli imperfezioni, rendendole perfette? (continua…)

La divinità di Gesù Cristo

giovedì, maggio 19th, 2011

La divinità è composta da Dio Padre, da Suo Figlio Gesù Cristo e dallo Spirito Santo. I mormoni credono che questi tre personaggi siano nettamente separati e che condividano uno scopo comune. Gesù Cristo ha un ruolo fondamentale nella divinità.

Gesù Cristo


Come membro della Divinità, Gesù ha dei ruoli e delle responsabilità specifiche. I mormoni credono che Gesù Cristo sia il Creatore del mondo, anzi, di tutti i mondi. Ha compiuto tutto ciò sotto la guida del Padre Celeste.

E avvenne, mentre la voce stava ancora parlando, che Mosè gettò lo sguardo e vide la terra, sì, proprio tutta; e non vi fu una particella d’essa che egli non vedesse, discernendola mediante lo Spirito di Dio.

E vide molti paesi; e ogni paese era chiamato terra, e vi erano abitanti sulla faccia d’essa.

E avvenne che Mosè invocò Dio, dicendo: Dimmi, Ti prego, perché queste cose sono così, e con cosa le hai fatte?

E il Signore Iddio disse a Mosè: Per un mio proprio scopo ho fatto queste cose; esso rimane in me e qui sta la saggezza..E mediante la parola del mio potere le ho create, che è il mio Figlio Unigenito, che è pieno di grazia e di verità. (Mosè 1).

Gesù è il Redentore del Mondo. Il mormonismo afferma che a causa del Suo sacrificio sulla croce, possiamo ritornare a vivere con il nostro Padre Celeste. A causa del sacrificio di Gesù Cristo, siamo in grado di pentirci dei nostri peccati ed essere perdonati per tutto quello che facciamo di sbagliato. Quando siamo di fronte a grandi prove nella vita, possiamo trarre conforto dal sapere che Gesù Cristo ha sopportato un grande dolore e può entrare in empatia con noi. Egli è l’unico uomo perfetto che abbia mai camminato sulla terra. I mormoni credono che ogni persona nata sulla terra abbia in sè la luce di Cristo. Avere la luce di Cristo significa che le ogni persona nasce buona e con la capacità di amare; ognuno nasce con una coscienza che può naturalmente discernere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Dal momento che siamo tutti figli spirituali di Dio, e Cristo è il primogenito spirituale del Padre Celeste, Cristo è nostro fratello. Egli ci consola e ha sacrificato la Sua vita perché possiamo tornare a vivere con lui. Il Suo è l’unico nome attraverso il quale possiamo essere salvati. (continua…)