Archive for the ‘testimoni della nascita di Cristo’ Category

Profeti mormoni

martedì, dicembre 14th, 2010


mormoni-Cristo e la SamaritanaLe credenze mormoni includono una forte fede nella profezia. Essi insegnano che proprio come Dio ha parlato ai suoi profeti, nel Vecchio Testamento, per aiutarli a imparare e insegnare la verità, e per aiutare il suo popolo a rispondere a quello che stava accadendo, allora, nel mondo, Dio, oggi, parla ancora una volta ai suoi figli. I profeti dell’Antico Testamento hanno preparato il mondo per la prima venuta del Salvatore, i profeti moderni lo preparano per la seconda.

I profeti parlano da parte di Dio. Egli ha dato profeti, al mondo, fin dall’inizio, quando parlò ad Adamo. In alcuni periodi, i profeti sono stati tolti, a causa della malvagità del popolo, e per la sua mancanza di volontà nell’ascoltare i consigli dei profeti. Tuttavia, a tempo debito, Dio ha sempre ripristinato un profeta sulla terra.

Dopo la morte di Gesù Cristo, e la morte dei suoi apostoli, non c’erano più profeti. Ciò ha portato alla Grande Apostasia, durante la quale sono sorti molti conflitti sulla dottrina e il popolo annaspava nel tentativo di trovare la verità. Comunque, Dio aveva sempre promesso di restaurare tutte le cose. (continua…)

Chi e’ Giuseppe lo sposo di Maria?

lunedì, luglio 21st, 2008

All’inizio del ministero di Gesu’, Giuseppe, il suo padre putativo, probabilmente era gia’ morto. Siccome l’aspettativa della vita media era bassa e gli incidenti sul lavoro molti, questa conclusione sembra piuttosto naturale. Forse la morte di Giuseppe potrebbe anche esser stata recente; quelli che conoscevano Gesu’ conoscevano anche Giuseppe o sapevano di lui (Giov. 1:45; 6:42). (continua…)

Maria: testimone della nascita di Gesu’

domenica, luglio 20th, 2008

 

Non ci potrebbe essere alcun testimone mortale piu’  perfetto della divina figliolanza di Cristo, di sua madre, Maria. Da Gabriele ricevette la promessa che avrebbe concepito nel suo seno “il Figlio dell’Altissimo ” (Luca 1:32). In seguito a quel meraviglioso evento , testificò  “Colui che e’ potente mi ha fatto grandi cose; e santo e’ il Suo nome” (Luca 1:49). Nefi diede il resoconto scritturale migliore di questo evento sacro. Il nostro Padre eterno, ci disse, accondiscese -cioè, Egli scese dalla Sua corte reale in alto e in unione con la bella vergine di Nazareth fece da padre a un figlio “secondo la carne ” (1 Nefi 11:18). “Ed avvenne,”  scrisse Nefi , “che io vidi . . . dopo che ella era stata rapita nello Spirito per lo spazio di un tempo l’ angelo mi parlo’ dicendo: Guarda! Ed io guardai e vidi di nuovo la vergine che portava un bambino fra le sue braccia. E l’angelo mi disse: Ecco l’agnello di Dio, si’, proprio il Figlio del Padre Eterno !” (1 Nefi 11:19-21). Alma, testimoniando della nascita di Cristo, disse:”Egli nascerà da Maria a Gerusalemme, che e’ la terra dei nostri padri, essendo ella una vergine, un vaso prezioso e scelto, che sara’ coperta dall’ombra e concepirà per il potere dello Spirito Santo, e porterà un figlio, si’, proprio il figlio di Dio ” (Alma 7:10).

Sperry Symposium Classics, Joseph Fielding McConkie, 2006, Brigham Young University & Deseret Book, 112.

Giuseppe: testimone della nascita di Cristo

domenica, luglio 20th, 2008

 

Non abbiamo alcun resoconto delle scritture di alcuna parola detta da Giuseppe, il padre putativo di Gesu’ . Malgrado la mancanza di parole  la testimonianza di Giuseppe sul fatto che Cristo fosse il figlio di Dio e’ molto eloquente. Egli era, come abbiamo detto, un “uomo giusto,” volendo dire che viveva la legge di Mose’   con esattezza ed onore. Sappiamo che faceva dei sogni e aveva visite di angeli. Inoltre, sappiamo che era fedele nell’osservare la legge di Mose’, cosi’ diede ascolto ad ogni direzione divina che gli venne data. Sicuramente la sua obbedienza estrema e’ un evidenza di credo. Essa include l’aver sposato Maria che portava in grembo il figlio di un altro , e non conoscendola “sino  quando ebbe generato il primogenito,” chiamandolo Gesu’, fuggendo di notte con Maria e il sacro bimbo in Egitto, restando in Egitto finché gli fu detto di ritornare, e poi abitando in Galilea piuttosto che in Giudea sino al loro ritorno (vedere Matteo 1:19-21, 25; 2:13-23). Ogni azione testimoniò di nuovo la convinzione di Giuseppe che questo figlio fosse davvero la speranza d’Israele il figlio di Dio

 

 

Giovanni il battista: testimone della nascita di Cristo

domenica, luglio 20th, 2008

Che scena meravigliosa dev’essere stata -Giovanni, ancora nel grembo materno, riempito dello Spirito Santo e che saltava di gioia in una testimonianza non detta della divina parentela del bimbo non nato, che Maria portava in grembo ; Elisabetta che salutava la cugina Maria nello spirito di profezia, e Maria che rispondeva con lo stesso spirito . Di nuovo non possiamo che dire, perfetto! La testimonianza di due donne: l’anziana Elisabetta e la giovane Maria; ognuna di esse incinta di un bimbo concepito in circostanze miracolose, che gioivano insieme.

Come Cristo era nato come erede legittimo al regno di Davide, cosi’ Giovanni nacque legittimo erede all’ufficio di Elia che gli era stato promesso da Gabriele. Robert J. Matthews identifica quel retaggio in queste parole:

Le cose della legge di Mose’, specialmente riguardo alle qualifiche dei sacerdoti e delle loro funzioni nelle offerte dei vari sacrifici animali, erano designate per rivelazione per prefigurare e impersonare il Messia e portare testimonianza di Lui . L’effettuare i sacri riti e doveri senza la debita autorita’ implicava pesanti castighi. Era, percio’, essenziale che quando il Messia venne di persona come l’ agnello di Dio, Giovanni, il precursore e testimone dell’agnello, avrebbe dovuto essere del giusto lignaggio per qualificarsi per la missione. Se era necessario per un prete essere del lignaggio di Aaronne per occuparsi di simboli sacrificali, che erano solo prefigurazioni del Messia, quanto piu’ grande la necessita’ che Giovanni, il precursore del Messia in persona, fosse del lignaggio sacerdotale e possedesse l’autorita’.

Sperry Symposium Classics, Joseph Fielding McConkie, 2006, Brigham Young University & Deseret Book, 111-112.

I pastori: testimoni della nascita di Gesu’

domenica, luglio 20th, 2008

 

La vigilia della nascita di Cristo nella stalla a Betlehem, c’erano, nei campi non molto lontani, dei pastori che guardavano le loro greggi . Il fatto che fossero nei campi di notte ci da’ qualche indicazione della stagione dell’anno in cui Cristo era nato.

Era abitudine fra gli ebrei portare le greggi nei campi verso il periodo di Pasqua e riportarle a casa al giungere delle prime piogge -cosi’ sarebbero state nei campi  circa da aprile fino a ottobre. Di questi pastori l’anziano, Bruce R. McConkie ha suggerito:

Questi non erano pastori comuni, ne’ greggi comuni. Le pecore che venivano curate la’-no, non fatte pascolare, ma custodite, trattate con amore e devozione-erano destinate al sacrificio sul grande altare nella casa del Signore, in similitudine del sacrificio eterno di colui che in quella notte mirifica giaceva in una stalla, forse fra pecore di un destino minore.

E i pastori -per i quali il velo era stato lacerato: sicuramente erano di statura spirituale come Simeone  e Anna e Zaccaria ed Elisabetta e Giuseppe e il gruppo crescente di anime credenti che stavano venendo a conoscere, per rivelazione, che il Cristo del Signore era ora sulla terra. Poiche’ c’erano molte vedove in Israele, ed Elia fu mandata solo a quella di Sarepta, cosi’ c’erano molti pastori in Palestina, ma l’angelo araldo ando’ solo su coloro che guardavano le greggi del tempio, solo loro udirono i cori celesti.

Che la  testimonianza di un solo Apostolo in merito al carattere di questi pastori non sta da sola, io cito quella di un’altra, Alma, che annuncio il principio che gli angeli avrebbero dichiarato le buone novelle della nascita del Messia a “uomini giusti e santi” (Alma 13:26).

La testimonianza speciale che questi “uomini giusti e santi” portarono sulla nascita di Cristo non era limitata alla notte della nascita del Salvatore, ma fu per ognuno di essi una chiamata durata tutta la vita.

La loro storia doveva essere raccontata a familiari, amici e vicini. Doveva essere raccontata alle corti del tempio e da la’ doveva trovarsi narrata a tutte le nazioni della terra. Luca ci dice che dopo che i pastori ebbero visto il “bambino che giaceva nella mangiatoia” fecero sapere intorno cio’ che era stato loro detto in merito a questo bambino” (Luca 2:16-17).

Tale era la commissione dell’ angelo che stette davanti a loro quella notte santa dichiarando  “buone novelle di grande allegrezza,”, che dovevano andare “a tutto il popolo” (Luca 2:10).

Sperry Symposium Classics, Joseph Fielding McConkie, 2006, Brigham Young University & Deseret Book, 112-113.

Il coro celeste: testimoni della nascita di Cristo

domenica, luglio 20th, 2008

 

 Quando i cieli furono aperti ai pastori, essi videro dapprima un angelo del Signore -supponiamo Gabriele -che diceva: “Non temete: perche’, ecco, io vi reco novelle di grande gioia, che tutto il popolo avra’. Poiche’ oggi nella citta’ di Davide e’ nato per voi un Salvatore che e’ Cristo il Signore” (Luca 2:10-11). Poi “improvvisamente,” secondo la versione del Re Giacomo , “si uni’ all’angelo una moltitudine  dell’esercito celeste che lodava Dio dicendo: Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra, benevolenza verso gli uomini ” (Luca 2:13-14).

Nel narrare la storia di Natale, c’e’ un’obiezione occasionale all’idea che la nascita di Cristo fu annunciata ai pastori da un coro celeste. Questa obiezione si basa sul fatto che il testo della Bibbia non dice che il loro messaggio fu cantato.

In risposta, osservo dapprima che ci sono traduzioni della Bibbia responsabili che riferiscono che  l’esercito di Dio stava “cantando le lodi di Dio”; secondo, sarebbe contrario all’ordine dell’adorazione per una schiera fare qualcos’altro che cantare, come afferma una molteplicità di testi scritturali; e terzo, abbiamo accenni dell’apparizione di altri cori celesti che gioivano in altre occasioni.

 La capacità musicale varia fra i talenti con cui uno potrebbe essere nato e che uno puo’ portare con se nel mondo a venire. L’anziano McConkie frequentemente predicava la dottrina che quelli con grandi talenti musicali stanno faticando dall’altro lato del velo per preparare la musica e il coro  che ci sara’ al ritorno di Cristo.

Mentre il coro cantava agli umili pastori di Giudea, forse aveva la missione dal mondo di sopra di annunciare la nascita del Salvatore fra resti sparsi delle tribù d’Israele. “Si’, e la  voce del Signore, lo proclama a tutte le nazioni per bocca degli angeli,” Alma scrisse, “si’, lo proclama, affinché essi possano avere buone novelle di grande gioia; si’ ed egli fa risuonare  queste buone novelle fra tutto il suo popolo, si’ anche a quelli che sono dispersi sulla faccia della terra; pertanto sono giunte sino a noi” (Alma 13:22).

L’inno di Natale, “A mezzanotte in ciel s’udi’ ” e’ un annuncio proprio dell’ora dell’apparizione del coro celeste ai pastori.

Quest’inno ha le sue radici da un testo dalla Saggezza di Salomone, una parte apocrifa del  Vecchio Testamento  Il passaggio afferma che “la notte nel suo rapido corso era ora per meta’ trascorsa” e  si riferisce contestualmente alla distruzione dei primogeniti degli Egiziani al tempo dell’Esodo.

Cio’ comunque non ha impedito agli scrittori cristiani dal vederlo come un riferimento al tempo della nascita di Cristo (vedere Saggezza di Salomone 18:14-15).

Sperry Symposium Classics, Joseph Fielding McConkie, 2006, Brigham Young University & Deseret Book, 113-114.

 

 

Gabriele: testimone della nascita di Cristo.

sabato, luglio 19th, 2008

Propriamente, la nostra prima testimonianza della nascita di Cristo nel  Nuovo Testamento e’ di un  messaggero che viene dalla presenza di Dio. Giustamente fa la sua apparizione iniziale nel tempio, a un sacerdote fedele dell’ordine di Aaronne, uno che sta celebrando la funzione rituale per conto della sua nazione, bruciando incenso sull’ altare, entro il sacro luogo.

Nello svolgimento del suo dovere, Zaccaria rappresentava la fede unita di Israele. La sua preghiera era la loro preghiera , e quella preghiera era per una liberazione durevole da tutti i loro nemici per mano del Messia promesso. Le fiamme dell’incenso che salivano simboleggiavano l’ascensione di quella preghiera unita. (continua…)