Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Cos’e’ la seconda venuta?

lunedì, luglio 21st, 2008

 

Gesu’ venne sulla terra come un essere mortale nel meridiano del tempo. Insegno’ il Vangelo, elargi’ la divina autorita’ , organizzo’ la chiesa, e soffri’ e mori’ come un sacrificio espiatorio infinito per i peccati del mondo. Dichiaro’ che sarebbe venuto di nuovo, non sarebbe tornado come il nazareno mite e di basso rango ma come il signore del sabato e il Signore degli eserciti. La Sua Seconda Venuta e’ descritta come “in Gloria” venendo, nella sua vera identita’ comne il Dio di tutta la creazione, il Redentore e Giudice . La Sua Seconda Venuta e’ descritta come sia grande che terribile-grande per coloro che sono stati sinceri e fedeli e percio’ non vedono l’ora che Egli torni , e terribile per coloro che hanno agito contro lo spirito di grazia e che percio’ sperano che non torni La Seconda Venuta in gloria e’ infatti “la fine del mondo,” che significa la fine della mondanita’, la distruzione dei malvagi (Joseph Smith-Matteo 1:4, 31). A questa venuta I malvagi saranno distrutti, i retti si faranno avanti e saranno portati su ad incontrarlo, e la terra trasformata da una orbe celestiale caduta a una sfera terreste, paradisiaca. Noi vivremo e saremo fra nuovi cieli e nuove terre . La Seconda Venuta iniziera’ il regno millenario.

Sperry Symposium Classics, Religious Studies Center, Brigham Young University, 2004, p. 202.

Perche’ Gesu’ dice agli uomini “Venite a me”?

domenica, luglio 20th, 2008

 

 Matteo riferisce l’ora famosa frase di Gesu’ “Venite a me, voi tutti che siete travagliati e affaticati” (Matteo 11:28).

In contrasto con gli insegnanti ebrei di quel tempo Gesu’  invita le persone a venire a lui non a seguire la legge.

Nessun insegnante, prima o dopo di Luim aveva mai invitato o invito’ mai, Israele a venire a loro; invece invitavano le persone alla legge stessa o agli insegnamenti saggi che includevano la legge.

Questo stupefacente invito provo’ ancora una volta che Gesu’ stava separato e al di sopra di tutti gli insegnanti della Legge -e che stava separato e al di sopra della Legge e di tutta la saggezza.

L’invito di Gesu’  “venite a me” era seguito da promesse a quelli che avrebbero ascoltato la sua chiamata, incluso un paradosso cosi’ spesso trovato negli insegnamenti di  Gesu’  -un giogo facile e un fardello leggero (vedere Matteo 11:30). Di nuovo, Gesu’  si mette in contrasto con altri insegnanti religiosi del giorno che “legano fardelli pesanti ” sui loro discepoli (Matteo 23:4).

Alla fine, la piu’ famosa promessa di Gesu’  era che quelli che venivano a Lui avrebbero trovato “riposo” (Matteo 11:28).

E’ importante notare che Gesu’  non dice che il lavoro finira’, come dimostra il capitolo precedente c’e’ abbastanza lavoro (vedere Matteo 10). Invece, Gesu’  promette che le paure della vita, le sfide, le speranze perdute, e i problemi sono  piu’ facili da sopportare quando uno impara ad essere gentile ed umile di cuore . Imparare di  Gesu’  infine porta un riposo unico al loro essere interiore -una pace che sorpassa ogni comprensione (Matteo 11:29).

 

Perche’ Dio abbandono’ Gesu sulla croce?

domenica, luglio 20th, 2008

Matteo e Marco, gli unici vangeli che registrano dettagliatamente quest’accaduto, notano che Gesu’ si senti’ abbandonato da Dio senza spiegare perche’ (vedere Matteo 26: 46; Marco 15:34).

Piu’ tardi, alcuni commentatori cominciarono a esplorare l’ imponderabile; suggerendo una varietà di spiegazioni sul perche’ Gesu’, innocente e senza colpa, abbia provato una completa separazione dal Padre in questo terribile momento.

Alcuni studiosi e teologi suggeriscono che il Padre non poteva portare testimonianza della morte del suo beneamato figliolo e perciò si distolse al  momento della sofferenza finale di Gesu’.

Altri ipotizzano che il Padre doveva partire, un divino fiat, cosicché  Gesu’ potesse compiere l’espiazione completamente solo.

Infine, alcuni postulano che Gesu’ fu completamente abbandonato da Dio come tutti i peccatori poiche’ Gesu’ soffri’ e mori’ al nostro posto (vedere Galati 3:13; 1 Pietro 2:24).

Perche’ il Padre abbia dimenticato Gesu’ mentre moriva di una terribile morte sulla croce e’ degno di una riflessione profonda. 

Cio’ che si sa chiaramente, a prescindere delle cose a cuMatteo e Marco, gli unici vangeli che registrano dettagliatamente quest’accaduto, notano che Gesu’ si senti’ abbandonato da Dio senza spiegare perche’ (vedere Matteo 26: 46; Marco 15:34).

 Piu’ tardi, alcuni commentatori cominciarono a esplorare l’ imponderabile; suggerendo una varietà di spiegazioni sul perche’ Gesu’, innocente e senza colpa, abbia provato una completa separazione dal Padre in questo terribile momento.

Alcuni studiosi e teologi suggeriscono che il Padre non poteva portare testimonianza della morte del suo beneamato figliolo e perciò si distolse al  momento della sofferenza finale di Gesu’.

Altri ipotizzano che il Padre doveva partire, un divino fiat, cosicché  Gesu’ potesse compiere l’espiazione completamente solo.

Infine, alcuni postulano che Gesu’ fu completamente abbandonato da Dio come tutti i peccatori poiche’ Gesu’ soffri’ e mori’ al nostro posto (vedere Galati 3:13; 1 Pietro 2:24).

Perche’ il Padre abbia dimenticato Gesu’ mentre moriva di una terribile morte sulla croce e’ degno di una riflessione profonda. 

Cio’ che si sa chiaramente, a prescindere delle cose a cui non possiamo trovare pienamente una risposta, e’ che il Padre e’ perfetto in ogni  attributo – e non avrebbe permesso che Gesu’ vivesse questo momento di solitudine se non fosse stato per raggiungere il suo proposito immutato : il bene eterno di  Suo Figlio e di tutti i Suoi figli, incluso ognuno di noi.

 non possiamo trovare pienamente una risposta, e’ che il Padre e’ perfetto in ogni  attributo – e non avrebbe permesso che Gesu’ vivesse questo momento di solitudine se non fosse stato per raggiungere il suo proposito immutato : il bene eterno di  Suo Figlio e di tutti i Suoi figli, incluso ognuno di noi.

 

 

 

Cos’e’ una parabola ?

domenica, luglio 20th, 2008

Una parabola, letteralmente un paragone (greco parabole), riferisce l’essenza delle cose piuttosto che i modi in cui le cose esistono.

Per quel motivo le parabole, trascendono i limiti del tempo e hanno significato in un mondo che cambia continuamente. Il Nuovo Testamento usa una definizione sciolta di una parabola quando paragonata al senso piu’ ristretto dato ad esse dai pensatori greci.

Invece, “parabola” nel Nuovo Testamento puo’ descrivere una metafora estesa, un’ allegoria, o una vera parabola narrativa.

Il Nuovo Testamento segue strettamente la tradizione stabilita nelle scritture ebraiche ( Vecchio  Testamento) che una parabola e’ qualsiasi cosa che paragoni due oggetti l’un l’altro. “Come puo’ Satana cacciar via Satana?” come una parabola (Marco 3:23), mentre si usa la stessa terminologia per parlare della parabola del Seminatore.

La predominanza di parabole nel Nuovo Testamento rivela che la parabola era un metodo di insegnamento preferito di Gesu’ fornendo al lettore moderno una finestra in chi egli era realmente e come vedeva il mondo. Gesu’ preferiva parlare delle cose come avrebbero dovuto, potuto e voluto essere, invece di istruire direttamente  i suoi discepoli su come gestire un problema.

Raramente interpretava le sue parabole (Matteo 13:36-43); preferiva che il compito dell’interpretazione fosse portato avanti dai suoi discepoli. Per questo motivo, le parabole offrono un invito aperto all’ interpretazione a ogni generazione che le usa.

Senza questa finestra di interpretazione continua, le parabole diventano confinate storicamente e applicabili solo a un determinato momento della storia. Nel Nuovo Testamento, il Vangelo di Matteo contiene piu’ parabole di Gesu’ che ogni altra fonte. Il suo autore era evidentemente attratto dagli insegnamenti in parabole di Gesu’.

A differenza di Marco, Luca, e Giovanni , Matteo non solo riferisce le parabole ma le ha anche raccolte in numerose collezioni concise (Matteo 13 e 25) con in mente uno scopo distinto.

Chi e’ Giuseppe Flavio ?

domenica, luglio 20th, 2008

Giuseppe ben Mattias ha-Cohen, comunemente noto come Giuseppe, era un ebreo, nato verso il  37 A.D. da una famiglia  aristocratica sacerdotale . Il suo linguaggio natio era l’aramaico, sebbene conoscesse bene l’ebraico, e tutti i suoi scritti sopravvissuti sono in greco. In tempi differenti il suo interesse religioso lo guido’ a studiare o ad affiliarsi coi sadducei, gli esseni e i farisei, le tre maggiori fazioni ebraiche. Generale durante i primi giorni della rivolta ebraica che duro’ dal 66 al 73 A.D. , fu catturato dai romani all’assedio di Jotapata in Galilea e subito  cambio’ parte, diventando cliente del futuro  imperatore Flavio Vespasiano, ricevendo la cittadinanza romana, e prendendo il nome di Flavio Giuseppe .

Le sue opera letterarie comprendono Guerre giudaiche, Antichita’ giudaiche, Contro Apione, e un’ autobiografia. Le prime due sono lette spesso dagli studiosi della Bibbia per le informazioni che forniscono sulla storia ebraica e gli eventi avvenuti nel periodo della vita di Cristo e degli apostoli.

Le guerre giudaiche, comunque, e’ soprattutto un’opera di storico-biografica classica e dev’essere valutata come tale. In essa, Giuseppe cerco’ di spiegare perche’ Dio aveva permesso ai romani di sconfiggere gli ebrei e di distruggere il tempio. In retrospettiva, Giuseppe vide la ribellione come risultato delle azioni di rivoluzionari politici che vedeva poco piu’ che banditi ostili alla sua propria classe, l’aristocrazia ebraica .

Giuseppe cerco’ anche di difendere i suoi propri patroni, gli imperatori Flavii Vespasiano e Tito, suggerendo per esempio che, quando  Tito catturo’ Gerusalemme nel 70A.D.  voleva risparmiare il tempio, ma un soldato romano, agendo di testa propria butto’ nel santuario un tizzone acceso.

Le ultime parole famose che Giuseppe mette in bocca a  Eleazaro a Masada e’ un tipico discorso retorico, e il suicidio degli zeloti la’ ha paralleli nella storiografia greca e romana.

Negli anni successivi, Giuseppe senti’ il bisogno di difendere la reputazione e lo status del popolo ebraico.

Antichita’  giudaiche sembra essere una sottospecie di storia a volte chiamata ” storiografia apologetica” un tipo di storia scritta che cerca di difendere e spiegare il suo soggetto a una cultura piu’ vasta e dominante. In essa Giuseppe sottolinea l’antichita’ del popolo ebraico e la nobilta’ delle loro tradizioni . Le sezioni posteriori di quest’opera che usa alcuni degli stessi materiali che si trovano in Guerre giudaiche spesso rappresentano questi episodi in modo molto diverso.

Conseguentemente, sebbene molti lettori oggi tendono ad accettare le sue opera in modo acritico, dobbiamo ricordare come esse siano mutate nel tempo come risultato di mutamenti politici e circostanze personali .

 

 

 

Chi e’ Giuseppe Caifa?

domenica, luglio 20th, 2008

Giuseppe Caifa (AD 18-36) era un capo ebraico del I secolo. Tutti i resoconti dei quattro vangeli pongono Caifa al centro dell’interrogatorio di Gesu’ da parte delle autorita’ giudaiche e la sua consegna a Pilato. Cio’ che sorprende sul mondo in cui e’ narrata la storia di Caifa e’ che gli autori dei vangeli sinottici sorvolano sul soggetto della sua motivazione per agire contro Gesu’.

Interessante notare che il vangelo di Giovanni fornisce uno scorcio delle motivazioni di Caifa per ostacolare la crescente popolarita’ di Gesu’ : Caifa era preoccupato che piu’ persone avrebbero seguito Gesu’ una volta che avessero sentito della resurrezione di Lazzaro (Giovanni 11:47-54). Ma durante le scene del processo, e’ Anna, suo suocero , che dirige le procedure mentre Caifa aspetta pazientemente via dalla scena. I vangeli di Matteo, Marco, e Luca non includono il miracolo di Lazzaro o i motivi di Caifa ; tutti e tre trovano sufficiente narrare la storia di un Messia Galileo che va a Gerusalemme per la pasqua solo per trovare capi giudaici ostili che ala fine gli tolsero la vita. Forse tali fatti non apparivano necessari ai loro resoconti dell’Espiazione .

Le fonti cristiane sono state unanimi nella loro denuncia contro Caifa e il suocero Anna per i loro ruoli nelle udienze e nell’esecuzione di Gesu’ di Nazaret. Puo’ sorprendere alcuni il fatto che le fonti ebraiche abbiano denunciato anche la famiglia di Caifa e Anna. Molti studiosi hanno attribuito a Caifa la pratica di permettere entro i cancelli del tempio i venditori che vendevano gli animali da sacrificio, una pratica direttamente condannata da Gesu’. Le azioni di Gesu’ nel cacciare i cambiavalute e i venditori dal tempio possono essere state azioni dirette contro gli affari di compravendita di Caifa nel tempio.

Un’altra interessante sfaccettatura dell’incarico di Caifa e’ la completa assenza di conflitto fra il sommo sacerdote e Roma. Josephus riferisce che Pilato commise numerose atrocita’ contro le istituzioni giudaiche, tuttavia queste fonti non riferiscono nessuna azione o reazione di Caifa a questo. Caifa fu rimosso dal suo incarico lo stesso anno di Pilato , suggerendo che l’incarico di Caifa era connesso intimamente a quello di Pilato. La storia del regno di Caifa e’ raccontata nella cornice di complicita’, corruzione, ed autoaccrescimento, sia nelle fonti cristiane che ebraiche.

Gli ebrei sono responsabili per la morte di Gesu’?

domenica, luglio 20th, 2008

No. Gesu’ fu crocifisso. La crocifissione era una punizione romana , non una punizione ebraica. Inoltre, non ci si dovrebbe dimenticare che  Gesu’ era un ebreo. Sua madre e i Suoi discepoli erano tutti ebrei. Essi, naturalmente, non furono responsabili della morte di Gesu’ .  Tantissimi ebrei che vivevano al di la’ della Galilea e della Giudea non incontrarono mai, o sentirono parlare di Gesu’ . Ovviamente essi non erano responsabili per la condanna a morte di Gesu’, su cui non avevano nessun detto o conoscenza durante la loro vita mortale. La maggior parte degli ebrei del I  secolo erano totalmente ignari della Sua vita e del Suo ministero e, percio’, non ebbero niente a che fare con la Sua morte  e dunque non furono responsabili delle azioni  di pochi individui  (Giuda-che lo consegno’ agli ufficiali perche’ lo arrestassero; i soldati che lo condussero dal sommo sacerdote Ebreo; Caifa-che lo consegno’ al governatore romano; e Pilato, che lo consegno’ allo squadrone di esecuzione romano). Naturalmente, gli ebrei vissuti prima del I secolo e quelli che vissero dopo il I secolo non ebbero niente a che fare con i tragici eventi di quel fatale venerdi’ di tanto tempo fa a Gerusalemme.

In Galilea e Giudea, molti ebrei erano simpatizzanti con il suo messaggio  “i minimi, gli ultimi e i perduti.” I suoi nemici avevano paura delle folle dei giudei che lo ascoltavano  e lo seguivano (Marco 14:1-2). Molti giudei che lo incontrarono pensarono che era un insegnante retto, un guaritore, persino un profeta (Matteo 16:13-14). Gli altri credevano che fosse il servo unto da lungo atteso -il Messia. Anche fra i capi giudei a Gerusalemme, c’erano quelli che credevano che Gesu’ fosse stato mandato da Dio (vedere Giovanni 19:39; cf. Giovanni 3:1).

Dopo la sua morte, molti giudei continuarono ad accettare il messaggio di Gesu’  e divennero ferventi discepoli ( vedere Atti 2:41; 4:4). Alla fine, la chiesa completamente giudaico-cristiana apri’ le sue porte ai gentili  (vedere Atti 10) che si unirono in cosi’ gran numero da diventare la maggioranza verso la fine del I secolo.

Solo molto piu’ tardi, i gentili-cristiani iniziarono a biasimare i giudei come nazione, dimenticando che tutti gli eroi e le eroine dei vangeli che essi ammiravano cosi’ tanto (Simeone, Anna, Maria Maddalena, Giovanni Battista, Marta, e Lazzaro) erano ebrei osservanti che credevano che Gesu’ fosse il messia ebraico. Inoltre queste persone dimenticarono anche che Gesu’ stesso prego’: “Padre, perdona loro; perche’ non sanno quello che fanno ” (Luca 23:34).

Il Nuovo Testamento non assegna responsabilita’  di questo ai Romani, ai Gentili, o agli Ebrei. Esso fornisce la storia di un crudele governatore romano e di un gruppo di ebrei piuttosto piccolo, e collaborazionista, che era a capo del popolo, e che cospiro’ per liberarsi di Gesu’ perche’ era cosi’ popolare fra i giudei che vivevano in Galilea e in Giudea nel I secolo.

Maria: testimone della nascita di Gesu’

domenica, luglio 20th, 2008

 

Non ci potrebbe essere alcun testimone mortale piu’  perfetto della divina figliolanza di Cristo, di sua madre, Maria. Da Gabriele ricevette la promessa che avrebbe concepito nel suo seno “il Figlio dell’Altissimo ” (Luca 1:32). In seguito a quel meraviglioso evento , testificò  “Colui che e’ potente mi ha fatto grandi cose; e santo e’ il Suo nome” (Luca 1:49). Nefi diede il resoconto scritturale migliore di questo evento sacro. Il nostro Padre eterno, ci disse, accondiscese -cioè, Egli scese dalla Sua corte reale in alto e in unione con la bella vergine di Nazareth fece da padre a un figlio “secondo la carne ” (1 Nefi 11:18). “Ed avvenne,”  scrisse Nefi , “che io vidi . . . dopo che ella era stata rapita nello Spirito per lo spazio di un tempo l’ angelo mi parlo’ dicendo: Guarda! Ed io guardai e vidi di nuovo la vergine che portava un bambino fra le sue braccia. E l’angelo mi disse: Ecco l’agnello di Dio, si’, proprio il Figlio del Padre Eterno !” (1 Nefi 11:19-21). Alma, testimoniando della nascita di Cristo, disse:”Egli nascerà da Maria a Gerusalemme, che e’ la terra dei nostri padri, essendo ella una vergine, un vaso prezioso e scelto, che sara’ coperta dall’ombra e concepirà per il potere dello Spirito Santo, e porterà un figlio, si’, proprio il figlio di Dio ” (Alma 7:10).

Sperry Symposium Classics, Joseph Fielding McConkie, 2006, Brigham Young University & Deseret Book, 112.

Giuseppe: testimone della nascita di Cristo

domenica, luglio 20th, 2008

 

Non abbiamo alcun resoconto delle scritture di alcuna parola detta da Giuseppe, il padre putativo di Gesu’ . Malgrado la mancanza di parole  la testimonianza di Giuseppe sul fatto che Cristo fosse il figlio di Dio e’ molto eloquente. Egli era, come abbiamo detto, un “uomo giusto,” volendo dire che viveva la legge di Mose’   con esattezza ed onore. Sappiamo che faceva dei sogni e aveva visite di angeli. Inoltre, sappiamo che era fedele nell’osservare la legge di Mose’, cosi’ diede ascolto ad ogni direzione divina che gli venne data. Sicuramente la sua obbedienza estrema e’ un evidenza di credo. Essa include l’aver sposato Maria che portava in grembo il figlio di un altro , e non conoscendola “sino  quando ebbe generato il primogenito,” chiamandolo Gesu’, fuggendo di notte con Maria e il sacro bimbo in Egitto, restando in Egitto finché gli fu detto di ritornare, e poi abitando in Galilea piuttosto che in Giudea sino al loro ritorno (vedere Matteo 1:19-21, 25; 2:13-23). Ogni azione testimoniò di nuovo la convinzione di Giuseppe che questo figlio fosse davvero la speranza d’Israele il figlio di Dio

 

 

Quali sono i piu’ antichi resoconti della crocifissione di Gesu’?

domenica, luglio 20th, 2008

Se i libri del  Nuovo Testamento fossero stampati nell’ordine in cui vennero scritti originariamente, le lettere di Paolo apparirebbero per prime. Le sue lettere piu’ antiche-1-2 Tessalonicesi, Galati, 1-2 Corinzi, e Romani-furono scritte fra il 49 e il 57 d.C. (forse le lettere ai  Galati persino prima), prima che fossero stati scritti i vangeli di  Matteo, Luca, e Giovanni e quasi contemporaneamente al vangelo di  Marco. Percio’, i resoconti scritti  delle ultime ore di Gesu’ sulla terra -l’ultima cena il giovedi’ sera, la crocifissione fatale il venerdi’, e la resurrezione gloriosa la prima domenica di Pasqua si trovano nelle lettere di Paolo.

I riferimenti piu’ antichi, espliciti a questi eventi si trovano nella prima lettera di Paolo ai Corinzi, scritti verso il  57 d.C.. Paolo noto’, “Io ho ricevuta dal Signore cio’ che vi ho anche trasmesso, che il Signore Gesu’ nella notte in cui fu tradito prese del pane: e dopo aver reso grazie lo spezzo’, e disse: Prendete, mangiate; questo e’ il mio corpo che e’ spezzato per voi: fate questo in memoria di me”. Parimenti, dopo aver cenato prese anche il calice, dicendo:” Questo calice e’ il nuovo patto nel mio sangue : fate questo ogni volta che ne bevete, in memoria di me”. Poiche’ ogni volta che mangiate, di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché Egli venga ” (1 Corinzi 11:23-26). E non e’ tutto. Piu’ tardi nella stessa lettera, Paolo scrisse ai suoi lettori , “Vi ho prima di tutto trasmesso cio’ che ho anch’io ricevuto, e cioe’ che Cristo e’ morto per i nostri peccati secondo le Scritture; e che fu sepolto, e che sorse di nuovo il terzo giorno secondo le Scritture” (1 Corinzi 15:3-4).

Questo triplice aspetto della missione di Gesu’ che egli mori’, fu sepolto e risorse e’ riecheggiata , in molte delle altre lettere di Paolo. Questi altri riferimenti rappresentano spesso solo allusioni e riferimenti impliciti agli eventi scritti in dettaglio nella narrativa del vangelo narrativo. Comunque,  il resoconto di Paolo fornisce un’evidenza scritta che dimostra che un resoconto orale della vita di Gesu’ circolava in tutto il bacino del Mediterraneo prima che i vangeli fossero scritti.