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Il potere redentivo dell’Espiazione

lunedì, luglio 21st, 2008

La caduta di Adamo porto’ nel mondo sia la morte fisica, che e’ la separazione dello spirito dal corpo (Giacomo 2:26) , che quella spirituale, separazione da Dio o alienazione dalle cose di Dio (Alma 12:32). L’espiazione di Cristo redime, o riscatta, noi dagli effetti della caduta. “La redenzione,” insegno’ Bruce R. McConkie , e’ di due tipi: condizionata e incondizionata” (Mormon Doctrine, 2d ed., Bookcraft, 1966, 623.) (continua…)

I nostri bisogni disperati

sabato, luglio 19th, 2008

 

Nel mezzo della nostra condizione mortale abbiamo dei bisogni: bisogni anche disperati . Il primo e’ di un mentore, uno esemplare, uno che abbia percorso non solo una strada simile, ma una persino peggiore. Una persona che possa mostrarci che cosa abbiamo in noi cosa dobbiamo fare e diventare. Uno che possa dirci senza ipocrisia: “Che sorta di uomini dovreste essere? In verita’ vi dico come sono io” (3 Nefi 27:27).

Secondo, abbiamo bisogno di una persona che conosca le altezze e le profondità della nostra fragilità , della nostra stupidita’, dei nostri fallimenti, non importa quanto estremi essi diventino . Non dev’essere straniero alle nostre  imperfezioni, immaturità‘, e ribellioni. Abbiamo bisogno di uno che sia familiare, per esperienza, con queste debolezze terrene. E come un medico del corpo e della mente, deve conoscere gli antidoti ai veleni che abbiamo ereditato e immesso in noi.

Terzo, abbiamo bisogno di una persona che  agisca per conto nostro non perche’ sia costretta, non lamentandosi  ma a causa di una genuina preoccupazione , radicata nell’amore-un amore costante e fermo. Altrimenti come potremmo aver fiducia in lui? Come possiamo essere sicuri che a un certo punto non ci abbandonerà per andare per la sua strada, lasciandoci delusi?

Quarto, quando noi andiamo contro la legge e siamo fluttuanti nei dopo effetti, inclusi la pena e il tormento, abbiamo bisogno, un disperato bisogno davvero, di un giudice saggio e a portata di mano. Ma noi bramiamo che lui sia anche misericordioso: uno che abbia il diritto, l’autorità‘, la capacità, di liberarci dalle catene della schiavitù e di rimediare ai nostri errori. Deve volere, qualsiasi siano i decreti degli altri, usare le sue proprie risorse per assolverci da una punizione severa, davvero, deve voler intervenire a nostro favore anche se quello vuol dire che lui stesso ha da pagare la pena. Cosa piu’ notevole di tutte,  deve voler fare la stessa cosa per quelli che sono stati ingiuriati, maltrattati, fatti deviare. C’e’ qualcuno nell’universo che si qualifica per tali ruoli molteplici? Solo uno.

Truman G. Madsen, Our Desperate Needs, The Gift of the Atonement, Deseret Book, 2004, p 10-11.

 

 

Come e perche’

sabato, luglio 19th, 2008

Per avere una qualche misura di apprezzamento e stima e gratitudine per cio’ che  Gesu’ compi’ per il nostro bene, dobbiamo ricordare queste vitali verita’. :

Gesu’ venne sulla terra per fare la volontà del nostro Padre .

Egli venne con una preconoscenza che avrebbe portato il fardello dei peccati di tutti noi.

Sapeva che sarebbe stato issato su una croce.

Era nato per essere il Salvatore e il Redentore di tutta l’umanità‘ .

Pote’ compiere la sua missione perche’ era il Figlio di Dio  e possedeva il potere di Dio .

Voleva compiere la sua missione perche’ ci ama.

Nessun essere mortale aveva alcun potere o capacità di redimere tutti gli altri mortali dalla loro condizione perduta e caduta , e nessun altro avrebbe potuto dare volontariamente la sua vita e perciò portare a compimento una risurrezione  universale per tutti gli altri mortali.

Solo Gesu’ Cristo poteva e voleva compiere un atto d’amore cosi’ redentivo .

Non potremo mai capire o comprendere nella mortalità come abbia compiuto cio’ che fece, ma non dobbiamo mancare di capire perche’ abbia fatto quello che fece.

Ogni cosa che fece era segnata dal suo altruistico infinito amore per noi . . . .

Poiche’ era cosi’ caratteristica della sua intera esperienza mortale il Salvatore si sottomise alla volontà del Padre  e prese la coppa amara e bevve .

Soffri’ le pene di tutti gli uomini nel Getsemani, cosi’ che essi non dovessero soffrire se si fossero pentiti .

Si sottomise alle umiliazioni e agli insulti dai suoi nemici senza protestare o fare rappresaglie.

E, in fine, sopportò il flagello e la vergogna brutale della croce. Solo allora si sottopose volontariamente alla morte. Nelle sue parole:

“Nessun uomo la prende la mia vita] , ma la depongo da me stesso. Ho potere di deporla e di riprenderla. Questo comandamento l’ho ricevuto da mio Padre ” (Giovanni 10:18).

Ezra Taft Benson, The How and the Why, The Gift of the Atonement, Deseret Book, 2004, p. 23-24.